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mercoledì 17 gennaio 2024

FUORI I BIGOTTI DALLA VITA POLITICA ITALIANA!!!


Più di 7 italiani su 10 sono a favore di una legge sul fine vita, ma veniamo ancora tenuti in ostaggio da bigotti e clericali.

Ieri in Veneto, in Consiglio regionale è stata bocciata una legge sul fine vita, la legge veneta di iniziativa popolare sul suicidio assistito. Legge regionale, che avrebbe dovuto regolamentare quanto già stabilito dalla Corte Costituzionale, e cioè che un cittadino ha diritto a scegliere se morire, in presenza di quattro requisiti: patologia irreversibile, trattamenti di sostegno vitale; sofferenze fisiche o psicologiche insopportabili. E in grado di esprimere un libero consenso.

Forza Italia e Fratelli d'Italia hanno votato contro, come sempre al soldo del Vaticano. Bigotteria pura, ignobile, cialtrona, vergognosa. La lega si è divisa.

Ma un solo voto ha fatto la differenza: la consigliera PD Anna Maria Bigon, bigotta clericale, non ha votato a favore. E alla legge, per passare è mancato solo un voto.

I bigotti, da sempre, hanno infiltrato ogni schieramento politico. 

E' necessario che tutti noi ci si impegniamo ad espellere i bigotti dai partiti, sia del centro destra che del centrosinistra.

E' necessario boicottare la chiesa, fare in modo che i ragazzi non vadano a catechismo, non seguano l'ora di religione. Che sempre di meno l'8 per mille vada al vaticano.

La chiesa cattolica è il cancro per le nostre libertà civili.

sabato 13 agosto 2011

Eliminare qualche festa va bene, ma non solo quelle laiche!

Ci sono rimaste solo 3 (TRE) feste laiche sul calendario, e tutte con un significato importante per questo Paese.
Può anche starci, in casi eccezionali, l'esigenza di passarle di domenica.
NON ci sta, però, passare di domenica quelle e continuare a festeggiare l'8 dicembre (l'immacolata concezione di chi?), tutti i santi (ma quali? Tutti quelli che si inventa il Vaticano... anche Pio IX e Pio XII... o l'oscurantista Woytila?) o delle migliaia di santi-patrono di ogni cazzutissimo paesino...
Da italiano, da laico, pretendo almeno pari dignità (ed è già una concessione molto larga): quindi sia immediatamente convocato il Vaticano per discutere lo spostamento alla domenica di qualche festività legata al credo cattolico. Gattostanco

mercoledì 20 maggio 2009

Ottopermille e cinquepermille

Mi sento meglio. Ho firmato la dichiarazione dei redditi ed apposto due firme:
- quella per l'otto per mille alla chiesa Valdese (direte voi: "Ma tu non sei ateo?" Sì, è vero. Ma visto che una buona parte dei quattrini che vengono disposti a favore dello Stato Italiano, poi, passano a iniziative della chiesa cattolica, mi pareva che la decisione più giusta fosse questa. I Valdesi tutto quanto ricevono spendono veramente e solo in iniziative benefiche... quindi...)
- il cinque per mille l'ho devoluto all'UAAR. Sì, l'Unione Atei Agnostici Razionalisti. A mio parere c'è infatti molto bisogno di battaglie laiche in questo Paese www.uaar.it
Se vi serve qualche informazione indipendente su come viene diviso e poi utilizzato l'otto per mille: http://www.occhiopermille.it

giovedì 19 marzo 2009

Poche parole... molta vergogna

Non c'è molto da dire. Questo commento di ElleKappa su "La Repubblica" di oggi mi pare sufficiente. E, se ci pensiamo, può estendersi ad ogni azione della chiesa cattolica e di un governo Berlusconi che si sta comportando oggi con Ratzinger come ieri con Bush: prostrandosi senza ritegno, senza dignità, in nome del Popolo Italiano ma ignorando il comune sentire dello stesso Popolo che, purtroppo, ha dato la maggioranza a questa Maggioranza.
E chi ha un po' di testa e di rispetto per la Libertà di coscienza, per la Laicità dello Stato, per il rispetto delle Regole delal Democrazia, ovviamente, si vergogna.

lunedì 9 marzo 2009

Una chiesa sempre più oscurantista, isolata, incomprensibile

Notiziuola dal Brasile: "la chiesa cattolica brasiliana ha scomunicato i medici che qualche giorno fa hanno autorizzato l'aborto ad una bambina di 9 anni rimasta incinta in seguito alle violenze sessuali subite dal patrigno.
"Chi ha realizzato l'aborto è stato scomunicato, si spera che queste persone, in un momento di riflessione, si pentano", ha dichiarato alla stampa l'arcivescovo di Recife, José Cardoso Sobrinho. I medici di Recife, nel nordest del Paese, hanno praticato l'aborto dopo aver stabilito che la bambina rischiava la vita se avesse portato avanti la gravidanza e partorito i gemelli che aveva in grembo, ed i Brasile l'aborto è permesso in casi di supro o pericolo di morte per la donna (la bambina, in questo caso).
L'arcivescovo ha sottolineato invece che "la legge di Dio è al di sopra della legge umana. Quando una norma promulgata da legislatori umani va contro la legge di Dio perde qualsiasi valore".
Beh, se questa è la legge del suo dio se la può tenere. E a mio parere questo tronfio arcivescovo può tenersi anche il suo dio.
Questo caso è l'ennesima prova di come, ormai, la chiesa cattolica abbia scelto la linea dello scontro frontale con la libertà dei cittadini (e anche del buon senso, mi apre) e quindi in ogni Paese civile occorra alzare la guardia a difesa della laicità dello Stato, pena il ritorno agli stati governati dalle leggi religiose e dagli ayatollah del Vaticano, e alla limitazione dei diritti dei non credenti o dei diversamente credenti.
Ci sono momenti in cui mi chiedo come delle persone adulte e con un cervello funzionante seguano ancora gli insegnamenti della chiesa cattolica. E credo che per i medici di Recife, quella scomunica sia da incorniciare, perchè l'attestazione di aver operato a difesa del diritto e dell'intelligenza, contro l'oscurantismo medioevale di una chiesa ormai isolata e incomprensibile.
E adesso scomunicate anche noi!Su Facebook è stato costituito il gruppo “Voglio essere scomunicato anch’io!”. Questo il manifesto:
Sono per la masturbazione, per il sesso prematrimoniale, per l’uso del profilattico.
Sono per la decriminalizzazione dell’omosessualità, per l’aborto terapeutico, per l’eutanasia.
Sono per le coppie di fatto, per l’assenza dei crocifissi nelle scuole, per “libera chiesa in libero stato”.
Sono contro il battesimo ai neonati, contro la confessione dei peccati, contro l’idea di “dogma” e “eresia”.
Sono contro la protezione dei preti pedofili, contro l’Opus Dei, contro il potere temporale della chiesa.
Per aderire al Gruppo “Voglio essere scomunicato anch’io!” vai su Facebook

domenica 1 febbraio 2009

Niente di nuovo dal prete tedesco vestito di bianco e con le scarpine rosse...

