lunedì 27 luglio 2009

Chi ha visto i 35 miliardi sperperati dal Tesoro?

Ieri su La Repubblica ho letto un commento di Eugenio Scalfari che mi ha colpito molto, e che mi piace riproporre per chi non abbia letto il quotidiano:
Sono molti, anzi moltissimi gli italiani che di fronte allo scandalo Berlusconi (non saprei chiamarlo altrimenti) rispondono: "A noi non importano i suoi vizi, privati o pubblici che siano; a noi importa che governi bene nell'interesse del paese e dei cittadini".
Si può non essere d'accordo su questo modo di ragionare che reputa la coerenza morale come un "optional" al quale un personaggio pubblico può sottrarsi. Ma adattiamoci a questa diffusa indifferenza morale e seguiamo pure quel modo di ragionare: sta governando bene?
Poniamoci solo questa domanda e cerchiamo di rispondervi con fatti e cifre.
Il governo ha varato un nuovo decreto legge per contenere la crisi e ha presentato il bilancio di un anno e mezzo di attività. Possediamo dunque tutti i dati per rispondere e non sono dati controversi perché è lo stesso governo a fornirceli. Il deficit è arrivato al 5,2 ed è molto probabile che salga ancora.
In parte questo pessimo risultato è dovuto a cause internazionali ma in altra parte è dovuto a cause esclusivamente interne e cioè all'andamento della spesa pubblica e delle entrate.
La spesa è aumentata in un anno del 4,9 per cento.
In cifre assolute si tratta di 35 miliardi di euro.
Stiamo parlando di spesa corrente della Pubblica amministrazione. Come è stato possibile uno sfondamento di queste dimensioni che equivale ad una pesantissima manovra finanziaria?
Voglio citare il commento che di questo sfondamento sorprendente ha fatto Romano Prodi in un articolo pubblicato sul "Messaggero" di mercoledì scorso: "Questo dato mette in evidenza una non prevista espansione della spesa ordinaria della pubblica amministrazione di fronte ad una preoccupante caduta degli investimenti. Tutto questo in presenza di una diminuzione del peso degli interessi sul debito pubblico per effetto della caduta dei tassi sui mercati internazionali. Davvero viene da pensare che qualche "fannullone" si sia dimenticato di esercitare il proprio compito di contenere la spesa corrente e indirizzarla invece verso gli investimenti necessari per sostenere lo sviluppo futuro del paese".
Io capisco che il nostro premier non voglia rispondere sulle veline, sulle "escort" e sul processo Mills. Ma qui stiamo ponendo a lui e al suo ministro dell'Economia una domanda di tutt'altra natura: che ne avete fatto di quei 35 miliardi di maggiori spese in un anno di vacche magrissime?
In teoria ci potreste rispondere che quei miliardi li avete usati per "stimolare" l'economia. Invece no, neppure quello avete fatto. I denari freschi per stimolare o sostenere l'economia ammontano in tutto e per tutto in 3 miliardi, pari allo 0,2 per cento del prodotto nazionale lordo in confronto con il 3 per cento che è la media dei paesi Ocse. Dieci volte meno di tutti gli altri.
Allora ripeto: che cosa ne avete fatto di quei 35 miliardi?
Altre domande non meno stringenti potrebbero esser fatte. Per esempio sul piano-casa che prevede centomila alloggi per famiglie con basso reddito. I progetti saranno certificati da un professionista di fiducia del committente. Sono veramente necessarie queste case, con le quali il territorio sarà definitivamente devastato mentre esiste una quantità di case sfitte per le quali non c'è domanda di mercato?
Un altro esempio riguarda la messa sotto schiaffo (nel decreto approvato venerdì dalla Camera) della Corte dei conti che il governo sta riducendo a un simulacro manomettendo i suoi poteri di controllo sulla pubblica amministrazione.
Chi è il "fannullone operoso" che stravolge dall'interno il sistema delle garanzie dilapidando risorse al punto che bisognerebbe segnalarlo al ministro Brunetta per le opportune sanzioni?
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Può darsi che i molti che se ne infischiano delle veline, delle "escort" e del processo Mills se ne freghino anche della dilapidazione delle pubbliche risorse se non sono loro ad esserne toccati e anzi se per caso ne sono addirittura beneficiati.
La comunità nazionale affonda ma i molti che appartengono alla vasta cerchia clientelare ne godono.
Il rampante Tarantini è solo uno dei tanti e fa il nababbo tra la sua fattoria pugliese e la villa di Porto Cervo in prossimità di Villa Certosa. Non saranno certo lui e i tanti come lui a preoccuparsi del "fannullone" che sperpera a Roma. Però non c'è solo questo, il catalogo è lungo. Adesso faremo parlare Mario Draghi, governatore "pro tempore" della Banca d'Italia fino a quando i "fannulloni" non lo sbatteranno fuori perché sta diventando troppo ingombrante.
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Parlando mercoledì scorso davanti alle competenti commissioni parlamentari il governatore ha sollevato un tema del quale finora sono in pochi ad essersi accorti nell'ambito delle istituzioni e quei pochi si sono ben guardati di renderlo oggetto di pubblico dibattito: l'usura nelle sue più varie forme, la penetrazione della mafia, della camorra e della 'ndrangheta nel tessuto imprenditoriale, specialmente nel settore delle aziende medio-piccole e piccole che hanno poca capacità di resistere alla crisi.
Draghi ha lanciato un allarme rosso su questo fenomeno che sta penetrando massicciamente nel tessuto produttivo non solo sotto forma di racket o di prestiti usurari, ma anche di acquisto di aziende che non sono più in grado di sostenersi e che vengono utilizzate dalla criminalità come preziose stazioni di riciclaggio per capitali accumulati con il commercio della droga, gli appalti di favore e l'usura vera e propria. Interrogato sull'efficacia dei controlli per impedire l'estendersi del fenomeno, il governatore ha detto a chiare lettere che i controlli esistenti sono assai poco efficaci e andrebbero rapidamente revisionati. Interrogato anche sullo scudo fiscale (che verrà istituito con il decreto in corso di approvazione parlamentare) e sui suoi probabili effetti negativi sul riciclaggio di capitali, il governatore, molto prudente nel pronunciarsi su una legge in corso di approvazione, ha tuttavia manifestato un aperto scetticismo sui controlli che lo scudo prevede per impedire il riciclaggio di capitali mafiosi. Ha osservato che in altri paesi che hanno fatto ricorso in questi mesi a provvedimenti analoghi non è stato concesso l'anonimato a chi decide di far rientrare capitali, non sono state abbonate le tasse evase ed è stata prevista una rigorosa certificazione sull'origine dei predetti capitali.
Nulla di simile è contenuto nella normativa predisposta nel decreto, sicché il rischio che capitali di origine criminale rientrino in Italia beneficiando per di più della robusta sanatoria che il decreto prevede, è ampiamente incombente.
All'allarme di Draghi si sono associate le parti sociali e in particolare la Confindustria, i commercianti, gli artigiani e l'associazione bancaria Abi.
Ma le questioni sollevate dal governatore non si limitavano all'usura e al riciclaggio. Riguardavano anche le norme previste nel decreto sulle banche. Si è infatti scoperto che alcuni articoli della legge imponevano alle banche misure molto pesanti che rischiavano di incepparne seriamente il funzionamento.
Il governo (i soliti "fannulloni") non se ne erano evidentemente resi conto, ma sotto le energiche proteste dell'Abi e della stessa Confindustria, ha deciso di annullare quelle disposizioni rinviando di 48 ore il voto di fiducia.
Intanto si è saputo che le "sofferenze" bancarie, cioè i crediti che i debitori non sono più in grado di restituire, sono aumentate in questi mesi del 125 per cento rispetto al periodo precedente e tutto fa prevedere che continueranno ad aumentare con ritmi ancor più intensi. La conseguenza inevitabile è una valutazione ancor più rigorosa del merito del credito, specie nel settore delle imprese medio-piccole, le più bisognose di sostegno.
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Parole che direi definitive sono state dette in proposito dall'amministratore delegato di Banca Intesa, Corrado Passera, nell'intervista pubblicata venerdì sul nostro giornale.
La fonte è insospettabile per oggettività politica e prudenza di giudizi: Passera è il banchiere che ha voluto e finanziato la nuova Alitalia, così come aveva voluto e finanziato la nuova Telecom senza più il controllo di Tronchetti Provera. Ed è quello stesso banchiere che ha già stipulato con Confindustria il finanziamento delle Pmi con una linea di credito complessiva di 500 miliardi di euro.
Ed ecco il suo giudizio sulla situazione e su ciò che ci aspetta a partire dal prossimo settembre. "Oggi produzione, fatturato interno, export e investimenti sono tutti in drammatico calo. Ciò che è stato fatto finora è nella direzione corretta, ma affinché queste misure abbiano effetto ci vuole molto di più di fronte ad una recessione di tale gravità.
L'Italia ha ritardi infrastrutturali gravissimi. L'efficienza del sistema-paese è il nostro vincolo più grave e poi lo scarso dinamismo della società che viene da fattori che ci vedono in fondo a tutte le classifiche mondiali: mobilità, meritocrazia, capacità decisionale. Qui c'è il nostro problema maggiore che logora non solo l'economia ma anche la democrazia". Più prudente ma più chiaro e più sincero di così...!
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La Lega punta sul federalismo ed ha la capacità politica di imporlo a Berlusconi.
La Lega è in grado di ricattare politicamente Berlusconi così come una qualunque "escort" è e sarà in grado di fare su tutt'altro piano.
Tra i due tipi di ricatto, così diversi tra loro, c'è tuttavia un nesso evidente che dimostra appunto la ricattabilità del premier. Le conseguenze sul piano della governabilità sono sotto gli occhi di tutti.
I dati e i giudizi sopra riportati sono anch'essi sotto gli occhi di tutti e c'è anche sotto gli occhi di tutti la necessità di quello che Corrado Passera ha chiamato uno "shock positivo", cioè un'immediata politica di rilancio che contenga la gravissima recessione che non sta affatto alle nostre spalle ma davanti a noi. Se lo shock positivo non ci sarà - e non c'è alcun segno che possa arrivare in tempo utile - avremo uno shock negativo che un paese economicamente prostrato e politicamente imbambolito non è in grado di fronteggiare.
Il premier e i suoi sodali del partito guidato dall'avvocato Ghedini non sembrano rendersene conto e daranno priorità ad una dissennata riforma della giustizia che provocherà una traumatica torsione istituzionale.
La Lega dal canto suo vorrà portare a casa quanto più potrà di federalismo e di barriere anti-immigrazione e soprattutto anti-integrazione.
Sono due mine vaganti ad altissimo contenuto esplosivo e questo spiega le preoccupazioni del presidente della Repubblica e nell'ambito del centrodestra del presidente della Camera, Gianfranco Fini. Occorrerebbe arrestare qui ed ora questa deriva.
Non è un complotto politico né un catastrofismo perverso e infondato, ma una lucida visione dei fatti. L'esito è nelle mani degli italiani se sapranno essere all'altezza del compito.
(di Eugenio Scalfari, tratto da La Repubblica di domenica 26 luglio 2009)

