giovedì 21 luglio 2022

Questi sono i cialtroni che vanno cacciati. Se no, siamo complici del fallimento del nostro Paese

Sfascisti, incapaci, demagoghi

Purtroppo lo sfascismo è maggioranza in questo Parlamento e, temo, anche nel Paese.

Siamo un popolo con scarsissima cultura politica, abbocchiamo agli urlatori, ai populisti, ai qualunquisti. Leggiamo poco, riflettiamo ancora meno.

Abbiamo riempito il Parlamento di incapaci, inetti, demagoghi.

I danni creati in questi pochi mesi dall'egoismo, dallo sciacallaggio e dall'autoreferenzialità di Conte, Salvini e Berlusconi, che si sono uniti a quelli dei destrorsi ed antieuropei della Meloni, li pagheremo per anni e anni. Tutti.

Draghi era rispettato e autorevole, uno scudo nei confronti dei mercati internazionali, rispetto alla pochezza e alla pericolosità di leghisti, fascisti, grillini e berlusconiani. Non aveva la bacchetta magica e neppure una sua maggioranza coesa in Parlamento, ma senza questo scudo il debito pubblico ci costerà moltissimo, così come sarà ben difficile giocare da protagonisti nel mondo dell'economia.

Servizi pubblici, pensioni, risparmio, energia: sembra impossibile, ma un Paese come l'Italia è a rischio. Siamo a rischio. E quando sei sull'orlo di un precipizio occorrerebbe attenzione, non cialtronaggine sguaiata.

Sarà una campagna elettorale marcia, fatta di slogan e di numeri inventati di sana pianta, buttati lì senza costrutto negli studi televisivi.

Un disastro. Che, come popolo, ci meritiamo. Perchè quando si va a votare, se si vota così, è giusto fallire.

E adesso, da qui a ottobre, vediamo se qualcuno si rende conto del disastro politico-economico-diplomatico, oppure continueremo ad essere un popolo di elettori cialtroni ben rappresentato in Parlamento.

giovedì 14 luglio 2022

Grazie Direttore.


Nel 1976 avevo dodici anni, ed ero in seconda media. Ma leggere era già la mia grande passione, e quando uscì il primo numero de La Repubblica, ricordo che passai dall'edicola prima di andare a scuola. Ovviamente non ero ancora pronto per quel giornale: bello e moderno il formato tabloid, ma troppo serio e profondo per un ragazzino.

Però poi, da adulto, Repubblica è il Quotidiano che mi accompagna da tanti anni, così come il piacere, di domenica, di leggere con maggiore tranquillità e minor fretta gli editoriali di Eugenio Scalfari, Giornalista che forse ho amato meno dello scorbutico e sanguigno Indro Montanelli e del perennemente partigiano Giorgio Bocca, ma al quale va attribuito il merito di avere davvero innovato più di chiunque altro l'informazione italiana, prima con L'Espresso, poi appunto con Repubblica.

E allora, caro Direttore, mi permetta di dirle grazie. Ci sono ancora centinaia di migliaia di italiani che leggono, si informano e riflettono, grazie al lavoro di professionisti dell'informazione, grazie a strumenti, come è un giornale, che questo consentono. Che non hanno portato il cervello all'ammasso dei meme anonimi di Facebook, dei post insopportabilmente taglienti a causa dell'imposta brevità di Twitter, delle stupidaggini colorate o filmate degli influencer di Instagram e TikTok.

I temi di una società complessa, dove economia e sicurezza, futuro e lavoro, vita e morte, diritti e libertà, dipendono dalle scelte di chi va a votare e di chi poi risulta eletto, non possono essere condensati in un meme, in uno slogan, in una foto o in un videoclip. Quando milioni di cittadini se ne convincono, spesso anche soddisfatti della loro ignoranza, poi accadono le cose peggiori: a governare chiamano pifferai magici e parolai imbonitori e populisti, che presto lasciano solo macerie, disoccupati e debiti.

