martedì 17 giugno 2008

Ciao, Sergentmagiù...

"Ora, giorno dopo giorno si sta avvicinando l'inverno e avrò tante memorie. Sarà come ritornare bambini, come ascoltare tante voci. Rivedere lumi nella steppa, amici cari, voci femminili.
 Oggi, nell'acqua piovana raccolta sotto le gronde che scendono dal tetto vedo anche tante nevi lontane che il sole ha sciolto e riportato qui"

Mario Rigoni Stern
 
E' morto Mario Rigoni Stern, Alpino, Montanaro, Uomo con la schiena diritta, Scrittore che ha fatto della semplicità, del buon senso e del rispetto della propria Coscienza un modo di vivere e di insegnare le cose belle ed importanti per le quali vale la pena vivere.
A scuola ci hanno fatto leggere il suo "Il Sergente nella neve", ma ogni riga scritta da Mario Rigoni Stern, meriterebbe un'attenta ma divertente e facile lettura.
A memoria mi vengono subito in mente "Quota Albania", "Storia di Tonle", "L'anno della vittoria", "Le stagioni di Giacomo".
Prendiamo o riprendiamo in mano queste piccole gemme di letteratura dei semplici: saranno sicuramente momenti importanti, oltre che divertenti, per la nostra mente e la nostra coscienza di cittadini normali.
Grazie Mario.
Grazie per quello che hai scritto e quello che mi hai fatto leggere.
Grazie per avermi fatto commuovere e per avermi fatto conoscere il rispetto per la natura, per lo spettacolo dell'Altipiano.
Grazie per avermi fatto, così lievemente, conoscere la Storia vista dalla parte dei Semplici, perchè è solo conoscendo la Storia si evitano gli errori futuri.
Grazie, spero che il riposo sull'Altipiano ti sia lieve.

Gattostanco, 17 giugno 2008

arieccolo! - il vero volto del Cavaliere

Ci ha provato a fare lo statista, ad essere un Presidente del Consiglio "normale".
Poi il vero volto del Caimano è riapparso: e come al solito per garantirsi l'impunità e
bloccare Magistratura e Stampa... magari sperando che gli Europei di calcio facciano passare sotto silenzio questa nuova vergogna...

Ecco un bellissimo commento di Enzo Mauro:

