lunedì 2 luglio 2018

Ho letto su Motociclismo che di moto non ci capisco proprio nulla...

La Multicesso su Motociclismo
di luglio 2018
Dal 2015 a tutto giugno 2018, la Multistrada 1200 (poi, oggi, la 1260) è sempre risultata una delle moto migliori sul mercato, non solo per le migliaia di appassionati che l'hanno provata, acquistata, ed ogni giorno se la godono, ma anche per le testate giornalistiche di tutto il mondo.
Fino all'avvento della 1260 c'erano solo due punti giudicati 'deboli', il buco di coppia (ai medi) che alcuni avvertono e trovano fastidioso, ed una ciclistica molto agile che può lasciare innescare qualche ondeggiamento alle altissime velocità (a dire la verità, a pieno carico, le mie due Multi 1200 sono sempre state più che stabili fino ai 200 all'ora... come sempre provato sulle autobahn tedesche ;-) ).
Poi, a luglio 2018, esce una comparativa su Motociclismo, a firma di Fabio Meloni che, con altri sei 'tester', è andato fino in Australia per scoprire che la Multistrada 1260 è una schifezza.
La posizione di guida è pessima (scopre finalmente il prode Meloni), infossata, le gambe troppo piegate (magari, forse, posizionare la sella in posizione alta, come la tengo io da tre anni, avrebbe aiutato, pensa il povero multistradista abbonato nel leggere questa perla di scienza applicata all'ergonomia motociclistica, visto che in foto la Multistrada ce l'ha in quella bassa), il motore in basso vibra che fa pena (cazzo hanno speso tutti quei soldi nel DVT... tanto valeva tenersi il cammellante Desmo a tre valvole della ST3, no?), andando per le bellissime strade australiane non si riesce neppure a godersi il panorama, perchè la ciclistica e le sospensioni ti fanno rischiare di finire fuori strada ad ogni curva o ad ogni avvallamento (porca miseria: in questi anni, anche su Motociclismo, tutti-ma-proprio-tutti hanno sempre magnificato la ciclistica e le sospensioni Skyhook... ma questo Meloni e questi sei tester che Motociclismo ha fortunatamente inviato nella terra dei canguri sono degli eroi, dei geni che hanno riscritto la Storia del motociclismo moderno!!!). 
E pensare che io ero convinto che la mia Multi 1200s fosse la migliore moto mai avuta, proprio per come mi sto trovando per ciclistica e sospensioni attive. Ora devo andare in terapia... oppure girare per concessionarie della concorrenza a provare GS, V-Strom, Supertenerè e TRK502 per comprendere davvero come dev'essere una buona moto... magari potrei cercare su internet il mio vecchio TDM850... ricordo che nel 2002, quando lo vendetti, non mi pareva la moto migliore del mondo, però il panorama, tra le curve, mi permetteva di gustarmelo!!!
WOW. Se fossi il direttore di Motociclismo, ora però procederei immediatamente a licenziare (prima che Giggino Di Maio abolisca il Job Act) tutti i redattori ed i tester che, negli ultimi quattro anni hanno provato e scritto della Multistrada... 
E poi scriverei un bell'editoriale con un appello rivolto a tutti quelli che, da anni, fanno chilometri con queste 'bare volanti' made in Borgo Panigale: 'se fino ad oggi siete riusciti a divertirvi sulle strade dolomitiche, sulle Alpenstrasse austriache, tra le gole del Verdon, guardando pure il panorama e sopravvivendo a questa avventura ai limiti dell'impossibile, siete dei Fenomeni. Vi aspettiamo come tester di Motociclismo. Tutti. Firmato: Marco Riccardi, direttore di Motociclismo'.
Purtroppo, caro Direttore, non ho tempo per fare il tester, anche se mi piacerebbe fare un bel viaggetto tutto-spesato in Australia, quindi io rinuncio. Ma mi sarebbe piaciuto provare finalmente una moto decente, quindi attendo fremente la prova della nuova versione giallo/marrone/rally-specia-moon-edition del GS1200. Sbrigatevi, però, perchè il mio abbonamento scade tra qualche mese, e dopo vent'anni ho deciso che per leggere simili cazzate è inutile spendere dei soldi per una rivista, basta andare sui social.
Le testate giornalistiche devono essere credibili ed autorevoli, per meritarsi i soldi dei lettori. 
E a mio parere Motociclismo oggi non lo è più.
Gattostanco