La cultura e l'informazione, il dubbio, l'approfondimento e la riflessione, sono essenziali per cercare di capire (mica sempre ci riusciamo, eh!) la società nella quale tutti noi, volenti o nolenti, siamo chiamati a vivere. L'Espresso e La Repubblica, ed i tanti professionisti dell'informazione che, anche grazie alle idee ed alle riflessioni di Eugenio Scalfari hanno imparato a far bene il proprio mestiere, hanno reso un servizio al Paese. Lo hanno reso un po' migliore, o almeno hanno provato (e qualche volta ci sono riusciti) ad arginare il peggio che viene dall'ignoranza e dall'improvvisazione.

Grazie Direttore. Un lettore affezionato. 

lunedì 27 giugno 2022

Castelluccio, Amatrice, il Gran Sasso, Civitella Alfedena, L'Aquila e tante strade secondarie...

Anche in questo 2022 arriva una sospirata settimana (o quasi) di ferie. Diamo un'occhiata al meteo e notiamo che sulle Alpi (soprattutto su quelle francesi, che avevamo puntato) è previsto un netto peggioramento. E allora si va di 'piano B', cioè scendere per qualche giorno nel nostro bellissimo Appennino centrale, anche per portare un piccolo contributo a quelle realtà (Castelluccio di Norcia, Amatrice, L'Aquila) così duramente colpite dai terremoti del 2009 e del 2016.

Non scriverò un trattato di mototurismo: basta aprire una piantina o un atlante, magari crearsi un itinerario sul computer per il proprio Garmin o TomTom (o anche Google Maps) per non perdersi le strade, i paesi ed i punti di interesse che si vogliono percorrere o vedere.

Un consiglio in alta stagione: soprattutto i luoghi colpiti da terremoto del 2016 (come ad esempio Amatrice o Castelluccio) ancora soffrono purtroppo di una ridotta capacità di posti per dormire. Un giro di telefonate prima di partire è consigliabile. Per i contatti è sufficiente 'sfogliare' con un buon ingrandimento Google Maps: i numeri di telefono ed i siti internet delle strutture presenti sono ben aggiornate.


Lunedì 20 giugno

La partenza, visto il caldo previsto, è di buon mattino. Alle 6.30 la Multistrada muove già verso la periferia di Ravenna. Decidiamo di 'sopportare' un po' di E45. E' noiosa (io di solito le preferisco le curve ed il fascino della vecchia e dismessa Tiberina che le scorre ancora a fianco) ma ci consente di arrivare ad Umbertide in meno di due ore, e dove abbandoniamo la noia della 4 corsie.

Prima di Gubbio prendiamo la Strada Regionale 298 in direzione Scheggia. Annoto il Valico Madonna della Cima che mancava alla Collezione. All'uscita di Scheggia, fermata al distributore per la prima sgranchita e per fare il pieno. Pare che le Multistrada siano di casa qui, e due chiacchiere fanno sempre piacere prima di ripartire.

A Fossato di Vico, seguendo pedissequamente le indicazioni del GPS ci infiliamo nella statale... non so come sia messa la vecchia strada lì a fianco, ma il Valico di Fossato ce lo siamo giocati... sarà per la prossima volta.

Usciamo praticamente a Fabriano, e ci dirigiamo per Matelica, Castelraimondo, San Severino Marche, Colleluce. Il caldo comincia a farsi sentire. Caccamo sul Lago e poi Caldarola, con il centro completamente transennato e praticamente abbandonato dopo il terremoto del 2016. Colfano, Morichella e Monastero... e arriviamo al Lago di Fiastra.

A San Lorenzo al Lago ci fermiamo per comprare un paio di panini e qualcosa di fresco, ma poi cerchiamo un posto un po' più ombreggiato. La pineta di fronte al Santuario della Madonna di Macereto fa al caso nostro, garantendoci anche un bel panorama sui Sibillini.

