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giovedì 28 settembre 2023

Tre giorni di fine settembre per un saluto alle Alpi

Tre giorni lontani dal w-e (con un clima meraviglioso) a fine settembre per salutare le Alpi (in moto sarà difficile tornarci prima della prossima primavera... anche perchè le ferie 2023 le ho finite) 😉

E allora ecco delle strade davvero belle ...l'alta Valdobbiadene, il Cansiglio, il Vajont, Casso ed Erto... a Erto abbiamo cenato splendidamente al Gallo Cedrone, nel cuore della cittadina abbandonato per anni dopo il disastro del Vajont, e nella notte abbiamo ascoltato i bramiti dei cervi chiamarsi da ogni parte della vallata, fin sotto il paese (ma non per questo mi sono sentito in colpa per la meravigliosa tagliata di... cervo appena sbafata 😂)...

Sotto la diga del Vajont

e poi la Valcellina, Pala Barzana, Passo Rest, i tornanti ignoranti dello Zoncolan, la splendida e deserta Val Pesarina, il Passo Tre Croci, il Giau, i pochi alberghi e ristoranti aperti e pieni tra Caprile e Alleghe... 

La nebbia nasconde quel che resta del lago del Vajont, la frana, la diga... sulla destra Erto

Il lago di Barcis

Lo Zoncolan

La bellissima e selvaggia Val Pesarina

Il Passo Giau

E poi tutte le curve più belle di Forcelle Aurine, Passo Cereda,Passo Gobbera, Passo Brocon, la deviazione per Celado ed il suo Grifone di Vaia (altra opera di Martalar), la splendida discesa a Grigno (purtroppo la strada che sale a Barricata è ancora vietata), la salita ad Enego, il pranzo a Cornetta ed il passaggio dalla parte meno abitata e trafficata dell'altipiano: Stoccareddo, Puffele, Sasso, Bocchetta Granezza... e la discesa in pianura per prendere la triste autostrada del rientro.

Salendo al Passo Brocon

Il Grifone di Vaia

Dopo Bocchetta Granezza si scende in pianura

Migliaia di curve, frenate, accelerate... tutto facile con la miniMulti 👌

L'itinerario (tre giorni partenza e rientro da/a Ravenna):









