Visualizzazione post con etichetta InMoto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta InMoto. Mostra tutti i post

giovedì 14 marzo 2024

Ciao Gigi

Luigi (Gigi) Rivola
Ho appreso ieri sera della scomparsa di Luigi (Gigi) Rivola

Mi spiace immensamente. Era una persona squisita ed un appassionato vero. 

Ricordo che quasi vent'anni fa, per uno dei primi numeri della rivista che curo per l'associazione per la quale lavoro, volli realizzare un piccolo speciale sulla 'terra de' mutór'.

Avevo conosciuto Luigi Rivola a qualche evento motociclistico in zona, quindi mi feci coraggio e lo contattai. Mi chiese solo di non avere fretta, poi mi fece arrivare un breve 'pezzo' con aneddoti simpatici e storici su quella passionaccia così forte e tenace dalle nostre parti... che fa anche economia. Su quel pezzo, per me prezioso, corredato anche di alcune foto davvero storiche tratte dal suo immenso archivio, costruii uno speciale di tante pagine, inserendo box di mia realizzazione... ed uno lo dedicai a lui.

In quel momento Gigi era Caporedattore di Dueruote e Motonline, nonchè inviato per quelle testate per seguire tutte le gare del Mondiale Superbike, ma ovviamente fece tutto gratis, come favore ad uno sconosciuto motociclista ravennate quale ero e sono tutt'ora. 

Umile, gentile, appassionato, competente... un Romagnolo di quelli di una volta.

Ciao Gigi, a s’av dèm 👍

Trascrivo qui l'articolo di Gigi ed il box che gli dedicai in quel novembre 2005:

--------------------------------------

La terra 'de Mutòr' di Luigi Rivola (scritto a novembre 2005)

Francesco Baracca
amava rischiare in volo,
ma anche a terra
sulla sua moto
Peugeot

La passione per i motori è una caratteristica dei romagnoli. Con una riflessione di Luigi Rivola, Caporedattore di DueRuote, andiamo alle origini di questo amore per le corse ...

Avevo 25 anni e stavo scrivendo il mio primo libro: “La Rumagna de’ Mutor”, frutto di lunghe e appassionate ricerche nella biblioteca comunale di Faenza. Di ciò che era accaduto tra il 1880, anno in cui i romagnoli avevano cominciato a manifestare evidente interesse per la bicicletta, e il 1903-4, quando erano apparse nella nostra terra le prime biciclette a motore, avevo appreso quasi tutto leggendo le cronache dei settimanali locali. Avevo messo insieme migliaia di appunti sui fatti, sui luoghi e sulle persone, era giunto il momento di uscire dalla biblioteca e di cercare le testimonianze vive nei ricordi delle persone, nelle immagini, nei documenti.

Quel giorno mi ero messo alla caccia di un tale che nel 1920, cavalcando una Indian 1000, aveva vinto una corsa a Faenza. Avevo raggiunto Bagnacavallo, dove risultava che vivesse all’epoca, e avevo cominciato l’indagine nelle solite e in genere molto redditizie “cave”: vecchie edicole, botteghe di fornai e soprattutto di barbieri chiaramente aperte da generazioni. 

Le sfide, coi padrini
come nei duelli:
a destra il ravennate Basigli,
pilota ufficiale della Marini
di Alfonsine (Anni ’20)

“Qualcuno si ricorda si ricorda di Francesco ... ?”
– chiedevo a tutti, fornendo i pochi dettagli di mia conoscenza. Un barbiere mi diede la prima traccia: “Io non l’ho mai conosciuto, ma me ne hanno parlato, e se chiede a quel vigile, penso che lui sappia dirle qualcosa di più”.

Il vigile era sull’orlo della pensione e si ricordava vagamente di Francesco ....

“Lui è andato via da Bagnacavallo molti anni prima della guerra, ma qui ha lasciato sua moglie e sua figlia. Abitano là”.

Suonai a quel campanello. Mi aprì una signora molto anziana che mi squadrò con evidente curiosità mista alla diffidenza che i vecchi hanno nei confronti delle persone giovani e sconosciute.

“Desidera?”

“Vorrei notizie di Francesco ...”.

Il faentino Aristide Gaddoni perse una gamba
in gioventù, ma amava tanto le moto e le corse,
che se ne costruì una finta e si mise a correre.
Vinse la prima Coppa dell’Adriatico
nel 1920 con una Harley Davidson 1000
 (nella foto) e fu vittima di un incidente
mortale nella seconda, mentre era al comando

La vecchia signora mi guardò in modo strano, fece un passo indietro come per prendere le distanze da un ricordo scomodo e guardandomi fisso negli occhi mi rispose: “Anch’io”.