Scendiamo su Visso, dove purtroppo il terremoto ha colpito davvero in maniera drammatica, ed un cantiere ci nasconde la rotta, facendoci gustare qualche chilometro della provinciale per Preci, ma poi torniamo indietro e ritroviamo la retta via per Castelluccio 😉

Come al solito nessun cartello indica il Passo del Gualdo, ma noi ci fermiamo ad ammirare da lontano la silhouette di Castelluccio con attorno la distesa che comincia a colorarsi di Piano Grande. Quando invece arriviamo in paese, beh, è dura: gli edifici rimasti in piedi sono davvero pochi, così come quelli già rimessi in sesto. Però il lato positivo è dato dal fatto che le attività economiche sono aperte: negozi, bar, ristoranti: in prefabbricati o in box di fortuna, ma ci sono. Questo significa lavoro, posti di lavoro, persone che rimarranno lì, a ricostruire, a non abbandonare il loro paese. Diamo un piccolo contributo acquistando qualche sacchetto di farro e lenticchie... nel bauletto della Multistrada qualcosa ci sta sempre. Poi ovviamente andiamo a scattare la foto ricordo davanti al bosco a forma di Italia (le conifere che la formano sono state piantate durante la X Festa della Montagna del 1961 per volontà del ministro Mariano Rumor titolare all'epoca del Ministero dell'agricoltura - fonte Wikipedia) e ci rilassiamo un po' in un chioschetto, prima di affrontare Forca di Presta

Scendiamo alla statale che ci fa passare nei pressi di Arquata del Tronto ed Accumoli e raggiungiamo Amatrice, dove abbiamo prenotato una stanza all'Agriturismo Amatrice di Benni, struttura originale e a due passi dall'area food (la piazzetta con i bellissimi prefabbricati di legno e vetro che sta consentendo da anni di proseguire la propria attività ai ristoranti di Amatrice che hanno avuto gli stabili crollati). E' lunedì sera, purtroppo sono pochi i locali aperti. Scegliamo il Ristorante Roma: l'amatriciana è notevole, ma non è serata per il personale. Lasciamo perdere. Noi siamo venuti per dare il nostro contributo, quindi va comunque bene così. A nanna: ci siamo alzati presto, abbiamo percorso più di 400 chilometri, ed è ora di dormire! 


Martedì 21 giugno

Dopo la colazione, salutiamo cigni, anatre, oche e pappagallo, e lasciamo l'Agriturismo Amatrice in direzione del Lago di Campotosto. E' martedì mattina, e in giro non c'è davvero nessuno. Il Lago di Campotosto, oltretutto, è davvero sottoutilizzato in funzione turistica... lungo le sue rive appena qualche area camper, un chioschetto, un vecchio bar a Case Isaia... ecco, da qui parte la strada che porta alla frazione di Ortolano. TomTom non sa che è chiusa. Noi lo scopriamo sul momento, quindi torniamo indietro fino al ponte delle Stecche per intercettare da più a sud la strada statale 80 che ci condurrà fino a Montorio al Vomano. Qui svoltiamo a destra per Tossicia, Ornano Grande, Colledara e Villa Colli, e quindi raggiungere Vado di Sole per piombare nella piana del Ristoro Mucciante... ma siccome è presto ci spariamo un'andata-e-ritorno fino a Campo Imperatore (che sembra lì, ma ci sono 20 chilometri all'andata e 20 al ritorno).

Che dire? Ormai il Ristoro Mucciante, dove compri gli arrosticini da cucinare poi nelle fornacelle tenute sempre accese, è diventato un posto molto noto. A noi, che non arriviamo spessissimo da queste parti, dà ancora divertimento ed emozioni piacevoli, anche se ci si affumica, se il sole scotta e il vento rischia di far rovesciare il bicchiere con l'ottimo Montepulciano di Abruzzo.