Il vero volto del Cavaliere

di EZIO MAURO (La Repubblica del 17 giugno 2008)
NEL mezzo della luna di miele che la maggioranza degli italiani credeva di vivere con il nuovo governo, la vera natura del berlusconismo emerge prepotente, uguale a se stessa, dominata da uno stato personale di necessità e da un'emergenza privata che spazzano via in un pomeriggio ogni camuffamento istituzionale e ogni travestimento da uomo di Stato del Cavaliere. No. Berlusconi resta Berlusconi, pronto a deformare lo Stato di diritto per salvaguardia personale, a limitare la libertà di stampa per sfuggire alla pubblicazione di dialoghi telefonici imbarazzanti, a colpire il diritto dell'opinione pubblica a essere informata sulle grandi inchieste e sui reati commessi, pur di fermare le indagini della magistratura. 
La Repubblica vive un'altra grave umiliazione, con le leggi ad personam che ritornano, il governo del Paese ridotto a scudo privato del premier, la maggioranza parlamentare trasformata in avvocato difensore di un cittadino indagato che vuole sfuggire al suo legittimo giudice, deformando le norme. 
In un solo giorno - dopo la strategia del sorriso, il dialogo, l'ambizione del Quirinale - Silvio Berlusconi ha chiamato a raccolta i suoi uomini per operare una doppia azione di sfondamento alla normalità democratica del nostro sistema costituzionale. Sotto attacco, la libertà di informazione da un lato, e l'obbligatorietà dell'azione penale dall'altro. 
Per la prima volta nella storia repubblicana, il governo e la sua maggioranza entrano nel campo dell'azione penale per stravolgerne le regole e stabilire una gerarchia tra i reati da perseguire. Uno stravolgimento formale delle norme sulla fissazione dei ruoli d'udienza, che tuttavia si traduce in un'alterazione sostanziale del principio di obbligatorietà dell'azione penale. Principio istituito a garanzia dell'effettiva imparzialità dei magistrati e dell'uguaglianza dei cittadini. 
La nuova norma berlusconiana (presentata come un emendamento al decreto-sicurezza, firmato direttamente dai Presidenti della I e II commissione di Palazzo Madama) obbliga i giudici a dare "precedenza assoluta" ai procedimenti relativi ad alcuni reati, ma questa precedenza serve soprattutto a mascherare il vero obiettivo dell'intervento: la sospensione "immediata e per la durata di un anno" di tutti i processi penali relativi ai fatti commessi fino al 31 dicembre 2001 che si trovino "in uno stato compreso tra la fissazione dell'udienza preliminare e la chiusura del dibattimento di primo grado". 
È esattamente la situazione in cui si trova Silvio Berlusconi nel processo in corso davanti al Tribunale di Milano per corruzione in atti giudiziari: con l'accusa di aver spinto l'avvocato londinese Mills a dichiarare il falso sui fondi neri della galassia Fininvest all'estero. 
Quel processo è arrivato al passo finale, mancano due udienze alla sentenza. Si capisce la fretta, il conflitto d'interessi, l'urgenza privata, l'emergenza nazionale che ne deriva, la vergogna di una nuova legge ad personam. Bisogna ad ogni costo bloccare quei giudici, anche se operano "in nome del popolo italiano", anche se il caso non riguarda affatto la politica, anche se il discredito internazionale sarà massimo. Bisogna con ogni mezzo evitare quella sentenza, guadagnare un anno, per dar tempo all'avvocato Ghedini (difensore privato del Cavaliere e vero Guardasigilli-ombra del suo governo) di ripresentare quel lodo Schifani che rende il premier non punibile, e che la Consulta ha già giudicato incostituzionale, perché viola l'uguaglianza dei cittadini: un peccato mortale, in democrazia, qualcosa che un leader politico non dovrebbe nemmeno permettersi di pensare, e che invece in Italia verrà presentato in Parlamento per la seconda volta in pochi anni, a tutela della stessa persona, dalla stessa moderna destra che gli italiani hanno scelto per governare il Paese. 
Con ogni evidenza, per l'uomo che guida il governo non è sufficiente vincere le elezioni, e nemmeno stravincerle: non gli basta avere una grande maggioranza alle Camere, parlamentari tutti scelti di persona e imposti agli elettori, una forte legittimazione popolare, mano libera nel dispiegare legittimamente la sua politica. No. Ancora una volta a Berlusconi serve qualcosa di illegittimo, che trasformi la politica in puro strumento di potere, il Parlamento in dotazione personale, le istituzioni in materia deformabile, come le leggi, come i poteri della magistratura. 
È una coazione a ripetere, rivelatrice di una cultura politica spaventata, di una leadership fuggiasca anche quando è sul trono, di un sentimento istituzionale che abita la Repubblica da estraneo, come se fosse un usurpatore, e non riesce a farsi Stato, vivendo il suo stesso trionfo come abusivo. Col risultato di vedere il Capo dell'esecutivo chiedere aiuto al potere legislativo per bloccare il giudiziario. Qualcosa a cui l'Occidente non è abituato, un abuso di potere che soltanto in Italia non scandalizza, e che soltanto l'establishment italiano può accettare banalizzandolo, per la nota e redditizia complicità dei dominati con l'ordine dominante, che è a fondamento di ogni autoritarismo popolare e di ogni democrazia demagogica, come ci avviamo purtroppo a diventare. 