Il tedesco vestito di bianco con le scarpine rosse continua imperterrito con le sue ingerenze e le sue pressioni. Anche oggi è tornato sul tema dell'eutanasia e della libera scelta degli individui.
"Siamone certi: nessuna lacrima, né di chi soffre, né di chi gli sta vicino, va perduta davanti a Dio" ha pontificato dal balcone in Piazza S. Pietro.
Ma razza di prete zuccone: lo vuoi capire, sì o no, che ci sono miliardi di persone che NON credono in dio e miliardi di persone che non credono nel tuo dio?
Herr Ratzinger, come al solito, è intervenuto a piedi pari nel dibattito italiano sul caso di Eluana Englaro e nel giorno in cui i vescovi italiani hanno dedicato alla "Forza della Vita nella Sofferenza".
"Gesù soffre e muore in croce per amore. In questo modo, a ben vedere, ha dato senso alla nostra sofferenza, un senso che molti uomini e donne di ogni epoca hanno capito e fatto proprio, sperimentando serenità profonda anche nell'amarezza di dure prove fisiche e morali" come al solito lungi da lui e dai suoi preti, la possibilità di immaginare che qualcuno non creda nelle loro storie.
Lontano da loro la possibilità di accettare la libertà delle scelte altrui.
Uno stato confessionale, dove la legge della sua chiesa schiaccia la legge dello Stato ed i diritti dei non credenti o dei diversamente credenti: questo è il sogno del pastore tedesco...
Gott mit uns (Dio è con noi), d'altronde, non era anche scritto nei cinturoni di quell'esercito che doveva creare un Reich millenario?

Che schifo, Herr Ratzinger!

martedì 13 gennaio 2009

Finalmente: grazie all'UAAR un po' di laicità in giro per l'Italia

Leggo con grande soddisfazione, su La Repubblica di oggi, un articolo di Rita Celi: "Spot sull'ateismo, anche a Genova i busche promuovono l'inesistenza di dio. Dopo Londra, Washington e Barcellona dal 4 febbraio nella città liguredue mezzi pubblici diffonderanno il messaggio lanciato dall'Unione atei". Ne riporto il testo con grande soddisfazione, perchè, finalmente in questo Paese, gli atei riescono a dimostrare che non c'è solo la chiesa, che non tutti condividono le continue ingerenze delle gerarchie vaticane, che una reazione è possibile, che c'è chi sente bisogno di laicità.
"LA CATTIVA notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno". E' questa la versione italiana della campagna a favore dell'ateismo che dal 4 febbraio tappezzerà due autobus pubblici a Genova. Ma sarà solo l'inizio.
O forse la fine di questa promozione dell'incredulità, a giudicare dalle animate polemiche e controffensive religiose seguite alla stessa iniziativa sui bus di Londra, in Spagna, a Washington e anche in Australia, dove è stata bloccata prima ancora di apparire per le strade. Non a caso l'apertura della campagna lanciata dall'Unione atei e agnostici razionalisti (Uaar) partirà da Genova. "E' una specie di sfida atea in casa di Angelo Bagnasco, presidente della Cei" spiega Raffaele Carcano, segretario generale della Uaar.
"Dopo le polemiche sul gay pride di Genova, reo di essere stato fissato per il 13 giugno, giorno del Corpus Domini, e dopo le parole di Bagnasco per ostacolare lo svolgimento della manifestazione, dopo le frequenti uscite del cardinale in materia di scienza, diritti, riproduzione, l'Uaar ha deciso di riprendersi un po' di par condicio. E di fare pubblicità all'incredulità".
Ricorrere agli spot scegliendo di mandare messaggi come se si trattasse di una nuova auto o di un detersivo dà l'idea delle condizioni degli atei costretti a riaffermare la propria presenza di fronte alla pervasività della presenza cattolica. "
La chiesa ha e deve continuare ad avere libertà di parola" prosegue Carcano. "Purché vi sia adeguato spazio anche per chi cattolico non è. Pagando questa campagna pubblicitaria l'Uaar intende riconquistare all'incredulità un po' di quella par condicio che i mass media stentano a riconoscerle", con un messaggio "che vuole invitare a riflettere, con l'aggiunta di un pizzico di fiducia e ottimismo in chiave umanista".
L'idea dei bus atei è stata della British Humanist Association e il successo è stato tale che è stata poi ripresa negli Stati Uniti, in Australia, in Spagna. Come già accaduto all'estero, anche gli atei italiani hanno lanciato una campagna per raccogliere i fondi necessari per estendere l'iniziativa con altri mezzi e in altre città. Reazioni permettendo.
"Non abbiamo idea di cosa ci aspetta perché è sempre difficile fare previsioni" prosegue Carcano. "Per fare un esempio nel mondo dell'editoria, la chiesa non critica i libri di Augias o di Maltese quando escono ma solo quando se ne comincia a parlare, allora si scatenano, come hanno fatto anche con Dan Brown.
Anche noi avremmo potuto lanciare la nostra campagna partendo da Roma, ma abbiamo preferito evitare di fare del facile vittimismo".L'Unione degli atei italiani è quindi pronta e anche curiosa di vedere che tipo di reazioni ci saranno.
"Vedremo cosa succederà nella laica Genova quando gireranno per la città mezzi pubblici che, al posto delle solite pubblicità, incoraggeranno a vivere senza il conforto della fede". Intanto la campagna sull'inesistenza di dio si diffonde nelle metropoli non solo europee.
In Spagna - da oggi a Barcellona, presto a Madrid e Valencia, poi anche a Saragozza, Siviglia e Bilbao - lo slogan è stato tradotto da quello inglese: "There's probably no god. Now stop worrying and enjoy your life" (Probabilmente dio non esiste. Smettila di preoccuparti e goditi la vita).
Il messaggio scelto dalla American Humanist Association per i bus di Washington è "Why believe in a god? Just be good for goodness' sake" (Perché credere in dio? Sii buono per amore della bontà).
In Australia lo slogan creato suona come "gli atei dormono la domenica mattina".
Nella cattolica Spagna i fondi sono stati raccolti dall'Unione atei e liberi pensatori (Ual) attraverso il sito busateo.org ma, mentre a Barcellona la campagna è partita oggi, a Madrid l'associazione degli atei (Amal) sta ancora negoziando l'affitto dello spazio pubblicitario su due autobus urbani con l'impresa di trasporti locale.
A Londra l'iniziativa degli atei britannici ha raccolto donazioni che hanno ampiamente superato le aspettative al punto che la campagna sarà estesa in tutto il territorio nazionale su bus e metropolitane.
Intanto Christian Voice, un'associazione cristiana, ha fatto pervenire una protesta ufficiale alla Advertising Standards Authority (Asa), sostenendo che la campagna viola le leggi sulla veridicità degli slogan perché il messaggio viene "presentato come un dato di fatto e ciò significa che, per non trasgredire le regole, dev'essere provato". L'associazione degli umanisti britannici non si è lasciata intimidire dalla lamentela e la sua direttrice, Hanne Stinson, ha dichiarato: "Mi dispiacerebbe per l'Asa, se venisse richiesto all'autorità di pronunciarsi sull'esistenza di Dio. Se comunque decidessero di aprire un'inchiesta, siamo disposti a collaborare".
Il sito dell'UAAR è: http://www.uaar.it