Dopo pranzo ripartiamo godendoci i meravigliosi spazi di questo altopiano, ma anche la splendida strada e le splendide curve del Valico Capo La Serra. La direzione è sud: passiamo Castel del Monte, Ofena, Navelli, San Benedetto in Perillis ed Acciano. Il traffico è pressochè zero. A Castel di Ieri notiamo i resti di un tempio italico ben chiuso, quindi continuiamo a scendere. Passato Cocullo ecco la strada regionale 479 che ci fa entrare nelle Gole del Sagittario, a Villalago, al Lago di Scanno e Scanno. I boschi poi prendono il posto delle rocce, le meravigliose curve del Passo di Godi ed eccoci a Villetta Barrea e poi nella splendida ed ordinata Civitella Alfedena.

Qui abbiamo prenotato una stanza (e una cena) all'Albergo La Torre Antico Borgo. Ci siamo già stati qualche altra volta. E anche quest'anno conferma un incredibile rapporto qualità/prezzo/cortesia. Consigliatissimo.


Mercoledì 22 giugno

Il programma di oggi prevede di arrivare a L'Aquila. Volendo ci sarebbero poche ore di moto, ma non è il nostro modo di intendere il mototurismo, soprattutto quando si ha una Multistrada con le sospensioni semiattive e si è in mezzo al Parco nazionale d'Abruzzo. Quindi è ovvio che allungheremo parecchio il giro, andando a scoprire qualche stradina secondaria nella speranza di incontrare l'orso (i lupi li abbiamo visti a Civitella).

Da Civitella, quindi, scendiamo a Barrea guidando sulla bella SS83 Marsicana. Ovviamente il Colle della Croce (1164 metri slm) non è segnalato. Appena raggiunta Alfedena svoltiamo a destra seguendo le indicazioni per il Lago della Montagna Spaccata. Non abbiamo idea di come siano quel lago e quella montagna, ma da qui, e per un po', sarà l'asfalto delle strade ad essere (molto) spaccato.

E' la strada provinciale di Pizzone, che ci fa raggiungere anche il bellissimo spiazzo a vista mucche+montagne (le Mainarde Molisane) del Centro Fondo Pianoro Campitelli. Ogni tanto c'è qualche cartello del parco, nulla più... Cmq la Ducati non si smonta (anche perchè, qui, probabilmente l'orso ci avrebbe trovato prima del carro attrezzi) e torniamo alla civiltà nei pressi del Lago di Castel San Vincenzo.

Castelnuovo al Volturno, Scapoli, Collalto: qui la strada si fa bella, e la Multistrada si sgranchisce un po' i pistoni.

Fontana Cicchetto, Valle Grande... proprio qui, a Valle Grande, ci fermiamo in un bar alimentari per farci preparare due panini per il pranzo (non sapevamo che a Forca d'Acero avremmo trovato un bar sul passo...). Due mega-panini con ottimo prosciutto e pecorino locali ad 1,50 euro cadauno. Con regolare scontrino. Da noi a Ravenna, il prezzo sarebbe stato più che doppio, più probabilmente triplo. E la gentilezza di chi vive e lavora in queste piccole località, nei confronti dei turisti, è quasi commovente. 

Ad Atina Inferiore si prende la SR509 di Forca d'Acero, molto divertente e guidabile (anche se ogni tanto occorre fare attenzione ad un po' di ghiaino) che arriva fino al passo (1.535 metri) in mezzo ai boschi.

Dopo aver gustato i costosissimi panini, scendiamo verso Opi, e poi a Ponte Campomizzo svoltiamo a destra sulla provinciale 17 per Bisegna, Ortona di Marsi, fino a Pescina. Proseguiamo per Celano, Ovindoli, Rocca di Mezzo. Andiamo cercare, sulla sinistra la strada per il Valico di Rocca di Cambio, poi con qualche bel tornante condiviso solo con una Subaru Impreza in allenamento 😀 scendiamo a L'Aquila.

Qui abbiamo prenotato all'Hotel Federico II. E' un hotel moderno ed un po' impersonale, ma si trova a poche centinaia di metri dal centro storico, ha il garage a disposizione per la moto, non costa troppo ed il personale è gentilissimo.