mercoledì 8 luglio 2009

Alsazia, Linea Maginot, Ardenne, Foresta Nera... e qualche altra simpatica divagazione...

Più una normale (ma lunghetta) "balade" in moto, che un viaggio turistico...

L'idea era quella di tornare in Alsazia (c'eravamo stati alcuni anni fa) e poi seguire la Linea Maginot, vedere le Ardenne per poi rientrare per la Foresta nera.

Avevamo abbozzato un itinerario di massima cercando su internet le posizioni dei forti, dei colli, dei luoghi della battaglia delle Ardenne. Poi siamo partiti, Claudia ed io, sapendo di poter improvvisare mète e divagazioni) infatti ci siamo regalati una sosta sull'Oceano a sud di Calais, dopo aver visitato la spiaggia di Dunkerque). Ecco un breve report scritto per non dimenticare, col tempo, tanti grandi e piccoli dettagli che non meritano di esserlo. E per fornire qualche idea a chi vorrà partire... ed una piccola scelta di fotografie... tra le quasi 2.000 scattate.

Domenica 21 giugno 2009: l'idea alla base di questo giretto in moto era quella di rivedere l'Alsazia (ci siamo stati parecchi anni fa) ed i colli dei Vosgi, e collegarla prima ai luoghi della Linea Maginot, poi con le Ardenne (che nelle grandi foreste hanno visto l'ultima grande offensiva tedesca) per rientrare a sud visitando la Foresta Nera.

