venerdì 18 agosto 2017

Serve una legge che dissuada gli immigrati che non vogliono integrarsi

Per ben due volte, nel corso di un controllo della Polizia Municipale sui venditori abusivi in spiaggia, questo senegalese ha aggredito con violenza gli Agenti.
Ora si è 'beccato' sei mesi di reclusione (con pena sospesa) e divieto di dimora nel comune di Ravenna.
Francaemnte mi sembra una presa in giro per chi, ogni giorno richia la vita per difendere le leggi e le Istituzioni, nonchè i cittadini onesti (di qualsiasi razza, colore, nazionalità).
La nostra CLASSE POLITICA si deve svegliare. 
Per questa feccia, cioè per i tanti che dimostra nei fatti di non essere in grado di integrarsi e di comprendere la necessità di vivere secondo le regole, deve esserci una LEGGE che dia alla Magistratura gli strumenti per rispedirli nel loro Paese di provenienza, stracciando immediatamente qualsiasi permesso di soggiorno o asilo politico.
Solo con questa norma, potrà esserci una sufficiente deterrenza nei confronti di chi intende vivere in Italia senza rispettarne le leggi: dagli abusivi agli accattoni molesti, dai ladri agli spacciatori, dai violenti ai pericolosi guidatori dediti all'alcool o senza patente.
E in questo modo, forse, si sgonfierà anche parte di quell'odio rancoroso che permette alle destre di gonfiare la velo (oggi lo spinnaker) del nuovo razzismo.

mercoledì 9 agosto 2017

Io sto con Minniti, ma il Vaticano è un cancro con metastasi diffuse in tutti i centri di potere

Niente da fare. I cattolici (che infestano sia il centrodestra che il centrosinistra) continuano a dettar legge in Italia. Anche il bravo Minniti deve fare i conti con i politici PD teleguidati del Vaticano, Delrio in testa (che, invece, sarebbe meglio pensasse a far funzionare meglio il suo ministero :-( ).
Ed anche Renzi, a quanto pare, vuole tornare in auge tra i boy scout, evidentemente i cattocomunisti 'tirano' ancora... che pena. 
Ovvio che alle prossime elezioni il centrosinistra prenderà una batosta colossale, così lontani dal 'comune sentire' della maggioranza degli italiani (italiani che in larghissima parte sono ormai lontanissimi da ciò che predicano Bergoglio ed i suoi sottanoni neri, su tutte le questioni fondamentali della loro vita: eutanasia, aborto, diritti civili...). Purtroppo il Vaticano è una lobby potentissima, che 'conta' anche quando in realtà ormai rappresenta una estrema minoranza di italiani.

E infatti, sul tema dell'immigrazione, non pensiate che poi non ci saranno piagnistei clericali con al governo Berlusconi&Salvini o tra le honeste anime grilline. Se, in barba alle animebelle chiesaiole, un eventuale governo di destra riuscirà ad arginare un po' il buonismo del nave-taxi-gratuito-dalla-Libia, questo lo pagheremo poi in concessioni alla Chiesa Cattolica con leggi liberticide sui diritti civili e sulla laicità dello Stato.
Il problema è proprio il Vaticano, un vero cancro che da secoli è diffuso in ogni meandro della vita politica del nostro Paese.

Tutti noi, nel nostro ruolo di Cittadini ed Elettori, dobbiamo fare in modo di riconoscere i cattolici in politica e fare in modo che, ad ogni livello, prendano sempre meno voti. Solo così salveremo il nostro Paese.

domenica 30 luglio 2017

Monte Nerone, Passo della Spugna e…

380 chilometri (percorrendo anche strade molto dissestate) per verificare che dopo il tagliando la Multi fosse di nuovo in piena forma, e che tutte le viti fossero state serrate bene :-)
Prima breve sosta nella piazzetta centrale di Sarsina, per un caffè e due passi (sono molte le vestigia romane). Poi di nuovo in sella: Sant’Agata Feltria, Ponte Messa, Pennabilli… ci dirigiamo verso le splendide foreste del Monte Carpegna affrontando il Passo Cantoniera.
Sant’Agata Feltria
Nelle Marche, purtroppo, le strade provinciali (già ‘mosse’) dell’Appennino sono decisamente peggiori. Scendiamo a Belforte all’Isauro e raggiungiamo Sant’Angelo in Vado dribblando le ampie buche dalle quali l’asfalto è ormai scomparso da tempo.
Da Sant’Angelo in Vado, ci dirigiamo a Piano e poi a Piobbico (sempre per provinciale, quindi sempre guidando con molta circospezione) e, dopo Piobbico, raggiungiamo la Località Acquanera da dove parte una delle stradine più strette e ripide che salgono al Monte Nerone… cioè: sapevamo che era ripida e stretta, ma non pensavamo che ormai fosse senza manutenzione da lustri… nonostante non ci sia alcun segnale di chiusura al traffico, ci sono voragini, sassi sul tracciato, tratti ormai senza asfalto… e la vegetazione in alcuni tratti ne ha ristretto un bel po’ la già ridotta larghezza. Al confronto, il tratto di Tiberina abbandonata (ed ufficialmente chiusa al traffico) tra Verghereto e Valsavignone, è un’autostrada :-D
La salita verso Monte Nerone
Cmq la Multistrada è sempre trattabile, maneggevole, facile. E raggiungiamo la cima dopo aver fatto sloggiare un gruppo di boy scout che si era steso con teli e plaid per riposare proprio sul tracciato della strada...
Monte Nerone
Monte Nerone