Una doccia veloce, e via per goderci il centro (qui stanno lavorando con impegno per la ricostruzione: stanno riaprendo negozi, bar ristoranti) e fare un po' di shopping. Ci godiamo anche il fiume di arrosticini (anche di manzo) che ci cucinano Al Vicoletto, che annaffiati con un'ottimo Montepulciano d'Abruzzo, vorremmo non finissero mai!


Giovedì 23 giugno

Giorno di rientro. Ripartiamo da L'Aquila godendoci di prima mattina le bellissime curve del Passo delle Capannelle, e poi i panorami sul lago da Campotosto (facciamo un itinerario diverso rispetto all'andata, ma anche oggi il TomTom vorrebbe farci fare la chiusissima Ortolano-Case Isaia). 

Facciamo anche una fermata veloce ad Amatrice per riempire il bauletto (... e poi dicono che le Ducati servono solo a correre... date un'occhiata all'ultima foto dell'album 😉) con tutto quello che non poteva stare in moto per quattro giorni senza rovinarsi, ma oggi si può! Consigliamo l'Alimentari 'Roberto e Rita', è nel centro commerciale provvisorio più vicino al centro... o dove c'era il centro (c'è il parcheggio).

E poi su: prima di Arquata del Tronto svoltiamo a sinistra in direzione Norcia nella speranza di percorrere le Forche Canapine, che invece sono chiuse. Ci toccano un sacco di chilometri (e qualche cantiere, anche in galleria) sulla statale 😕

Norcia, Cerreto di Spoleto, Sellano... al Valico del Soglio, incredibilmente il cartello c'è!

E poi scatta la sosta a Rasiglia, piccola chicca di paesino ristrutturato e percorso da innumerevoli canali di acqua sorgiva. Vale la pena di una sosta. In paese ci sono anche barettini e ristorantini davvero accoglienti... noi non lo sapevamo, quindi, affamati, ci siamo lanciati su un pur ottimo panino con la porchetta offerto da un camioncino all'ingresso del paese, ma la prossima volta magari... :-) 

La strada statale 77 ci fa scavalcare Colle San Lorenzo (450 metri) e poi ci fa scendere a Foligno e da qui fino a Umbertide, dove re-imbocchiamo la E45 in direzione nord.

Ultima tappa: Montone. In realtà casuale, perchè avevamo semplicemente voglia di un caffè lontano dalla superstrada. Siamo usciti a caso e seguito le indicazioni per Montone. Abbiamo trovato un piccolo gioiellino, ben tenuto e con panorami mozzafiato, come solo l'Italia può offrire. E poi la E45 fino a casa. Oltre 400 chilometri anche oggi, con il comfort, la sicurezza, la facilità ed il gusto di guida che solo la Multistrada sa offrire anche a pienissimo carico. Gran moto 😉

Le MAPPE dell'itinerario in questa raccolta di immagini su Google Foto.

Le FOTO in questo album su Google Foto.

lunedì 23 maggio 2022

Un weekend estivo, di maggio... e le Dolomiti senza traffico!

A volte le cose più semplici sono le più belle. Altre volte, invece, il traffico, lo stato delle strade, il clima, te le rovinano.

Le strade delle Dolomiti a mio parere sono le più belle del mondo, non solo come tracciati, ma anche per i panorami fantastici che ti obbligano a scegliere ad ogni giro di ruota se dedicarti al ritmo o se rallentare e lustrarti gli occhi di quelle formazioni rocciose, quei boschi, quei ghiaioni giustamente diventati Patrimonio UNESCO. 

Purtroppo le Dolomiti sono anche (giustamente) molto famose e frequentate. Per cui, per goderti quelle strade, devi scegliere: o frequentarle fuori stagione, con strade spesso ancora sporche della neve invernale, o fredde e piovose in autunno inoltrato, oppure a sopportare file interminabili di pullman, camper, auto, bici...

Io di solito scelgo le strade sporche o il freddo dell'autunno, ma quest'anno il clima impazzito, con questo 'colpo d'estate fuori stagione', ci ha permesso di farci un w-e davvero notevole.