lunedì 11 giugno 2018

La tregedia del Vajont, ma anche la bellezza di Erto e Casso

La diga del Vajont e la frana
che ha riempito l'invaso
Lo scorso w-e lo abbiamo passato nei pressi del Vajont. Non solo per (ri)vedere i luoghi di quella tragedia, ma anche per godere di un'ospitalità gradevole tra montagne splendide ma tuttora solo lambite da un turismo ancora rarefatto e leggero.
Casso è un pugno di case arroccate sopra il bacino del Vajont, proprio di fronte alla 'M' della cicatrice sul Monte Toc... Consiglio di parcheggiare e poi, con una facilissima passeggiata in costa di dieci minuti, partendo dal piccolo cimitero, raggiungere il punto panoramico posto proprio sopra la diga. Da lì, potrete comprendere davvero quanto piccolo sia quell'ardito e robusto manufatto dell'uomo, rispetto a quella montagna di 250 milioni di metri cubi di terra e roccia che ha riempito il lago e lanciato i suoi 150 milioni di metri cubi di acqua sopra la diga, comprimendola nel canyon che poi l'ha fatta esplodere come una bomba spazzando via Longarone (N.B. il nostro Lago di Ridracoli, tanto per dare un'idea delle dimensioni dell'avvenimento, contiene al massimo 33 milioni di metri cubi d'acqua!!!).
Al Bar K2 di Casso: i prezzi
sono inversamente proporzionali
all'ottima qualità 
Non solo. Casso merita anche una breve visita tra le case, molte delle quali abbandonate dal 1963 (gli abitanti di Erto e Casso furono obbligati ad andarsene e gli fu impedito di tornare per anni). E poi ci sono due chicche dedicate a chi ama un turismo lento, tranquillo e non di massa:
- il Bar K2, che sembra essere fermo agli anni '70 come arredi e struttura. Però è pulito, ordinato, tenuto benissimo e con grande attenzione. Con pochi Euro, e solo un po' di pazienza (la fretta va lasciata in pianura) potrete assaggiare salumi e formaggi del posto seduti in uno dei quattro o cinque tavolini mentre osserverete i dettagli della cicatrice sul Monte Toc. Il telefono dovrebbe essere: 333.2038810
. poi c'è il Mercatino di Teresa, in mezzo alle case del paese. Noi ogni volta che passiamo di qui ci fermiamo a lasciare il nostro piccolo contributo a chi, più per amore e passione che per profitto, tiene aperto da queste parti. I formaggi di primissima qualità, alcuni biscotti 'fatti in casa' squisiti... libri... confetture... due chiacchiere e qualche ricordo. Ah, è anche possibile mangiare qui: c'è un tavolo dentro al negozio ed un tavolino fuori ;-) Non perdetelo (il telefono dovrebbe essere il 348 899 7884).
Erto
Erto è l'altro paese che fu solo lambito dall'ondata dovuta alla frana, ma fu evacuato ed obbligatoriamente abbandonato (almeno per quanto riguarda la parte storica... dagli anni 70 fu costruita, ad una quota più alta, Erto Nuova... brutta ed impersonale, anche se c'è il laboratorio di scultura lignea di Mauro Corona, quindi una breve visita la merita).
Il centro antico da qualche anno, però, vede finalmente la ristrutturazione di alcune case, il ritorno di alcuni abitanti e la riapertura anche di due (ottime) osterie-ristoranti, il Gallo Cedrone e l'Osteria da Corona.
L'Hotel Erto
C'è poi l'Hotel Erto: 320.6630738, proprio nel piazzale del Museo del Vajont, subito sotto la strada principale ed in posizione comodissima per lasciare auto e moto e scendere a piedi a visitare Erto vecchia. 70 euro una stanza doppia molto confortevole e con un'ottima colazione, una sosta all'Hotel Erto è assolutamente consigliabile
Certo: questi montanari avrebbero bisogno di un corso di formazione da parte degli imprenditori turistici romagnoli (mancano spesso insegne, siti internet aggiornati, materiale promozionale) :-) ma se li si riesce a trovare, ti lasciano ricordi che sanno di buono e ti viene subito voglia di tornare.
E poi non c'è solo la tragedia del Vajont: abbiamo scoperto molti sentieri per scarpinare, tra casere e rifugi meno affollati di quelli delle Dolomiti fassane, ma con scorci e vedute che ti fanno passare la stanchezza della salita... ad esempio, raggiunta in auto un piazzale sotto Casera Mela, in un paio d'ore abbiamo guadagnato il Rifugio Maniago (però, se tirava il sentiero ;-) ).
Mettete in agenda un w-e a Erto e Casso. Lo meritano!
Qualche FOTO in più in questo ALBUM su Google Foto.
Gattostanco, 11 giugno 2018
Il Rifugio Maniago è raggiunto dopo due ore di salita :-)