lunedì 11 giugno 2018

La tregedia del Vajont, ma anche la bellezza di Erto e Casso

La diga del Vajont e la frana
che ha riempito l'invaso
Lo scorso w-e lo abbiamo passato nei pressi del Vajont. Non solo per (ri)vedere i luoghi di quella tragedia, ma anche per godere di un'ospitalità gradevole tra montagne splendide ma tuttora solo lambite da un turismo ancora rarefatto e leggero.
Casso è un pugno di case arroccate sopra il bacino del Vajont, proprio di fronte alla 'M' della cicatrice sul Monte Toc... Consiglio di parcheggiare e poi, con una facilissima passeggiata in costa di dieci minuti, partendo dal piccolo cimitero, raggiungere il punto panoramico posto proprio sopra la diga. Da lì, potrete comprendere davvero quanto piccolo sia quell'ardito e robusto manufatto dell'uomo, rispetto a quella montagna di 250 milioni di metri cubi di terra e roccia che ha riempito il lago e lanciato i suoi 150 milioni di metri cubi di acqua sopra la diga, comprimendola nel canyon che poi l'ha fatta esplodere come una bomba spazzando via Longarone (N.B. il nostro Lago di Ridracoli, tanto per dare un'idea delle dimensioni dell'avvenimento, contiene al massimo 33 milioni di metri cubi d'acqua!!!).
Al Bar K2 di Casso: i prezzi
sono inversamente proporzionali
all'ottima qualità 
Non solo. Casso merita anche una breve visita tra le case, molte delle quali abbandonate dal 1963 (gli abitanti di Erto e Casso furono obbligati ad andarsene e gli fu impedito di tornare per anni). E poi ci sono due chicche dedicate a chi ama un turismo lento, tranquillo e non di massa:
- il Bar K2, che sembra essere fermo agli anni '70 come arredi e struttura. Però è pulito, ordinato, tenuto benissimo e con grande attenzione. Con pochi Euro, e solo un po' di pazienza (la fretta va lasciata in pianura) potrete assaggiare salumi e formaggi del posto seduti in uno dei quattro o cinque tavolini mentre osserverete i dettagli della cicatrice sul Monte Toc. Il telefono dovrebbe essere: 333.2038810
. poi c'è il Mercatino di Teresa, in mezzo alle case del paese. Noi ogni volta che passiamo di qui ci fermiamo a lasciare il nostro piccolo contributo a chi, più per amore e passione che per profitto, tiene aperto da queste parti. I formaggi di primissima qualità, alcuni biscotti 'fatti in casa' squisiti... libri... confetture... due chiacchiere e qualche ricordo. Ah, è anche possibile mangiare qui: c'è un tavolo dentro al negozio ed un tavolino fuori ;-) Non perdetelo (il telefono dovrebbe essere il 348 899 7884).
Erto
Erto è l'altro paese che fu solo lambito dall'ondata dovuta alla frana, ma fu evacuato ed obbligatoriamente abbandonato (almeno per quanto riguarda la parte storica... dagli anni 70 fu costruita, ad una quota più alta, Erto Nuova... brutta ed impersonale, anche se c'è il laboratorio di scultura lignea di Mauro Corona, quindi una breve visita la merita).
Il centro antico da qualche anno, però, vede finalmente la ristrutturazione di alcune case, il ritorno di alcuni abitanti e la riapertura anche di due (ottime) osterie-ristoranti, il Gallo Cedrone e l'Osteria da Corona.
L'Hotel Erto
C'è poi l'Hotel Erto: 320.6630738, proprio nel piazzale del Museo del Vajont, subito sotto la strada principale ed in posizione comodissima per lasciare auto e moto e scendere a piedi a visitare Erto vecchia. 70 euro una stanza doppia molto confortevole e con un'ottima colazione, una sosta all'Hotel Erto è assolutamente consigliabile
Certo: questi montanari avrebbero bisogno di un corso di formazione da parte degli imprenditori turistici romagnoli (mancano spesso insegne, siti internet aggiornati, materiale promozionale) :-) ma se li si riesce a trovare, ti lasciano ricordi che sanno di buono e ti viene subito voglia di tornare.
E poi non c'è solo la tragedia del Vajont: abbiamo scoperto molti sentieri per scarpinare, tra casere e rifugi meno affollati di quelli delle Dolomiti fassane, ma con scorci e vedute che ti fanno passare la stanchezza della salita... ad esempio, raggiunta in auto un piazzale sotto Casera Mela, in un paio d'ore abbiamo guadagnato il Rifugio Maniago (però, se tirava il sentiero ;-) ).
Mettete in agenda un w-e a Erto e Casso. Lo meritano!
Qualche FOTO in più in questo ALBUM su Google Foto.
Gattostanco, 11 giugno 2018
Il Rifugio Maniago è raggiunto dopo due ore di salita :-)

martedì 10 aprile 2007

Sulle orme di Mauro Corona

La magia di Erto, la piccola città abbandonata diventata la Spoon River del Vajont di Mauro Corona...

Sono già stato più volte a visitare i luoghi del Vajont.

E' un richiamo che ho sempre sentito: non si tratta di macabra curiosità, la mia, ma probabilmente la consapevolezza di riconoscere, nei luoghi del dramma del Vajont, l'esempio di come l'arroganza dell'uomo possa essere portatrice di ingiustizia e di morte.

Non starò quindi qui a ripercorrere la storia della tragedia che costò oltre 2000 morti e la distruzione di un'intera vallata, delle sue tradizioni, della sua comunità. Se volete approfondire potrete anche leggere l'articolo che ho scritto per Mototurismo in occasione del 40° anniversario della frana.