sabato 3 gennaio 2009

Quando si nega il diritto di morire

Ieri su La Repubblica è stato pubblicato un coraggioso ed ottimo articolo scritto da due genetisti, Luca e Francesco Cavalli-Sforza. Lo pubblico integralmente, perchè ne condivido pienamente l'analisi (i grassetti, nel testo, li ho messi io...).
Il caso Englaro e la necessità di una legge sul testamento biologico
Quando si nega il diritto di morire
SE uno di noi volesse negare a un altro il diritto di vivere (a una donna di partorire, per esempio, o a chiunque di esistere), tutti insorgeremmo, si spera, e cercheremmo, potendo, di impedirglielo. Tant'è vero che in Italia e in Europa non ammettiamo la pena di morte.
Ma se qualcuno rivendica il diritto di morire, glielo si nega, anzi si va a qualunque estremo per rifiutarglielo.
Il caso di Eluana Englaro ci getta in faccia con evidenza macroscopica, anzi spaventosa, questo dato di fatto. Perché una persona non dovrebbe avere il diritto di morire?
Che la persona sia vecchia e malata, tormentata da sofferenze insopportabili, o che sia giovane e sana, nel pieno delle sue forze: anche se avesse ogni ragione di vivere la vita, ma decidesse invece di togliersela, e qualunque fosse il motivo del suo gesto, che diritto avremmo di negarglielo?
Privare se stessi della vita è una follia, d'accordissimo. Ci ripugnerà, non c'è dubbio. Sarà come minimo doveroso fare tutto il possibile per evitare che una persona commetta questa pazzia, darle un supporto che la possa aiutare a scoprire un senso nella vita. Ma se ha deciso di farla finita, con quale autorità glielo si può impedire?
In Italia, ci informa l'ISTAT, 2867 persone si sono uccise nel 2007: quasi 5 persone per ogni centomila abitanti. La vita è l'unico bene che abbiamo, la fonte di ogni altro bene: chi se la toglie lo fa di solito per disperazione o dolore o infelicità intollerabili, perché non sopporta più di vivere. Che sia la rovina economica a portare al suicidio, o il peso delle proprie azioni sbagliate, o un ricatto esterno, o la vergogna, o la semplice alienazione, perché con nulla e nessuno nella vita riusciamo a interagire, o qualunque altro sia il motivo, chi si suicida ha le sue ragioni per farlo, e ciascuna di queste è una sconfitta.
In passato però, e per secoli, ci si è suicidati anche solo per onore (una tradizione che in Giappone è ancora viva). I suicidi imposti da tiranni, come quello di Seneca, non sono stati visti come sconfitte, ma come affermazioni di libertà interiore anche davanti alla morte. Libertà va cercando, ch'è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta, dice Virgilio presentando Dante.Che il suicidio sia una cosa terribile è un'affermazione che ci trova tutti d'accordo: siano più o meno felici o infelici, circa 99.995 italiani su 100.000 non si privano del proprio bene fondamentale. Ma cosa ci dà il diritto di vietare ad un altro di togliersi la vita, al punto di considerare il suicidio un reato?
Se la persona in piena lucidità è determinata a porre termine ai suoi giorni, chi siamo noi per negarle la possibilità di farlo?
Cosa sappiamo della vita e della morte?
Cosa ci autorizza a rifiutare il diritto di disporre della propria morte, mentre riconosciamo il diritto di indirizzare la propria vita?
Chi è religioso invocherà la volontà di Dio, che avrebbe creato l'individuo, ma perché mai questa convinzione dovrebbe valere per chi non vede da nessuna parte la presenza di un Dio?
Che ogni individuo sia libero e responsabile delle proprie azioni: così vogliamo le nostre società. Se lo Stato o la Chiesa o la famiglia o chicchessia pensa di avere qualcosa da dare o da rivendicare, che lo faccia: parli con la persona, dia una mano se può. Ma se non può, o non ne è capace, o quanto fa non serve, che rispetti la scelta dell'aspirante suicida.
Negare la libertà di morire è ridicolo per due ragioni: intanto perché chi vuole suicidarsi prima o poi ci riuscirà, se non è stretto in una camicia di forza o reso incosciente dai farmaci (e, beninteso, ci sono situazioni che lo esigono). Ma nessuno in definitiva può impedirgli di uccidersi, una volta tornato a casa.
Seconda ragione: la nostra morte è certa, già che siamo vivi, anzi è forse l'unica certezza universalmente riconosciuta. Perché mai una persona nel pieno delle proprie facoltà mentali non dovrebbe essere libera di decidere il tempo e il modo della propria morte, anziché affidarli alla natura e al caso?
Chi nasce è comunque destinato a morire. Una società che voglia dirsi civile non può negare ai suoi membri il diritto di decidere della propria morte.
Il testamento biologico, norma di elementare rispetto della libera volontà dell'individuo, è tabù da noi in sede legislativa.
I tentativi di portarlo all'attenzione sono ricacciati come polvere sotto il tappeto. L'idea che una persona possa disporre le condizioni della propria morte, in determinate circostanze - per esempio, se si ritroverà in coma vegetativo permanente - è così controversa da terrorizzare i politici.
Eppure, né i politici, né gli ecclesiastici, né i medici, né nessuno probabilmente, sa che cosa accade o non accade in quello spazio intermedio fra la vita e la morte che è il coma. Nessuno sa se rimanga qualcosa di ciò che consideriamo il nostro io o che chiamiamo "coscienza". Già che nessuno lo sa, perché la scelta non dovrebbe spettare al diretto interessato?
Nella vicenda di Eluana Englaro, in coma da quasi diciassette anni dopo averne vissuti ventidue, si è giunti allo scontro istituzionale, un po' come se la magistratura ordinasse la scarcerazione di un detenuto ma il potere esecutivo lo ricacciasse in cella. Eppure la ragazza, sconvolta dall'analoga sorte di un amico, aveva espresso con forza e con chiarezza ai genitori la sua volontà di non essere intubata, se qualcosa del genere fosse accaduto a lei.
In un Paese dove ogni giorno muoiono in media quattro lavoratori per incidenti sul lavoro, per lo più dovuti al mancato rispetto di norme di sicurezza che i governi non si preoccupano di fare osservare, quale sadismo senza nome può spingere il ministro a tenere in vita chi è prigioniero del proprio corpo e ha espresso, quando poteva, il desiderio di liberarsene? in nome di quale vita? certo non di quelle che si perdono ogni giorno nelle fabbriche e nei cantieri.
Perché il ministro del Lavoro e della Salute non esercita là la sua solerzia?
Bisognerebbe chiedere ai cittadini se il testamento biologico è ammissibile.
Può l'individuo decidere, in piena consapevolezza, quale deve essere la sua sorte se dovesse perdere coscienza per un tempo illimitato, o se non fosse più in grado di esprimere la propria volontà?
Può lasciare scritto: "Staccate i tubi"; oppure: "Tenetemi in vita comunque, finché possibile"; o ancora, poniamo: "Tenetemi in vita per sei mesi, poi lasciatemi morire"?
Non si può pretendere che i cittadini si esprimano per referendum su temi che richiedono competenze speciali, come l'ingegneria genetica o le strategie energetiche, ma a chi spetta, se non a loro, decidere se chi è nato è libero di scegliere la propria morte? E sperabile credere che vincerebbe il parere: "Io sono padrone della mia vita".
Se la Chiesa davvero crede nella libertà dell'uomo, perché non lascia le persone libere di morire? Nessuno ha chiesto la nostra opinione, prima di metterci al mondo: perché non dovremmo essere liberi di andarcene? Cercare la morte non è nella natura dell'uomo, né di alcun essere vivente: ma quanti hanno cercato la morte nelle guerre, e peggio ancora l'hanno data, magari con la benedizione della stessa Chiesa?
Se lo Stato invece ritiene che chi si uccide leda un diritto fondamentale e danneggi la comunità, privandola di se stesso, che si adoperi per creare le condizioni perché le persone non si gettino nella morte. Nessuno può credere che chi si suicida lo faccia volentieri.
Il discorso è lo stesso per un altro punto fermo della Chiesa Cattolica, il divieto di aborto profilattico. E questa una situazione molto più frequente dei coma e assai dolorosa per il malato che è costretto a nascere e per la sua famiglia. Qui non sappiamo certo che cosa pensi il soggetto in gestazione, al terzo mese di gravidanza. La Chiesa, comunque, estende il diritto alla vita alla cellula-ovo appena fecondata dallo spermatozoo, in cui subito verrebbe ad abitare un'anima.
Il grande teologo San Tommaso d'Aquino non avrebbe avuto problemi con l'aborto profilattico, perché diceva che l'anima entra nel corpo solo quando il feto ha assunto forma pienamente umana. Nel caso di Eluana, come in quello di tutti i futuri malati di gravi malattie genetiche la cui nascita può venire oggi evitata, la sofferenza dei parenti e i costi alla società sono molto gravi, ma vengono ignorati.
I genitori che fanno nascere coscientemente un bimbo gravemente e irrimediabilmente danneggiato si assumono doveri e pene tremende, e lo stesso ci sembra valere per i parenti di una persona in coma profondo, se, avendo tentato con ogni mezzo di riportarla in vita ed essendovi in qualche modo riusciti, se la ritrovassero con danni gravi e permanenti. In un certo senso sorprende, questo attaccamento della Chiesa alla vita, anche quando non sia che un barlume cui solo le macchine impediscono di spegnersi, perché in fondo la Chiesa promette al fedele un futuro ben più luminoso di questa vita.
Ma Chiesa o Stato che sia, chi può pronunciarsi o legiferare su ciò che non conosce?
E chi fra i vivi può sindacare sulla morte?
(2 gennaio 2009)