Questo uso esclusivo delle istituzioni e della norma, porta fatalmente il Premier ad un conflitto con il Capo dello Stato, garante della Costituzione. Napolitano era già intervenuto, nelle forme proprie del suo ruolo, contro il tentativo di introdurre la norma anti-prostitute nel decreto sicurezza, spiegando che non si vedeva una ragione d'urgenza. Poi aveva preso posizione per la stessa ragione contro l'ingresso nel decreto della norma che porta i soldati in strada a svolgere compiti di polizia. Oggi si trova di fronte un emendamento che addirittura sospende per un anno i processi penali e ordina ai magistrati come devono muoversi di fronte ai reati, una norma straordinaria inserita come "correzione" in un decreto che parla di tutt'altro. 
Che c'entra la sospensione dei processi con la sicurezza? Qual è il carattere di urgenza, davanti ai cittadini? L'unica urgenza - come l'unica sicurezza - è quella privatissima e inconfessabile del premier. Una stortura che diventa un abuso, e anche una sfida al Capo dello Stato, che non potrà accettarla. Come non può accettarla il Partito Democratico, che ieri con Veltroni ha accolto la proposta di Scalfari: il dialogo sulle riforme non può continuare davanti a questi "strappi" della destra, perché non si può parlare di regole con chi le calpesta. 
Nello stesso momento, mentre blocca i magistrati e ferma il suo processo, Berlusconi interviene anche sulla libertà di cronaca. Il disegno di legge sulle intercettazioni presentato ieri dal governo, infatti, non impedisce solo la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche, con pene fino a 3 anni (e sospensione dalla professione) per il cronista autore dell'articolo e fino a 400 mila euro per l'editore. Le nuove norme vietano all'articolo 2 la pubblicazione "anche parziale o per riassunto" degli atti delle indagini preliminari "anche se non sussiste più il segreto", fino all'inizio del dibattimento. 
Questo significa il silenzio su qualsiasi notizia di inchiesta giudiziaria, arresto, interrogatorio, dichiarazione di parte offesa, argomenti delle difese, conclusioni delle indagini preliminari, richiesta di rinvio a giudizio. Tutto l'iter investigativo e istruttorio che precede l'ordinanza del giudice dell'udienza preliminare è ora coperto dal silenzio, anche se è un iter che nella lentezza giudiziaria italiana può durare quattro-sei anni, in qualche caso dieci. In questo spazio muto e segreto, c'è ora l'obbligo (articolo 12) di "informare l'autorità ecclesiastica" quando l'indagato è un religioso cattolico, mentre se è un Vescovo si informerà direttamente il Cardinale Segretario di Stato del Vaticano, con un inedito privilegio per il Capo del governo di uno Stato straniero, e per i cittadini-sacerdoti, più cittadini degli altri. 
Se il diritto di cronaca è mutilato, il diritto del cittadino a sapere e a conoscere è fortemente limitato. Con questa norma, non avremmo saputo niente dello spionaggio Telecom, del sequestro di Abu Omar, della scalata all'Antonveneta, della scalata Unipol alla Bnl, del default Parmalat, della vicenda Moggi, della subalternità di Saccà a Berlusconi, dei "pizzini" di Provenzano, della disinformazione organizzata da Pollari e Pompa, e infine degli orrori della clinica Santa Rita di Milano. Ma non c'è solo l'ossessione privata di Berlusconi contro i magistrati e i giornalisti (alcuni). 
C'è anche il tentativo scientifico di impedire la formazione di quel soggetto cruciale di ogni moderna democrazia che è la pubblica opinione, un'opinione consapevole proprio in quanto informata, e influente perché organizzata come attore cosciente della moderna agorà. No alla pubblica opinione (che non sappia, che non conosca) a favore di opinioni private, meglio se disorientate e spaventate, chiuse in orizzonti biografici e in paure separate, convinte che non esista più un'azione pubblica efficace, una risposta collettiva a problemi individuali. 
A questo insieme di individui - di cui certo fanno parte anche gli sconfitti della globalizzazione, la nuova plebe della modernità - il populismo berlusconiano chiede solo una vibrazione di consenso, un'adesione a politiche simboliche, una partecipazione di stati d'animo, che si risolve nella delega. La cifra che lega il tutto è l'emergenza, intesa come orizzonte delle paure e fine del conformismo, del politicamente corretto, delle regole e degli equilibri istituzionali. 
Conta decidere (non importa come), agire (non conta con che efficacia), trasformare l'eccezione in norma. Il governo, a ben guardare, non sta militarizzando le strade o le discariche, ma le sue decisioni e la sua politica. Meglio, sta militarizzando il senso comune degli italiani, forzandolo in un contesto emergenziale continuo, con l'esecutivo trasformato per conseguenza da organo ordinario in straordinario, che opera in uno stato d'eccezione perenne. Così Silvio Berlusconi può permettersi di venire allo scoperto in serata, scrivendo in una lettera a Schifani che la norma blocca-processi "è a favore di tutta la collettività", anche se si applica "a uno tra i molti fantasiosi processi che magistrati di estrema sinistra hanno intentato contro di me per fini di lotta politica". 
È il preannuncio di una ricusazione, in una giornata come questa, vergognosa per la democrazia, con il premier imputato che rifiuta il suo giudice mentre ne blocca l'azione. 
A dimostrazione che Berlusconi è pronto a tutto. Dovremmo prepararci al peggio: se non fosse che il peggio, probabilmente, lo stiamo già vivendo. 
(Tratto da "La Repubblica" del 17 giugno 2008)

