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mercoledì 17 gennaio 2024

FUORI I BIGOTTI DALLA VITA POLITICA ITALIANA!!!


Più di 7 italiani su 10 sono a favore di una legge sul fine vita, ma veniamo ancora tenuti in ostaggio da bigotti e clericali.

Ieri in Veneto, in Consiglio regionale è stata bocciata una legge sul fine vita, la legge veneta di iniziativa popolare sul suicidio assistito. Legge regionale, che avrebbe dovuto regolamentare quanto già stabilito dalla Corte Costituzionale, e cioè che un cittadino ha diritto a scegliere se morire, in presenza di quattro requisiti: patologia irreversibile, trattamenti di sostegno vitale; sofferenze fisiche o psicologiche insopportabili. E in grado di esprimere un libero consenso.

Forza Italia e Fratelli d'Italia hanno votato contro, come sempre al soldo del Vaticano. Bigotteria pura, ignobile, cialtrona, vergognosa. La lega si è divisa.

Ma un solo voto ha fatto la differenza: la consigliera PD Anna Maria Bigon, bigotta clericale, non ha votato a favore. E alla legge, per passare è mancato solo un voto.

I bigotti, da sempre, hanno infiltrato ogni schieramento politico. 

E' necessario che tutti noi ci si impegniamo ad espellere i bigotti dai partiti, sia del centro destra che del centrosinistra.

E' necessario boicottare la chiesa, fare in modo che i ragazzi non vadano a catechismo, non seguano l'ora di religione. Che sempre di meno l'8 per mille vada al vaticano.

La chiesa cattolica è il cancro per le nostre libertà civili.

mercoledì 16 febbraio 2022

La Corte Costituzionale, inginocchiata davanti al papa, incatena nuovamente tutti noi


Una decisione immonda, retrograda, vergognosa, immorale, bigotta e fascista. Ennesima negazione di un diritto civile degli italiani, ennesimo schiaffo alla nostra libertà di scegliere sulla nostra vita. Ennesima schifosa leccata di culo al vaticano, cancro millenario per il Paese e per le nostre esistenze.
Auguro a tutti i bigotti, i destrorsi, i retrogradi, gli antidemocratici, di passare molti anni della loro vita da tetraplegici, alimentati con un sondino gastrico ...ma da lucidi, in modo che possano godere della meravigliosa vita che intendono imporre a chi, al contrario, chiede gli sia lasciata libertà di scelta.
Una Corte Costituzionale di senzapalle, serva del vaticano, che ci incatena di nuovo, che impedisce di decidere sulla nostra vita, che rende di nuovo (o ancora di più) l'Italia uno Stato confessionale.
E ora di nuovo a lottare. Con maggiore cattiveria e determinazione. Contro il potere della chiesa cattolica, contro le ingerenze clericali nella vita pubblica italiana, contro la negazione delle nostre Libertà civili e individuali.
VERGOGNA! 

giovedì 9 ottobre 2014

Dall'Oregon, un esempio di civiltà

Mi ha colpito molto questo bellissimo articolo pubblicato su La Stampa del 9 ottobre, che dovrebbe far riflettere sull'importanza della libera scelta per quanto attiene la nostra vita.
E dovrebbe far riflettere (ed anche incazzare) sul fatto che in Italia (come in molti altri Stati) esistono invece leggi liberticide che impediscono all'individuo di scegliere.
Ma se per i clericali la vita è di un dio e la sofferenza è un privilegio che porta in paradiso, e a nessun ateo verrebbe l'idea di imporre un'eutanasia, la potenza dei bigotti invece continua ad imporre le loro regole anche a chi non crede, e vuole essere libero di decidere sulla propria vita.
Credo che sarebbe davvero ora di cominciare a dare battaglia su questi temi. 
Perchè di questo bigottismo antidemocratico non se ne può più.

La scelta di Brittany “Morirò il 1°novembre”