giovedì 7 giugno 2018

E vogliamo fare politiche turistiche sul mototurismo ed il cicloturismo?

Un divieto vergognoso apparso da qualche tempo anche sulle strade della Romagna, ed esattamente su una provinciale nei pressi della  'vecchia' Tiberina sul valico di Verghereto (Provincia di Forlì-Cesena).
L'ennesima figuraccia di un Paese incapace di essere civile agli occhi di residenti e di turisti: e poi ci lamentiamo se, nonostante il nostro patrimonio storico, culturale, ambientale, i turisti preferiscono Spagna, Francia, Austria e via elencando?
Cicloturismo e mototurismo (ma poi anche gli automobilisti non è che apprezzino di visitare borghi e colline rischiando ogni volta un cerchione o rinunciando ad un minimo di comfort) rappresentano settori molto importanti per il turismo. Sono turismi ad alto valore aggiunto: pagano per avere servizi che, ad esempio, i gruppi in pullman ed i camperisti, non chiedono e non acquistano. 
I pubblici amministratori devono comprendere che con questi divieti (facili ed economici da mettere, e così eliminano qualsiasi responsabilità dalle proprie spalle) fanno male al Paese, alla credibilità delle Istituzioni, a quel po' di 'senso dello Stato' che abbiamo come italiani.
Se l'Italia non torna ad essere una meta PIACEVOLE, avremmo perso una partita fondamentale per la nostra economia :-(

P.S.: qui sotto c'è il report della mia settimana di ferie tra Slovenia, Austria, Alto-Adige... in origine stavo preparando a passare quei giorni tra Sibillini, Gran Sasso, Abruzzo e Basilicata, ma le 30 strade vietate alle moto dalla Provincia de L'Aquila, mi hanno fatto cambiare obiettivo. Quanti altri come me? Quanti Euro avranno perso le strutture turistiche (ricettive, di ristorazione, di vendita prodotti enogastronomici e souvenir) grazie a queste scelte sciagurate? I pubblici amministratori devo essere chiamati ad essere responsabili di questo.

sabato 2 giugno 2018

Sei giorni tra le Alpi prima dell'estate

Passo Solarie
Domenica 27 maggio: arriviamo a Gorizia che ci sono 28 gradi. Il bastione è caratteristico e offre una gran bella vista sulla città (o le città, visto che ci sarebbe da considerare anche Nova Gorica).
In Piazza Transalpina c'è il confine, Ma la stazione è nascosta da una moltitudine di sloveni in festa (non ho idea di che tipo di festa sia, ma c'è troppo sole per fermarsi e chiederglielo) scegliamo quindi, di andare a visitare l'ossario di Oslavia, dove 'riposano' se si può così dire, quasi 58 mila soldati della prima guerra mondiale. 
Ci rimettiamo in marcia per raggiungere il Passo Solarie, l'Isonzo e poi Caporetto.
Il Passo Solarie merita una visita, la strada in Slovenia è assolutamente senza traffico, in cima al passo invece, dove c'è il rifugio nel versante italiano, c'è una cerimonia con Alpini e autorità.
Ovviamente torniamo in Slovenia e raggiungiamo il museo all'aperto di Monte Kolovrat, dove è possibile  visitare trincee e fortificazioni della Prima Guerra Mondiale. Una sosta meritatissima. 
Ci dirigiamo a nord sempre seguendo il corso dell'Isonzo (strada bellissima) e raggiungiamo il Sacrario Militare di Caporetto.
Fino a Uccea la strada è puro divertimento, poi c'è la strada più stretta ed impegnativa che porta a Sella Carnizza. Raggiungiamo Resia e poi Sella Nevea. Sella Nevea è un accozzaglia di palazzoni semi disabitati e ci passa assolutamente la voglia di fermarci lì. Passiamo il bel Lago del Predil, ma non vediamo alberghi, quindi scegliamo di raggiungere Tarvisio. Troviamo nell'Hotel Haberl un hotel davvero notevole per cortesia, grandezza della stanza e soprattutto per una cenetta notevole con costolette d'agnello, verdure e un ottimo in vino Merlot. Oggi ha fatto molto caldo, ci siamo disidratati, quindi oltre qualche litro d'acqua, anche un buon bicchiere di vino ha la sua importanza. Ed ora a nanna presto! Buonanotte.