La voglia di ritornare tra quelle montagne me l'ha fatta venire la lettura di "I Fantasmi di pietra", l'ultimo libro di Mauro Corona, una vera e propria antologia di Spoon River dedicata a coloro che vivevano ad Erto e che dalla frana del Toc hanno visto terminata o sradicata la propria esistenza.


Un giro in moto, quindi, ma anche un intero pomeriggio a passeggiare tra le strette vie di quelle antiche pietre che furono, fino al 9 ottobre 1963, un paese pieno di vita, osterie, maniscalchi, tagliaboschi e cavatori.

Il progetto della SADE doveva portare il benessere, ma quando l'importanza del denaro ha sopravanzato quella della sicurezza e della prudenza, sono state sottovalutate le fondamentali misure di sicurezza. Il monte che sovrastava la valle del Vajont, che doveva diventare un lago per produrre energia elettrica, era stato chiamato Monte Toc perchè formato da roccia friabile, materiale non compatto. A nulla servirono gli avvertimenti, le inchieste di pochi giornalisti liberi...

Ora i muri scrostati e le case vuote di Erto e Casso, i locali abbandonati, le vecchie osterie irriconoscibili, ci fanno pensare e venire voglia di conoscere la storia e le responsabilità di qualla tragedia che sconvolse l'Italia del boom economico.

Ci fanno anche apprezzare maggiormente le cose belle che ci vengono offerte dalla nostra vita e dalla nostra passiona per la moto!


L'itinerario.

Solo due giorni a disposizione, sono più che sufficienti, partendo da Ravenna, per un giretto primaverile sul Vajont e su qualche passo meno noto.

La scelta di evitare le mete più famose è dovuta al periodo: i giorni di pasqua e pasquetta sono tra i più trafficati dell'anno, e io non trovo particolarmente divertente stare ore ed ore incolonnato tra camper ad automobili.

Con calma, sulle 9 di mattina partiamo da Ravenna. 130 chilometri di statale Romea fino a Mestre, poi una sessantina di chilometri tra la circonvallazione mestrina e la A27 fino a Conegliano.

Da Conegliano seguiamo il GPS fino a San Fior, Godega, Cordignano, Fiaschetti, Budoia, Aviano. I paesini si sussuegono senza soluzione di continuità. Anche un po' noiosi, se non fossero le decine di villette ben ordinate sicuramente in dotazione dei militari americani della base NATO di Aviano... ma sempre meglio, in moto, dell'autostrada!

Dopo Montereale Valcellina e Maniago troviamo le indicazioni per la Forcella di Pala Barzana... è il duecentesimo passo della mia collezione 😊

L'altitudine non è elevata, la neve se ne è già andata, ma l'asfalto è ancora sporco. Però i tornanti, pur spesso molto stretti, riescono a regalare un buon ritmo. Non incontriamo anima viva... se non due motociclisti austriaci.

Scendiamo verso Andreis poi, riprendendo la statale della Valcellina, raggiungiamo il Lago di Barcis.

La statale della Valcellina segue i ghiaioni del torrente con curvoni molto veloci ed asfalto perfetto: bisogna limitarsi!

A Cimolais comincia a piovere e ci fermiamo sotto il porticato dell'Albergo Bar Ristorante Alla Rosa per un panino. Poi riprendiamo la moto, superiamo il breve Passo di S. Osvaldo e cominciamo a vedere sulla sinistra l'enorme "M" di roccia che la frana ha lasciato disegnata sul Monte Toc.

Sotto c'era il lago: oggi c'è una nuova montagna (la frana) che è più alta della diga. La strada vi passa accanto: è impressionante. Altro che frana: questa è stata una montagna che si è spostata!

Raggiungiamo infine Erto, dove parcheggiamo nel piazzale del Museo (ci sono le indicazioni).

Visita al museo, girovagare tra le vie di una cittadine che, prima di quell'ottobre 1963 contava oltre 3000 abitanti e che per quarant'anni è rimasta abbandonata come una Chernobyl italiana per la paura di nuovi smottamenti, significa aver tempo per riflettere e per conoscere un mondo scomparso per colpa dell'uomo e della sua smania per il denaro.