venerdì 19 dicembre 2008

Monsignor Amato: c'è una terribile persecuzione anti-cristiana in Spagna e Italia

Monsignor Angelo Amato, l'attuale prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, già ex segretario della Dottrina della Fede, ed amico personale di Papa Ratzinger, ha affermato in un'intervista che in Spagna sta avanzando l'indottrinamento laico, la "statolatria", cioè l'ingerenza dello Stato nella vita personale di ognuno.
Ha espresso questo giudizio partendo dalle cosidette "leggi etiche" del governo Zapatero (in foto), tra cui l'introduzione nelle scuole dell'Educazione alla cittadinanza, l'educazione civica resa obbligatoria per tutti gli studenti.
Ma non si è limitato a parlare di Spagna, evocando anche una persecuzione anti-cristiana in Italia, che si manifesterebbe attraverso "norme di legge, sentenze della Magistratura, comportamenti irridenti il Vaticano, il Vangelo, il Santo Padre, la Chiesa, la dottrina cattolica".
Irridenti. Sì, ha proprio detto irridenti.
In effetti, sentendo parlare di persecuzione anti-cristiana in Italia mi verrebbe da ridere.
Forse sono solo nella mia mente i miliardi dell'otto per mille (anche quelli dei cittadini italiani che non scelgono la destinazione appunto, dell'otto per mille), gli insegnanti di religione scelti dal Vaticano e pagati dallo Stato, l'obiezione di coscienza dei medici sull'aborto senza alcuna conseguenza sulle carriere (anzi, spesso vantaggiosa per i medici), le continue ingerenze nella vita politica e gli stop a discussioni in tema di testamento biologico, pacs. Ogni intervento del papa che viene riportato dai telegiornali senza alcuna forma di contraddittorio, i simboli della chiesa cattolica negli edifici pubblici... questa sarebbe la persecuzione anti-cristiana...
Certo, forse Monsignor Angelo Amato vorrebbe anche una legge che gli consenta di bruciare me e tanti altri che non la pensano come lui e che non sbaciucchiano la sua mano inanellata e quella del suo infallibile padrone Ratzinger.
Ma queste affermazioni assurde, odiose, espressione di un'arroganza rozza e sprezzante, più che irridere alla chiesa me la fanno odiare.

mercoledì 12 novembre 2008

Poco garbo e nessun rispetto dal cardinale Barragan...