Vrsic Pas
Lunedì 28 maggio: ripartiamo da Tarvisio dopo un'ottima colazione. Il tempo minaccia pioggia e teniamo le antipioggia a disposizione. Passiamo il Predil, attraversiamo le postazioni confinarie ormai abbandonate ma, purtroppo, troviamo la strada per il Mangart ancora chiusa.
Delusi, scendiamo verso sud fino a Bovec ed affrontiamo la cinquantina di tornanti del Passo Vrsic (o Moistrocca). Nella parte nord, tra l'altro, ci sono i famosi tornanti in porfido, ma questa volta sono asciutti, quindi nessun problema. 
A Kraninska Gora facciamo benzina a 1,350 al litro. Bello. 
Poi facciamo rotta per il Lago Bohinj. Siamo dentro al Parco, solo boschi e stradine in qualche caso anche sterrato. Ma con una Multistrada non ci facciamo certamente intimidire per la mancanza dell'asfalto. Al lago ci sono molti turisti, scattiamo qualche foto poi tiriamo dritto, diriggendoci a Bled. Il lago è molto caratteristico, ma il castello è pieno come un uovo di turisti anche cinesi (o giapponesi: come dice Marescotti, sono tutti gialli, quindi mica si riconoscono ;-) ), quindi facciamo a gambe levate puntando al confine austriaco. 
LoiblPass
Affrontiamo il Loiblpass, molto selvaggio è divertente. In cima il monumento che ricorda i prigionieri dei tedeschi che, durante la seconda guerra mondiale, hanno costruito il tunnel.
Tunnel che, purtroppo, ci toglie il gusto di raggiungere la cima. Al termine della galleria gli austriaci hanno rioccupato il posto di controllo di confine e ripristinato il controllo dei documenti alla frontiera e ci chiedono (gentilmente) i 'passport'. Li guardo con un misto di sorpresa, delusione e rabbia, mormorando che si dovranno accontentare di due carte d'identità. Che tristezza vedere così maltrattato quello spirito europeo che dovrebbe farci sentire orgogliosi di quei posti di frontiera abbandonati...
Siamo di nuovo in Austria, ma io sbaglio ad impostare la rotta sul nuovo TomTom (ancora sono un apprendista, dopo 17 anni di Garmin) e, anziché andare per laghi, tiriamo dritto verso nord. Me ne accorgo solo dopo un bel po' di km, quindi decidiamo di proseguire direttamente per il Solk Pass. Ma è ora di una sosta: troviamo un paesino che ci ispira: siamo a Freisach, paese medioevale molto bello... e Claudia, per punizione, mi fa fare prima e dopo cena, migliaia di scalini, per visitare il Castello e altri vari ruderi che offrono però una gran bella vista sulla cittadina, le sue mura, il fossato ancora pieno d'acqua...
L'hotel Metnitztaler Hof - Villa Bucher è davvero ottimo, così come il brasato di manzo con canederli e mirtilli!!! 
Dopo una schnapps ed altri scalini, ben prima delle 10 siamo a nanna !

