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lunedì 15 settembre 2025

W-E da automobilisti: Cansiglio, Claut e dintorni

Segnalo un altro itinerario per passare qualche ora divertendosi in auto... salendo a Pian Cansiglio (dall'uscita della A27 Vittorio Veneto sud) la strada che passa da Fratte, Fregona, Valsalega, La Crosetta è da subito molto divertente.

Pian di Cansiglio è un altopiano verdissimo, circondato da boschi splendidi. Ai fianchi della strada principale, oltre alle malghe, si trovano alcuni piccoli villaggi cimbri ancora abitati (anche se solo in estate) e faggi centenari...





Dopo un (ottimo) piatto di bigoli al ragù di agnello al Bar Bianco (consigliato) ci siamo diretti a nord passando per SpertBrozPieve d'Alpago, (evitando di rientrare in autostrada) CadolaPonte nelle Alpi e fino a Longarone.
Di siamo saliti per la valle del Vajont, fino a Casso (da dove è impressionante la vista sulla frana del Monte Toc che ha riempito il lago del Vajont).


Dopo una breve fermata anche ad Erto (e all'azienda agricola San Martino, sulla strada, per comprare ottimi formaggi... in auto avevo il frigorifero) abbiamo raggiunto Cimolais e di qui abbiamo percorso i 13 bellissimi chilometri della Val Cimoliana, che avevamo percorso in moto qualche tempo fa (vedi QUI):





Per la sera ci fermiamo a Claut, paesino gradevole e che offre ancora un minimo di attività commerciali, bar, ristorazione ed anche qualche albergo. Nonostante la stagione sia agli sgoccioli, uno è aperto e ci ospita. Non è proprio il massimo (ho l'impressione che stiano anche facendo alcuni lavori di adeguamento) cmq la serata è piacevole. Fuori ha cominciato a piovere forte e ne approfittiamo per riposarci presto...

Domenica mattina, dopo colazione, ripassiamo per il Cansiglio (dove perdiamo un po' di tempo perchè incontriamo una manifestazione dell'ANPI), ma poi anzichè scendere subito verso la Romagna, ci dirigiamo (sempre evitando la A27) verso Tarzo ed il Lago di Revine.
Fratta di Tarzo infatti c'è da vedere l'ultima realizzazione di Marco Martalar, il Leone Alato, realizzato con quasi 4.000 legni di alberi abbattuti da Vaia e da tranci di viti di Prosecco (la criniera).


Spostiamo il Crosstrek di pochi chilometri parcheggiando nei pressi del campo sportivo di Lago.
Da lì, in una quindicina di minuti, si sale (ma si sale ripidi, eh) alla panchina gigante che offre una splendida vista sul lago:


Decidiamo di rientrare presto per evitare il traffico domenicale.
Google Maps ci dice che evitando l'autostrada ci metteremo un'oretta in più, ma il tempo lo abbiamo. E viaggiare con poco traffico su strade 'normali' è uno sfizio che poche volte ci si può permettere...
ColfoscoSpresianoTrevisoMogliano VenetoMestre... poi la classica Romea, con una sosta a Mesola per bere qualcosa di fresco e farci due passi sgranchitòri...
Poco prima di essere a casa il Crosstrek compie 10.000 chilometri.
In poco più di 8 mesi ho percorso più km che anno scorso con il Karoq... ed ho fatto meno chilometri con la moto.
Questa macchina dà davvero gusto.




giovedì 28 settembre 2023

Tre giorni di fine settembre per un saluto alle Alpi

Tre giorni lontani dal w-e (con un clima meraviglioso) a fine settembre per salutare le Alpi (in moto sarà difficile tornarci prima della prossima primavera... anche perchè le ferie 2023 le ho finite) 😉

E allora ecco delle strade davvero belle ...l'alta Valdobbiadene, il Cansiglio, il Vajont, Casso ed Erto... a Erto abbiamo cenato splendidamente al Gallo Cedrone, nel cuore della cittadina abbandonato per anni dopo il disastro del Vajont, e nella notte abbiamo ascoltato i bramiti dei cervi chiamarsi da ogni parte della vallata, fin sotto il paese (ma non per questo mi sono sentito in colpa per la meravigliosa tagliata di... cervo appena sbafata 😂)...