Monte Nerone
Al Rifugio Cupa una bella fiamminga di ottime tagliatelle ai funghi porcini ci rilassa e soddisfa.

Per il rientro, ovviamente, scegliamo altre stradine secondarie… dopo essere scesi ad Apecchio, passiamo di nuovo da Sant’Angelo in Vado e poi raggiungiamo Borgo Pace per prendere la splendida strada del Passo della Spugna (che poi in larga parte è sterrata ma ben tenuta).
Apecchio
Molto bello (e polveroso) il tracciato del Passo della Spugna!!!
Passiamo da Miratoio e risaliamo fino alla Carpegna per una breve sosta al Passo della Cantoniera.
Per variare l’itinerario passiamo da Balze, Verghereto e Montecoronaro… poi la E45 ci permetterà un veloce rientro a Ravenna.
Officina promossa a pieni voti: nessun bullone perso. E la Multi è davvero una moto a suo agio in ogni condizione 😉
A/R da Ravenna, circa 380 km:
L'itinerario
Qualche altra foto in questo album su FLICKR: QUI
Un lampeggio!



mercoledì 28 giugno 2017

Orgogliosi di far parte della Motor Valley

Moto Sprint pubblica un bellissimo editoriale di Marco Masetti. E' dedicato alla Romagna. Anzi: ai Romagnoli ed alla loro passione per Il Motore (la moto, qui, è 'é mutòr', al maschile), e agli incredibili risultati ottenuti dai romagnoli che corrono (la tripletta al Mugello di Migno, Pasini e Dovizioso, ma anche i ravennati Melandri, Faccani e Caricasulo in SBK, STK e SS600 al Mugello). E alla Ducati, che da Borgo Panigale se la gioca con le multinazionali giapponesi.
Pubblico la pagina di MotoSprint perchè non la voglio dimenticare. Un numero di una rivista settimanale si può perdere o dimenticare, la Passionaccia tutta nostra per 'è Mutòr, per il Muraglione o la Colla, per la Futa o la Raticosa, ma anche per la Piadina, i Caplèt ed il Sansvèz... no, non si deve dimenticare. E non si può perdere ;-) 
MotoSprint nr. 2022 del 27 giugno/3 luglio 2017

domenica 11 giugno 2017

Stelvio, Bernina, Gavia, Crocedomini: il classico itinerario di un piacevole week end alpino

Cles, Val D'ultimo, Stelvio, Umbrail, Fuorn, Bernina e Livigno... poi, la domenica, rientro affrontando Gavia e Crocedomini... un itinerario classico ma sempre molto bello, soprattutto alla fine delle primavera, quando almeno c'è ancora qualche traccia di neve a far spiccare maggiormente le montagne a contrasto del cielo blu ;-)
Livigno è una sosta che apprezzo sempre molto: non solo per la benzina sotto all'euro al litro, ma anche perchè i pizzoccheri sono buonissimi, e alla Bottega della Luna vendono il quasi introvabile Thè Meßmer (e noi abbiamo riempito il bauletto della Multistrada, facendo quindi scorta per tutto l'inverno 2017/2018).