Preso il venerdì pomeriggio di ferie, per raggiungere le montagne (esattamente Voltago Agordino) ed avere l'intera giornata di sabato a nostra disposizione, abbiamo deciso di regalarci uno degli itinerari più gustosi che un motociclista possa concedersi: Duran, Staulanza, Giau, Falzarego, Valparola, Gardena, Sella, Fedaja, Pordoi, San Pellegrino

Sabato 21 maggio 2022 (ma sembra fine giugno): 10 passi, 250 chilometri complessivi e miliardi di immagini mozzafiato passate da mattina a sera davanti ai nostri occhi.

Clima estivo, giubbotto traforato e jeans tecnici: anche la leggerezza fa comfort e gusto di guida senza stress. Strade già pulitissime (purtroppo anche a causa della temperatura molto alta e della poca neve caduta nell'inverno) e soprattutto sgombre: complici le scuole aperte ed i tanti alberghi e ristoranti ancora chiusi, non c'è davvero nessuno.

Inutile stare a raccontare la bellezza di questi passi, tutti stranoti... peccato solo che, ad oltre tre anni e mezzo dalla notte terribile di Vaia, i Serrai di Sottoguda siano ancora chiusi e non visitabili neppure a piedi). So solo che quando siamo tornati a Voltago, saremmo ripartiti subito: e non solo per il grande comfort garantito dalla Multistrada, ma anche perchè consci che ben difficilmente potrà capitarci di nuovo, qui, un weekend simile.



L'Hotel Ristorante Pizzeria Bar Stella Alpina di Voltago Agordino.

Abbiamo scelto Voltago perchè, da Ravenna, raggiungibile anche partendo nel primo pomeriggio, dopo aver lavorato il mattino.

La Stella Alpina la conoscevamo già, perchè ci avevamo fatto base nel 2009 (con un'altra Multistrada 😀 ) 

E' in pratica il ritrovo di tutto il paese, l'unico bar, l'unico ristorante-pizzeria (e anche il market-alimentari lì vicino è sempre della famiglia). In questi ultimi anni lo hanno risistemato per bene, con il bar, la sala colazione e la sala da pranzo, davvero accoglienti. Le stanze sono rimaste ovviamente non particolarmente spaziose, ma ben tenute, con i bagni nuovi. E' una struttura datata (ed è anche il suo bello), ma vedere come una famiglia riesce a mantenere vivo un paese investendo e dandosi da fare così, beh, fa bene al cuore. Anche la cucina è curata e casalinga. Insomma: merita una fermata, non per risparmiare (i prezzi sono allineati) ma per vivere una serata in un paesino dove nessuno chiude la porta a chiave e due chiacchiere si fanno con chiunque.

Consiglio: il secondo 'Stella Alpina' è una sorta di piatto unico, che consente di assaggiare lo Schiz ed i Pastin (ottimi) con polenta e contorni. Dolci fatti in casa (fatti bene).


Domenica 22 maggio

Ovviamente il week end finisce con la domenica. Però abbiamo scelto un itinerario che ci regala una mattina molto interessante. 

Salutati i cordialissimi gestori della Stella Alpina, riaffrontiamo il Passo Duran e attraversiamo Longarone salendo verso la diga del Vajont (chi non l'ha mai visitata si fermi, e magari salga a Casso a vedere tutto dall'alto, e poi ad Erto vecchia...).

Noi costeggiamo l'enorme frana che torreggia come una collina sulla strada, e ci godiamo la meravigliosa Val Cellina.

Giunti a Barcis, costeggiamo il lago e poi saliamo a Piancavallo. La strada, dentro al bosco, sarebbe bellissima, se l'asfalto non fosse sporchissimo e pieno di sabbia e ghiaia... Non sappiamo se ad averla ridotta così siano state le piogge o le auto del rally, ma tant'è. Occorre prudenza.

Arriviamo a Piancavallo, e scendiamo verso Aviano godendoci solo in parte il panorama a causa della foschia che nasconde buona parte della pianura.