Sospendere l'idratazione e l'alimentazione in un paziente in stato vegetativo è "una mostruosità disumana e un assassinio": lo ha ribadito ieri all'ANSA il presidente del Pontificio consiglio per la Salute, il cardinale Javier Lozano Barragan, in attesa della sentenza della suprema Corte di Cassazione sul caso di Eluana Englaro.
Francamente credo che ogni chiesa ed ogni religione abbiano il diritto di esprimere le proprie convinzioni e chiedere ai propri fedeli di attenervisi.
Ma le continue pressioni della chiesa cattolica romana sulle nostre Istituzioni, gli interventi senza garbo e senza rispetto sulla vita di Cittadini Italiani non credenti, diversamente credenti o solo diversamente pensanti, sono francamente ormai insopportabili.
Mi auguro che la Cassazione ponga fine a questa triste e troppo lunga vicenda, e che il signor Englaro possa finalmente avere una risposta di civiltà dalle nostre Istituzioni, nel rispetto delle volontà di Eluana.
E che, prima o poi, anche noi italiani riusciremo ad allentare il giogo della bigotta chiesa cattolica romana sulle nostre leggi e sui nostri diritti ancora troppo spesso negati...

martedì 22 gennaio 2008

Giù la maschera: ora è tutto chiaro!

Ecco la chiesa guidata da Ratzinger, Ruini, Bagnasco!
Con l'intervento di Bagnasco di ieri, il vertice della chiesa cattolica romana ha gettato la maschera, quella maschera con la quale cercava di negare le sempre più pesanti ingerenze nel Paese confinante: la Repubblica Italiana. 
La chiesa cattolica non cerca libertà di espressione o libertà di culto per i suoi credenti: li ha già conquistati da secoli e nessuno riuscirà (e neppure, giustamente, ci proverà mai) a negarglieli. La chiesa cattolica romana vuole potere, soldi e privilegi. 
Potere sulla sull'attività legislativa italiana: impedire la legge per le unioni di fatto, impedire qualsiasi discussione sull'eutanasia o sul testamento biologico, ridurre la libertà delle donne in merito all'aborto (scelta già fortemente limitata dai troppi ginecologi obiettori che mentengono il posto pur non erogando un servizio previsto da una Legge dello Stato e dal servizio sanitario nazionale). 
Soldi: l'otto per mille, i contributi in mille rivoli alle innumerevoli iniziative delle associazioni religiose, delle parrocchie degli enti controllati. Ma non solo: la vergognosa esenzione dall'ICI anche per i luoghi NON di culto. E lo Stato che paga (dopo averli messi di ruolo, e dovendoseli poi tenere anche quando la Curia non li tutilizzasse più) gli insegnanti di religione scelti dalla chiesa. 
E, non ultimi, i privilegi. Privilegi per le scuole cattoliche, privilegi per i medici obiettori cattolici, privilegi per i propri enti "morali" e le proprie fondazioni (fino a non pagare l'ICI o, appunto, a indicare quali insegnanti far diventare di ruolo nella scuola pubblica). 
I cattolici democratici sono in affanno a mandar giù le scelte strategiche di questo vertice vaticano. Ovvio: il pontificato di Ratzinger si sta dimostrado, nei modi e nei fatti, quanto di più aggressivo nei confronti della democrazia italiana, risvegliando tra l'altro, la rabbia e l'anticlericalismo di chi sente sempre più la necessità di difendere la laicità dello Stato e la separazione tra Stato e chiese. 
L'aggressione al nascituro Partito Democratico, prima con il voto contrario al Governo prodi della Binetti, poi con il colpo di grazia del pio Mastella (ma è scritto nel Vangelo che i potenti possano scegliere di occupare con solo i propri fedelissimi, in barba ad ogni legge e/o meritocrazia, ogni posto pubblico?) dimostra chiaramente che chi oggi governa il Vaticano non vuole assolutamente un dialogo tra laici e cattolici: vuole tutto! Vuole in pratica governare l'Italia. 
Ora i laici ed i cattolici progressisti e democratici devono dare battaglia. 
L'Aventino non paga contro chi non è democratico, perchè approfitterà solamente del "campo lasciato libero" da chi ha scelto di non combattere. E' vero che gli italiani con il prosciutto dell'infallibilità papale sugli occhi sono ancora tanti, è vero che ad applaudire Ratzinger domenica scorsa erano duecentomila... ma non erano forse milioni ad applaudire Mussolini nelle tante piazze italiane durante il ventennio? 
Gattostanco, 22 gennaio 2008

martedì 15 gennaio 2008

Una vittoria per l'Italia laica!

L'ondata oscurantista dei ...bacapìle si può arginare
Credo che l'annullamento della visita di papa Ratzinger alla Sapienza sia una notizia positiva per il nostro Paese: significa che finalmente l'ingerenza della chiesa cattolica si può arginare. 
E prendere spunto da Galileo non significa che questa sia una battaglia anacronistica: una società meno laica porrebbe (e pone già) forti limitazioni alla libertà personale: in tema di aborto, divorzio, terapie per malattie di natura genetica. Ma anche insegnamento, ex insegnanti di religione che passando automaticamente di ruolo eliminano una possibilità ad altri laureati, l'otto per mille frutto della non-scelta è una risorsa che noi Italiani paghiamo ma di cui non disponiamo...

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La lettera dei docenti della Sapienza contro Ratzinger

Tra i firmatari, i fisici Andrea Frova, autore con Mariapiera Marenzana di un libro su Galileo e la Chiesa, Carlo Maiani, da poco nominato presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), Carlo Bernardini, Giorgio Parisi, Carlo Cosmelli. 
Ecco il testo della lettera: 
"Magnifico Rettore, con queste poche righe desideriamo portarLa a conoscenza del fatto che condividiamo appieno la lettera di critica che il collega Marcello Cini Le ha indirizzato sulla stampa a proposito della sconcertante iniziativa che prevedeva l'intervento di papa Benedetto XVI all'Inaugurazione dell'Anno Accademico alla Sapienza. 
Nulla da aggiungere agli argomenti di Cini, salvo un particolare. Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella citta di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un'affermazione di Feyerabend: "All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto". 
Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all'avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano. 
In nome della laicità della scienza e della cultura e nel rispetto di questo nostro Ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo e di ogni ideologia, auspichiamo che l'incongruo evento possa ancora essere annullato". 
Ai Docenti della Sapienza va tutto il mio rispetto ed un mio ringraziamento per questa difesa della ragione e delle Istituzioni laiche e repubblicane.

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Sondaggio del TG di La7
Il 73% dei telespettatori votanti si sono espressi a favore di Studenti e Docenti de La Sapienza
Il sondaggio questa sera del TG di La7 ha conteggiato un 73% dei votanti a favore della "rivolta" di Docenti e studenti della Sapienza.
Non sarà certanmente uno specchio fedele della società italiana, ma credo che sia un segnale concreto del fatto che molti italiani si siano stancati di sentire, in ogni telegiornale, gli editoriali di un Papa senza alcun contradditorio...