La 29enne malata di cancro ha deciso per il suicidio assistito in Oregon

Brittany morirà il primo novembre, come ha deciso dopo aver saputo che un tumore al cervello l’avrebbe uccisa nel giro di pochi mesi tra dolori atroci. «Non c’è una sola cellula del mio corpo - dice lei - che vuole morire.Voglio vivere.
Proprio per questo però, dovendo morire, ho scelto di farlo alle mie condizioni. Godrò a pieno ogni istante della mia esistenza, finché potrò.
Poi morirò. È una scelta etica, perché è la mia scelta».
Questa terribile storia, che sta riaprendo il dibattito sull’eutanasia negli StatiUniti, era cominciata all’inizio di gennaio, quando Brittany Maynard aveva cominciato ad avvertire forti mal di testa molto debilitanti. Aveva 29 anni, si era appena sposata con Dan Diaz, e viveva a San Francisco un’esistenza piena di promesse. La diagnosi dei medici l’aveva lasciata in stato di choc: tumore al cervello.
I dottori però le avevano dato qualche speranza: curare il cancro in maniera definitiva non era possibile, ma un intervento chirurgico avrebbe potuto ridurlo, dandole forse altri dieci anni di vita.
Poco dopo Capodanno Brittany si era fatta operare, sperando di tornare a una esistenza il più normale possibile.
Ad aprile, però, i dolori erano tornati. Il tumore non era stato fermato, ed era diventato un glioblastoma di quarto grado, cioè un cancro maligno che non lasciava più alcuna opzione per curarlo.
Secondo i medici, aveva poco più di sei mesi di vita.
Ricevuta questa terribile notizia, Brittany aveva valutato tutte le ipotesi di terapie praticabili, e si era convinta che nessuna l’avrebbe davvero aiutata. Le radiazioni totali del cervello e le altre opzioni disponibili avrebbero rovinato i suoi ultimi mesi di vita, senza darle una realistica possibilità di allungarla. Quindi aveva deciso di trasferirsi in Oregon, per approfittare della legge che in questo stato consente ai pazienti terminali di suicidarsi con l’aiuto di un medico. La famiglia aveva accettato la sua decisione e l’aveva seguita.
Brittany ha vissuto con intensità questi ultimi mesi, godendo soprattutto della natura insieme al padre, la madre, il marito, e il suo miglior amico, che è un medico. Ora però i sintomi stanno aumentando e annunciano che la fine è nente, quindi lei sta pianificando il suo suicidio assistito.
Il medico che l’ha visitata le ha già dato la ricetta per acquistare i farmaci letali e lei la porta sempre con sé. Nel frattempo, però, ha alcune cose da completare. Sta conducendo una campagna per favorire l’eutanasia, che al momento negli Usa è legale solo in cinque stati, e ha creato una fondazione per raccogliere fondi a questo scopo. Quindi sta registrando video per far conoscere la sua storia e la sua posizione, e appelli ai parlamentari della California affinché adeguino le leggi dello stato per consentire a tutti la «morte con dignità». Il 30 ottobre, poi, festeggerà per l’ultima volta il compleanno del marito. Due giorni dopo si stenderà sul letto, con lui, i genitori e il suo migliore amico al fianco, e prenderà le medicine della ricetta che ha in tasca.
PAOLO MASTROLILLI

martedì 8 marzo 2011

Umberto Veronesi: 'Ho fatto il testamento biologico'