Qualche altra FOTO e la MAPPA dell'itinerario in questo album di FLICKR

domenica 4 giugno 2017

MTB: percorso di Cancellino e anello fino a Seghettina

Il Percorso di Cancellino non è una novità, qui sul Blog. E' considerato un tracciato su una delle strade forestali più belle d'Italia. Inoltre è abbastanza lungo per 'valere' un'escursione di una giornata e lo spostamento in auto, ma non è difficile. Il tracciato è quello dell'antica ferrovia, oggi scomparsa, che portava il legname dalla Foresta della Lama fino appunto a Cancellino, sulla strada del Passo dei Mandrioli. Da qui, i tronchi venivano caricati sui camion e distribuiti alle segherie acquirenti.
Ovviamente, dovendo svolgere questa funzione, il tracciato non poteva essere troppo ripido nè con curve troppo chiuse, pena il fatto che la motrice della piccola ferrovia non avesse dei problemi.
Oggi c'è un bel fondo sterrato, a volte con molta ghiaia, a volte con qualche pozzanghera, ma è una meraviglia.
Da Cancellino (dove c'è abbondante spazio per parcheggiare l'auto) si sale per i primi due o tre chilometri fino al Passo dei Lupatti, poi è pressochè tutta discesa fino alla Lama.
Lungo il percorso ci sono anche delle fonti (la Fonte del Re, la Fonte delle Cavalle, la Fonte di Francesco) ed anche alla casa dei Forestali della Lama è possibile attingere ad acqua freschissima (lasciate perdere, se non siete appassionati di termalismo, l'acqua della sorgente solforosa!!!).
E' anche un percorso molto ombreggiato, il che, unito al fatto di un dislivello relativamente modesto (500 metri), lo rende un itinerario piacevole anche in piena estate, ideale per chi comincia o chi vuole godersi 40 chilometri (20 andata, 20 di ritorno).
Giunti alla Lama (nonostante una scivolata in discesa di Claudia, per fortuna senza grosse conseguenze) abbiamo avuto voglia di pedalare un altro po'. 
Dalla Lama siamo saliti con facilità fino al Poggio della Seghettina (circa 250 metri di dislivello). 
Dal Poggio abbiamo seguito la carraia (discesa molto ripida e fondo in parte con ghiaia un po' smossa) giungendo ad una sbarra e ad un ponte. Abbiamo 'tenuto la destra' e raggiunto uno stretto ponticello di legno nel bosco da dove comincia un sentiero single track in salita (pedalabile in parte se allenati, ma se si ha paura del fogliame e della pendenza... se ne fa una buona parte a piedi).
Abbiamo quindi raggiunto Seghettina di Sotto (con una sola casa ristrutturata e ben tenuta) e, salendo subito a sinistra, Seghettina di Sopra, dove partigiani e prigionieri liberati inglesi si rifugiarono negli ultimi mesi del secondo conflitto mondiale.
Un sentiero con tratti molto ripidi (anche con bici in spalla) ma molto bello, con dei tratti in crinale davvero panoramico ed esposto, ci ha ricondotto, piuttosto stanchi e accaldati, al Poggio della Seghettina, per tornare poi giù alla Lama e sul percorso di Cancellino ;-)
Un bel giro, anche se in parte fatto a piedi, che ci ha dato davvero soddisfazione :-)
L'album, con una decina di foto, è su FLICKR



martedì 23 maggio 2017

1200 chilometri tra Emilia, Liguria e Toscana

Bardi
La prima metà di maggio è stata orrenda: la primavera sembrava non voler arrivare mai. Tra il 16 ed il 19 maggio invece le previsioni meteo garantivano una 'finestra' decente... martedì 16 maggio Claudia ed io abbiamo deciso di partire, affrontando un itinerario che da qualche tempo avevo 'buttato giù' su Map Source, cercando soprattutto strade e passi sconosciuti tra Emilia, Liguria e Toscana.
L'itinerario del primo giorno
Breve trasferimento autostradale fino a Fidenza, poi usciamo per raggiungere Salsomaggiore. Non c'eravamo mai stati, e la sosta-caffè è stata l'occasione per dare un'occhiata. Vebbeh: probabilmente la cittadina ha visto tempi migliori, e come buona parte delle località termali, la crisi e la decadenza (soprattutto delle strutture più grandi e lussuose) è palpabie.
Ripartiamo passando dal Parco naturale dello Stirone e poi, a caccia di stradine secondarie, per il Passo Pellizzone e dirigendoci verso Bardi, dominata dallo splendido castello. Un itinerario tranquillo, senza traffico, che regala scorci notevoli, come nei pressi dell'Oratorio della Madonna di Tione, prima di Bore.
Passo Tomarlo
Al Passo Pellizzone notiamo l'esistenza di un bar-tabacchi, che non è certamente moderno e alla moda, ma che ci permette di sfamarci con due ottimi panini ed un po' di vino spendendo poco.
Passata Bardi torniamo alle stradine secondarie: prima della frazioncina di Masanti di Sotto la strada è circondata da rocce nerissime, mentre prima di raggiungere il Passo Zovallo (con la bellissima strada provinciale della Val di Nure) gi godiamo anche la brevissima deviazione per aggiungere alla collezione il Passo Tomarlo!
Dal Valico del Portello si vede il mare!
Dopo Casaldonato la strada ci regala anche l'avventura di un po' di sterrato (per lavori), mentre il Passo del Mercatello, ahimè, non è neppure degno di un cartello indicatore :-(
Da Brugneto a Salsominore la strada è nuovissima, ma stretta stretta, molto rialzata rispetto ai bordi e in discesa ripidissima! WOW! Molto suggestivo anche le rocce lungo il corso dell'Aveto, che ci portano ad una breve sosta lungo il fiume per scattare qualche foto.
Un caffè all'Osteria Ruffinati e via, di nuovo per stradelle secondarie: notevole la salita oltre Lisore e poi nel bosco fino al Passo Monte Veri (pure questo senza cartello indicatore!!!). Poi affrontiamo il Passo Fregarolo e il Valico del Portello, che regala la prima vista spettacolare sul Mare della Liguria... in questo ultimo tratto non abbiamo incontrato un'auto!!! Il traffico tra Recco e Camogli, seppur moderato a causa dell'ora e del fatto di essere di martedì fuori stagione, ci sembra già poco sopportabile, al confronto.
Serata a Camogli
A Camogli parcheggiamo in centro, di fronte alla stazione dei Carabinieri (non si sa mai) e troviamo un B&B a pochi passi (anche se con qualche scalino). La cena sarà sul porto, al tramonto. Niente male il fritto misto ;-)
Buonanotte!