Francesco ... subito dopo la prima guerra mondiale era diventato un giocatore d’azzardo professionista. Guadagnava soldi con le carte e li spendeva con le moto, con le quali si misurava – vincendo anche, come abbiamo visto – in altre sfide dove l’azzardo era pure un componente fondamentale. Un giorno aveva vinto una partita contro un avversario sbagliato, uno che veniva da fuori e che non amava affatto perdere. Era dovuto fuggire ed era fuggito lontano, in America, tagliando definitivamente i ponti con tutto ciò che si era lasciato alle spalle. 

Una grande paura o una scusa? Fatto sta che la giovane moglie e la figlia non ricevettero mai né una lettera, né un soldo, né una notizia di alcun genere, finché un giorno di un anno imprecisato si fece vivo a Bagnacavallo un ragazzone americano che aveva fatto il militare nella NATO in Germania e che, prima di rientrare in patria, aveva deciso autonomamente di passare dall’Italia a conoscere i luoghi in cui era nato suo padre, anche solo per raccontarlo ai suoi fratelli...

Giuseppe Zoli, campione romagnolo
gentlemen 1914 in sella a
una moto SIAMT 750
bicilindrica costruita a Torino

La vicenda mi convinse definitivamente in merito a un argomento sul quale da tempo andavo ragionando: la grande passione che i romagnoli avevano manifestato istantaneamente per le biciclette e per le motociclette aveva una stretta connessione con quella che era addirittura ritenuta una piaga specifica della Romagna: il gioco d’azzardo. In Romagna si è sempre giocato. 

Ho avuto modo di leggere su una “Gazzetta di Bologna” di metà ‘800 un editto papale contro questa “piaga” che affliggeva i romagnoli. E che – come tutti sanno, anche se poco si dice – li affligge ancora, sia con le carte, sia con quel micidiale (per il portafogli) gioco misterioso che è in uso solo in Cina, in Giappone e in provincia di Ravenna: il Mah jong.

L’amore per il gioco d’azzardo è solo un’espressione, la più pacifica e meno rischiosa, del carattere dei romagnoli, che erano e sono noti ovunque come teste calde, sanguigni, rissosi, pur non venendo negati loro altri eccellenti pregi, che miscelati ai difetti formano caratteri abbastanza fuori della norma.

Al romagnolo piace mettersi alla prova e sfidare gli altri. Al romagnolo piace provare il brivido del rischio. La bicicletta prima, e la motocicletta poi, gli si sono presentate come la sublimazione delle sue passioni: l’ideale per sfide continue, con l’aggiunta del rischio legato alla velocità. Come resistere?

Francesco ... non era il solo. Ce n’erano altri che giocavano spesso e correvano in bici e in moto a Ravenna, a Faenza e Lugo, ma anche a Cesena e a Rimini, insomma, avevo ascoltato storie del genere in tutta la Romagna: Francesco ... era semplicemente l’unico – per quanto di mia conoscenza – che delle carte aveva fatto una professione.

Tutti i motociclisti sono dunque giocatori d’azzardo? A mio parere potenzialmente sì, ma naturalmente la realtà è ben diversa: tra la fine dell’ ‘800 e l’inizio del ‘900 un processo logico e cronologico portò gli appassionati giocatori a cercare sensazioni ancora più forti nella guida delle prime motociclette. Oggi il primo passo non è più necessario: si può salire direttamente in sella. 

Anche perché, se ci si sofferma prima a fare qualche partita, con quello che costano oggi le moto c’è caso di giocarsi l’acquisto anzitempo...

LUIGI RIVOLA

Pubblicato su AziendePiù - novembre 2005


-------------

DueRuote nel 2005.
Rivola ne era Caporedattore

Luigi Rivola
, autore di questa simpatica riflessione sulle origini della passione per i motori dei romagnoli, ha corso nelle classi 250 e 500 dal 1970 al 1974.

Nel 1988 ha chiuso definitivamente con lo sport stabilendo, con la Gilera 125  (con altri tre piloti), quattro record mondiali di velocità tuttora imbattuti (6 ore - 1000 km - 12 ore - 24 ore) sul circuito di Nardò. 