Gattostanco, 15 gennaio 2008

domenica 13 gennaio 2008

Una Chiesa che scambia il sacro col profano

Un articolo di Eugenio Scalfari (La Repubblica del 13 gennaio 2008)
E' durato ventiquattr'ore il gelo tra Vaticano e Campidoglio, tra il Papa e il sindaco di Roma. 
Poi c'è stata la marcia indietro guidata dal cardinal Bertone, Segretario di Stato, e Roma da città in "gravissimo degrado" come aveva affermato Benedetto XVI di fronte a Veltroni, Marrazzo e Gasbarra allibiti di tanta inattesa severità, è diventata di colpo una "città godibile e accogliente" e le istituzioni locali "alacremente impegnate a migliorare la socievolezza e il benessere diffuso".
Le due diplomazie parallele hanno lavorato sotto traccia senza risparmiarsi, ottenendo infine il risultato desiderato da entrambe (quella di Veltroni e quella di Bertone): correggere la "gaffe" di papa Ratzinger, ristabilire rapporti amichevolmente corretti tra le due sponde del Tevere, mettere allo scoperto l'ultimo colpo di coda di Ruini, autore del dossier cui si era ispirato il Papa per la sua improvvida sortita. Ruini sta facendo i bagagli, tra poco lascerà il Vicariato (per limiti d'età).
Al suo posto andrà il prefetto del Tribunale della Segnatura Apostolica, candidato del Segretario di Stato.

Quanto all'assalto antiveltroniano scaturito dopo l'intervento papale dell'altro giorno, la correzione effettuata dal cardinale Segretario di Stato ha avuto l'effetto di un "boomerang": per l'ennesima volta gli statisti del centrodestra - con la sola eccezione di Casini - si sono esposti con strepiti e sceneggiate clericaloidi per poi trovarsi spiazzati e beffati. 
Una vittoria non trascurabile per Veltroni, derivante da un appuntamento che in condizioni diverse avrebbe avuto dai "media" l'attenzione di poche righe e che si è invece trasformato in una prova di forza del sindaco di Roma e leader del Partito democratico.
Tutto è bene quel che finisce bene, ma è proprio così?

Dipende dai punti di vista. Per i laici-laici (adesso si usa definirli così) restano molti punti interrogativi dopo questa vicenda, ma problemi ancora maggiori si pongono al laicato cattolico.

Non che siano nati dalla "gaffe" di Benedetto XVI; esistono da molto tempo e precedono di anni l'incoronazione dell'attuale pontefice. Ma quest'ultima sua sortita ha avuto l'effetto di riproporli tutti, insoluti e sempre più urticanti.

Al di là della palese inconsistenza politica e culturale di papa Ratzinger, che da Ratisbona in qua si comporta come un allievo di questo o quel dignitario della sua corte spostando la barra del timone secondo i suggerimenti che gli vengono da chi di volta in volta lo consiglia, esiste più che mai un disagio profondo nella Chiesa e nel laicato cattolico. 
La Chiesa di Benedetto XVI, ma anche quella di Giovanni Paolo II, non riesce ad entrare in sintonia con la cultura moderna e con la moderna società. 
Questo è il vero tema che dovrebbero porsi tutti coloro che si occupano dei rapporti tra la società ecclesiale e la società civile all'inizio del XXI secolo.

La gerarchia ecclesiastica e quello che pomposamente viene definito il Magistero si sono da tempo e sempre più trasformati in una "lobby" che chiede e promette favori e benefici, quanto di più lontano e disdicevole dall'attività pastorale e dall'approfondimento culturale. 
Il "popolo di Dio" soffre di questa trasformazione; i laici non trovano terreno adatto al dialogo se non sul piano miserevole di comportarsi anch'essi come una confraternita pronta a compromessi e patteggiamenti. 
Quando un Papa arriva al punto di bacchettare un sindaco di Roma e un presidente di Regione e reclama maggiori aiuti finanziari per il Gemelli e il Gesù Bambino e per le scuole cattoliche; quando il Vicariato di Roma e il vertice della Conferenza episcopale intervengono direttamente sui membri del Parlamento e del Consiglio comunale romano per bloccare una legge o mandarne avanti un'altra; quando questa prassi va avanti da anni di fronte a problemi mondiali che chiamano in causa civiltà e culture, bisogna pur dire che siamo in presenza di spettacoli desolanti.

Aggiungo che si tratta di responsabilità condivise. La gerarchia cattolica baratta da anni (o da secoli?) il sacro con il profano; le istituzioni politiche l'accompagnano su questa strada di compromessi al ribasso per cavarne improbabili tornaconti elettorali; lo stuolo sempre più vociante degli atei devoti affianca o precede il corteo. 
Verrebbe spontaneo di voltar la faccia dall'altra parte per non vedere.

* * *

Veltroni ha fatto bene a protestare sottotraccia e portare a casa la vistosa correzione di rotta vaticana. 
Zapatero, in una situazione per molti versi analoga, ha scelto una strada diversa. L'Episcopato spagnolo guidato dal primate vescovo di Madrid aveva pochi giorni fa portato in piazza un milione di fedeli per protestare contro la legge sul matrimonio dei "gay"; la vicepresidente del governo, signora Fernandez de la Vega, ha ufficialmente commentato quella manifestazione con queste parole: "La società spagnola non è disposta a tornare ai tempi in cui una morale unica era imposta a tutto il Paese né ha bisogno di tutele morali. Tanto meno ne ha bisogno il governo che non le accetta".

Capisco che Madrid non è Roma e il vescovo di Madrid non è il Papa. Ma la Chiesa è la stessa in Spagna come in Italia. 
I laici-laici italiani avrebbero probabilmente preferito che la protesta del leader del partito democratico fosse stata simile a quella del suo collega spagnolo, ma in Italia non si può. L'Italia è una provincia papalina, Porta Pia è una data caduta in disuso, il Concordato fu voluto e firmato da un altro ateo devoto come Benito Mussolini e inserito nella Costituzione con il voto determinante di un altro ateo come Togliatti per ragioni esclusivamente politiche.
In Italia ci sono oggi due minoranze, quelle dei cattolici autentici e quella degli autentici laici. In mezzo c'è un corpaccione di laici e di cattolici "dimezzati", che ostentano virtù civiche e religiose che non praticano affatto. Quella è la maggioranza del paese. Il resto viene da sé.

Il guaio è che la gerarchia ecclesiastica e il Magistero non sono affatto turbati da questa situazione paganeggiante.
La loro preoccupazione è l'otto per mille, i contributi pubblici agli oratori, la costruzione di nuove chiese e parrocchie, l'esenzione dall'Ici, l'insegnamento del catechismo nella scuola pubblica, il finanziamento di quella privata. E naturalmente la crociata antiabortista, la moratoria.