Mercoledì 17 maggio: facciamo colazione in giardino, tra terrazzamenti e ulivi, poi scendiamo le scalinate che dal B&B ci riportano al piano stradale e ripartiamo. Il gestore ci ha consigliato di salire a San Rocco (fuori stagione ancora si può, in moto) per vedere Camogli dall'Alto. Ottimo consiglio, Roberto, grazie!
Camogli vista da San Rocco
Mentre siamo fermi per scattare una foto da un giardino esce un indigeno che sospira 'Che meraviglia!'
'In effetti, la vista è davvero fantastica' gli rispondo. 
'Sì, alla vista da quassù non ci si fa mai l'abitudine, ma io parlavo della Ducati. Io ho un BMW, ma la Multistrada è davvero bellissima'.
Sono cose che fanno piacere. Viva il Made in italy :-)
Riprendiamo il viaggio dirigendoci verso Rapallo, per poi risalire tra i monti, salendo verso il il Passo della Crocetta. Anche in questo caso, ogni tanto si è indecisi se guidare o guardare (il panorama mozzafiato a bordo strada).
Da Coreglia a Frisolino, e poi lungo la strada provinciale di Montedomenico, guidare è uno spasso, e dopo Trigoso parte la strada che porta al Passo del Bracco!!!
Noi però abbandoniamo l'Aurelia per goderci la Strada Provinciale di Levanto, con il Valico Guaitarola e la Tana del Lupo... e con dei tratti che sembrano davvero precipitare sul mare. bellissima!
L'itinerario del secondo giorno
Scendiamo a Monterosso Mare, ma anche se siamo ancora fuori stagione, le ZTl sono pienamente attive, ed i paesi delle Cinque Terre sono ormai off limits anche alle moto.
Scegliamo di percorrere quindi la strada alta per goderci il panorama, ma poi la troviamo chiusa.
Quando ci fermiamo all'ottimo Ristorante PUIN, a Pignone, ci dicono sconsolati che la strada è chiusa dal 2011 :-(
A questo punto mandiamo a quel paese le Cinque Terre ed impostiamo il navigatore per portarci verso Aulla e Licciana Nardi... giunti in cima al bel passo del Lagastrello svoltiamo a destra per qualche chilometro per salire alla stazione Troposcatter NATO abbandonata di Monte Giogo, che faceva parte della rete di telecomunicazioni NATO denominata "ACE HIGH" e sparse sulle cime dei monti di tutta l'Europa Occidentale (una ogni circa 300 km) ed attive fino alla fine degli anni 80 / inizio 90.
La base del Monte Giogo (1500 mslm - siamo proprio sul confine tra la Toscana e l'Emilia) operava sulla frequenza di 900 Mhz con una potenza di 10 Kw garantendo il collegamento con il sito di Tolfa e con la Francia. La base è estesa per circa 20.000 mq ed è ancora dotata dei quattro parabolidi da 20 metri di diametro (del peso 250 quintali cadauno). Sul retro delle parabole si leggono ancora gli estremi del costruzione e del contratto NATO.
Il Passo della Scalucchia
Riprendiamo la strada in direzione Emilia Romagna, verso l'Alpe Succiso ed il Passo della Scalucchia, davvero bello: la partre emiliana assomiglia quasi al versante sud del Crocedomini... in ogni caso è pura wilderness!!!
Scesi a Collagna, scegliamo di pernottare al Passo del Cerreto.
La cena sarà ottima, ed il silenzio, di notte, assicurato ;-)