Giornalista dal 1973, ha scritto 8 libri sul motociclismo: il primo edito in proprio, gli altri per Mondadori, Longanesi, Vallardi, Conti, Giorgio Nada; quasi tutti sono stati tradotti in diverse lingue e venduti anche all’estero e a volte ristampati. Ha anche collaborato alla sceneggiatura del programma in quattro puntate “Storie di Uomini e di Moto”, prodotto Rai 1.

Nel corso della propria attività giornalistica ha collaborato con “Moto Sport”, “Motociclismo”, “Motosprint”, “La Moto” e “SuperWheels” e con testate specializzate giapponesi, americane, francesi e spagnole. Dal 2000 ricopre il ruolo di caporedattore del sito internet www.motonline.com, fondato dal Gruppo Merloni. All’inizio del 2005 il sito è stato acquistato dalla Editoriale Domus di Milano che gli ha affiancato la nuova rivista mensile Dueruote, prodotta dalla stessa redazione di Motonline. 

Oggi Luigi Rivola è caporedattore di Dueruote e Motonline e inviato alle corse del campionato mondiale Superbike.

Pubblicato su AziendePiù - novembre 2005

martedì 23 gennaio 2024

Il fenomeno Fleximan

Quando anche chi, come me, ormai vicino ai 60 e che NON ha mai preso un verbale da autovelox nè in auto nè in moto, comincia a provare simpatia per chi distrugge beni pubblici, perché li considera spesso messi ad applicare limiti assurdi e stupidi... beh, tanti sindaci, assessori e responsabili degli enti proprietari delle strade, dovrebbero cominciare a farsi un esame di coscienza...

Con le loro interminabili linee continue anche su strade dritte, con i limiti assurdamente bassi pur in presenza di un parco auto e moto più sicuro e prestazionale di quello degli anni '50, stanno facendo del male al senso dello Stato degli italiani? Stanno deteriorando sempre di più la loro voglia, già limitata, di rispettare le regole?
Ecco, se io fossi un pubblico amministratore, qualche domanda me la farei...

sabato 11 marzo 2023

Rocca delle Caminate, Diga di Ridracoli, Campigna, Forche, Centoforche, Chioda... un gran bel giro ed una gran bella giornata

In questo periodo che vede la siccità attanagliare, purtroppo da ben due anni, tutto l'arco alpino (e di conseguenza la pianura padana), essere riusciti a riempire l'invaso di Ridracoli, che con i suoi 33.000.000 di metri cubi d'acqua, garantisce una buona riserva d'acqua per la Romagna, è qualcosa che dà un po' di tranquillità e sicurezza in vista dei prossimi mesi.

Quando poi l'invaso è pieno, e la diga esonda, lasciando l'acqua in eccesso al suo corso naturale verso il Bidente, l'esondazione è un vero e proprio spettacolo. Uno spettacolo frutto della collaborazione tra la capacità ingegneristica dell'Uomo, e la bellezza e la forza della Natura.

Non potevamo non esserci, e pagare i 5 Euro di ingresso è solo un piacevole contributo che si dà a RomagnaAcque e a chi gestisce in maniera più che ottimale questo invaso anche come attrazione turistica e naturalistica.

Oltretutto, ora che Ridracoli è diventata un'attrazione e che i parcheggi per le auto sono troppo pochi rispetto a chi vi si reca, essere saliti in moto è stato utile, oltre che divertente (sì, perchè qui le strade ed il paesaggio offerta valgono sempre un giro in moto!).

L'itinerario, di questo sabato mattina, è molto semplice: da Ravenna raggiungiamo Forlì e con la nuova tangenziale raggiungiamo Via delle Caminate (SP125) in modo da raggiungere Rocca delle Caminate sul bellissimo crinale sopra Borgo Condè.

Da Rocca delle Caminate scendiamo sulla Rocca di Meldola e poi, con la statale Bidentina, passiamo Cusercoli, Civitella, Santa Sofia. A Isola si svolta a sinistra per la Diga di Ridracoli (segnalata bene).


Al parcheggio si pagano i 5 euro di ingresso, e poi una stretta e ripida stradina (ben tenuta) si porta fino alla diga... che oggi è davvero uno spettacolo.

Dopo due passi lungo il lago di Ridracoli, torniamo in sella alla Multistrada: ci ricordavamo uno stretto stradello che da Biserno in pochi chilometri porta a Berleta, sulla Bidentina... in effetti c'è ancora, ma il manto asfaltato è davvero distrutto, e alla fine, in attesa delle (a quanto pare prevista) risistemazione, forse conviene tornare indietro fino a Isola.

