domenica 12 febbraio 2012

Civiltà della neve e valore dell'esempio...

Civiltà è anche, a mio parere, pensare agli altri. E nelle piccole cose sentirsi parte di una Comunità. In questi giorni qui in Romagna è caduta parecchia neve. E se ognuno uscisse di casa, di tanto in tanto, a liberare dalla neve il marciapiede davanti a casa, tutti potremmo camminare senza dover intralciare il traffico in mezzo alla strada. Non solo: nei prossimi giorni potremo poi muoverci senza rischiare le scivolate nel ghiaccio o, successivamente, senza inzupparci al disgelo.

Noto che anche nella "civile" Ravenna, invece, siano ancora tanti gli incivili che pensano solo a liberare la propria adorata quattroruote, giungendo persino ad utilizzare il marciapiede per stoccare la neve rimossa.

Eppure dare l'esempio funziona. In questi giorni in un paio abbiamo cominciato a liberare non solo il marciapiede davanti a casa, ma pure quello a fianco, e un po' alla volta quasi tutti hanno iniziato a farlo (è brutto passare per incivili, quando non si è difesi dall'essere maggioranza diffusa).

Morale di queste quattro righe?Non c'è una morale vera e propria, però forse mi faceva piacere scrivere che ancora oggi è possibile, con il proprio esempio, smuovere l'apatia del menefreghismo. Anche in città. e pure senza arrivare alla solidarietà che nasce nelle piccole comunità.
Oggi ho letto un bell'articolo su La Stampa. Riguarda l'appennino romagnolo, quell'Appennino che amo così tanto gironzolare in moto quando la neve non ricopre l'asfalto. Quell'appennino ancora vivo, accogliente, civile, ospitale. Lo ripropongo:

“Lo Stato siamo noi”

Viaggio nel paese che si salva da solo

NICCOLÒ ZANCAN INVIATO A SANT’AGATA FELTRIA (Rimini)

Un volontario al lavoro per evitare il cedimento di un tetto Poche storie! C’è da liberare il tetto della Indel, altrimenti salta il lavoro della prossima settimana». Vanno in quattro dietro all’operaio Giovanni Partisani, con le pale e gli scarponi.Vanno anche se il sindaco del Pd è bloccato a casa in frazione Monte Benedetto, il vicesindaco leghista non riesce ad arrivare da Cesena, e il prefetto di Rimini non risponde al telefono.

Oggi lo Stato sono loro. Decidono, fanno. E spesso, riescono. Miracolo in mezzo ai boschi della Valmarecchia.Tutti lavorano, nessuno si lamenta.Sono caduti due metri e quaranta centimetri di neve. Ancora viene giù. Certe volte tira vento e ti picchia in faccia come un cazzotto. «Roba mai vista», dice l’autotrasportatore Verardo Sabba.

Lui è venuto in municipio a cercare una piccola fresa meccanica, l’unico modo per tracciare dei solchi nel mare bianco che ha inondato tutto. Insomma, stanno insieme, studiano strategie e cercano di risolvere i problemi.

Dicono che forse il merito sia della Storia. «Fino al ‘68, a dieci chilometri da qui, c’era la miniera di zolfo di Perticara.E chi ha avuto un parente minatore non può essere incline alle lamentele » dice Domenico Ugolino, preside in pensione. Anche lui sta spalando insieme agli altri. «Mi ricordo che quando nevicava - racconta - tutti partivano a piedi e arrivavano in miniera in fila indiana, liberandosi la strada ». Dicono che forse sia anche merito di una questione geografica. «Siamo un popolo meticcio. Il nostro territorio confina con la Romagna, le Marche e la Toscana. Ci sentiamo un po’ di tutti, ma anche di nessuno». La signora Pia Borsani traffica nella cucina della piccola trattoria che porta il nome di famiglia, una stufa di ghisa è accesa al centro dell’unica sala. Ricorda bene i tempi della miniera: «Tempi belli.Eravamo quasi settemila residenti, oggi non arriviamo a duemila». Per cena aspetta i primi dodici rinforzi, annunciati in viaggio da Trento. «Faccio passatelli in brodo, salsiccia ai ferri, contorno e ciambella. Ho preparato anche il bustrengo, perché oggi il fornaio non è riuscito ad andare al lavoro». Il bustrengo è un impasto di pane raffermo, latte, uova, polenta e burro, tutto passato al forno. «Lo faceva mia madre quando restavamo isolati. Lo sai che è molto nutriente?».