Giovedì 18 maggio: lasciamo il Passo del Cerreto e scendiamo verso le Alpi Apuane.
A Fivizzano lasciamo (ovviamente :-) ) la strada principale svoltando per Terenzano, Luscignano e Casola in Lunigiana... siamo in mezzo ai boschi, e anche se l'asfalto non sempre è perfetto, viaggiare è particolarmente rilassante.
Passo del Vestito
Dopo il Passo dei Carpinelli la vista sulle Apuane si fa sempre più esaltante. Raggiungiamo Castelnuovo in Garfagnana e puntiamo decisamente sul versante toscano. La Salita al Passo del Vestito è davvero bella, prima tra i boschi e poi tra le cave di marmo. Dalla cima, la vista sul Tirreno... scendiamo su Massa Marittima godendoci ogni scorcio ed ogni tornante, poi cerchiamo un chiosco per una mega-focaccia sul lungomare di Forte dei Marmi.
Il pomeriggio vogliamo dedicarlo alla visita di Sant'Anna di Stazzema.
L'itinerario del terzo giorno
Qui, nell’agosto del 1944, la ferocia degli occupanti nazifascisti si scatena contro la popolazione di Sant’Anna di Stazzema, nel premeditato e deliberato tentativo di indebolire le formazioni partigiane. Quattro divisioni SS, accompagnate da collaborazionisti italiani, massacrano 560 civili inermi.
Peccato che per arrivarci occorra chiedere: ben pochi sono i cartelli indicatori, e se si segue il navigatore ci si trova a Stazzema, mentre Sant'Anna (nonostante faccia parte di quel Comune) è in un'altra vallata.
Noi chiediamo un paio di volte, anche arrivati per sbaglio fino a Capriglia, dove un anziano, appoggiato al suo bastone, dopo averci raccontato di essere un superstire - miracolato, dice, visto che vi ha perso madre e nonna - ci dà l'indicazione giusta.
Occorre scendere alla rotonda del cimitero di Pietrasanta e solo lì appariranno le indicazioni per Sant'Anna.
Sant'Anna di Stazzema
A mio parere Sant'Anna di Stazzema meriterebbe più rispetto, perchè solo conoscendo e comprendendo ciò che la storia ci insegna, potremo essere cittadini in grado di apprezzare e difendere la nostra libertà e la nostra democrazia.
San Pellegrino in Alpe
Dopo essere saliti, a piedi, al monumento-ossario (tra l'altro posto in una posizione incantevole, che dà senso di grande pace), risaliamo in moto... ci attendono altre curve.
Torniamo verso l'Emilia Romagna questa volta passando dalla Galleria del Cipollaio, rivediamo con piacere Isola Santa (peccato che non ci siano più attività ricettive e di ristorazione attive, in un posto così bello) e poi saliamo a San Pellegrino in Alpe e al Passo delle Radici.
Per la notte scegliamo San Pellegrino in Alpe, e facciamo bene: mai mangiato un cinghiale con la polenta fritta buono come quello del Albergo Alpino :-)

L'itinerario di rientro verso Ravenna
Venerdì 19 maggio: le previsioni promettono la parola fine alla finestra di bel tempo. Infatti il cielo sopra l'Abetone è davvero inquietante.
Scegliamo di evitare un confronto con la sfortuna e, anzichè passare dall'Abetone, facciamo Sestola, Fanano... a Querciola ci fermiamo al punto vendita dell'Azienda Agricola 'La Casaccia': i formaggi sono davvero squisiti!!!
Passiamo il Lago di Suviana, il Passo Zanchetto e Castiglione dei Pepoli... per non farci mancare niente ho trovato una strada mai percorsa prima: Valserena - Castel dell'Alpi - Borelli - Pietramala... beh: se non avete un enduro evitatela... è distrutta: ci sono modi migliori per arrivare al Passo della Raticosa :-)
Poi un panino a Piancaldoli e l'arrivo a casa a metà pomeriggio, prima delle nuvole cariche di pioggia: non ci hanno raggiunto ;-) 

L'ALBUM FOTOGRAFICO (120 scatti) è sulla mia pagina FLICKR ;-)

lunedì 22 maggio 2017

Ciao Nicky

Un prezzo davvero troppo alto, assolutamente inaccettabile, per un momento di disattenzione. Pare assurdo che un allenamento in bici possa uccidere un Campione di MotoGP e Superbike come Nicky Hayden, eppure... Ciao Nicky, riposa in pace :-(

lunedì 8 maggio 2017

In marcia, Europei!