mercoledì 4 giugno 2008

30.000 chilometri con la Norge, la prima turistica di Gattostanco ;-)

8.000 chilometri con la Griso in meno di quattro mesi. Qualcuno dice che sono tanti i chilometri in così poco tempo, qualcun'altro che sono troppo pochi questi mesi prima per cambiare una moto. Hanno ragione? Probabile.
La Griso è una moto fantastica. L'ho comprata soprattutto perchè mi piace da impazzire sin da quando l'ho vista la prima volta dal vivo al Salone di Milano 2005: gialla, bassa, cattiva, ignorante, bellissima.
Pur di averla, anche solo per un po', ho vinto la ritrosia per il cardano. Ho accettato venti chili in più e venti cavalli in meno rispetto alla Ducati o alla Futura. 
E sono contento di averla avuta: la Griso mi ha insegnato a curvare più rotondo e regolare, ma mi ha anche dimostrato che il novo corso della Moto Guzzi sta producendo moto belle, godibili e divertenti, affidabili.
Certo, sapevo che la Griso non è certamente la moto più adatta per il mototurismo.
Ci sono andato al Grossglockner, certo, e siamo rimasti a zonzo per le Alpi per una settimana. Ma la poca protezione aerodinamica, la posizione raccolta delle gambe (che però permette di GUIDARE splendidamente tra le curve), significavano la certezza che, prima o poi, una moto più turistica l'avrebbe sostituita.
Grazie alla Griso, però, ho preso la decisione di rimanere su una Moto Guzzi.
Stavo rimuginando sulla 1200sport, poi mi è capitata un'occasione di quelle da decidere se prendere o lasciare in pochi minuti: una Norge T immatricolata a luglio con 3200 km è rientrata a Moto Europa venerdì scorso (il proprietario l'ha sostituita con una GTL full optional)... allora l'ho presa :-)
Il tempo di ordinare due borse, il portapacchi ed il top case e, il 15 novembre 2006 la nuova moto di Gattostanco era in consegna.

Come va la NORGE 1200?

La Norge la conoscevo già (l'avevo provata nell'estate): molto protettiva e comoda (Claudia l'ha paragonata all'essere sulla poltrona di casa), non è certamente una sportiva come prestazioni, però ha tanta coppia ed è molto facile e divertente.
Il bello è che il peso, in movimento, non si sente: sia in città a bassa velocità, sia tra le curve, la Norge rispende sempre come se pesasse 50 chili in meno. Bisogna però ricordarsene quando la si parcheggia in montagna o dove il fondo stradale non è perfetto: spostarla da ferma, soprattutto dove occorre manovrarla in retromarcia, non è uno scherzo.