Il Solk Pass è ancora chiuso
Martedì 29 maggio: decidiamo di salire direttamente al Solk Pass, ma lo troviamo chiuso...
Abbandoniamo quindi l'idea di salire verso nord (e di raggiungere Hallstatt ed il Mandling pass) per fare invece rotta per la Nockalmenstrasse. Bello il tracciato per il Prebersee Sattel (con lo strano tiro a segno sul lago), ma quando arriviamo a Schonfeld, ecco che troviamo un'altra chiusura: il tratto per Innerkrems. Ci tocca tornare indietro ed affrontare il Katschberg Pass e perdere almeno un'oretta.
Finalmente eccoci di nuovo sulla Nockalmenstrasse, uno dei tracciati più belli che io abbia mai percorso... tra l'altro l'asfalto si sta asciugando, di martedì non c'è nessuno... goduria! Così come è godurioso mangiare il wurstel 'alla svizzera' in cima all'EisentalHohe, nonostante il vento freddo dei 2042 metri.
Nockalmstrasse
Dopo ricomincia a piovere... noi passiamo dal Millstattersee, poi da Winklern ed arriviamo a Dollach...
...Frau Gertrude ci saluta dal terrazzo della sua Pension Kahn... siamo a casa ;-)
Sono ormai almeno 15 anni che, ogni volta che capitiamo da queste parti, ci ospita con la sua splendida cortesia e gentilezza. Ovviamente per cena ci prenota un tavolo al Post.
Prima di cena, per sgranchirci, andiamo in esplorazione trovando, tra l'altro, una peculiarità di Dollach che non avevamo mai visto, le grotte delle miniere ed i forni.

Foto ricordo con Frau Gertrude
Mercoledì 30 maggio: ripartiamo da Dollach con il pranzo nel baule (panini e torta), ovviamente offerto da Frau Gertrude (pane e torta fatti in casa, tra l'altro). Se capitate da queste parti, sappiate che alla Pension Kahn NON ci sono nè phon nè TV in camera, però la colazione è stratosferica e, anzichè i cartelli con scritto 'vietato asportare cibo non consumato', Frau Gertrude vi fornirà persino i sacchetti richiudibili per farvi i panini e portarli via... compresi nel prezzo, naturalmente ;-)
Il Grossglockner è assolato, la temperatura è alta per la stagione, e infatti anche la neve rimasta non è molta, se si considera che è stato un inverno molto nevoso e freddo.
Nonostante qualche cantiere di inizio stagione, si guida divertendosi da matti. Edelweisspitze, Hocktor, Fuscher Lacke, Franz-Josefs Hohe (dove ci inoltriamo nel tunnel della ex miniera a -4°)...sì, il biglietto è salato, ma questo è un vero e proprio parco giochi!
Grossglockner
E' quasi mezzogiorno quando decidiamo di uscire dall'Alpenstrasse e dirigerci verso l'Italia.
Passiamo Lienz, puntando verso sud e la verdissima Defereggental... poi la corsa, insieme ad altri due motociclanti tedeschi, per prendere il verde in cima al Passo Stalle e non dover attendere tre quarti d'ora al semaforo (wow!). Dopo la prova speciale, sosta-pranzo sul lago di Anterselva, poi dalle parti di Bressanone soffriamo i quasi 30 gradi... dopo Vipiteno saliamo verso il Giovo e raggiungiamo Moso in Passiria prima del temporale che ci insegue... Moso è una scoperta (in positivo): alcuni alberghi, ristoranti, bar, e negozi.. u paese vivo!
La Gasthof Lanthaler offre davvero un bel rapporto qualità-prezzo, la cena è informale e gradevole. Un posticino da appuntarsi e tenere a mente per i prossimi passaggi in zona!