Grazie ad internet, consultando report di viaggio, Wikipedia, Google Map & c., abbiamo "buttato giù" nel nostro vecchissimo GPS una bozza di percorso che ci aiutasse a non "perdere la via" evitandoci di doverci fermare troppo spesso per consultare le cartine tradizionali. E anche per saper dove cercare (e trovare) alcune cose da vedere che non volevamo perderci...

Siamo partiti alle 7.30 di domenica mattina. Velocità di crociera i 130 in autostrada. Tranquilli, senza dover fare attenzione ad autovelox e Tutor. L'autostrada è il terreno meno amato dalla Multistrada: troppo piccolo e ravvicinato il cupolino, per proteggere efficacemente ad alta velocità. I 120 o 130 chilometri all'ora invece permettono di non stancarsi troppo. Dopo Domodossola finalmente l'autostrada finisce, e ci dirigiamo verso il Passo del Sempione. L'idea è quella, infatti, di utilizzare il pomeriggio e la mattina successiva per ripercorre i fantastici passi svizzeri che si trovano subito a nord del Sempione e della Val Formazza (Nufenen, S. Gottardo, Furka, Grimsel, Susten)

Il Passo del Sempione, tra l'altro, non l'avevo ancora affrontato, quindi diventa il 252° della Collezione!

In realtà non è che mi abbia affascinato più di tanto. Come tracciato è veloce ed abbastanza banale. Cmq una volta in Svizzera compriamo la vignetta per il trasferimento previsto all'indomani, facciamo quattro chiacchiere in un'area di sosta con una coppia italiana a bordo di una fiammante Stelvio bianca (Claudia ha ancora un debole per quella moto) e poi ci dirigiamo verso il Nufenenpass.

Salire al Nufenen è sempre molto bello, ma oggi fa anche un gran freddo. Indossiamo tutto quello che abbiamo (d'altronde lo sapevamo che, vestiti con abbigliamento molto leggero per visitare i paesi della pianura alsaziana, sui passi avremmo dovuto "bardarci"). Come sempre deludente invece il bar/rifugio in cima: non si può essere in un posto così bello e doversi fare un cappuccino (da 3.30 euro!!!!) con la macchinetta a pulsante del self-service...

Scendiamo quindi senza troppo rimpianto verso Airolo per affrontare la salita sulla Tremola, lavecchia strada del San Gottardo. Bellissimo! I tornanti si affrontano con calma, visto l'acciottolato di sampietrini, ma il fascino di questo tracciato è impagabile. Incontriamo anche la vecchia carrozza trainata da cavalli bianchi, ed il traffico automobilistico sulla "vecchia" strada è ridottissimo. In cima però ci accoglie il maltempo: le nuvole chiudono ogni panorama e addirittura sulla visiera vediamo qualche fiocco di neve. Il vento aumenta e ci consiglia di scendere in fretta. Scegliamo Andermatt, dove troviamo un'ottima sistemazione, in centro, presso la Gasthaus Zum Schwarzen Baren che ci mette anche a disposizione il garage per la Multistrada.





Lunedì 22 giugno 2009: da ieri sera non ha ancora smesso di piovere. Non è una pioggia intensa: certo, sarà un peccato non trovare strada asciutta, ma non pensiamo a problemi particolari. Indossiamo le antipioggia e ci dirigiamo verso il Sustenpass (è l'unico che siamo riusciti a percorre solo una volta, e già alcuni anni sono passati, quindi è quello che ci interessa di più. Fa freddo, le nuvole basse tolgono parecchio piacere alla vista del paesaggio circostante. Vediamo un cartello "pericolo ghiaccio" e ci preoccupiamo. Ne abbiamo ben donde: già molto prima della cima comincia a nevicare, poi vediamo che la neve riesce anche ad attaccare in alcuni punti. In cima, oltre al freddo pungente, una sorta di tormenta di neve ci fa decidere di ripartire molto ma molto in fretta... e di abbandonare l'idea di proseguire il giro dei passi... Furka e Grimsel li rivedremo un'altra volta.

Anche una volta scesi a quote più basse il maltempo non ci molla: acqua a volontà e temperatura che non ha nulla del secondo giorno d'estate. Avevo puntato sul GPS una panoramastrasse svizzera mai percorsa ma al contrario seguiamo l'itinerario più diretto per Lucerna e ci infiliamo in autostrada prima possibile. In un Imbiss proviamo a rifocillarci non appena i continui scrosci di temporale ci lasciano mezz'ora di tranquillità, poi attraversiamo in fretta Basilea e ci troviamo in Francia. Risaliamo fino a Rouffach e troviamo il sole (che meraviglia togliere l'antipioggia!).

E siccome è presto per cercare un albergo, ne approfittiamo per visitare la splendida cittadina di Riquewihr, con il suo centro meravigliosamente conservato e pedonale, le case in graticcio, le pasticcerie che sfornano loverie a getto continuo. Passeggiare un'oretta sotto il sole (seppur freddo, per la stagione) ci fa rinascere.

Dopo un buon dolcetto alsaziano riprendiamo la moto e raggiungiamo Ribeauvillè, dove avevamo deciso di far base almeno per un paio di giorni. Avevamo infatti individuato un paio di Logis de France interessanti. Lo Cheval Blanc è nella parte antica e "pittoresca" di Ribeauvillè. Là: la stanza è nostra per due giorni. E la cena si rivela veramente notevole.








Martedì 23 giugno 2009: facendo tappa per due notti allo Cheval Blanc non dobbiamo fare le valigie... e viaggiamo quindi leggeri. Meglio, perchè oggi si guida: abbiamo infatti deciso di vedere come sono le strade dei Vosgi. A casa mi sono preparato un anello di circa 300 chilometri e sono certo di incontrare sul percorso almeno una decina di colli... (in realtà saranno ben 14, portando la Collezione a quota 266!!!).

Dopo l'ottima colazione partiamo quindi per il Col Haut de Ribauvillè, poi puntiamo sul Col de Bagenelles (il che ci fa perdere mezz'ora di tempo a causa del traffico dovuto alla fiera di S.te Marie). Dopo il Bonhomme puntiamo a sud per Gerardmer e Comimont (questa è la parte meno bella del percorso: sono zone dove il turismo legato allo sci invernale, soprattutto fondo, hanno rovinato e cementato molto l'ambiente). Ma in mezzo ai Vosgi le strade sono immerse tra i boschi, i paesi sono rari e quasi mai ci si trova di fronte a limiti di velocità che riducano quelli generali. Ballon d'Alsace e Grand Ballon regalano panorami di notevole bellezza, la salita al Col de Bramont è una vera e propria pista con curve raccordate e guidabili. Quasi ovunque noto le protezioni sotto i guardrail... evidentemente qui, soprattutto nei week-end, i motard locali sfogano la loro passione...