Questa strada, ripida sì, ma anche larga e facile, è l'insulto all'intelligenza perpetrato da qualche politico pordenonese: il limite dei 40, infatti, nel 2022 (non nel 1922) è una porcata che espone tutti, anche gli utenti della strada più tranquilli, a delle possibili sanzioni. Noi trotterellando in discesa dietro un'auto ai 60 all'ora circa - nei tratti meno curvosi - e quindi cercando di non superare troppo i limiti, siamo stati sorpassati da più di un ciclista, che non avendo la targa non si preoccupa dei limiti. Certi politici meriterebbero la gogna mediatica: peccato che nei cartelli stradali non siano elencati i nomi di questi fenomeni.

Scesi ad Aviano, raggiungiamo Sarone e saliamo immediatamente verso l'Alpago e la foresta del Cansiglio, polmone verde davvero bello, tra malghe, pascoli, boschi... mangiamo un panino con il Pastin al Ristoro Pian Cansiglio (posizione meravigliosa, prezzi accettabili, ma davvero troppo lenti... dovrebbero andare a lezione da Cristian e Nada dell'Alpen Bar di Campigna 😁 ) e e poi completiamo il giro alzandoci di quota, sopra Tambre, per poi scendere fino al Lago di Santa Croce.

E' ora di rientrare davvero. Tra l'altro le nuvole stanno diventando minacciose, e in autostrada comincia a piovere. Ma con 27 gradi, ed un tasso di umidità ancora più alto, decidiamo di seguire il 'metodo Carletto' (chi era in IRI qualche anno fa capirà)... e le lasciamo presto alle nostre spalle. La pianura ci porterà ad affrontare il traffico, sulla Romea, di chi rientra dal mare. Noi trotterelliamo tranquilli, ricordando gli spazi infiniti e senza presenze umane che ci siamo goduti in questi due giorni.

Quando i limiti sono troppo bassi, i ciclisti, che sono senza targa, in discesa si fanno beffe di auto e moto 

Le altre FOTO dell'itinerario sono su Google Foto: QUI

Gli itinerari di sabato e domenica:



sabato 30 aprile 2022

Sulparo: il passo vicino a casa ma dimenticato...

Dal 24 febbraio ad oggi, con una sanguinosa guerra di conquista ai danni di un Paese europeo, mi viene difficile scrivere di spensierati giri in moto. Ho anche meno voglia di divertirmi, ed anche di bruciare preziosa benzina così, giusto per passarmi una giornata.

Però poi, mi dico, quel dittatore criminale che sta al Cremlino non ha il diritto di rovinare anche la nostra vita. Non, almeno, finchè l'Occidente gli terrà testa, garantendo le nostre libertà individuali.

E allora è anche giusto coltivare la nostra passione, pur con l'angoscia nel cuore di chi, a Kiev, a Charkiv o a Odessa, da oltre 2 mesi non può tirar fuori la propria moto, ma è impegnato a difendere la propria patria sparando agli invasori russi o a salvare la propria vita in un rifugio.

Bando alle ciance: qualche settimana fa, passeggiando per le vie del centro di Civitella di Romagna, abbiamo notato una stradina stretta e ripida con l'indicazione stradale per il Passo Sulparo.

Controllando i miei appunti e la collezione su questo blog, mi sono accorto che la posizione ce l'avevo, ma negli ultimi 25 anni non mi era mai capitata l'occasione di passarci, forse perchè la strada parte dal centro abitato, mentre a Civorio, dove arriva, è in pratica una piccola secondaria tra le case.

Beh, senza millantarne bellezze paragonabili al Giau o alla Raticosa, la mezz'oretta necessaria a percorrere il tratto Civitella - Passo Sulparo - Monte delle Ruote - Civorio, è passata in modo molto piacevole.

Paesaggi verdissimi, poche case, asfalto buono nella parte forlivese, meno quella in discesa.