Sotto la diga del Vajont

e poi la Valcellina, Pala Barzana, Passo Rest, i tornanti ignoranti dello Zoncolan, la splendida e deserta Val Pesarina, il Passo Tre Croci, il Giau, i pochi alberghi e ristoranti aperti e pieni tra Caprile e Alleghe... 

La nebbia nasconde quel che resta del lago del Vajont, la frana, la diga... sulla destra Erto

Il lago di Barcis

Lo Zoncolan

La bellissima e selvaggia Val Pesarina

Il Passo Giau

E poi tutte le curve più belle di Forcelle Aurine, Passo Cereda,Passo Gobbera, Passo Brocon, la deviazione per Celado ed il suo Grifone di Vaia (altra opera di Martalar), la splendida discesa a Grigno (purtroppo la strada che sale a Barricata è ancora vietata), la salita ad Enego, il pranzo a Cornetta ed il passaggio dalla parte meno abitata e trafficata dell'altipiano: Stoccareddo, Puffele, Sasso, Bocchetta Granezza... e la discesa in pianura per prendere la triste autostrada del rientro.

Salendo al Passo Brocon

Il Grifone di Vaia

Dopo Bocchetta Granezza si scende in pianura

Migliaia di curve, frenate, accelerate... tutto facile con la miniMulti 👌

L'itinerario (tre giorni partenza e rientro da/a Ravenna):









giovedì 28 marzo 2019

Disgelo Dolomitico 2019

Sul Giau
Sabato 23 marzo. La primavera è arrivata, e fa persino troppo caldo. E' un anno strano e preoccupante, questo 2019: alle temperature decisamente sopra la media, si unisce una siccità che ci fa attraversare fiumi in magra. Anche la nostra 'riserva d'acqua della Romagna', il Lago di Ridracoli, non è riuscito a riempirsi, quest'inverno, ed è a poco più del 60% della propria capienza.
Un giro in moto, però, è il modo migliore per staccare la spina sia dal lavoro che dalle preoccupazioni legate a clima e siccità. 
Claudia ed io infatti giriamo in moto anche durante la stagione invernale, ma ovviamente si tratta di 'giretti' in giornata. Montare le valigie laterali della Multistrada, riempirle, e regalarsi almeno una notte fuori... beh, questo è viaggiare in moto.
Molti gli alberi abbattuti
nell'ottobre scorso
Ed il primo w-e stagionale, è da sempre il segnale che la bella stagione è in arrivo. Ovvio che la prima meta siano le Dolomiti... belle sempre, ma troppo belle in primavera, quando la neve rende visibili particolari che solitamente sfuggono a chi guida... e se poi c'è un cielo così azzurro, è puro spettacolo e puro divertimento.
Le strade quest'anno non presentano ghiaccio, ma non pensate subito a smanettare... in molti boschi ci sono purtroppo migliaia di alberi abbattuti dalla tempesta di vento dello scorso ottobre, ed i lavori di recupero e risistemazione del territorio lascia, sull'asfalto, molto fango, polvere, ghiaia... occorre un po' di attenzione in più, che si unisce alla pena per certi tratti che ti ricordi ombreggiati e verdeggianti, e che oggi sono in pieno sole :-(
Il lago ancora ghiacciato sul Fedaia
La Multistrada è una Moto fantastica: confortevolissima, facile, sicura, agile... arriviamo in cima al Giau, partiti da Ravenna, senza un minimo di stanchezza. Mangiare il taglierino all'aperto, sotto al sole ma a fianco della neve ancora presente in quota, è sempre emozionante e piacevole.
Poi ci sono il Fedaia, con il lago ancora bello ghiacciato e la pista della Marmolada piena di sciatori... e naturalmente la serie del Sellaronda: Sella, Gardena, Campolongo e Pordoi.
Troviamo una stanza nell'ottimo Garnì Ciamorc a Canazei e ci regaliamo l'aperitivo al Bar Esso ed una cena davvero deliziosa all'Osteria da Besic... la serata è fredda, ma Canazei è sempre molto accogliente.
Sul San Pellegrino
La domenica mattina ripartiamo con calma... sulla strada che da Moena sale al San Pellegrino, nelle zone in ombra la notte ha lasciato qualche luccichio di ghiaccio, ma poi è di nuovo sole e temperature gradevoli.
Scegliamo di scendere a sud dallo splendido e poco conosciuto Vallone del Mis, poi passando da Belluno e Ponte nelle Alpi, risaliamo di qualche chilometro per pranzare sul Vajont... esattamente nella caratteristica Casso, dove il BAR K2 ci sfama con un taglierino enorme di ottimi affettati e formaggi, per una spesa complessiva (compreso un po' di vino ed acqua) di 6,25 Euro a testa... e solo i tavolini all'aperto, con lo spettacolo imponente e tragico del Monte Toc, vale la sosta.
Poi, prima di tornarcene in pianura, andiamo a salutare Teresa, che ha aperto a Casso il suo negozietto di prodotti tipici e libri sul Vajont (in realtà fa anche ottimi biscotti e dà da mangiare (bene, dicono i commensali)... noi facciamo la spesa e riempiamo la borsa termica che ci eravamo portati da casa.
Casso
Che dire? La stagione motociclistica 2019 è iniziata... con un mototurismo tranquillo e non certamente nè eroico nè avventuroso, ma rilassante e piacevole. Sarà la vecchiaia, sarà che di posti ne abbiamo visitati molti, ma apprezzo sempre di più anche questi w-e rilassanti e tranquilli, fatti di curve, tornanti, bellezze naturali da ammirare e posti conosciuti ed accoglienti dove è bello tornare.
Alla prossima, quindi ;-)
Ah, le altre foto (e le mappe dell'itinerario) sono nell'Album su Google Foto: QUI