Ecco l'elenco dei colli (in ordine): Col Haut de Ribeauvillè, Col de Bagenelles, Col du Prè de Raves, Col du Bonhomme, Col de Grosse Pierre, Col du Menìl, Col du Ballon d'Alsace, Col du Schirm, Col de Hundsruck, Col Amic, Le Grand Ballon, Col du Bramont, Col de Platzerwales, Col de la Schlucht

Il freddo però, in questo strano inizio d'estate, in quota è ancora molto ma molto pungente, rovinandoci un po' il gusto delle soste ad ammirare gli splendidi panorami. Questa zona comunque è veramente bella se si amano le foreste ed i grandi spazi selvaggi...

Oltre all'interminabile sequenza dei colli e lo splendido percorso della Route des Cretes dobbiamo anche annoverare alcune altre chicche di valore mototuristico: la diga ed il lago di Alfeld (Barrage d'Alfeld, costruita tra il 1884 ed il 1887) il centro di Thann, la Necropoli Nazionale di Le Vieil Armand dedicata ai caduti francesi della Prima Guerra Mondiale.

Cmq la doccia bollente una volta arrivati a Ribeauvillè, l'ottimo Gigot d'Agneau con tortino d'orzo e zuppa bollente di cavoli con formaggio fuso offertaci dallo Chaval Blanc ci fanno rinascere. E darci la forza per una passeggiata serale in questo splendido paesino dominato dagli immensi nidi delle cicogne sulle case...











Mercoledì 24 giugno 2009: torniamo a fare le valigie. L'idea è quella di rimanere in zona, ma di essere poi liberi di allontanarci da Ribeauvillè se le cose da vedere e le strade da percorrere si rivelassero meno interessanti o più veloci del previsto. Prima fermata è Hunawihr. La mattinata ci offre finalmente un clima gradevole, un sole che scalda e quindi è molto piacevole passeggiare attorno alla chiesa fortificata ammirando peraltro le piantagioni di vite che si estendono a perdita d'occhio tra le dolci colline, sulle quali, ovviamente, da ogni anche minimo "cucuzzolo" spunta un castello, una torre, un piccolo forte. Zone contese, zone ricche: sono state difese e conquistate per secoli grazie alla forza delle armi.

Dopo Hunawihr facciamo rotta per Kaysersberg, che ci è piaciuta veramente molto. Antica città imperiale, è molto piacevole ammirare i giochi d'acqua attorno al ponte fortificato, alle mura del castello, le numerosissime case in graticcio. E a non avere problemi di bagaglio (nè di guida, visto che è mattina presto), ci sono moltissime cantine che offrono degustazioni e bottiglie di vino a prezzi vantaggiosi! Noi ci limitiamo ad acquistare qualche souvenir poco ingombrante... e resistiamo anche alla tortura dei profumi che si sprigionano dalle tante pasticcerie!

Evitiamo Mulhouse, in quanto città grande che diamo per 'già vista' vent'anni fa, e raggiungiamo, nel centro di Colmar, il quartiere della 'Piccola Venezia' (Petite Venise). E' una zona molto pittoresca, dove in alcuni angoli avresti veramente voglia di fermarti a lasciar scorrere il tempo placidamente, come le acque dei canali che regalano a questo quartiere il fascino della più famosa città lagunare...

...ma la moto è già pronta a ripartire, la prossima mèta è Neuf Brisach. Avevamo letto in una guida turistica che Neuf Brisach è un villaggio classificato nel patrimonio mondiale dell'UNESCO e che per Luigi XIV 'di tutti i diamanti della corona di Francia, il più bello è la fortezza del Reno".

Ora, che questa città-fortezza costruita nel XVII secolo sia stato uno dei più bei capolavori di architettura militare realizzati da Vauban non lo mettiamo in dubbio, però oggi, nel 2009, abbiamo trovato una Neuf Brisach poco curata, con le erbacce alte che ti impediscono di camminare sui bastioni, case e strade ben poco curate, bar e ristoranti desolanti. E' mezzogiorno: una salade (pessima) in un bar/brasserie sulla polverosa piazza d'armi e la Multistrada riparte...

Seguiamo in direzione nord il percorso del Reno, sperando di poter ammirare il grande fiume. Ma approdi commerciali, la ferrovia, gli altissimi argini rendono impossibile apprezzare il lungo-Reno dalla moto: facciamo una fermata e saliamo la ripida scalinata che ci porta in cima all'argine. La portata è imponente, così come il traffico di battelli e chiatte commerciali. Come sono diversi i nostri fiumi!

Nei pressi di Marckolsheim decidiamo di rientrare verso l'Alsazia, non prima di aver dato un'occhiata alla Casamatta 35-3 dove è stato realizzato un Memoriale/museo dedicato alla Linea Maginot del Reno. Non entriamo al museo, ma i reticolati, i crateri dei bombardamenti ed il cemento armato scheggiato della casamatta ci colpiscono ancor più dei mezzi militari esposti nel piazzale.

Dopo queste ore di pianura abbiamo voglia di guidare qualche ora: ripassiamo Ribeauvillè, troviamo (il nostro GPS della Mutua deve aver avuto uno sbalzo di pressione) una stradina sterrata in mezzo ai vigneti, ma poi mettiamo finalmente le ruote sull'ottimo asfalto e le belle curve della strada che porta al Col de Fouchy.

Siamo di nuovo (finalmente) tra i boschi, e abbiamo lasciato la civiltà. Ecco il Col d'Urbeis, il Col du Hantz, il Col du Donon.

Dopo il Col du Donon, mentre già siamo in direzione Obernai e pensiamo a cercare un alloggio accogliente ed un buon ristorante per la cena, non possiamo non fermarci: troviamo il Campo di Concentramento nazista di Schirmeck-Labroque. Ormai è tardi per una visita, ma anche 'dal di qua' del reticolato, la vista delle casermette di legno, dei fili spinati, delle torrette delle guardie è qualcosa che tocca nel profondo ognuno di noi. Ed il rullo compressore a trazione umana esposto sulla strada ci fa andare a tempi in cui una ideologia razzista e totalitaria azzerò la dignità umana.