A loro interessa non già di usare lo spazio pubblico per propagandare la dottrina e il Vangelo ma entrare nelle istituzioni politiche per guidare il voto dei parlamentari e condizionare i partiti. 
L'attuale Segretario di Stato, che rimpiange il Togliatti dell'articolo 7 della Costituzione, è comunque un progresso rispetto al suo predecessore, cardinal Sodano che, alla vigilia di ogni elezione, esaminava i leader dei vari partiti per vedere chi offriva maggiori garanzie alla Santa Sede. E quelli si facevano esaminare, felici quando il "master" toccava ad uno di loro invece che all'altro. 
Serve a qualche cosa una Chiesa così? Fa barriera contro le invasioni barbariche del terzo millennio o invece apre loro la porta?

* * *

Risponderò con una citazione quanto mai attuale: "La Chiesa sembra porsi di fronte allo Stato e alle forze politiche italiane come un altro Stato e un'altra forza politica; l'immagine stessa della Chiesa risulta appiattita sulle logiche dello scambio, impoverita di ogni slancio profetico, lontana dal compito di offrire ad una società inquieta e per tanti aspetti lacerata motivi di fiducia, di speranza, di coesione. Le responsabilità del laicato cattolico sono del tutto ignorate. La sorpresa e il disorientamento sono forti per tutti i cattolici che hanno assorbito la lezione del Concilio Vaticano II su una Chiesa popolo di Dio nella quale il ruolo della gerarchia non cancella ma anzi è al servizio di un laicato che ha proprie e specifiche responsabilità. Tra queste vi è proprio quella di tradurre nel concreto della vita politica e della legislazione di uno Stato democratico esigenze e valori di cui la coscienza cattolica è portatrice. E' legittimo e doveroso per tutti i cittadini, e perciò anche per i cattolici, contribuire a far sì che le leggi dello Stato siano ispirate ai propri convincimenti ma questo diritto dovere non è la stessa cosa che esigere una piena identità tra i propri valori e la legge. E' in questa complessa dinamica che si esprime la responsabilità dei cattolici nella vita politica. Urgente si è fatta l'esigenza della formazione del laicato cattolico alle responsabilità della democrazia. Perché mai l'Italia e i cattolici italiani debbono sempre esser trattati come "il giardino della Chiesa"?". 
L'autore di questa pagina è Pietro Scoppola e la data è del febbraio 2001, nel pieno d'una campagna elettorale che si concluse con la vittoria di Berlusconi e del suo cattolicesimo ateo e paganeggiante. Ma potrebbe essere stata scritta anche oggi con la stessa attualità. Purtroppo l'autore è scomparso, la sua voce non parla più e la perdita è stata grave per i laici ma soprattutto per i cattolici. 
Scoppola si rendeva conto che solo il dialogo tra la minoranza dei veri laici e la minoranza dei cattolici autentici avrebbe ridotto il peso di quell'indifferenziato corpaccione di finti devoti e di finti laici "appiattiti sullo scambio dei benefici e dei favori, impoveriti di slancio profetico e pastorale, dominati dalla gerarchia e dalle oligarchie".

Questo era il problema di allora ed è ancora quello di oggi. Di esso il Partito democratico, la sinistra radicale, i cattolici moderati, gli uomini e le donne di buona volontà, dovrebbero discutere; su di esso dovrebbero dialogare. La gerarchia occupi tutto lo spazio pubblico che vuole ma non interferisca nell'autonomia dei laici e delle istituzioni civili. I rappresentanti di queste ultime impediscano le interferenze anziché assecondarle o nel caso migliore tollerarle fingendo che non vi siano state. Queste finzioni non fanno bene né alla Chiesa popolo di Dio né alla democrazia.

Post scriptum. Molti lettori mi chiedono di intervenire a proposito della campagna per una moratoria sull'aborto. 
L'ho già fatto nei miei due ultimi articoli domenicali e non mi sembra di dover aggiungere altro. Mi chiedono anche un'opinione sulla disponibilità di Veltroni a dialogare su questi temi con Giuliano Ferrara, l'ateo devoto che ha promosso quella moratoria. Non ho opinioni in proposito. 
Anche a me capita talvolta di dialogare con il conduttore di "Otto e mezzo" in qualcuna delle sue trasmissioni. Certo Veltroni è un capo partito, ma questo non cambia molto le cose. Mi permetto semmai di incitare Veltroni a discuterne con le donne che sono le vere protagoniste, anzi le vere vittime di questa campagna di stampa regressiva. Il corpo delle donne, dal momento in cui è stato fecondato dal seme maschile e quali che siano le circostanze di quella fecondazione, dovrebbe diventare di proprietà della legge, cioè dello Stato? 
Questo sarebbe l'illuminismo cristiano di cui si scrive sul "Foglio"? 
Se questo è il tema, credo e spero che Veltroni avrà usi più utili per impiegare il suo tempo.


Eugenio Scalfari, 13 gennaio 2008

martedì 18 dicembre 2007

PD: ancora una volta il Vaticano condiziona la politica italiana

Anch'io ci avevo creduto. Ma temo che ancora una volta ai laici sia chiesto di mettere da parte le proprie idee per rincorrere qualche migliaio di voti dei cattolici integralisti. 
Il risultato? 
Siamo l'unico paese dove tutto il centro destra rincorre le posizioni del Vaticano. Accettando supinamente anche le più bigotte, becere, oscurantiste. 
E nel centro sinistra i bigotti sono ancora l'ago della bilancia, giocando sporco con i loro voti, negando addirittura il voto di fiducia al proprio Governo. 
E io, laico, dovrei stare in un PD ostaggio della Binetti e di papa Ratzinger? No, mi spiace. 
Spero che i laici (tutti, anche quelli che oggi non contano nulla nel centrodestra) riescano prima o poi a trovare una collocazione. Speravo potesse essere il PD, ma evidentemente non si riesce ancora a cambiare quella mentalità che già fece sì che fosse votato l'articolo 7 della Costituzione 
Mi spiace, ma io non entrerò mai in un partito sottomesso ad una chiesa...