Comunque la Bidentina è sempre bella, e dopo Corniolo la salita verso il Passo della Calla è una delle mie strade preferite!

Ci fermiamo da Cristian e Nada all'Alpen Bar di Campigna... anche qui la neve è rimasta davvero poca, ma almeno c'è ancora un po' di senso dell'inverno... Tortelli di patate con i funghi per Claudia, tagliatelle con ragù di cinghiale per me... una sosta in questo piccolo chalet alpino in mezzo ai boschi, è sempre un momento piacevolissimo.

Due chiacchiere, un bicchiere di vino... è ora di rientrare... verso la primavera.

Scendiamo fino a Galeata, dove svoltando a sinistra inizia la salita per il Valico delle Forche. A Strada San Zeno si svolta a sinistra per poche centinaia di metri per poi subito trovare, con strettissima svolta a destra, i bei tornanti del Valico di Centoforche che porta a Rocca San Casciano.


Attraversiamo il centro del paese e raggiungiamo Modigliana svalicando il Passo di Monte Chioda, dove vediamo, all'ombra, le ultimissime tracce di neve, per poi spaziare su tutta la Romagna fino al mare.

Da Modigliana a Faenza, invece è piena primavera, con albicocchi e peschi fioriti ovunque.

240 chilometri di piacere. Anche oggi la Multistrada si è dimostrata in ogni momento una compagna perfetta per divertirsi in coppia: agile, facile, sicura, confortevole e parca nei consumi. 



domenica 1 gennaio 2023

Capodanno 2023: auguri

Capodanno 2023: le previsioni indicavano nebbia fitta, invece c'è solo un po' di grigia e triste foschia. La temperatura, per essere il 1° gennaio, è alta già di prima mattina... dove sono finiti i gelidi primi giorni dell'anno nei quali si incidevano nel ghiaccio della galaverna gli auguri?

Ci vestiamo con calma e partiamo alla volta degli Appennini.


L'inversione termica è evidente: da Rocca San Casciano a Portico di Romagna ci sono 13, 14 gradi.

Sul Passo del Muraglione, invece, il vento e qualche nuvola minacciosa riducono la temperatura, ma non hanno limitato il numero di motociclisti che vi si sono dati appuntamento per il primo giro augurale dell'anno: non è facile trovare un posto per la moto, e per arrivare al bancone ci vuole un po' di pazienza.


Salutiamo alcuni amici, ma decidiamo di non fermarci lì per pranzo: scendiamo verso la Toscana, e dopo Dicomano andiamo ad affrontare lo splendido tracciato del Valico di Croce ai Mori... sono 25 chilometri di wilderness assoluta, soprattutto il 1° gennaio. Occorre solo stare un po' attenti alla strada umida e un po' scivolosa, me per il resto è solo divertimento e relax.


A Stia, ovviamente seguiamo le indicazioni per la nostra strada preferita, ovvero il tratto di 'Bidentina' che sale al Passo della Calla. E che alle 13 di Capodanno è assolutamente deserta... a parte la nostra Multistrada.




Svalicato il passo, si scende a Campigna, ed eccoci all'Alpen Bar con una fumante piadina con salsiccia matta in una mano, ed un bicchiere di Sangiovese nell'altra: questo è il modo migliore per iniziare il 2023: auguri, quindi.



Due passi ed un caffè nella sempre accogliente Santa Sofia, poi il rientro in pianura. Anche questo capodanno è andato. L'età avanza con la rapidità di una Blitzkrieg, purtroppo. Godetevela, ragazzi, finchè ce n'è!



Buon 2023 a tutti, comunque 😉


sabato 30 aprile 2022

Sulparo: il passo vicino a casa ma dimenticato...

Dal 24 febbraio ad oggi, con una sanguinosa guerra di conquista ai danni di un Paese europeo, mi viene difficile scrivere di spensierati giri in moto. Ho anche meno voglia di divertirmi, ed anche di bruciare preziosa benzina così, giusto per passarmi una giornata.

Però poi, mi dico, quel dittatore criminale che sta al Cremlino non ha il diritto di rovinare anche la nostra vita. Non, almeno, finchè l'Occidente gli terrà testa, garantendo le nostre libertà individuali.