Pubblico un bell'articolo di Umberto Veronesi pubblicato su La Stampa dell'8 marzo 2011:
Io ho fatto il testamento biologico qualche anno fa, e per tre motivi.
Per riaffermare le mie convinzioni sulla libertà di disporre della propria vita.
Per l’amore profondo verso i miei familiari, che non voglio siano mai straziati dal dubbio sul che fare della mia esistenza.
Per il rispetto verso i medici che si prenderanno cura di me.
Ho voluto anche renderlo pubblico: «Io sottoscritto Umberto Veronesi, ..., nel pieno delle mie facoltà mentali e in totale libertà di scelta, dispongo quanto segue: in caso di malattia o lesione traumatica cerebrale irreversibile e invalidante chiedo di non essere sottoposto ad alcun trattamento terapeutico o di sostegno (nutrizione e idratazione)... Queste mie volontà dovranno essere assolutamente rispettate dai medici che si prenderanno cura di me...».
Considero il testamento biologico l’atteggiamento più corretto soprattutto verso i medici curanti, cioè verso chi si troverà, concretamente, ad avere la responsabilità terapeutica di un individuo non più consapevole.
Nel febbraio 2009 il giurista Stefano Rodotà, argomentando intorno al caso di Eluana Englaro, ha scritto: «Proprio nell’art. 32 il tema della costituzionalità della persona si manifesta con particolare intensità. Dopo aver considerato la salute come diritto fondamentale dell’individuo, si prevede che i trattamenti obbligatori possono essere previsti solo dalla legge, e tuttavia “in nessun caso” possono violare il limite imposto dal “rispetto della persona umana”.
E’, questa, una delle dichiarazioni più forti della nostra Costituzione, poiché pone al legislatore un limite invalicabile, più incisivo ancora di quello previsto dall’articolo 13 per la libertà personale, che ammette limitazioni sulla base della legge e con provvedimento motivato del giudice.
Nell’articolo 32 si va oltre. Quando si giunge al nucleo duro dell’esistenza, della necessità di rispettare la persona umana in quanto tale, siamo di fronte all’ indicibile.
Nessuna volontà esterna, fosse pure coralmente espressa da tutti i cittadini o da un parlamento unanime, può prendere il posto di quella dell’interessato. Siamo di fronte a una sorta di nuova dichiarazione di Habeas corpus, a un’autolimitazione del potere».
Il testamento biologico, che certifica la volontà dell’interessato, è quindi lo strumento più adatto a far sì che nessuna volontà esterna possa prevalere.A questo principio si ispirò nel 1997 la Convenzione di Oviedo sui diritti dell’uomo e la biomedicina, il cui articolo 9 prevede che vengano tenuti in considerazione «i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà ».
Per quanto riguarda il nostro Paese, il 18 dicembre 2003 il Comitato nazionale per la bioetica approvò un documento in cui si auspicava un intervento del legislatore volto a obbligare il medico a prendere in esame le dichiarazioni anticipate di volontà e a motivare ogni diversa decisione in cartella clinica.
Purtroppo tutto si è fermato per il timore, da parte di chi è contrario all’eutanasia, che proprio il testamento biologico le aprisse un varco.
Così nella primavera del 2010, mentre una perfetta operazione mediatica presentava con grande risalto l’entrata in vigore della legge che organizza e finanzia le cure palliative, alla Camera, dov’è in gestazione la legge sul testamento biologico, passava tra le proteste di pochi un emendamento che inficia gravemente il diritto all’autodeterminazione del paziente: alimentazione e idratazione artificiali non possono costituire oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento.
Se dovessero risultare inutili o dannose, saranno i medici a decidere.
Ma i cittadini italiani vogliono veramente affidare ai medici la decisione su come desiderano morire?
Tramite la Fondazione Veronesi, all’inizio del 2007 volli affidare la risposta a un sondaggio, che è stato effettuato su un campione significativo di 4300 maggiorenni, e realizzato dall’Ispo, l’Istituto per gli studi sulla pubblica opinione.
Prima di parlare degli altri aspetti emersi dalla ricerca, mi sembra fondamentale rispondere alla domanda più importante, che il legislatore non può far finta di ignorare: a chi spetta la decisione?
Agli intervistati è stato sottoposto un quesito molto dettagliato: «Se una persona è affetta da una malattia o lesione cerebrale irreversibile che le impedisce di esprimere la sua volontà e la costringe alla dipendenza da macchine, a chi dovrebbe aspettare la decisione di non somministrare o eventualmente sospendere i trattamenti che la tengono artificialmente in vita?».
Ebbene, ecco le risposte: solo il 5% degli intervistati ha detto che la decisione spetta al medico che ha in cura il paziente (in ospedale, in reparto di rianimazione, a casa), mentre il 50% ha risposto che la decisione spetta al paziente che ha espresso la proprio volontà in merito quando ancora era in piena lucidità mentale.
Questa risposta è stata data dalla metà di coloro che si erano posti il problema e dal 40% di coloro che non se l’erano mai posto. Questa risposta mi sembra assolutamente illuminante e nettamente prevalente rispetto alle altre, che comunque riporto: il 20% ha risposto che la decisione spetta a un familiare (coniuge/ genitore/figli o altri parenti), il 20% che la decisione non spetta a nessuno perché «la vita è un dono e bisogna fare di tutto per tutelarla», un altro 5% affida la decisione «a una commissione etica di esperti», e un residuo 1% «a un giudice/magistrato».

Il brano è tratto dal nuovo libro di Veronesi «Il diritto di non soffrire» (Mondadori)

venerdì 26 novembre 2010

Cattolici e bigotti senza alcuna decenza e vergogna

Ogni giorno il papa è in TV a dire la sua, senza contraddittorio, sulla nostra vita. Chiede ed ottiene leggi che sono imposte anche a chi non crede. Guarda un po', proprio anche su testamento bilogico, fine vita, eutanasia. Lo stesso lo fanno i suoi lecchini, primi fra tutti i convertiti, gli ex socialisti o radicali Rutelli, Sacconi, Roccella, Quagliariello, Capezzone o gli ex fascisti Gasparri, La Russa & c.
E dov'è il contraddittorio quando questi hanno tutto lo spazio che vogliono in tv?
E Minzolini? Dov'è il contraddittorio ai suoi editoriali da MinCulPop di staraciana memoria?
E adesso, perchè Mina Welby e Beppino Englaro hanno potuto raccontare, a Vieniviaconme, due storie di Eroi Civili che hanno voluto lottare con le armi della legge (e non con i sottorifugi clandestini che comunque la medicina lascerebbe) ecco le armate di bigottini che rivendicano il contraddittorio.
Sono veramente dei pezzenti i bigotti, non hanno veramente dignità e non meritano ormai più alcun rispetto.
Perchè loro intendono continuare a voler imporre le loro logiche e le loro leggi anche a noi, mentre nessuno metterebbe in dubbio la possibilità di scegliere come morire o come farsi curare a nessuno di loro, anzi: quasi quasi veder soffrire per decenni i sopranominati, mi darebbe grande soddisfazione :-)