Passo del Rombo
Giovedì 31 maggio. Dopo l'ottima sosta a Moso, saliamo per il Passo del Rombo, dove alcuni muri di neve chiariscono che siamo ancora in primavera. Pagato il biglietto, parcheggiamo e andiamo a visitare il Top Mountain Motorcycle Museum (ovvero il museo motociclistico più alto d'Europa). Non è solo il più alto... credo sia anche il più bello: l'architettura (lego e vetro), l'illuminazione, l'area caffè-ristorante... tutto è davvero bello e coinvolgente. Le moto (e qualche auto, qualche strano veicolo dedicato alle nevi) sono moltissime. 10 euro di biglietto davvero spesi bene.
Top Mountain Motorcycle Museum
Ripartiamo dopo un bel po'... percorriamo tutta la valle dell'Otztal, poi il verdissimo Piller Hohe e raggiungiamo Resia... la webcam sullo Stelvio ci fa vedere che lassù ora piove, ma mentre andiamo verso la Svizzera siamo certi che lassù stia schiarendo... saliamo quindi dall'UmbrailPass e raggiungiamo lo Stelvio. Che dire? salire Umbrail e Stelvio a inizio stagione, con la neve ancora ai lati della strada, è un'emozione fortissima.
Stelvio
Mezzo panino come merenda, poi a Livigno per la notte. A noi Livigno piace molto, ma in questa stagione è tutto un cantiere... bisognerebbe organizzarci le vacanze di gruppi di Umarell, tanti sono i cantieri aperti...
Leggiamo su FB che domani il Gavia riaprirà... festeggiamo con gli Sciatt e con dei pizzoccheri metavigliosi al Ristorante del Cervo. Poi a nanna!

Gavia
Venerdì 1 giugno: il Gavia è il Gavia. Quando poi sali il primo giorno di apertura, sai perfettamente che troverai ancora un po' di ghiaia, di terra, di acqua da scioglimento della neve... però offre panorami mozzafiato ed una stradina (dalla parte di Ponte di Legno) con larghezza e strapiombi che danno ancora il gusto della piccola avventura.
Dopo il Gavia c'è il Tonale: ci facciamo sverniciare da parecchi smanettoni tedeschi, pa poi ne vediamo anche uno a terra in attesa di un'ambulanza... ma non è possibile andare in moto senza spegnere il cervello?
Cappelletti - Aldeno
Noi a Commezzadura abbandoniamo il traffico salendo per Costa Rotian e Campo Carlo Magno.
Ci facciamo un panino e poi facciamo rotta (purtroppo) per casa.
Prima ci regaliamo una sosta-shopping in fabbrica alla Cappelletti, ad Aldeno. Carichiamo tutte le bottiglie che ancora può ospitare il nostro già pieno bauletto.
Dopo c'è l'autostrada... da Carpi a Imola, tra l'altro, tutte le sardomobili sono in fila... noi passiamo a passo d'uomo tra le file. Stancante, ma almeno ci si muove.
Arriviamo a casa tardi, stanchi ed accaldati, ma ripartiremmo già domattina ;-)
P.S.: la Multistrada 1200s è la Moto migliore che abbiamo mai avuto. Per confort, per gusto di guida, per sicurezza percepita. Compimenti a Ducati, davvero!
Gattostanco, 2 giugno 2018

N.B.: su Google Foto l'album con un centinaio di FOTO e le MAPPE dell'itinerario: QUI.

martedì 8 maggio 2018

Un Paese malato. Anzi: di ammalati

La stragrande maggioranza degli italiani, anziché darsi da fare in politica e per la cosa pubblica, sempre di più si richiude nell'ignoranza (non leggendo, non informandosi, non pensando) e nell'effimero egoismo.

Non è una novità, bensì un circolo vizioso iniziato decenni fa e che oggi ha raggiunto un livello davvero allarmante ...basta analizzare la maggior parte dei post pubblicati, condivisi e commentati sui social come Facebook.

La cultura, l'impegno, la conoscenza, il rispetto degli altri e la necessità di dialogare e confrontarsi con chi ha idee diverse, trovando mediazioni e minimi comuni denominatori, sono considerate inutili o persino dannose.
Ovvio che ci sia sempre più spazio per ciarlatani ed affabulatori, che soffiano odio e rendono impossibile anche un normale confronto democratico. Gli stessi partiti, quelli che sono rimasti, stanno soffrendo di questo male, vedendo ridursi i propri iscritti e, soprattutto, gli iscritti attivi. 