Completiamo il giro scendendo verso il Passo del Carnaio, poi seguendo il tracciato della vecchia Tiberina fino a Pieve Santo Stefano (percorrendo anche il tratto abbandonato ed ufficialmente chiuso - occorre andare a passo d'uomo - tra Canili e Valsavignone). Dopo un panino in un vecchio bar di Montalone, abbiamo fatto il Passo dello Spino e, a Chiusi delle Verna, svoltato per Rimbocchi e Corezzo. Quest'ultimo è un paesino molto carino, con le case in pietra ristrutturate ed una piazza dalla quale si gode un bel panorama. Ottima sosta per sgranchirsi un po'.

Riprendendo la strada si arriva presto a Badia Prataglia, su una strada divertente e ben poco trafficata ed abitata. Da qui, il Passo dei Mandrioli che ci riporterà a Bagno di Romagna (strada bellissima ma asfalto ancora molto dissestato e tanti cantieri), poi la vecchia Tiberina ed una deviazione per comprare il pane di Acquapartita, a parere di Claudia (ma anch'io sono d'accordo) uno dei più buoni dell'appennino, insieme a quello di Corniolo. Anche i biscotti meritano la deviazione. E' un consiglio 👍

Le foto sono in questo album su Google Foto.

La mappa dell'itinerario:



giovedì 14 aprile 2022

Putin: un dittatore criminale che sarebbe quasi comico se...

Se non fosse tragicamente criminale, a causa delle morti, della distruzione e della sofferenza provocate, il comportamento di Vladimir Putin (e ovviamente quello dei suoi burattini, da Lavrov e Peskov in giù) sarebbe da considerare ridicolo.
Ha invaso uno Stato confinante con centinaia di migliaia di soldati, e la colpa del prolungarsi della guerra è ovviamente dell'Ucraina, che anzichè arrendersi all'esercito russo, continua a combattere e a difendersi...

E' anche responsabilità dell'Ucraina, ovviamente, la necessità dell'invasione: uno Stato confinante della Russia, da sempre così amichevole e fraterna con i propri vicini, mica potrà insultare Mosca aderendo alla Nato per sentirsi protetta. Assurdo. Ci pensa la Russia a difendere i suoi vicini, no? 

E se non vogliono saperne, è ovvio che si tratta di nazisti, anche se gli ucraini hanno votato in elezioni libere, mentre la sana democrazia di Vladimir Putin, da anni, è puntellata da omicidi di giornalisti e oppositori scomodi, chiusure di giornali e media indipendenti, e ora addirittura dei social.

E poi, anche 'sti ucraini... ma come si permettono di tirare quattro missili a due navi militari russe che da 40 giorni stanno bombardando le loro coste? O attaccare con un elicottero un deposito di carburante in Russia... solo i russi hanno dalla loro parte la benedizione di Kirill per la guerra santa. Gli altri, ovviamente cattivoni, nazisti e servi delle plutocrazie occidentali, sono in torto comunque. Devono solo subire. E arrendersi. Devono essere uccisi o essere pronti ad essere rieducati. Non ci sono altre soluzioni.

Ripeto: se la situazione non fosse tragica, ci sarebbe da ridere.

Ed è incredibile che ci sia ancora qualche cretino pronto, per ignoranza o per ottenere un secondo di celebrità, a prendere le parti del regime dittatoriale, liberticida, sanguinario e criminale che governa a Mosca. Putin si sta dimostrando uno psicopatico degno discendente di dittatori come Mussolini, Hitler e Stalin. Solo chi ignora la storia e chi è in malafede, può far finta di non comprenderlo.

La scelta va fatta: o con il dittatore macellaio, o con le democrazie e la nostra Alleanza Atlantica. 

Io ho scelto. Da sempre. Perchè la Libertà e la Democrazia le diamo sempre per scontate, ma se le sono guadagnate le generazioni che ci hanno preceduti, con i loro sacrifici, con le loro lotte, con i loro martiri. E noi dobbiamo essere pronti a difenderle, anche con qualche sacrificio. E senza mettere la testa sotto la sabbia come qualche nè-nè o animabella pacifista, perchè non serve.