Sui social si leggono commenti che paiono rasoiate, anche se in realtà si tratta di artigli di 'leoni da tastiera', e più sono violenti e brevi, sguaiati e 'tifosi', più mostrano la pochezza culturale e l'incapacità di ragionare e riflettere sulle cose complesse, di chi li scrive.
Eppure i social stanno vincendo. Sempre più persone affidano il proprio futuro scegliendo 'di pancia' in base a poche e frettolose nozioni ed informazioni che girano sul web o sui canali tv di intrattenimento, perchè non hanno voglia o tempo (soprattutto voglia, temo :-( ) per approfondire. 
Ma i Paesi, le Nazioni, non si governano con gli slogan. Ogni scelta (dove investire, dove ridurre o aumentare la pressione fiscale e come utilizzare le risorse a disposizione) di uno Stato, di un Ente Pubblico, di una Istituzione locale, ha immediate e complesse ricadute su ognuno id noi, sul futuro nostro e dei nostri figli e nipoti.
Dopo i risultati elettorali, a mio avviso molto 'di pancia', di statunitensi ed inglesi, i francesi hanno dato una indicazione ben diversa. Nonostante tutto: nonostante i terroristi che cercano di invelenire il clima politico perchè sulla paura ci prosperano, e nonostante i fascisti e gli sfascisti che sui timori di un'invasione, di una colonizzazione straniera, sperano di guadagnare consensi aumentando proprio il senso di paura delle persone.
Ma chi dovremmo consegnare il nostro Paese? Ad un branco di sfascisti che sono solo capaci di parlare alla pancia della gente, alimentando paure e odio come Farage, la Le Pen, Grillo o Salvini? 
Guardiamo un attimo un mappamondo (o se non l'avete più, rimpicciolite per bene Google Earth), e cercate l'Europa e l'Italia: viviamo in staterelli piccolini, che divisi non conterebbero un cazzo (quanto contavano il Granducato di Toscana, il Ducato di Parma e il Regno delle Due Sicilie nei confronti di Austria-Ungheria, Spagna e Francia? E chiediamoci perchè, mentre negli Stati nazionali nascevano aziende forti e grandi, perchè avevano di fronte gli spazi e le economie di scala di mercati 'grandi', da noi le industrie non uscivano dalle dimensioni artigianali a causa dei dazi e delle divisioni in microstaterelli). 
Se non riusciamo ad avere un'Europa finalmente UNITA politicamente, non conteremo più nulla, di fronte alle potenze di dimensioni ben maggiori di noi: la Cina, gli USA e, presto, alla Russia ed i suoi alleati... voler tornare alle proprie frontiere, alla propria moneta e a non voler vedere, per le strade, persone con la pelle di altri colori, è un'assurdità. Significa, appunto, parlare solo alla pancia delle gente (quella meno informata o incapace di pensare e di immaginare un futuro), e cercare voti giocando sulle paure... un po' come una volta i dittatori, che al primo problema di debolezza interna, cercavano una guerra additando un nemico alle masse (masse che, naturalmente, venivano poi 'sfoltite' in battaglia). 
L'EUROPA è l'unica possibilità per avere un futuro da protagonisti, per noi abitanti in questi piccoli staterelli: l'economia è globalizzata, così come la ricerca, l'innovazione, i mercati, le normative... rinchiusi nelle nostre frontiere non sono perderemmo progressivamente competitività, ma saremmo prede facilissime di chiunque abbia un minimo dimensionamento internazionale. Il problema, quindi, non è l'Europa, ma come farla funzionare davvero. Dobbiamo trovare dei rappresentanti, dei politici e delle forze politiche che riescano a garantire uno sviluppo al concetto di UNIONE EUROPEA, non il contrario!

venerdì 21 aprile 2017

Buon 25 Aprile, nonostante l'ANPI!