La Norge non è quindi una turistica solo da polleggio: dà gusto a guidarla, e permette quindi medie di tutto rispetto, perchè protettiva e comoda nei trasferimenti ma anche agile tra curve e tornanti... non vedo l'ora che la primavera 2007 mi faccia trovare strade asciutte e pulite!!!
Le borse sono molto capienti e non sporgono particolarmente. Il bauletto invece non è troppo capiente ma è molto bello :-D

Il cavalletto centrale, con una regolazione morbida del mono posteriore, tocca l'asfalto, in curva, con una facilità incredibile. Non sono certamente uno smanettone, ma ancora in pianura mi sono trovato a grattare a sinistra. E in collina, immediatamente, ho cominciato a grattare anche a destra. 
Appena arrivato a casa, dopo un giretto a velocità polleggiata-per-forza, ho provveduto a irrigidire il monoammortizzatore sia nel precarico sia nell'estensione. 
Poi ho 'sfettolato' con un cutter buona parte del tampone in gomma che tiene scostato il cavalletto centrale dalla marmitta, riducendone il più possibile lo spessore. Ho anche irrigidito di due giri la regolazione della forcella anteriore.
Adesso per toccare occorre piegare un bel po' :-)
Certo che la Norge potrebbe scendere ancora di più, ma chi vuole usarla come una sportiva pura dovrà smontare il centrale!
Abituato alle sport touring o alla Griso, trovo che anche con una Norge molto rigida sia ancora sufficientemente confortevole e capace di assorbire senza particolari contraccolpi buchi o imperfezioni della strada ;-) 

26 dicembre 2006: ho percorso circa 2.000 chilometri con la Norge: non sembra che abbia difetti particolari. Certo, in rilascio scoppietta parecchio: quando guido allegro non mi dispiace neppure, quando fai il turista ti senti un po' in imbarazzo :-)
 Altro piccolo difetto è la complessità della verifica del livello olio: per tirare fuori l'astina occorrerebbe smontare i paragambe anteriori della carenatura (però Prodigium.it vende una chiave a tubo che si infila nella carenatura)

Febbraio 2007: ho comprato le borse interne (originali Moto Guzzi) per le valige della Norge...
...sono ben rifinite, di ottimo tessuto ma... non hanno proprio la forma delle valige rigide!!! 
Avevo letto che qualcuno si era lamentato che erano un po' più larghe... ma non è solo questo: sono quadrate! 
Non seguono per niente la forma interna delle borse rigide!!!!! Ora, a tutto ci si abitua e a tutto si pone rimedio... ma mi piacerebbe proprio sapere dalla Guzzi quale mente abbia partorito l'accoppiata borse rigide / borse interne... gli consiglierò di comprare una vecchia borsa rigida laterale di una Ducati ST (piccola, poco regolare) e la relativa borsa interna (tessuto relativamente semplice e leggero, ma costruita seguendo fedelmente ogni rientranza, interstizio, piega della valigia)... Studiando quella capirà cone, con borse così, la mattina in albergo, è assolutamente facile riempire la borsa interna per poi inserirla in pochi secondi nel guscio rigido :-(
Comunque quando si è in qualche comunità di Guzzisti, basta darsi da fare: abbiamo contattato www.motorbike-passion.it, abbiamo trovato una Norge per fargli prendere le misure ed entro la fine di marzo 2007 le borse non-originali "made in motorbike-passion" saranno pronte per essere consegnate ai Norgisti ;-)
 ...intanto il contachilometri della mia Norge ha raggiunto i 6700 km e tutto fila liscio...