mercoledì 10 novembre 2010

Per la nostra Libertà

E' antipatico anche solo pensarci, è vero, ma quando poi ci si trova a riflettere su casi come quello di Eluana Englaro, o ancora peggio di Nuvoli, di Welby... beh, vorrei tanto poter decidere io, sulla mia morte.
Io sono favorevole all'eutanasia. E voglio peter decidere per me.
Io non credo in nessun essere superiore e proprietario della mia vita.
Non voglio decidere per gli altri, ma mi rifiuto di accettare che la mia vita e la mia sofferenza siano ostaggi di una religione, di un papa, di un sacconi, di una roccella, di una binetti, o semplicemente di un governo capeggiato da un puttaniere che deve tacitare a suon di leggi liberticide un vaticano che dovrebbe almeno chiedersi che razza di esempio stia dando questa maggioranza-a-parole-cattoliccissima a questo paese...
Ringrazio quindi l'Associazione Luca Coscioni per la battaglia di libertà che sta portando avanti e per questo video che dovrebbe almeno far riflettere tutti noi:
E credo anche che se quel 67% di italiani a favore dell'eutanasia cominciassero anche a decidere il proprio voto in base ai propri principi etici (appunto: testamento biologico, fine vita, laicità dello Stato), il PDL, l'UDC ed anche il PD prederebbero gran parte dei propri elettori (probabilmente a favore di FLI, UDV e SEL), e forse lo scenario politico italiano migliorerebbe.

giovedì 4 settembre 2008

L'Italia: un paese senza libertà di coscienza a causa delle ingerenze vaticane

Le storie di Eluana Englaro, di Piergirgio Welby, di Luca Coscioni, di Giovanni Nuvoli sono battaglie culturali e politiche.
Battaglie in nome della libertà di coscienza.
E' per questo motivo (ben compreso dalle gerarchie del vaticano) che da parte della chiesa cattolica e delle sue organizzazioni bigotte c'è un tale fuoco di sbarramento.
Battaglie in nome della libertà di coscienza contro l'arroganza di chi, in nome della sua fede e grazie alla grettezza di larga parte della nostra classe politica, intende proseguire nell'imporre gli obblighi ed i dettami di una religione a tutti, anche ai non credenti (o ai diversamente credenti).
Spegnere una vita di nascosto, nell'ombra di un ospedale o di una struttura per lungodegenti è facile. Battaglia politica di civiltà è avere la forza di tener duro per anni, soffrendo ed investendo tutte le proprie forze morali ed intellettuali.
Grande rispetto a Peppino Englaro.
Come d'altronde a Welby, Coscioni, Nuvoli.
Solo così si vincono la grettezza e l'ipocrisia imperanti in questo triste paese.
Gattostanco, 4 settembre 2008

giovedì 21 dicembre 2006

In morte di Piergiorgio Welby

La sua lotta è finita, ma ha contribuito ad aprire un dibattito sui NOSTRI diritti

Io credo che ogni individuo debba essere libero di chiedere di non soffrire e di decidere di finire la mia vita con dignità, quando sarà ora, e senza che qualcuno gli imponga scelte arroganti dovute ad una fede religiosa.
Chi crede che la vita sia un dono di Dio e nessuno può porvi fine è giusto che sia assistito fino all'ultimo, ma per chi, come me, non crede in alcun dio, deve esserci solo la Legge di uno Stato Laico che tenga in considerazione la volontà di un suo cittadino.

Spero solo che il dibattito aperto dalla coraggiosa lotta di Piergiorgio Welby non si esaurisca, e che i laici italiani riescano a contrastare l'arroganza del clericalismo bigotto imperante in questa Nazione che ha la sfiga di avere il Vaticano in casa...

E soprattutto, dopo tanta sofferenza e fatica, buon riposo, Piergiorgio.

Gattostanco, 21 dicembre 2006