Un consiglio: leggete il libro di Corona. Poi potreste anche aver voglia di vedere il film Vajont di Martinelli.

Prima che il sole ci annunci il tramonto saliamo anche ad un'altra frazione semiabbandonata: Casso. Da qui parte anche un facile sentiero in costa che regala, con dieci minuti di cammino, una vista incredibile sulla diga e sulla montagna che, spostandosi, ha sloggiato milioni di metri cubi di acqua.

Scendendo è poi possibile parcheggiare la moto nel piccolo piazzale della diga per vedere da vicino come questa opera dell'uomo sia ancora lì, a memoria perenne della stupida intelligenza di chi l'ha costruita: resistente sì, ma nel posto sbagliato.

E' ora di cena: l'Albergo Ristorante Margherita di Cimolais si dimostra una scelta molto valida. Finirà sicuramente presto nella pagina dei Consigli Di Viaggio... e il capretto pasquale che fa da secondo alla cena non verrà dimenticato molto presto 😋


Lunedì mattina: dormire a Cimolais significa silenzio e tranquillità... peccato quelle maledette campane che già alle 6.30 suonano a festa!!!

Comunque dopo una buona colazione vediamo un sole meraviglioso: la temperatura salirà: ripassiamo sul Sant'Osvaldo con 3 gradi!.

Affrontiamo con tranquillità anche i bellissimi tornanti di Codissago (vista la temperatura delle gomme e dell'asfalto) e, prima di giungere a Longarone, diamo un'ultima occhiata alla minacciosa diga che spunta in alto, all'inizio del canyon.

Attraversiamo la trafficatissima statale che porta schiere di vacanzieri a Cortina, mentre noi infiliamo la Val Zoldana.

Da Forno di Zoldo si imbocca la strada per il Passo Duran. La salita verso il passo è bellissima, perchè attorno la strada la neve bianchissima ci procura intense sensazioni di piacere.

Scendiamo a La Valle Agordina, poi evitiamo accuratamente il trafficato centro di Agordo. Troviamo infatti una provinciale che ci porta a Voltago Agordino e poi a Frassene, dove ci facciamo preparare in un alimentari qualche ottimo panino... dopo Frassene infatti c'è la Forcella Aurine e poi la ripidissima discesa per il Vallone del Mis.

Il Vallone del Mis è un posto splendido: prima gallerie strettissime accanto al canyon formato dal fiume, poi il lago, infine, verso Sospirolo, prati e campagne coltivate con la cura e l'ordine degni dell'Impero Austro Ungarico (questo per me è un complimento!)... peccato che il giorno di pasquetta ci siano migliaia e migliaia di campeggiatori e gitanti impegnati in ogni sorta di pic-nic....

Dopo Sospirolo facciamo rotta per il Passo di San Boldo passando da Meano, Longano, Sant'Antonio Tortal...

La strada che scende dal San Boldo verso Conegliano è stata costruita in tre mesi durante la prima guerra mondiale: sette-otto tornanti strettissimi in galleria a senso unico alternato ...danno l'idea della fretta che i Genieri austriaci hanno avuto... serviva per "tenere" la linea del Piave!

Ritorniamo a Conegliano a prendere l'autostrada: non vogliamo far tardi, perchè sulla Romea troveremo il traffico del rientro dalle spiagge e dal week end di pasqua...




















Consigli di viaggio:

Albergo Ristorante Margherita

Via Roma, 7 - 33080 Cimolais, PN - Tel. 0427.87060

www.parks.it/alb/margherita

Due stelle con una dozzina di camere in tutto, gestito con grande cordialità e simpatia. Pulitissimo, ordinato e veramente accogliente.

Prezzi per stanza e colazione nella media. I prezzi del ristorante non sono economicissimi, ma la qualità l'abbiamo trovata veramente eccellente: il capretto che ci hanno fatto assaggiare per la cena il giorno di pasqua... rimarrà tra i più bei ricordi di questo week end. Ottimo anche il Cabernet imbottigliato appositamente per l'Albergo! Consigliatissimo.


10 aprile 2007