Luglio 2007: raggiunta quota 18.500 chilometri. Montato il terzo treno di Metzeler Z6... e quando sarà ora comprerò un'altra Guzzi.
Non sono perfette, le finiture potrebbero essere migliori per quanto costano le moto di Mandello. Però sulla Norge ci stai sopra 12 ore (vedi report di giugno 2007...) e hai voglia ancora di guidarla :)
Dà gusto. Emozione, piacere. Ed è quello che io chiedo ad una motocicletta. Qualche piccola bega con le plastiche (bauletto) o con l'interruttore delle quattro frecce d'emergenza non sovrastano certamente un'affidabilità complessiva fin'ora ottima e, appunto, un ottimo feeling di guida. Tutte le informazioni utili sulla Norge le trovate sui topic a lei dedicati sui forum di Anima Guzzista e Moto-Guzzi.it 

Agosto 2007: raggiunta quota 20.000 km. Effettuato tagliando presso Moto Europa. E la Norge va ;)

Fine settembre 2007: raggiunta quota 24.500 km. Se alcune plastiche e rifiniture non saranno un gran che... la moto va più che bene, altro che (vedi i due mini-report qui sotto). Anche sulla neve ;)

Domenica 14 ottobre, più o meno dalle parti del Passo di Croce ai Mori (tra il Muraglione ed il Passo della Calla), la mia Norge ha compiuto i 25.000 chilometri. 
Auguri :)

Marzo 2008: quest'inverno non ho viaggiato molto, ma la Norge (che ha spesso dormito con temperature sotto zero) non ne ha risentito. Direi che si tratta sicuramente di una moto sostanzialmente sana. A 27.000 chilometri è quindi ancora tutto OK!

AUGURI ;-)
Sabato 24 maggio, più o meno dalle parti di casa... (sob... niente di avventuroso...) 
la Norge ha compiuto i 30.000 chilometri. 

Martedì 3 giugno 2008: ci salutiamo. E' arrivata una Stelvio. Claudia ed io siamo curiosi, anche se per i Mototuristi come noi, probabilmente, la Norge rimarrà ineguagliabile!


Grossglockner & c

Tre giorni di spensieratezza a zonzo per le strade più belle... Un saluto ed un ringraziamento ad una compagna d'eccezione, che però se l'è un po' presa...
Sabato 31 maggio: dopo alcune ore di noiosa pianura affrontiamo finalmente le prime curve della Forcella Staulanza. Puntiamo a Caprile e poi ad Arabba, e nonostante le greggi che occupano la strada salendo agli alpeggi, raggiungiamo il Passo Pordoi sotto una pioggia antipatica. Ne approfittiamo per un semplice ma appetitoso panino formaggio e speck in cima al passo, e quando usciamo quasi non piove più. 
Stefano trova il Passo Sella asciutto: e se sul Pordoi posso difendermi, so già che sul Sella lo troverò già ad attendermi da un po'... e allora ne approfitto per godermi questi panorami meravigliosi: mica ho una Norge per correre ;-)
Scendiamo dal Sella e ci troviamo un altrettanto bello Passo Gardena. Poi il Furcia, il confine austriaco per un caffè a Prato alla Drava, Sillian, Lienz e, finalmente, Dollach, nostro campo base per due giorni. ...a Dollach, per chi non lo sapesse, c'è la Pension Kahn di Frau Gertrude, alla quale avevamo prenotato telefonicamente tre stanze... e che appena arrivati ci offre una merendina (caffe, panna e strudel casalingo!!!) prima di mandarci a fare la doccia e prenotarci la cena al Post. E poi a nanna presto!