Ma poi raggiungiamo la pittoresca Obernai, dove i locali all'aperto, nell'unica strada pedonalizzata del centro, sfornano pietanze tipiche appetitosissime, e le mura illuminate, di notte, rendono romantica anche la passeggiata digestiva obbligatoria...














Giovedì 25 giugno 2009, a nord-ovest di Obernai c’è Forte Mutzig: la cui costruzione è stata iniziata nel 1893 dall’imperatore Guglielmo II all’epoca in cui l’Alsazia era ridiventata tedesca. La biondina del punto informativo è graziosa e dolcissima, ma non ci convince ad investire due ore e mezza nella visita al forte quasi completamente interrato. La giornata è splendida per viaggiare in moto. Arrivano degli appassionati di opere militari e noi ci sganciamo. Come ho scritto in premessa, queste due settimane sono una balade, un giro in moto che tocca alcuni punti interessanti che gli danno un senso compiuto, ma non una visita turistico/culturale... (questa è una riflessione che facevo, tra me e me, mentre ripartito da Forte Mutzig mi trovavo a guidare per chilometri e chilometri su stradine secondarie in mezzo alla desolata campagna dell'Alsazia del nord, dove le viti lasciano il campo alle coltivazioni estensive e la presenza umana si fa più rarefatta...).

Dopo il Col de Saverne ci ritroviamo nuovamente in mezzo alle foreste, che ci avvolgono per chilometri. Siamo in direzione per La Petite Pierre, ma facciamo una piccola deviazione per vedere le 'Case trogloditiche' (così era indicato nel cartello stradale) di Graufthal.

La Petite-Pierre è un’antica piazzaforte circondata da un magnifico ambiente montano nel Parco Naturale Regionale dei Vosgi del Nord. La città è un’antica piazza forte che sorvegliava l’altopiano lorenese. E' un posto tranquillo e molto pittoresco in mezzo a ettari ed ettari di foreste. Rispetto alla bellezza del luogo c'è anche fin troppo poco turismo... (ma per chi volesse fermarvisi, fuori dalle mura della cittadella abbiamo visto due Logis de France).

Noi facciamo rotta su Haguenau, la città dove fu stanziata la Compagnia Easy della serie Band of Brothers dopo la Battaglia delle Ardenne... Qui ritroviamo la civiltà, i bar e le brasserie aperte nella zona del centro pedonale, gli studenti ed i turisti che azzannano baguette immense tranquillamente piazzati sulle panchine. Noi acquistiamo qualche pasta molto ma molto attraente, un paio di bibite fresche, ma riprendiamo la moto per andarcele ad assaporarle con calma all'ombra di grandi alberi in un'area di sosta della nazionale che ci condurrà verso Hatten. In quest'area di sosta dividiamo l'ombra e poche parole con un motociclista scozzese che, da solo, con la sua Caponord rientrava verso casa dopo una decina di giorni tra Ardenne ed Alsazia.

Dalle parti di Betschdorf troviamo un'altra casamatta della Maginot, la Esch.

Ora la foresta ha lasciato definitivamente spazio ai pascoli e agli ampi fondi coltivati. Hunspach è un tipico villaggio alsaziano della Strada dei vini, classificato fra i più bei villaggi di Francia. In effeti è molto pittoresco e ben conservato, ma non pensate che vi sia turismo: forse riuscireste a trovare un ristorante/caffè!

A poca distanza da Hunspach troviamo il Forte di Schoenenbourg, il più potente della zona del nordest e lui, questa volta, di nuovo ben nascosto in una buia foresta.

E' ormai pomeriggio inoltrato: dedichiamo mezz'ora ad una passeggiata a Wissembourg: poi, visto che il caldo è arrivato, proviamo a guidare un altro po', affrontando il Col du Pigeonnier ed il divertente Col du Pfaffenschlick.

Poi un altro forte della Linea Maginot: Four a Chaux di Lembach e, a Bitche, una cittadella fortificata che domina il paese. Avremmo anche pensato di fermarci qui, ma nonostante le dimensioni da cittadina non proprio piccola, un albergo non siamo proprio riusciti a trovarlo. Così prendiamo una nazionale, diamo un'occhiata veloce a Fort Simserhof ed arriviamo alla città di Sarreguemines che è quasi ora di cena... La città, a parte il lungo fiume con i suoi battelli turistici, non è granchè (ed un po' troppo grande per i nostri gusti) però l'Hotel Union è un Logis de France di buon livello, anche come ristorante. Peccato che qualcuno del personale abbia occupato abusivamente con la sua auto il garage che ci era stato assegnato in omaggio per la moto e non l'abbia liberato prima che andassimo a nanna (comunque il parcheggio dell'albergo era lo stesso molto tranquillo).
















Venerdì 26 giugno 2009: ripartiamo da Sarreguemines di buon'ora, dopo la solita abbondante colazione. Sappiamo di dover affrontare un trasferimento anche autostradale per passare velocemente la periferia e la zona industriale di Saarbrucken.

Ci colpisce la facilità con la quale si passa il confine franco-tedesco: sono giorni che viaggiamo tra cittadelle fortificate, forti, bunker costruiti negli ultimi 600 anni ed ora, da quasi un decennio, l'unico segnale del confine è un cartello blu, con le stelle dell'Unione Europea, con scritto Bundes Republik Deutscheland. A pensarci c'è da avere la pelle d'oca per quello che (finalmente) gli europei sono riusciti a fare: sopportarsi, poi unirsi, poi far sparire le barriere e provare a costruire una vera grande Europa. E' una sfida storica, che troppo spesso noi europei sottovalutiamo, indebolendola. Eppure qui, tra i forti sbrecciati, i carri armati sforacchiati, le cittadelle fortificate che sono costate così tante energie, risorse, fatiche, questo risultato ha un sapore nuovo, più forte, più bello!

Bando alle ciance: dopo Saarlouis svoltiamo in direzione Siersburg e ci ritroviamo in Francia. E poco dopo Veckring ecco spuntare le colline di Fort Hackemberg

Passiamo velocemente Thionville ed Hettange Grande e troviamo Fort Immerhof, il più vicino al confine con il Lussemburgo.

In realtà, percorrendo le decine di chilometri di dolce e desolata campagna della Mosella, non possiamo non notare bunker e piccole fortificazioni che seguono il confine senza soluzione di continuità. La particolarità di Fort Immerhof è che è praticamente interrato, per renderlo ancora meno vulnerabile, e che sono ancora presenti i reticolati che lo proteggevano dalle avanzate della fanteria... dev'essere terribile ricevere l'ordine di attaccare un obiettivo difeso da fili spinati e mitragliatrici...