Anche oggi non arriva nessuno, qui all’incrocio di queste tre regioni italiane.E sinceramente eravamo convinti che saremmo rimasti isolati almeno fino a lunedì. Faceva impressione ascoltare un agente della Forestale, raccontare l’insuccesso della prima missione della mattina: «Abbiamo cercato di raggiungere casa del sindaco, ma non ci siamo riusciti. La motoslitta non riesce a salire». E invece, lentamente, a forza di provare, l’uomo ha avuto il sopravvento.

Per dire, Omar Cappelli, 37 anni, proprietario dell’Hotel Falcon, ha unito le forze con il vicino Marco Davide Cangini.Con una piccola turbina sparavano alte colonne di neve asciutta come farina. Turbina e pala. Nel giro di tre ore hanno liberato tre auto. Anche la nostra. «Siamo abituati così - dice Cangini - fino a un metro non chiediamo nemmeno aiuto». Però anche lui, che è stato vicesindaco del paese e maresciallo della forestale, indica i muri ormai alti sulle nostre teste: «Così è troppo - dice - se non arrivano delle turbine enormi, non c’è più spazio».

Certo, sarebbe bello vedere l’esercito anche qui. Ce ne sarebbe davvero bisogno.

Almeno per raggiungere gli anziani che vivono nelle 27 frazioni isolate, tante cascine sparse, allevamenti e silenzio siderale. «Ma noi non siamo bravi a far sentire la nostra voce - dice con un sorriso Pia Borsani - non siamo mica come quelli di Roma. Ho visto certe signore con i tacchi che si stupivano di scivolare. Noi mettiamo i calzetti sulle scarpe, quando nevica...».Funzionano, in effetti.E così Gianluca Nucci, di mestiere installatore di pannelli fotovoltaici, libera il tetto del negozio da parrucchiera della moglie. E l’operaio della Indel Giovanni Partisani, libera anche il tetto del Municipio: «Svelti, oh... Che sta iniziando a scricchiare!». E dopo sette ore, si riesce di nuovo a camminare in paese. Poi, dalla sua azienda agricola specializzata in carni e legna, arriva giù con il trattore Pierluigi Paci.Ha attaccato uno spartineve davanti al bestione. Libera il benzinaio, poi spiana le strade fino a Sarsina, per 12 chilometri.E’ anche grazie a lui se siamo riusciti a ripartire, alle sette di ieri sera.

Però un posto del genere ti lascia addosso una repentina nostalgia.

martedì 27 dicembre 2011

Grazie Giorgio

"Quarantacinquemila partigiani caduti, ventimila feriti o mutilati, uno dei più forti movimenti di Resistenza d'Europa, gli operai e i contadini per la prima volta partecipi di una guerra popolare senza cartolina precetto, una formazione partigiana in ogni valle alpina o appenninica, la sofferta gestazione di un'Italia diversa: ed ecco che sessant'anni dopo dei professorini o dei diffamatori avve...rtono che era tutta un'invenzione, una favola, un mito.Ma quel mito non se lo sono inventati dei comunisti esperti in propaganda politica, quel mito è nato dai fatti di cui parlano le lapidi e i monumenti in tutte le città italiane..."


Non sempre ho condiviso il Giorgio Bocca giornalista, soprattutto nell'ultimo periodo lo trovavo un po' invecchiato, inacidito e un po' qualunquista (d'altronde ha raggiunto i 91 anni continuando a scrivere settimanalmente il suo commento di "antitaliano" su L'Espresso).
Sicuramente, però, almeno tre suoi libri hanno segnato la mia formazione politica e culturale: "Partigiani della montagna. Vita delle divisioni Giustizia e Libertà del Cuneese", "Storia d'Italia nella guerra fascista" e "Storia dell'Italia partigiana".
Sono volumi che andrebbero resi di lettura obbligatoria, al pari di "Un anno sull'Altipiano" di Emilio Lussu, "La guerra dei poveri" di Nuto Revelli e "Storia di Tonle", "L'anno della vittoria", "Il sergente nella neve" e "Le stagioni di Giacomo" di Mario Rigoni Stern, perchè a mio parere contribuirebbero fortemente a chiarire com'è nata la nostra democrazia e perchè dovremmo farcene carico molto di più di quanto stiamo facendo.
Quindi : grazie Giorgio. Da partigiano nelle formazioni di G&L, poi giornalista e scrittore, per tutti questi anni ci hai lasciato una testimonianza di vita dedicata alla Giustizia e alla Libertà.

domenica 4 dicembre 2011

Nella manovra Monti non c'è equità. Ma non dimentichiamo di chi è la responsabilità

Hanno vinto le elezioni promettendo un Paradiso-Italia (niente tasse, libertà di fare-quel-che-ci-pare, miloni di posti di lavoro, ricche pensioni a tutti) che nessuno avrebbe potuto creare.