lunedì 11 giugno 2018

La tregedia del Vajont, ma anche la bellezza di Erto e Casso

La diga del Vajont e la frana
che ha riempito l'invaso
Lo scorso w-e lo abbiamo passato nei pressi del Vajont. Non solo per (ri)vedere i luoghi di quella tragedia, ma anche per godere di un'ospitalità gradevole tra montagne splendide ma tuttora solo lambite da un turismo ancora rarefatto e leggero.
Casso è un pugno di case arroccate sopra il bacino del Vajont, proprio di fronte alla 'M' della cicatrice sul Monte Toc... Consiglio di parcheggiare e poi, con una facilissima passeggiata in costa di dieci minuti, partendo dal piccolo cimitero, raggiungere il punto panoramico posto proprio sopra la diga. Da lì, potrete comprendere davvero quanto piccolo sia quell'ardito e robusto manufatto dell'uomo, rispetto a quella montagna di 250 milioni di metri cubi di terra e roccia che ha riempito il lago e lanciato i suoi 150 milioni di metri cubi di acqua sopra la diga, comprimendola nel canyon che poi l'ha fatta esplodere come una bomba spazzando via Longarone (N.B. il nostro Lago di Ridracoli, tanto per dare un'idea delle dimensioni dell'avvenimento, contiene al massimo 33 milioni di metri cubi d'acqua!!!).
Al Bar K2 di Casso: i prezzi
sono inversamente proporzionali
all'ottima qualità 
Non solo. Casso merita anche una breve visita tra le case, molte delle quali abbandonate dal 1963 (gli abitanti di Erto e Casso furono obbligati ad andarsene e gli fu impedito di tornare per anni). E poi ci sono due chicche dedicate a chi ama un turismo lento, tranquillo e non di massa:
- il Bar K2, che sembra essere fermo agli anni '70 come arredi e struttura. Però è pulito, ordinato, tenuto benissimo e con grande attenzione. Con pochi Euro, e solo un po' di pazienza (la fretta va lasciata in pianura) potrete assaggiare salumi e formaggi del posto seduti in uno dei quattro o cinque tavolini mentre osserverete i dettagli della cicatrice sul Monte Toc. Il telefono dovrebbe essere: 333.2038810
. poi c'è il Mercatino di Teresa, in mezzo alle case del paese. Noi ogni volta che passiamo di qui ci fermiamo a lasciare il nostro piccolo contributo a chi, più per amore e passione che per profitto, tiene aperto da queste parti. I formaggi di primissima qualità, alcuni biscotti 'fatti in casa' squisiti... libri... confetture... due chiacchiere e qualche ricordo. Ah, è anche possibile mangiare qui: c'è un tavolo dentro al negozio ed un tavolino fuori ;-) Non perdetelo (il telefono dovrebbe essere il 348 899 7884).
Erto
Erto è l'altro paese che fu solo lambito dall'ondata dovuta alla frana, ma fu evacuato ed obbligatoriamente abbandonato (almeno per quanto riguarda la parte storica... dagli anni 70 fu costruita, ad una quota più alta, Erto Nuova... brutta ed impersonale, anche se c'è il laboratorio di scultura lignea di Mauro Corona, quindi una breve visita la merita).
Il centro antico da qualche anno, però, vede finalmente la ristrutturazione di alcune case, il ritorno di alcuni abitanti e la riapertura anche di due (ottime) osterie-ristoranti, il Gallo Cedrone e l'Osteria da Corona.
L'Hotel Erto
C'è poi l'Hotel Erto: 320.6630738, proprio nel piazzale del Museo del Vajont, subito sotto la strada principale ed in posizione comodissima per lasciare auto e moto e scendere a piedi a visitare Erto vecchia. 70 euro una stanza doppia molto confortevole e con un'ottima colazione, una sosta all'Hotel Erto è assolutamente consigliabile
Certo: questi montanari avrebbero bisogno di un corso di formazione da parte degli imprenditori turistici romagnoli (mancano spesso insegne, siti internet aggiornati, materiale promozionale) :-) ma se li si riesce a trovare, ti lasciano ricordi che sanno di buono e ti viene subito voglia di tornare.
E poi non c'è solo la tragedia del Vajont: abbiamo scoperto molti sentieri per scarpinare, tra casere e rifugi meno affollati di quelli delle Dolomiti fassane, ma con scorci e vedute che ti fanno passare la stanchezza della salita... ad esempio, raggiunta in auto un piazzale sotto Casera Mela, in un paio d'ore abbiamo guadagnato il Rifugio Maniago (però, se tirava il sentiero ;-) ).
Mettete in agenda un w-e a Erto e Casso. Lo meritano!
Qualche FOTO in più in questo ALBUM su Google Foto.
Gattostanco, 11 giugno 2018
Il Rifugio Maniago è raggiunto dopo due ore di salita :-)