Ormai l'ANPI è in ostaggio di qualche migliaio di sinistroidi, che l'hanno screditata e non rappresentano che sè stessi. Se qualcuno non lo aveva ancora compreso, dopo l'aberrante comportamento in occasione del referendum del 4 dicembre, la manifestazione del 25 aprile ne è purtroppo la conferma.
I valori della Resistenza sono delle Brigate Giustizia e Libertà, delle Brigate Garibaldi, così come delle formazioni cattoliche, della Brigata Ebraica, degli ufficiali e soldati monarchici che tornarono a rischiare la propria vita per combattere i nazifascisti.
Oggi l'Anpi è gestita in maniera antidemocratica, in spregio al significato stesso di Resistenza e di democrazia. Sono quei piccoli cialtroncelli sinistroidi che l'hanno occupata, ad insultare il significato del 25 aprile. D'altronde non è stato particolarmente difficile: i veri Partigiani rimasti, iscritti all'ANPI, sono meno di 5.000 su poco più di 100.000 iscritti. Nonostante la loro abitudine ad essere minoranza perdente, nel Paese, evidentemente iscrivendo poche migliaia di 'giovani sinistroidi' antioccidentali, anti israeliani e un po' troppo vicini a quelle zucche vuote che stazionano nei centri sociali, i rappresentanti della frammentatissima e litigiosa sinistrella italiana hanno preso possesso di un Marchio (una volta) prestigioso e rispettabile qual'è quello dell'ANPI.
Peccato. A questo punto, l'ANPI non rappresenta più un cazzo.
Ed ha assolutamente ragione la presidente della Comunità Ebraica di Roma Dureghello, che ha preso le distanze dalla manifestazione in cui sfileranno anche i rappresentanti palestinesi (quei palestinesi che erano vicini ad Hitler nel corso della seconda Guerra Mondiale, sperando che finisse per bene il lavoro cominciato con l'Olocausto: «L’Anpi che paragona la Comunità Ebraica di Roma a una comunità straniera è fuori dalla storia e non rappresenta più i veri partigiani. Oggi c’è bisogno di celebrare la giornata del 25 aprile senza faziosità e senza ambiguità. Il 25 aprile torni ad essere festa di chi crede nella Costituzione e nei valori dell’antifascismo»
I valori dell'antifascismo non sono quelli del comunismo. Anzi: la Storia, quella vera, ha dimostrato tra l'altro che si trattava di due dottrine non molto distanti, in quanto a negazione della democrazia e delle libertà individuali.
E il 25 Aprile continua ad avere un grande valore anche senza la sigla dell'ANPI! 
W la Repubblica, W la Democrazia, W la Libertà. 

domenica 9 aprile 2017

Disgelo dolomitico 2017

Tutti gli anni, all'arrivo della primavera, ci piace regalarci un w-e a zonzo per i Passi dolomitici. Alcune volte abbiamo sofferto il freddo, in altre occasioni abbiamo trovato ancora alcuni passi chiusi per ghiaccio o pericolo slavine.
Quest'anno, per impegni familiari, siamo arrivati un po' lunghi (di almeno un paio di settimane) ma il w-e dell'8-9 aprile ci ha offerto due giornate quasi primaverili.
Purtroppo abbiamo anche dovuto registrare la sofferenze delle nostre montagne: la pochissima neve caduta nel corso dell'inverno è già quasi sparita, e gli ultimi sciatori, sulle piste del Pordoi o della Marmolada, sembravano più impegnati nello sci d'acqua :-(
Per variare un po', all'andata, siamo usciti dall'autostrada ben prima di Ponte nelle Alpi e abbiamo affrontato la breve ma caratteristica salita del Passo San Boldo, con i suoi tornanti in galleria, stretti e a senso unico alternato.
Poi Agordo, Alleghe, lo splendido Passo Giau (dopo aver acquistato bibite e panini in una 'bottega' vecchio stampo di cui rimangono purtroppo pochi esempi nel nostro Paese), lo splendido Passo Pordoi (che a me piace da matti salire da Arabba), il Sella, il Gardena, il Campolongo... e poi di nuovo il Pordoi per arrivare a Canazei... le auto incrociate o sorpassate da contarsi su una mano, pochi i sorpassi e sempre sicuri, data l'assenza di traffico, potersi fermare in ogni momento per una foto... questa stagione mi piace!
Mi piace meno l'accoglienza di Canazei: arrivato all'ottimo Garnì Ciamorc, i titolari, costernati, ci hanno informato che in tutta la cittadina ci sarebbe stato un unico ristorante-pizzeria aperto!
In effetti, anche passeggiando in paese, abbiamo notato come la maggioranza di bar e negozi era chiusa per ferie (e su questo nulla da dire) e moltissimi avrebbero riaperto solo in giugno, addirittura senza tenere neppure in considerazione che il prossimo 24 maggio Canazei sarà sede di tappa del Giro d'Italia.
Forse nella stagione invernale e in quella estiva a Canazei gli operatori economici fanno fatturati fin troppo abbondanti, ed i relativamente modesti introiti offerti dai viaggiatori fuori stagione non gli interessano granchè. Mi sa che al Disgelo Dolomitico 2018 ci fermeremo un una località meno rinomata e un po' più accogliente tutto l'anno ;-)
Domenica 9 aprile.
Cmq il Garnì Ciamorc merita. Per cortesia, per rapporto qualità/prezzo e per la colazione.
Dopo essercela presa comodi, visto che fuori la temperatura era solo di 1 grado, andiamo a farci un caffettino sul Fedaja, poi scendiamo dal Passo Staulanza godendoci una strada meravigliosa poi fino a Longarone.
I pochi tornanti-da-pista ci lanciano sulla Diga del Vajont, dove la manetta lascia spazio al tempo della riflessione su ciò che è stato...
Parcheggiamo nel piazzale del centro visite di Erto e passeggiamo perle antiche vie della Erto vecchia, che fu obbligatoriamente evacuata nel 1963, per paura che, dopo la frana, smottamenti e scosse di assestamento potessero provocare altre vittime. Oggi Erto (e la vicina Casso) sono paesi fantasma, anche se qualche casa è stata ristrutturata ed oggi persino abitata tutto l'anno. Ci sono anche una osteria-ristorante ed un'enoteca. Noi scegliamo questa: l'Enoteca Corona, e non sbagliamo! 
Dopo pranzo torniamo in moto, attraversiamo il torrente Vajont dalla stradina stretta con poca manutenzione (limite 30) che scende più o meno dalla frazione San Martino, in modo da avere una visuale completamente diversa della massa franosa, di Erto, di Casso... la strada infatti ci riporta a sbucare nei pressi proprio di Casso passando sopra a quella che fu la frana!
A Casso ci sono il Bar K2 (con una vista notevole sul Monte Toc e sulla 'cicatrice' dovuta al distacco della frana) e Il Mercatino di Teresa (in mezzo alle case del paese). Noi ogni volta che passiamo di qui ci fermiamo a lasciare il nostro piccolo contributo a chi, più con amore e passione che per profitto, tiene aperto da queste parti. I formaggi di primissima qualità, alcuni biscotti 'fatti in casa' squisiti... libri... confetture... e tante chiacchiere: difficile ripartire... ma dobbiamo farlo.
Riscendiamo in pianura e anche questo inverno è finalmente e ufficialmente alle spalle ;-)
L'album fotografico (50 foto) è su FLICKR o Facebook  ;-) 