Francamente non vedo vie d'uscita a questa situazione. Non invidio i giovani, davvero, che si trovano a vivere in un Paese ammalato di ignoranza, presunzione e di incomunicabilità, ma che in maggior parte neppure lo comprendono :-(

lunedì 7 maggio 2018

Caro Claudio (Domenicali), in MotoGP c'è qualcosa che non ci piace

Caro Claudio,
credo tu sappia perfettamente che, per molti appassionati, la Squadra Ducati non è un normale team. Rappresenta il vertice della propria passione sportiva e tecnologica per ciò che viene progettato, sviluppato e prodotto a Borgo Panigale.
Quando saliamo sulla nostra Ducati, quando assistiamo ad una gara di MotoGP o di Superbike, quando illustriamo in ogni dettaglio la nostra moto ad uno sconosciuto che ci chiede qualche ragguaglio tecnico in cima a un passo alpino, noi non pensiamo più di tanto ai piloti che corrono in pista o agli sponsor dei team, bensì alle sensazioni, ai ricordi, al gusto, che sono proprie di quella Fabbrica della Motor Valley emiliano romagnola.
Ecco perchè, nella scelta dei piloti e nella conduzione delle squadre ufficiali, credo che Ducati debba porre molte più attenzioni rispetto a ciò che può avvenire nei team privati.
Chi corre per Ducati un po' ci deve rappresentare.
Non deve essere solo veloce, ma deve dimostrare attaccamento al Marchio, correttezza, sportività, onestà intellettuale. Deve essere un esempio positivo, perchè non corre per sè stesso o per i suoi sponsor, ma rappresenta la Ducati, quindi, in definitiva, anche tutti i Ducatisti.
Non a caso per il 'popolo ducatista' i Falappa, i Chili, i Capirossi, i Bayliss, rimangono degli esempi e degli 'amici' anche quando l'attività sportiva li porta a gareggiare qualche anno con altre moto o ad appendere il casco al chiodo... ma gli anni passati in quel modo alla guida delle Ducati non saranno dimenticati, anche al di là dei risultati conseguiti, perchè è il MODO di essere stati Piloti Ducati, l'empatia con gli appassionati ducatisti, che li ha posti di diritto nel Museo desmodromico diretto da Fabio Taglioni.
Caro Claudio,
ciò che sta accadendo nelle piste della MotoGP a mio modestissimo parere non è in linea con ciò che mi aspetta da Ducati Corse
In questi anni ci siamo vergognati delle 'uscite' di Iannone, delle cecità di Lorenzo sulla Mappa 8, delle gare dove Pirro, wild card, doveva rallentare per non umiliare il quattro volte campione del mondo sorpassandolo a qualche giro dalla fine.
Ieri, a Jerez, abbiamo visto Lorenzo lasciare andare Marquez, nella manifesta impossibilità di fermarlo o stargli dietro, senza però porsi il problema di lasciare passare il proprio compagno di squadra che aveva un ritmo migliore e delle gomme che avrebbero potuto arrivare in fondo in condizioni migliori.
L'incidente è stata una sfortuna, certo (ma anche un errore 'chiudere' così la traiettoria), ma anche la conseguenza dell'atteggiamento di cui sopra.
Caro Claudio,
so che in Ducati Corse ci sono professionalità e competenze splendide. Il sottoscritto non è certamente in grado di dire cosa debbano fare e quali provvedimenti prendere Dall'Igna, Ciabatti, Tardozzi. Però, da appassionato, che guarda una gara e che il mattino 'monta' sulla propria Multistrada accarezzandone la fiancata e godendone delle splendide sensazioni, mi permetto di dire che così non va.
Se il buon Dovizioso in questi anni ha vestito con molto garbo, anche nei momenti difficili, la tuta del Ducatista, non ci ha mai fatti vergognare, neppure quando finiva in posizioni non proprio di vertice e non ha mai sparato a zero contro la Casa, se lo stesso lo stanno facendo Davies e Melandri in SBK, pur lottando spesso con mezzi impari contro le quattrocilindri... è evidente che nel Team di MotoGP oggi c'è qualcosa che non va.
Quindi, caro Claudio, vedi di fare in modo che non ci si debba più incazzare come pantere nel vedere comportamenti come quelli visti a Jerez domenica scorsa :-) :-) :-)