domenica 9 aprile 2017

Disgelo dolomitico 2017

Tutti gli anni, all'arrivo della primavera, ci piace regalarci un w-e a zonzo per i Passi dolomitici. Alcune volte abbiamo sofferto il freddo, in altre occasioni abbiamo trovato ancora alcuni passi chiusi per ghiaccio o pericolo slavine.
Quest'anno, per impegni familiari, siamo arrivati un po' lunghi (di almeno un paio di settimane) ma il w-e dell'8-9 aprile ci ha offerto due giornate quasi primaverili.
Purtroppo abbiamo anche dovuto registrare la sofferenze delle nostre montagne: la pochissima neve caduta nel corso dell'inverno è già quasi sparita, e gli ultimi sciatori, sulle piste del Pordoi o della Marmolada, sembravano più impegnati nello sci d'acqua :-(
Per variare un po', all'andata, siamo usciti dall'autostrada ben prima di Ponte nelle Alpi e abbiamo affrontato la breve ma caratteristica salita del Passo San Boldo, con i suoi tornanti in galleria, stretti e a senso unico alternato.
Poi Agordo, Alleghe, lo splendido Passo Giau (dopo aver acquistato bibite e panini in una 'bottega' vecchio stampo di cui rimangono purtroppo pochi esempi nel nostro Paese), lo splendido Passo Pordoi (che a me piace da matti salire da Arabba), il Sella, il Gardena, il Campolongo... e poi di nuovo il Pordoi per arrivare a Canazei... le auto incrociate o sorpassate da contarsi su una mano, pochi i sorpassi e sempre sicuri, data l'assenza di traffico, potersi fermare in ogni momento per una foto... questa stagione mi piace!
Mi piace meno l'accoglienza di Canazei: arrivato all'ottimo Garnì Ciamorc, i titolari, costernati, ci hanno informato che in tutta la cittadina ci sarebbe stato un unico ristorante-pizzeria aperto!
In effetti, anche passeggiando in paese, abbiamo notato come la maggioranza di bar e negozi era chiusa per ferie (e su questo nulla da dire) e moltissimi avrebbero riaperto solo in giugno, addirittura senza tenere neppure in considerazione che il prossimo 24 maggio Canazei sarà sede di tappa del Giro d'Italia.
Forse nella stagione invernale e in quella estiva a Canazei gli operatori economici fanno fatturati fin troppo abbondanti, ed i relativamente modesti introiti offerti dai viaggiatori fuori stagione non gli interessano granchè. Mi sa che al Disgelo Dolomitico 2018 ci fermeremo un una località meno rinomata e un po' più accogliente tutto l'anno ;-)
Domenica 9 aprile.
Cmq il Garnì Ciamorc merita. Per cortesia, per rapporto qualità/prezzo e per la colazione.
Dopo essercela presa comodi, visto che fuori la temperatura era solo di 1 grado, andiamo a farci un caffettino sul Fedaja, poi scendiamo dal Passo Staulanza godendoci una strada meravigliosa poi fino a Longarone.
I pochi tornanti-da-pista ci lanciano sulla Diga del Vajont, dove la manetta lascia spazio al tempo della riflessione su ciò che è stato...
Parcheggiamo nel piazzale del centro visite di Erto e passeggiamo perle antiche vie della Erto vecchia, che fu obbligatoriamente evacuata nel 1963, per paura che, dopo la frana, smottamenti e scosse di assestamento potessero provocare altre vittime. Oggi Erto (e la vicina Casso) sono paesi fantasma, anche se qualche casa è stata ristrutturata ed oggi persino abitata tutto l'anno. Ci sono anche una osteria-ristorante ed un'enoteca. Noi scegliamo questa: l'Enoteca Corona, e non sbagliamo! 
Dopo pranzo torniamo in moto, attraversiamo il torrente Vajont dalla stradina stretta con poca manutenzione (limite 30) che scende più o meno dalla frazione San Martino, in modo da avere una visuale completamente diversa della massa franosa, di Erto, di Casso... la strada infatti ci riporta a sbucare nei pressi proprio di Casso passando sopra a quella che fu la frana!
A Casso ci sono il Bar K2 (con una vista notevole sul Monte Toc e sulla 'cicatrice' dovuta al distacco della frana) e Il Mercatino di Teresa (in mezzo alle case del paese). Noi ogni volta che passiamo di qui ci fermiamo a lasciare il nostro piccolo contributo a chi, più con amore e passione che per profitto, tiene aperto da queste parti. I formaggi di primissima qualità, alcuni biscotti 'fatti in casa' squisiti... libri... confetture... e tante chiacchiere: difficile ripartire... ma dobbiamo farlo.
Riscendiamo in pianura e anche questo inverno è finalmente e ufficialmente alle spalle ;-)
L'album fotografico (50 foto) è su Google Foto o Facebook  ;-) 