Gattostanco, 18 dicembre 2007

martedì 30 ottobre 2007

Contro tutti i bigottismi

Io credo che l'obiezione di coscienza sia una cosa seria.
Nessuno può obbligare qualcuno ad andare contro ciò che gli dice la religione in cui crede.
Ma che lo Stato, che deve essere al di sopra di ogni credo e garantire a tutti i cittadini (di qualsiasi fede o a nche non credenti) le stesse Leggi e gli stessi servizi ed opportunità, non può permettersi di accettare l'obiezione di coscienza in certi ruoli.
Tu, medico cattolico, non vuoi praticare gli aborti previsti da una Legge dello Stato?
Bene, tu non puoi restare in quel reparto, dovrai o cercarti un altro ospedale oppure andare in qualche altro settore, magari a fare l'ortopedico.
Tu farmacista non vuoi vendere profilattici, anticoncezionali o pillole del giorno dopo perchè il papa ti ha convinto? 
Benissimo, vai a vendere profumi o pane, perchè la Farmacia è un servizio pubblico, e nel pubblico c'è anche chi non crede alle ciance del tuo papa o della tua religione.
Tu, cuoco, sei musulmano e non puoi toccare la carne di maiale? 
Va bene, non puoi certamente lavorare in una mensa pubblica. Cercati un posto in un ristorante islamico o da un privato che accetti questa limitazione che ti viene data dalla tua religione.
E' ora di farla finita.
Tutte le religioni debbono essere parificate davanti allo Stato, ma lo Stato deve garantire a tutti i cittadini, credenti e non, il rispetto delle Regole, delle Leggi e la possibilità di accedere a quanto previsto dal nostro ordinamento laico.
E' anche ora di cominciare a discutere di testamento biologico, di eutanasia: nessuno potrà obbligare un credente a pratiche che vadano contro il suo credo, ma perchè il credente vuole imporre a ME, ateo, le sue scelte e quelle della sua religione?
E basta con tutti questi soldi regalati alla chiesa cattolica, con questo genuflettersi di fronte al bigottismo imperante soprattutto a destra, ma anche in una buona parte di centro sinistra.
Solo l'affermazione della centralità e del rispetto di uno Stato Laico ci garantirà dalle richieste e dei ricatti di vecchie e nuove religioni!

Gattostanco, 30 ottobre 2007

martedì 6 novembre 2001

Se la chiesa detta legge nella scuola

Se la chiesa detta legge nella scuola, un articolo di Miriam Mafai su "La Repubblica" del 6 novembre 2001

A ruolo gli insegnanti di religione
SINGOLARE paese il nostro, dove la Dc per 50 anni partito di maggioranza e di governo non ha mai proposto il finanziamento della scuola privata (ci provò, per la verità, nel 1964 il povero Moro limitatamente alla scuola materna, ma fu sconfitto e costretto alle dimissioni), dove la stessa Dc, sempre maggioranza in Parlamento, ha consentito che venisse approvata, nel 1970 la legge sul divorzio e nel 1978 la legge sull'aborto, leggi laiche che rendevano lecito di fronte allo Stato ciò che per la Chiesa era e resta reato e peccato. Dovremo, alla fine, rimpiangere quella Dc?

Pronti a indignarci, giustamente, di fronte alla realtà di paesi nei quali non esiste distinzione tra legge dello Stato e norme della religione, rischiamo oggi di sottovalutare i rischi, presenti nel nostro paese, di un indebolimento e di una perdita del principio della laicità, a vantaggio di un pigro adattarci a norme o richieste che ci giungono dall'altra parte del Tevere.

Quel Tevere che, contrariamente a quanto pensavamo, non si è fatto in questi anni più largo, ma più stretto. 
Da anni infatti, da quando il nostro quadro politico è mutato, l'intervento della Chiesa si è fatto, contrariamente alle previsioni e alle attese, sempre più preciso e puntuale. Non di rado il suo intervento ci richiama al rispetto di grandi principi, l'amore per il prossimo, l'attenzione e la cura per i più deboli e bisognosi. Ma altrettanto e forse ancora più spesso, le gerarchie intervengono nelle vicende italiane, richiamando i nostri politici italiani al rispetto di principi che sono propri della Chiesa, ma che, se applicati, farebbero del nostro un paese assai singolare nel quadro europeo, a sovranità limitata, dimentico di ogni concezione laica dello Stato. 
Ecco allora la condanna aspra della fecondazione artificiale, dell'uso delle cellule staminali, della «pillola del giorno dopo», dell'aborto, delle coppie non regolarmente sposate o dei comportamenti sessuali definiti «devianti».

Intendiamoci, tutto questo è più che legittimo. 
E nessuno chiederà mai ad una donna cattolica di abortire, o di ricorrere alla fecondazione eterologa, o alla «pillola del giorno dopo». Uno stato laico consente, non impone.

Ma desta allarme il fatto che, più di ieri ci siano oggi, istituzioni e uomini politici disposti ad accettare e far proprie posizioni e richieste delle gerarchie, traducendole – o annunciando di volerle tradurre - in nuove disposizioni di legge.

Ecco farsi allora in molte regioni italiane governate dal centro destra, farsi sempre più difficile il ricorso alla legge 194; ecco prevedere aiuti alle famiglie discriminando quelle che non siano regolarmente sposate, e così via.

E sono di questi giorni due episodi allarmanti, di rinuncia da parte dello Stato alla propria autonomia e laicità. Protagonista di ambedue questi episodi è il ministro Moratti. 
Il primo: un bravo e assai popolare sacerdote, assiduo frequentatore di trasmissioni televisive, è stato scelto dal ministro come presidente di un comitato che dovrebbe elaborare un «Codice Deontologico» per gli insegnanti italiani. Ammesso e non concesso che si sentisse il bisogno di un apposito codice deontologico per gli insegnanti, che senso ha chiamare il cardinal Tonini alla presidenza se non affermare il principio secondo il quale l'unica etica possibile (per gli insegnanti, ma forse anche per gli alunni e i loro genitori) è quella dettata dalla Chiesa? 
Ma veniamo a un secondo episodio che vede sempre come protagonista il ministro Moratti. Gli insegnanti di religione, nominati dalle rispettive diocesi e da queste revocabili, sono già stati messi, nonostante obiezioni e proteste, a carico del bilancio dello Stato.

Ora, secondo una proposta della stessa Moratti, che il Consiglio dei ministri dovrebbe esaminare la prossima settimana, molti di questi 13.000 insegnanti potrebbero passare a ruolo, dopo avere superato un concorso, con un aggravio del bilancio del ministero e in violazione di tutte le norme che regolano lo stato giuridico degli insegnanti.

Due esempi soltanto, per adesso ma particolarmente rilevanti per il settore, quello della scuola, nel quale si annuncia volerli mettere in atto. E a questi potremmo aggiungere quella sorta di delega alla Comunità di S. Patrignano della campagna e della battaglia contro l'uso delle droghe recentemente annunciata dal vicepresidente Fini e dalla stessa Moratti, rinunciando anche in questo settore alla iniziativa e al ruolo delle istituzioni dello Stato.

Vale la pena dunque di ricordare, per evitare il rischio di uno scivolamento verso una forma, più o meno velata di fondamentalismo, che il nostro è o dovrebbe essere uno Stato laico, come fissato dall'articolo 7 della Costituzione e da una non dimenticata sentenza della Corte Costituzionale.

E non ci si accusi, nel momento in cui denunciamo questi pericoli di «integralismo laicista». Il vero pericolo che corriamo è un altro, quello di diventare, di fronte al Vaticano un paese «a sovranità limitata».

Miriam Mafai

"La Repubblica On Line"