Domenica 1 giugno: dura la vita dei mototuristi. Dopo aver digerito lo splendido cervo in umido, ci tocca la mitica colazione di Frau Gertrude, che ci prepara anche i panini per mezzogiorno con tutto ciò che ne rimane (e sarà sufficiente a sfamarci!). E naturalmente, avendo prenotato due giorni in bassa stagione, ci omaggia dell'ingresso gratuito per il Grossglockner (che vedremo domani) e della Carizia Card per entrare gratis alla Nockalmstrasse, alla Maltatal Strasse e in un buon gruppo di musei e attrattive turistiche. 
Direzione Gmund per il piccolo Museo Porsche, poi Maltatal Strasse (poco guidabile ma bellissima come paesaggio naturale). 
Poi Nockalmstrasse, invece guidabilissima... se non fosse arrivato un temporale ferocissimo sulle nostre teste... 
Rientriamo costeggiando il Millstatter See e siamo a Dollach sulle cinque e mezzo del pomeriggio... in tempo per farci offrire la merendina da Frau Kahn (questa volta con caffè e panna è la volta di squisite frittelline dolci! ) ...oltre 300 chilometri di puro godimento...






E' già lunedì, ma per l'ultimo dei tre giorni abbiamo lasciato il piatto principale: il Grossglockner
Dopo la solita incredibile colazione, alle 8 e mezza siamo già in moto. Il vaucher ci fa risparmiare i 18 euro d'ingresso e siamo dentro. A quest'ora c'è pochissimo traffico, ma è abbastanza freddino, e anche molte marmotte, appena uscite dal letargo invernale, evidentemente se ne stanno ancora rintanate nel loro calduccio... non ce ne sono molte in giro, anche se qualcuna la dobbiamo quasi evitare per non farne un tappeto sull'asfalto... 
I paesaggi sono invernali, anche se la neve si sta sciogliendo in fretta. Che vista dall'Edelweisspitze! 
Acquistiamo il Gurktaler al supermarket del Franz-Josefs Hohe e cominciamo a scendere verso l'Italia, scegliendo di passare dal Passo Stalle (anche perchè un nostro amico due lasciare due bottiglie di Sangiovese ad uno 'striaco gentile che lo ha assistito quando è rimasto a piedi col GS).

Questo w-e lungo in pratica è finito, ci aspetta solo la pianura...

...e la vendetta della Norge.

Sì, perchè sapendo che ieri, tornato in Romagna, sarei andato a riportarla da Moto Europa, per rientrare con una nuova compagna, una rossa che monta davanti una ruota da 19 ed ha un motore a quattrovalvole, la fida Norge mi fa il primo ed unico sgambetto in 31.500 chilometri
Dopo il rifornimento dall'ultimo distributore in terra 'striaca, sento il motorino d'avviamento solo per poche frazioni di secondo.. poi il nulla. 
Proviamo una spinta e la Norge in terza parte senza tentennamenti. Beh, in Italia comunque si rientra. Al telefonino il mio meccanico mi dice di controllare tutti i fusibili. Via la sella: un fusibile da 15 è andato. Lo sostituiamo con uno di scorta e si riparte. 
Ci fermiamo giù dallo Stalle per pranzo, poi pochissimi chilometri dopo nuova fermata per mettere le antipioggia: quando vado a riaccendere la moto il motorino comincia a girare, la Norge si avvia ma il motorino d'avviamento non si ferma, non si ferma neppure togliendo la chiave, non si ferma neppure tirando l'interruttore d'emergenza. 
Preso dal panico tolgo la sella, comincio a tirar via fusibili partendo da quello da poco sostituito... poi decido di staccare la batteria. Un minuto? Un minuto e mezzo? Due minuti? Beh, tra i più lunghi della mia carriera motociclistica... 
Riattacciamo la batteria senza risistemare quel fusibile. Di nuovo la terza e la Compagnia della Spinta: a sera siamo a Ravenna. 
Oggi a Moto Europa controlleranno dove sia il guasto alla mia ex: un contatto? il relè dell'accensione?
Boh, probabilmente ho ragione io: la Norge si è offesa per l'arrivo della nuova rossa che l'ha sostituita, chez Gattostanco, da ieri sera... e si è vendicata rovinandomi il rientro, ma dopo avermi regalato, come ha sempre fatto, strade e tornanti indimenticabili...

Gattostanco, (4 giugno 2008)