In mezzo al nulla, poi, tra la campagna e le colline attorno a Ugny, troviamo anche Forte Fermont, il più settentrionale della Linea Maginot. Sì, proprio in mezzo al nulla, perchè in questi paesini è spesso impossibile trovare anche solo un fornaio, un distributore, un salumiere... un bar! Occorre cercare il paese più grande e lì, magari all'entrata dell'abitato, ecco un SuperU o un Leclerc, con tanto di pompa di benzina nel piazzale... La piccola distribuzione deve essere stata veramente falcidiata in questi anni. Mi chiedo come facciano, anche solo a fare la spesa, le persone anziane o senz'auto!

Noi facciamo rotta su Montmidi. Al SuperU ci compriamo un po' di generi alimentari ed andiamo a pranzare su una panchina nella piazza della splendida cittadella fortificata che domina l'abitato! Economico e divertente.

Dall'alto della cittadella notiamo con preoccupazione, però, anche un fronte nuvoloso molto minaccioso. Indossiamo le antipioggia e passiamo Sedan (giusto un'occhiata alla cittadella fortificata, visto il temporale in arrivo) e passiamo Charleville Mezieures sotto un'acquazzone tropicale.

Troviamo riparo nella sconosciuta ma bellissima Rocroi. La cittadina è tutta all'interno di enormi mura e terrapieni difensivi costruiti, nell'arco di secoli, dagli strateghi francesi (anche l'immancabile Vauban, naturalmente!). Assomiglia molto a Neuf-Brisach, ma il paese, le mura, le installazioni militari sono tenute molto meglio. Nella cittadina c'è vita, negozi, bar. Troviamo un vecchissimo albergo in piazza, l'Hotel du Commerce. Vecchissimo sì, ma la stanza è grande e pulita, e così pure i servizi. La Tartiflette della casa ci scalda dopo i temporali. E spendiamo pure poco.











Sabato 27 giugno 2009: Rocroi è stata una bella scoperta. Siamo in formissima e di buon umore. E visto che non abbiamo investito molto tempo nel visitare forti o bunker, abbiamo deciso di regalarci un saluto all'Oceano. Da qui sono poco più di 200 chilometri!

Il problema è che il primo tratto è molto lento: da Rocroi, per Chimay, Rance, Beaumont... fino a Mons è tutta strada normale. Da Mons finalmente c'è l'autostrada, ma fra Tournay e Lille troviamo una quindicina di chilometri di fila: ci sono dei lavori sulla diramazione per Parigi, e l'ultimo sabato di giugno, evidentemente, scatta l'esodo anche qui in Francia. E' incredibile, però, la sensazione che si prova nel vedere le auto che, al tuo arrivo, si scostano quella di sinistra verso il guard rail di sinistra, quella di destra verso i mezzi in prima corsia! E così, anche se ovviamente a 20 o 30 chilometri all'ora, noi procediamo praticamente senza mettere il piede a terra... Questo rispetto per i motard è solo ed esclusivamente francese! Chapeau, cugini!!!

Arriviamo a Dunquerke perchè voglio vedere con i miei occhi la spiaggia che ha visto la grande operazione di salvataggio del Corpo di Spedizione inglese nel 1940 (e che ha permesso anche a tanti militari francesi di continuare la guerra contro i nazifascisti).

Reso questo omaggio, però, ovvio che Claudia ed io preferissimo cercare un posticino di mare piccolo e pittoresco. Prima di partire avevo visto, pochi chilometri a sud di Calais, due 'capi', Cap Blanc-Nez e Cap Gris-Nez.

Li raggiungiamo con l'autostrada che passa sopra l'imbocco all'Eurotunnel. Scelta azzeccata: la costa che si impenna sulle scogliere n riva al mare, la campagna lavorata, colorata e ondulata a far da contorno all'Oceano... Piccole calette o spiaggette di ciottoli bagnate dal mare. Troviamo una stanza ad Escalles poi passiamo il resto del pomeriggio a goderci i panorami di Cap Blanc-Nez e Cap Gris-Nez. E la sera, ovviamente, Claudia affronta una marmitta di Moules+Frites (cozze più patatine fritte).

Il dopocena è dedicato a passeggiare sulla spiaggia lasciata libera dalla bassa marea a cercare conchiglie ed osservare il tramonto...









Domenica 28 giugno 2009: ieri abbiamo comprato le cartoline, le abbiamo scritte ma... tra sti paesini pare che neppure i tabaccai abbiano mai i francobolli... Vabbeh, le porteremo con noi fino alla prossima tappa. Il trasferimento autostradale questa volta è molto meno caotico e quindi più veloce e tranquillo. Peccato: avevo chiesto a Claudia di, in caso di file ferme in autostrada, girare un filmato sui comportamenti degli automobilisti da mettere su You Tube... ieri non mi era venuto in mente: peccato!

Il Belgio tra Mons, Charleroi, Marcinelle non mi esalta. Siamo in zone minerarie, ma le strade principali e l'arredo urbano sono molto somiglianti alle nostre strade più brutte: mercatoni e capannoni industriali senza soluzione di continuità, aree di sosta non eccezionali, molti limiti di velocità e pochi spazi aperti.

Per fortuna poi iniziano le Ardenne. Giochiamo a rimpiattino con il confine franco-belga e pranziamo al sacco sotto la Rocca di Givet sulle sponde della Mosa, poi seguiamo il corso del grande fiume con il suo continuo andirivieni di battelli di ogni tipo e dimensione.

La strada che porta a Dinant è molto, molto bella: non per le curve, ma per gli scorci che regala la Mosa.

Giungiamo a Dinant, purtroppo, in mezzo ad una sagra o a una fiera. E' un caos di auto e moto parcheggiate ovunque, e ovunque una folla di visitatori. Ci basta quindi guardare la splendida fortezza che domina la cittadina (punto più a sud raggiunto dall'offensiva tedesca nelle Ardenne), poi fuggiamo in mezzo alle foreste e alle colline, dove un dedalo di strade e piccolissimi borghi contadini mettono a dura prova il senso d'orientamento persino di chi è dotato di un GPS (seppure della Mutua!).