Hanno distrutto quel poco di coscienza civile dell'italiano medio servendosi di una televisione idiota, di giornalisti lecchini, di continui condoni, di un continuo vociare idiota che assecondava la pancia degli elettori e non il cervello.

Hanno danneggiato la competitività e la credibilità del sistema-Italia lasciando ai comandi del Paese solo gli amici-degli-amici, le marionette del potere, le puttane dei potenti, aumentando così la spesa pubblica da una parte, l'inefficacia dall'altra, l'incompetenza della classe dirigente.

Se guardiamo gli ultimi 40 anni di storia italiana, ci sono due nomi responsabili in primis di questo sfascio: Bettino Craxi e Silvio Berlusconi, naturalmente circondati da migliaia di nani, ballerine, troie e marionette signorsì... e con la colpevole incapacità degli italiani di capire.

Ora, nel mezzo di una crisi internazionale che va affrontata con serietà, pena il fallimento, la distruzione del sitema, la perdita del risparmio degli italiani e di milioni di posti di lavoro, la poilitica ha chiamato a fare il lavoro sporco (quello che fa perdere voti) a chi i voti non li ha mai chiesti, ai tecnici.

Va bene. Pur di non fallire meglio i sacrifici.

Certo che se non avessimo avuto, negli ultimi 17 anni, ben tre governi Berlusconi, a questo scempio non saremmo arrivati, e i sacrifici sarebbero minori.

Ma ancora una volta Berlusconi e le sue marionette riescono a mettere i bastoni tra le ruote del treno dell'equità: impedendo al Governo Monti di mettere sul piatto dei sacrifici chiesti alla maggioranza degli italiani, quella patrimoniale che andrebbe pagata da quella minoranza di ricchi e straricchi che in questi anni hanno solo visto aumentare a dismisura il divario con la "gente normale".

E per non parlare di quei clown della Lega, che fino a ieri appoggiavano un governo di inetti che ci mandava verso il fallimento, e che oggi rispolvera la secessione pur di rifarsi una verginità in vista delle prossime elezioni: ma che Padania vorrebbero far entrare in Europa? Quella dei manager leghisti che hanno fatto fallire una banca? O quelli che sperperano milioni di euro imponendo la nascita di areoporti (inutili) per amor di campanile? Quelli che mandano al Parlamento Europeo gente capace e credibile come Borghezio, o quelli per niente nepotisti che affidano l'importante Lombardia al Trota?

Se questa dovrebbe essere la Padania, molto meglio rimanere con il Granducato di Toscana :-)



domenica 13 novembre 2011

Buongiorno Italia ;-)

Buongiorno. Buongiorno, nonostante il fatto che siamo un Paese ad un passo dal fallimento, quindi nei prossimi mesi dobbiamo essere consci che tutti noi dovremo fare sacrifici e pagare anche dei bei soldini per rimettere un po' alla volta la barca sulla rotta giusta.

Buongiorno, pur sapendo che tra un po' gli italiani si saranno dimenticati (e molti manco l'hanno capito) del significato di default... (fallimenti di banche ed aziende, riduzione del valore dei nostri risparmi, aumento della disoccupazione e quindi della pressione fiscale per aumentare la spesa sociale, probabile aumento della criminalità e dell'insicurezza sociale) e quindi ricominceranno ad ascoltare Bossi e gli altri avvoltoi che, dopo averci ridotto così, si lamenteranno dei sacrifici richiesti ai poveri italiani.

Buongiorno comunque, perchè mi auguro che i sacrifici (indispensabili), ora possano essere "spalmati" in maniera proporzionale alla ricchezza degli italiani. E quindi sono disposto a fare la mia parte senza lamentarmi, se questo avverrà.

Perchè senza sacrifici non avremo un futuro, ed oggi è inutile continuare a ripetere chi, secondo me, in questi anni ha avuto le maggiori responsabilità di questo disastro.

Buongiorno, perchè oggi godo della ritrovata dignità del sentirmi governato, da italiano, da una premier presentabile, e non da un clown.

Buongiorno Italia ;-)

venerdì 11 novembre 2011

Gli sciacalli lumbàrd (e gli altri avvoltoi)

Siamo come su un'auto in discesa... l'ultimo autista, nonostante avesse promesso più volte di fare miracoli, a forza di sbattere in qua e in là ha danneggiato talmente la macchina, che ora si sta andando dritti nel burrone... non ci sono molte possibilità, non c'è tempo per discutere e/o per i distinguo: o qualcuno che ci sappia fare (leggi: abbia capacità, credibilità e libertà d'azione) prende immediatamente in mano i comandi per fare la curva, o ci schiantiamo.