sabato 11 marzo 2017

MTB: anello dal traghetto di S.Alberto al mare e ritorno

32 chilometri lontani dal traffico
Sabato 11 marzo. Da Ravenna raggiungiamo S.Alberto in auto, per evitare di pedalare su strade dritte e non particolarmente larghe, dove le auto sfrecciano veloci. Passato tutto il paese, lasciamo l'auto nel piccolo piazzale del traghetto sul Reno, e alla modica cifra di un euro a testa (bici compresa) in men che non si dica siamo sull'argine nord.
Dal traghetto di S. Alberto alla statale Romea (quindi in direzione della costa) l'argine è sterrato ed è vietato al transito dei veicoli motorizzati.
Il traghetto di S.Alberto
Pedalando in direzione della costa, a destra si ha il fiume Reno, mentre a sinistra ci sono le Valli di Comacchio, un ecosistema di acqua a perdita d'occhio, così come numerosissimi sono gli uccelli che meriterebbero una macchina fotografica con un teleobiettivo decente...

Questi sono anche i luoghi della 'trafila romagnola' di Garibaldi, quando, nel 1849, in fuga dopo il rovesciamento della Repubblica Romana a causa dell'intervento francese a fianco dei papalini, gli austriaci gli davano la caccia. I patrioti romagnoli, appunto, riuscirono a proteggerlo e, a rischio della vita, ad accompagnarlo dalla costa ravennate fino al sicuro nei confini del Granducato di Toscana. Qui, però, a poche centinaia di metri da quest'argine, morì Anita.
Raggiunta la Statale Romea, si seguono le indicazioni per il tracciato dedicato alla MTB (MTB 4), che permette di percorrere il ponte in posizione protetta all'interno del guard rail, poi di passarci sotto, in direzione Casal Borsetti.
Noi seguiamo tutto l'argine fino al poligono militare di Foce Reno (il cartello che indicava la svolta per Casal Borsetti lo avevamo visto, ma eravamo curiosi di vedere fin dove si poteva arrivare), poi, appunto, torniamo un po' indietro e ci dirigiamo verso questa piccola località turistica. E lo facciamo gustandoci anche gli stradelli all'interno della pineta e la possibilità, tutta invernale, di arrivare fino in una spiaggia decisamente deserta.
Arrivati al porto canale di Casal Borsetti, lo attraversiamo sul caratteristico ponte pedonale in legno e acciaio, e ricominciamo a pedalare verso l'interno. E' il Canale di Bonifica Destra Reno, che ci porterà, praticamente senza alcun contatto con il traffico, fino quasi a Sant'Alberto.
Attraversato il paese siamo di nuovo all'auto.
Qualche FOTO in più in questo ALBUM pubblicato su Facebook