E allora è anche giusto coltivare la nostra passione, pur con l'angoscia nel cuore di chi, a Kiev, a Charkiv o a Odessa, da oltre 2 mesi non può tirar fuori la propria moto, ma è impegnato a difendere la propria patria sparando agli invasori russi o a salvare la propria vita in un rifugio.

Bando alle ciance: qualche settimana fa, passeggiando per le vie del centro di Civitella di Romagna, abbiamo notato una stradina stretta e ripida con l'indicazione stradale per il Passo Sulparo.

Controllando i miei appunti e la collezione su questo blog, mi sono accorto che la posizione ce l'avevo, ma negli ultimi 25 anni non mi era mai capitata l'occasione di passarci, forse perchè la strada parte dal centro abitato, mentre a Civorio, dove arriva, è in pratica una piccola secondaria tra le case.

Beh, senza millantarne bellezze paragonabili al Giau o alla Raticosa, la mezz'oretta necessaria a percorrere il tratto Civitella - Passo Sulparo - Monte delle Ruote - Civorio, è passata in modo molto piacevole.

Paesaggi verdissimi, poche case, asfalto buono nella parte forlivese, meno quella in discesa.

Completiamo il giro scendendo verso il Passo del Carnaio, poi seguendo il tracciato della vecchia Tiberina fino a Pieve Santo Stefano (percorrendo anche il tratto abbandonato ed ufficialmente chiuso - occorre andare a passo d'uomo - tra Canili e Valsavignone). Dopo un panino in un vecchio bar di Montalone, abbiamo fatto il Passo dello Spino e, a Chiusi delle Verna, svoltato per Rimbocchi e Corezzo. Quest'ultimo è un paesino molto carino, con le case in pietra ristrutturate ed una piazza dalla quale si gode un bel panorama. Ottima sosta per sgranchirsi un po'.

Riprendendo la strada si arriva presto a Badia Prataglia, su una strada divertente e ben poco trafficata ed abitata. Da qui, il Passo dei Mandrioli che ci riporterà a Bagno di Romagna (strada bellissima ma asfalto ancora molto dissestato e tanti cantieri), poi la vecchia Tiberina ed una deviazione per comprare il pane di Acquapartita, a parere di Claudia (ma anch'io sono d'accordo) uno dei più buoni dell'appennino, insieme a quello di Corniolo. Anche i biscotti meritano la deviazione. E' un consiglio 👍

Le foto sono in questo album su Google Foto.

La mappa dell'itinerario:



sabato 1 gennaio 2022

2022: il lato positivo del riscaldamento globale a Capodanno

Ci sono stati anni che, per arrivare in moto a Campigna e svalicare il Passo della Calla, occorreva attendere aprile inoltrato. E' un versante all'ombra, dove la temperatura è spesso rigida, e la strada rimane per lunghi periodi ghiacciata e sporca.

Quest'anno le previsioni meteo hanno garantito invece un'inversione termica eccezionale: tra Ravenna e Forlì, un nebbione gelato con la temperatura di 1 grado, ma poi salendo in Appennino ne abbiamo trovati 15 e più tra Corniolo e Campigna (per poi pagarla, ritrovando il freddo e il gelo al rientro in pianura... ma ne valeva davvero la pena).

E, a Capodanno, andare di piadina, salsiccia matta e cipolla, in un tavolino esterno dell'Alpen Bar, è stato davvero incredibile!

Buon 2022, allora 👍








sabato 3 luglio 2021

Le Ducati che NON perdono i bulloni :-)

Dopo tagliando annuale e cambio-gomme, bisogna subito fare un giretto per controllare che il buon meccanico abbia stretto bene tutti i bulloni 😁. Questo è il semplice giretto di prova (circa 300 chilometri, a/r da Ravenna) nel quale abbiamo anche compreso un tratto di sterratino, da Pereto-Palazzo fino a Balze, per verificare meglio il serraggio.