Dopo aver fatto la curva discuteremo su chi ci ha portato fin lì e chi dovrà essere il nuovo autista, ma oggi non ci sono alternative ad un governo di emergenza nazionale guidato da Mario Monti.


Il mio parere su chi abbia la principale responsabilità di questo stato di cose è molto chiaro: i milioni di italiani convinti dalle puttanate galattiche di Berlusconi e dei suoi servi, raccontate a valanghe in questi ultimi 17 anni.

A questi, però, vanno aggiunti anche alcune altre centinaia di migliaia di italiani (forse anche alcuni milioni) che sono solo capaci di far "di tutta l'erba un fascio".

Sono quelli per cui non ci sono tonalità di grigio: o tutto o niente. Per i quali centrosinistra e centrodestra sono uguali, Prodi e Bersani sono uguali a Berlusconi e Sacconi... che differenza fa?

Quelli per i quali ...cada pure, il governo Prodi, chissà che Rifondazione Comunista non prenda il 3,8% anzichè il 3,4... così potranno dire di aver vinto le elezioni e di non essere complici dei capitalisti.

Duri e puri, anche se colpevoli di aver affidato l'italia ad uno dei peggiori centrodestra (se un esecutivo così si può definire di centrodestra, senza offendere sia il centro che la destra).


In questo molto simili agli sciacalli e agli avvoltoi (così io li vedo) che ora negano il loro voto ad un esecutivo di emergenza guidato da Monti: libertà d'azione per guadagnare due voti in più alle elezioni (Bossi se l'è pure lasciato sfuggire: "ci rifacciamo la verginità prima delle elezioni").


Ma che ci piacciano o meno i cosiddetti "mercati", se l'Italia affonda saremo tutti noi a dover riportarla a galla. E chi ha meno, sarà quello toccato di più, perchè salteranno occupazione, welfare, servizi sociali.

Evitare il default provocato in gran parte dall'incapacità e dal discredito del berlusconismo è una priorità che dovrebbe interessare tutti gli italiani onesti. Potrebbero forse fregarsene i ricconi con i conti all'estero, ma chi ha uno stipendio, un mutuo, dei figli, beh, dovrebbe pensare prima di tutto ad evitare il tracollo.


L'importante è che al governo ci sia qualcuno che spalmi i sacrifici in base alle possibilità, proporzionalmente alla ricchezza. Senza sconti per nessuno.

Se Monti riuscirà a farlo, dovremmo fare un monumento a Napolitano, per come sia riuscito ad imporsi e a diventare un punto di riferimento per tutto il mondo, nonostante i poteri limitati che la nostr aCarta Costituzionale gli assegna.

Se poi vogliamo continuare a giocare allo sfascismo, prepariamoci pure a vedere milioni di disoccupati, di imprese fallite, aumento del disordine sociale e distruzione di molte delle nostre certezze (già duramente provate) per il futuro.

Ma i responsabili di questo disastro sappiano che troveremo il modo di far conoscere agli italiani le loro colpe, prima, durante e dopo la campagna elettorale post-fallimento!

domenica 6 novembre 2011

Grazie Loris

Oggi si è chiusa la carriera di Loris Capirossi. Ha regalato la prima vittoria alla Ducati nel 2003, primo anno del ritorno alla 'classe regina dei prototipi', e se quel giuggiolone di Gibernau non lo avesse centrato nelle costole, facendogli perdere tre gare, nel 2006 sarebbe stato campione del mondo con la Desmosedici 1000.

Ma anche senza quel titolo, Loris ha incarnato, in questi anni, il pilota tutta grinta, coraggio e sopportazione dei sacrifici e del dolore... un Pilota di altri tempi, forse. Se fosse stato più 'personaggio', forse avrebbe avuto più possibilità e moto competitive a disposizione. Ma Loris Capirossi è sempre stato un Motociclista, uno sportivo... e basta: senza spettacoli e siparietti.

Ma è giusto così: manetta, coraggio e poche pugnette, da buon motociclante romagnolo... e infatti la 'curva Capirossi' è sempre lì, a Borgo Rivola, a Riolo Terme. E sempre, passando di lì, diretti al Passo della Sambuca, ci ricorderemo di questo piccolo grande combattente della manetta.

Grazie Loris!