martedì 22 maggio 2012

Crostis, Dolomiti, Grossglockner & Vajont

Tre giorni rilassanti fitti fitti di... curve & panorami mozzafiato

Venerdì 18 maggio: viste le previsioni non bellissime, in Italia, per i giorni successivi, Claudia ed io decidiamo di dirigerci immediatamente verso la Carnia, per affrontare subito la Panoramica delle Vette del Monte Crostis. E' un po' di tempo che l'abbiamo nell'obiettivo, visto che alcuni amici ci avevano mostrato foto splendide, ma poi per un motivo o l'altro avevamo sempre dovuto rinunciare.
C'è il sole, a Ovaro facciamo scorta di pane, affettato e formaggio, e affrontiamo da Tualis questa splendida salita, in compagnia di pochi ma volonterosi ciclisti e seguendo le tabelle che indicano il percorso.
La strada non è ancora stata risistemata dai danni dell'inverno, in qualche punto ci sono smottamenti e sassi, ma in definitiva la salita è prudente ed agevole. E il sottile nastro d'asfalto, una volta in quota, rivela panorami splendidi.
La Panoramica delle Vette del Crostis 
La Panoramica delle Vette del Crostis 
La Panoramica delle Vette del Crostis
Al cippo che ricorda le fatiche dei Ciclisti al Giro d'Italia del 2011, ci fermiamo per pranzo. Il rifugio è ancora chiuso (quassù non c'è nessuno oltre a noi), ma noi siamo stati previdenti, portandoci i panini ;-)
Una volta rifocillati ascoltando il silenzio che ci circonda (addirittura si sentono gemere gli acciai del guard rail, che colpiti dal sole si espandono dopo il gelo della notte) riprendiamo la moto e ci prepariamo alla parte più difficile: lo sterrato! Più che di sterrato si può parlare di una strada ben tenuta ma non asfaltata, e sulla quale è stesa ghiaia molto grossa. Procediamo con cautela perchè la moto è a pieno carico, le Scorpion Trail non sono proprio delle gomme da fuoristrada e, soprattutto, le ho tenute molto gonfie considerando i trasferimenti a pieno carico. La Stelvio, comunque, si dimostra sempre una moto molto facile e amichevole... anche quando i passaggi si fanno molto stretti a causa della neve che ancora ricopre parte della carreggiata (e dall'altra parte non c'è protezione... brr...).
La Panoramica delle Vette del Crostis 
La Panoramica delle Vette del Crostis 
La Panoramica delle Vette del Crostis 
La Panoramica delle Vette del Crostis 
La Panoramica delle Vette del Crostis
Ma al di là del sollievo per il ritrovare l'asfalto, finire il percorso in quota e scendere fino a Valcalda e Ravascletto è veramente un peccato. Dei panorami meravigliosi, da lassù! Consigliatissimo!!!
Ci dirigiamo in direzione Sappada, poi per Cortina D'Ampezzo, per prendere la strada del Passo Giau. E' in assoluto uno dei miei passi preferiti. Divertente da guidare, certo, ma anche estremamente panoramico per rifarsi gli occhi sulle vette circostanti.
Dopo il Giau, passata Arabba, L'ultimo godimento di questa lunga e divertente giornata: il Pordoi. Che dire? Ormai lo conosciamo tutti. Però quei tornanti serrati, regolari, che non ti lasciano respirare da Arabba fin lassù, sono uno dei migliori rimedi motociclistici ...contro lo stress della vita moderna :-)
Salendo al Giau 
Giau 
Giau 
Giau 
Verso il Pordoi 
Pordoi
Troviamo come di consueto alloggio presso il nostro Garnì di Canazei, l'economico ma accogliente Ciamorc (56 euro colazione compresa). Ci godiamo quattro passi prima di cena, un buono spezzatino di capriolo con polenta e funghi al ristorante dell'Hotel Laurin e... ben prima delle 10 di sera siamo già a ronfare ;-) 