Beh, i ragazzi di Moto Europa sono stati bravi, neppure una vite persa 😆😆😆

E il nostro Appennino si dimostra sempre bello e divertente. Era un po' che non ci fermavamo in cima al monte Fumaiolo: mi è dispiaciuto vedere che il Rifugio Biancaneve sia stato abbandonato, ma al contrario è stata una bella scoperta vedere la proposta gastronomica (anche il banco formaggi e affettati in vendita) del Bar Rifugio Ristorante Lo Scoiattolo.








sabato 12 dicembre 2020

Apperò: la nuova Multistrada V4 dal vivo

Week end di concessionari Ducati aperti per la presentazione dal vivo della nuova Multistrada V4. Una rivoluzione per la polivalente Multi di Borgo Panigale: quattro cilindri anzichè due, niente più Desmo nè telaio a traliccio, niente più anteriore da 17 pollici e neppure gommone posteriore con monobraccio. Certo: sulla carta tutte queste innovazioni hanno motivazioni tecniche legate all'utilizzo ed alle prestazioni di questa moto, ma la Multi è la Multi... ed in più d'uno hanno sollevato qualche dubbio che non si sia esagerato. Oltretutto, in foto, la linea della nuova V4 non pare certamente essere quel capolavoro di linee coordinate e scattanti che hanno fatto innamorare della 1200.

OK. Innanzitutto bisogna ammettere che dal vivo la Multistrada V4 rende molto di più che in foto. E' una moto moderna, grintosa.

Ottima l'ergonomia: a salirci sembra addirittura più leggera della bicilindrica. Probabilmente si è lavorato più che bene su baricentro e bilanciamento... bellissimo poi il display formato tablet, può essere collegato allo smartphone e con funzioni di mirror link. 

L'aerodinamica poi sembra essere stata curata davvero tanto: feritoie e canalizzazioni tra carena e motore sono in funzione dei flussi di aria.

Insomma: da ducatista integralista e un po' prevenuto, devo ammettere che la nuova Multi mi ha colpito in positivo, e che sono curioso di provarla. 

Io però rimango un estimatore del bicilindrico, quindi dubito che un pur meraviglioso V4 possa farmi venire voglia di cambiare. Inoltre, va detto, la Multistrada 950s è davvero più che sufficiente per viaggiare divertendosi in sicurezza, anche in coppia e a pieno carico, tra le strade storte e ripide delle nostre montagne. Da tranquillo e prudente mototurista, sinceramente, credo che 170 cavalli siano una potenza più utile su moto da pista, e che debbano essere utilizzati da chi, oltre ai neuroni funzionanti, abbia anche una buona dose di manico. 

mercoledì 15 luglio 2020

Una minoranza che ci sta facendo del male

La riflessione di Nicolò Bertaccini
su InMoto di Agosto 2020
Oggi ho letto, sul nuovo numero di InMoto, questa bella, semplice e condivisibile riflessione dell'amico Nicolò Bertaccini. Temo però che anche queste righe saranno inutili. D'altronde non sono neppure frutto di novità particolari, sono ormai anni ed anni che con l'aumentare delle prestazioni e del numero delle moto in circolazione, si vedono in giro sempre più numeri 'da circo', pericolosi per chi li fa e per chi si trova per caso ad assistervi. 
Un riflessione, infatti, che mi ha ricordato questo mio post, sul blog, di ben 15 anni fa...
Non solo il clima, quindi, citato nel mio post di un giorno di Capodanno, ha facilitato l'andare in moto per tutti. Da allora sono aumentate incredibilmente le potenze e la facilità delle moto, anche grazie all'elettronica, che ci porta a sentirci quasi invincibili. Eppure non c'è elettronica che possa fare i miracoli se sbagliamo una curva e ci troviamo qualcun altro che arriva dall'altra parte, o se arriviamo a centocinquanta all'ora ad un attraversamento pedonale o ad un incrocio dove una Panda od un camion si stanno immettendo non prevedendo l'arrivo di un missile. 
Troppo facile o... troppi imbecilli
(tristi riflessioni di Capodanno)?
Il post del 1° gennaio 2005
su questo blog.
Abbiamo contato molti morti e feriti, in questi anni, abbiamo visto le campagne di stampa 'contro i motociclisti pericolosi e cattivi' e vissuto quelle dei Forestali con l'auto civetta a 40 all'ora sugli Appennini. Ora stanno arrivando i limiti differenziati (assurdi e pericolosi, tra l'altro) e le strade vietate alle moto (una vergogna, per chi ha una moto in regola). Ma purtroppo quando l'opinione pubblica ha una categoria nel mirino, i politici seguono la 'pancia' della maggioranza degli elettori... e noi motociclisti NON siamo maggioranza
Io ormai ho un'età che credo mi consentirà di viaggiare in moto fino a quando ne avrò voglia o ce la farò, ma se i giovani vogliono evitare di trovarsi di fronte all'estinzione dell'oggetto moto sulle strade, sarà meglio che inizino veramente a isolare e fermare i nostri più grandi nemici, ovvero i motociclisti senza buonsenso 🙄