Anche ad Hotton c'è una festa paesana, ma qui c'è meno folla. Facciamo due passi e ci gustiamo le evoluzioni di una sorta di corsa a staffetta su strani macchinini a pedali (dove gli equipaggi composti da ragazze, stranamente, ricevono sempre spinte ed aiuti in salita).

Ma per la sosta notturna cerchiamo un paesino più vivo: troviamo La Roche en Ardenne, con la sua rocca, le tante brasserie aperte, un pubblico molto giovane di appassionati di mountain-bike. E' un paesino molto accogliente e pittoresco. Troviamo anche i francobolli: le cartoline dell'Oceano le spediremo dalle montagne del Belgio!











Lunedì 29 giugno 2009: ripartiamo da La Roche en Ardennes dopo aver scattato un paio di foto al tank inglese Achilles posto ad un ingresso della città.

Queste sono le Ardenne che mi aspettavo: bellissime. Boschi, pascoli, boschi, pascoli... e solo ogni tanto un paesino o una valle con i campi coltivati.

Anche la periferia di Bastogne è ben poco invadente: arrivi subito sulla Grand Rue ed in Piazza Mc Aluiffe, dove fa bella mostra di sè uno Sherman con la blindatura posteriore sforacchiata da un colpo anticarro...

Facciamo rotta verso nord per dare un'occhiata al parco delle Hautes Fagnes. Boschi, pascoli, boschi, pascoli... qui in mezzo troviamo anche una concessionaria Kia dove cambiamo la lampadina fulminata della Multistrada (maledette H7... le monta anche la mia auto e ne consumo a manciate...).

Boschi, pascoli, boschi, pascoli... passato il Col du Rosier raggiungiamo Spa, dove in una Brasserie un po' fighetta con i tavolini sotto i tigli di fronte al Casinò, ci regaliamo un'ottima e fresca salade ammirando la fauna locale (molto carine le ragazze di Spa)!

Raggiungiamo il verdissimo Parco delle Hautes Fagnes (poteva non essere verdissimo un parco da queste parti?), sostiamo ad ammirare la diga e l'invaso del Lac de La Gileppe ma poi... mentre girovaghiamo praticamente senza meta tra le strade alte ed in qualche caso anche panoramiche del Parco... ecco il solito nuvolone pomeridiano che ci raggiunge, scaricando peraltro non una tranquilla pioggerellina, ma pioggia a catinelle.

Visto che non è divertente visitare un Parco sotto l'acquazzone, e neppure le belle strade delle Ardenne sono godibili in queste condizioni, decidiamo di anticipare il trasferimento in direzione Foresta Nera. Non ci arriveremo certamente entro questa sera, ma quando sarà ora di cena un albergo lo troveremo.

In effetti in mezzo alla Germania agricola non è che ci siano molte sistemazioni. Notiamo però un'insegna Hotel vicino ad un'uscita autostradale a Nonnweiler e l'Hotel Simon si dimostrerà una scelta fortunata, con un'ottima sistemazione, tanta gentilezza ed anche una buona cucina. Se poi fossimo stati degli amanti della birra, la sera nel BierGarten dell'albergo si trovava praticamente tutto il paese (ma senza urli o schiamazzi, qui siamo nella civile Germania) a bere la locale BitBurger!












Martedì 30 giugno 2009. Ottima sosta, l'Hotel Simon. E la colazione è strepitosa: credo che qui in Germania potremmo anche saltare definitivamente il pranzo...

Autostrada fino a Bann, belle strade in mezzo alle foreste nella zona di Ramstein ed in direzione di Rinthal. Poi, praticamente ad un tratto, si torna in Alsazia, con le case a graticcio, le colline morbidissime coltivate solo a vite, il sole che scalda parecchio.

A Kandel troviamo casualmente anche un vero caffè italiano (ma in questi giorni ci eravamo anche abituati a bere il caffè lungo in tazza grande che usa al di fuori dell'Italia).

Attraversiamo il Reno nei pressi di Wintersdorf e ci pappiamo un semplice panino sulle rive del grande fiume, osservando il traffico di chiatte e battelli che entra ed esce dalle immense chiuse regolatrici di livello.

Ci dirigiamo verso Baden-Baden, e qui riusciamo senza problemi ad individuare le indicazioni per la Schwarzwald Hohestrasse (la strada alta della Foresta Nera).

Molto bella, tutta, la Schwarzwald Hohestrasse, peccato che il romantico hotel sulla riva del MummelSee sia bruciato nel corso dell'inverno, e che la riva del piccolo laghetto alpino sia un enorme, polveroso e chiassoso cantiere per la ricostruzione.

Freudenstadt è un centro molto carino ma un po' troppo grande e trafficato per i nostri gusti. Altensteig con i suoi vicoli in pendenza e le case che sembrano sospese nel nulla merita sicuramente una sosta. Dopo ci dirigiamo verso Calw, ma troviamo questa una deviazione troppo lunga e su strade trafficate e non particolarmente divertenti... a Calw poi c'è un gran caldo ed un gran traffico... insomma, torniamo verso sud e capitiamo ad Horb am Neckar. Siamo in moto da tanto, vediamo una bella insegna nella parte alta della cittadina (della quale non sappiamo assolutamente nulla) ma decidiamo di fermarci.

In effetti il paese non pare avere alcun flusso turistico, però è molto carino, con case, torri e chiese medioevali molto ben tenute e strade scoscese tra parte vecchia e parte nuova. La Gasthof ha quattro o cinque secoli, ma le stanze sono grandi e riammodernate di recente. Il menù è semplice e veramente tipico. Si mangia nella sala che è un po' il ritrovo della parte alta del paese, in pochi enormi tavoloni dove ti capita di avere, all'altro lato, anche altri commensali. Beh, anche questa sosta la consideriamo ottima. Da questo punto di vista questo viaggio non ci sta assolutamente deludendo!









Mercoledì 1° luglio 2009: rientriamo nel cuore della Foresta Nera turistica. Già a Glatt vediamo alberghi e bar che a Horb sarebbero stati improponibili.

Schiltach in questo senso è molto carina, con il centro scosceso in acciottolato, il placido corso del torrente con le panchine, le concerie delle pelli con le finestre aperte a far essiccare le lavorazioni...

Dirigiamo per Villingen (ma senza entrare in centro) e poi per Donaueschingen dove è molto facile seguire le indicazioni per la Donauquelle, ovvero la Sorgente del Danubio.