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Sabato 19 maggio ci svegliamo presto accolti da uno splendido sole. La temperatura a Canazei è di 5 gradi, ma il sole scalderà presto l'aria. Il tempo di far colazione, caricare la moto, salutare i motociclanti slovacchi e tedeschi alloggiati al Ciamorc e di comprare qualcosa alla 'Cooperativa', è ora di partire. Ci aspetta 'Sua Maestà' il Grossglockner!
Il Passo Sella è sempre uno dei passi più belli del mondo, e poi subito in successione si affronta il Gardena... credo che non mi stancherei mai di inanellare un tornante dopo l'altro, alla ricerca del ritmo giusto: regolare, sicuro, divertente, interrotto solo da qualche rettilineo rallentato per permettere a Claudia di scattare una foto con qualche secondo in più.
Passo Sella 
Passo Sella
Passo Gardena
Si sale tra le guglie di roccia ed i ghiaioni, si scende nel verde abbagliante dei prati che ormai hanno 'sentito' la primavera. Nelle narici l'odore delle mucche, ma anche del legno appena tagliato colpito dal sole, degli aghi di pino che si asciugano dopo la notte... wow! La verdissima Val Badia, San Vigilio di Marebbe ed i boschi del Passo Furcia, Plan de Corones e di nuovo il verde abbagliante della valle. E laggiù la perfezione, non solo di colore, ma anche di conformazione, della Valle di Anterselva che ci condurrà in Austria dal Passo Stalle.
I prati verdissimi di Plan de Corones
la verdissima Valle di Anterselva
Il Passo Stalle è un gioco di società. Per salire verso l'Austria si trova il verde nel terzo quarto d'ora di ogni ora. Ci si ferma ad attendere con un caffè al rifugetto posto a 100 metri dal semaforo, poi cinque minuti prima del verde ci si porta davanti ad auto e camper. Si studiano gli altri motociclanti: si lascerà partire per prima gli smanettoni o comunue quelli che danno l'idea di essere più veloci... poi si cerca di partire prima dei fermoni che potrebbero rovinarti il ritmo dei tornanti, lassù... sì, perchè il transito è a senso unico, quindi per quanto sia stretta la carreggiata, questa sarà tutta nostra :-)
Claudia ed io non ci facciamo staccare da quelli lasciati partire per prima ... ma alcuni fermoni là dietro non li vediamo più. Bene. La Stelvio si guida proprio bene anche sullo stetto :-D
Subito dopo il verde, la partenza per la salita del Passo Stalle
Passo Stalle 
Dall'erba ancora sottomessa alla neve, planiamo sulla verdissima Defereggental. Poi passiamo senza problemi Lienz all'una o poco più siamo a Dollach. Frau Gertrude ci accoglie sorridente, ci fa scegliere la camera per la notte alla sua Pension Kahn, dove lasciamo un po' di bagaglio, ma ci dirigiamo direttamente alla Alpenstrasse del Grossglockner. 22 euro di biglietto, quest'anno. Ma cosa volete: quei panorami, quella strada costruita apposta per il gusto di guidare in montagna nel lontano 1936, l'Edelweisspitze, quelle marmotte e quegli stambecchi... bah: noi non riusciamo a non tornare almeno una volta all'anno.
Ci godiamo il sole ad un tavolino all'aperto del Fusher Lacke con un cappuccino ed una torta di mele da 10 e lode, e poi di nuovo in moto, prima fino alla stazione nord, poi di nuovo in quota tra le stalagmiti di ghiaccio che ancora invadono le gallerie... 