Furtwangen, Triberg, Schonach... ecco la strada degli orologi a cucù famosi in tutto il mondo. Claudia riesce addirittura a stipare nel bauletto un orologio di costruzione artigianale acquistato da Rombach & Hass a Schonach... (a parte il nome niente di fighetto: è un vecchio laboratorio artigianale dove due ragazzi continuano il mestiere tradizionale del posto)

Finalmente la PanoramaStrasse. Ce ne godiamo una bella fetta asciutta, ma già in veloce fuga dalla nera perturbazione in arrivo... poi ovviamente ci raggiunge e, di nuovo, pioggia a catinelle, fino al TitiSee. Allora proseguiamo fino al meno turistico ma più tranquillo SchluchSee...











Giovedì 2 luglio 2009: come tutte le mattine, ecco il sole. A pochi metri dagli alberghi di SchluchSee siamo già nella Wilderness delle foreste e dei campi di fattorie che rasentano la perfezione. Ogni tanto, scherzando (ma scherzando davvero?) Claudia mi chiede se stiamo attraversando un campo da golf. No. Sono i campi ed i pascoli delle fattorie tedesche. Che fanno a gara con i campi delle fattorie svizzere per perfezione. In questa gara gli austriaci rischiano addirittura di rimanere terzi a vita...

Strada ancora piacevole fino a Stuhlingen (però troppe volte si è in paese e quindi limitati a 50 chilometri all'ora...), nei pressi della quale si entra in Svizzera. Direzione Sciaffusà. Prendiamo l'autostrada (tanto abbiamo la vignetta) fino a San Gallo poi, dopo Au, usciamo a Widnau, entrando da lì a poco in Austria.

Per risparmiare la vignetta austriaca decidiamo di stare su strade normali, ma il traffico di Feldkirch e Bludenz ci mette a dura prova, sapendo che ci aspetta la Silvretta e che nel tardo pomeriggio piove tutti i giorni.

Comunque a Bludenz troviamo finalmente le indicazioni per la Silvretta HochapAlpenstrasse ed entriamo in Paradiso. Mucche, cavalli, tornanti, neve, laghi, ghiacciai... Questo è il mio ambiente. Qui mi sento meglio. Ho visto altre strade, molte mi sono piaciute, ma solo questi monti così alti che ti guardano dall'alto e che si fanno osservare, amare, ammirare, ogni volta che salgo sulle Alpi... beh, io in mezzo a queste Montagne ci sto bene!

Pranziamo al self-service con il terrazzo sul lago in cima alla Silvretta, poi anche se comincia a spiovigginare sono comunque soddisfatto!

Perdiamo un po'di tempo dopo Ischgl in attesa che i boscaioli liberino la strada, poi per evitare il traffico di Landeck, utilizziamo la bella deviazione alta di Tobadill.

Poi il PillerHohe (strada splendida) e infine la sosta a Wenns.












Venerdì 3 luglio 2009. C'è una strada che non ho mai percorso. Ci sono passato vicino molte volte, ma una volta pioveva, un'altra non avevo tempo... insomma, è ora di percorrerla, anche perchè è una delle strade asfaltate più alte d'Europa: è la Gletscher Strasse, la strada dei Ghiacciai che parte da Solden.

Questa volta abbiamo fortuna: il tempo visto da Wenns non prometteva nulla di buono, invece tiene.

Paghiamo sorridenti gli 8 euro e saliamo, saliamo, saliamo... al bivio in alta quota, tenendo la destra si raggiunge il ghiacciaio a quota 2800. A sinistra di imbocca il tunnel che sbuca nei pressi di Tunnelausgang Sud (che fantasia: significa 'Uscita dal tunnel sud') a 2829 metri. Il panorama è... glaciale, ma merita, anche se in quota è tutto un cantiere per predisporre le piste per l'inverno (qui partono le discese mondiali di Solden).

Scendiamo a quote più 'umane' ma sempre piacevolissime e pago volentieri gli 11 euro della Timmelsjoch Hochalpenstrasse... è sempre una delle mie preferite. Per la bellezza dell'ambiente circostante, per la splendida strada posata sui massi di origine glaciale nella parte austriaca.

Scendiamo e decidiamo di passare l'ultima notte del nostro giretto sullo Stelvio. E' ancora lontano, ma evitiamo il pranzo per gustare il classico paninazzo wurstel-senape-crauti che l'omino in cima ci offrirà assieme ad un quartino di vino.

La salita allo Stelvio la faremo sotto un forte temporale, ma il tempo di prendere la stanza al 'Genziana' e sbafare i panini, il sole fa di nuovo capolino..

Per asciugarci ci facciamo tutto l'Umbrail fino alla Val Mustair e ritorno, poi stiamo a zonzo per lo Stelvio in attesa che non rimangano solo i pochi ospiti dei pochissimi alberghi... la cena al Genziana ci mette di buon umore nonostante il rientro si avvicini. E dormire lassù, in quel silenzio glaciale, con il tetto dell'albergo che ancora è in pieno disgelo... è troppo, troppo bello!













Sabato 4 luglio 2009: tornare a casa è la parte che mi piace sempre meno.

Claudia ed io ci siamo goduti un sacco queste due settimane. Nessun impegno, nessuna prenotazione, nessuno con cui doversi mettere d'accordo su un itinerario, su una sosta, su una mèta. E' stato un giretto in moto allungato estremamente rilassante. Fai le borse, colazione, parti, ti fermi dove e quando vuoi, se e quando ne hai voglia.

Quattrodici giorni sempre insieme, complici nelle piccole scelte e uniti da una sella, un interfono, una passione. Credo che una passione in comune possa veramente fare bene anche alla vita di coppia. Ripartirei subito!!!

Comunque scesi dallo Stelvio ci siamo recati in pellegrinaggio a Bormio presso la Ditta Peloni (quella del Braulio). Ma sono pigri: lo Show Room apriva alle 10, e noi avevamo voglia di salire al Gavia, che con i suoi panorami è sempre uno dei passi più belli delle Alpi.

Siamo rimasti per un bel po' in cima al Gavia... forse perchè non trovavamo la forza di ripartire verso casa

Il viaggio finiva lì, perchè il Tonale è ormai una pista per smanettoni in un ambiente montano rovinato e violentato da palazzi e costruzioni oscene... beh, dopo c'è solo l'autostrada, che ci porta a casa. E poi tre lunghi giorni di lavoro per sistemare questa pagina... ma un giretto in moto di quasi 5000 chilometri, meriterà pure un report sul sito di Gattostanco, no?










Gattostanco, 8 luglio 2009