 Si sta facendo tardi quando decidiamo di riscendere fino a Dollach... per una doccia rigenerante, due passi ed una cena al ristorante dell'Hotel Dorfwirthaus. Questa è una novità. Ultimamente il Ristorante del Post aveva perso un po' di quel fascino che ci aveva colpito per tanti anni (pur rimanendo un buon ristorante) ma abbiamo deciso di provare qualcosa di nuovo. Beh: scelta azzeccata. Meno 'fighetto' rispetto al Post, ma anche più economico. E qualitativamente ottimo. Il problema è che il menù (che al Post è anche in italiano) al Dorfwirthaus è solo in tedesco (ma il personale aiuta poi con l'inglese). Comunque segnatevi anche questo nuovo indirizzo, perchè merita (lo inserirò appena avrò tempo nella pagina dei Consigli di viaggio). 



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Domenica 20 maggio Salutiamo Frau Gertrude dopo aver rinnovato il rito sacro della Sua Colazione (bisognerebbe non aver mangiato, la sera prima... invece... sob!).


Sappiamo che a sud delle Alpi ci attende la pioggia, quindi ce la prendiamo comoda. A sud di Lienz ci inerpichiamo sulla splendida Pustertaler Hohenstrasse, che offre degli scenari da cartolina attraversado piccole frazioncine ...da cartolina :-)


A Sillian riempiamo il serbatoione della Stelvio, godendoci la Super a 1,40 euro. E poi ci godiamo ancora un po' di belle strade: quella del Passo di Monte Croce Comelico, poi a Padola svoltiamo per il poco conosciuto e trafficato Passo di Sant'Antonio (peccato che il Bar/Albergo in cima al passo sia stato chiuso e abbandonato da qualche anno...).
Comeilco

Direzione sud, quindi, decisi di fare un'ultima tappa al Vajont. A Longarone infatti lasciamo la statale e saliamo in quota affrontando prima degli splendidi tornanti, poi le gallerie che ci portano sulla diga. Il piazzale è ormai un orrendo mercatino di venditori di panini e wurstel... allora saliamo ancora in direzione di Casso, il Paese che da lassù domina la diga e la frana che ha causato il dramma del 1963.
Casso 
Casso
La Diga del Vajont vista dal sentiero che parte da Casso
Casso: il 
A Casso, paese che fu per molti anni completamente abbandonato, piano piano qualcuno è tornato. Alcune case sono state ristrutturate e addirittura troviamo un barettino ed un piccolo negozio che vende prodotti tipici della zona e pubblicazioni sulla storia della valle.

Tre consigli per una breve "sosta" ma un po' diversa dal solito?
Il primo: non fermatevi al piazzale sulla statale in prossimità della diga. Salite anche ad Erto oppure a Casso. In questi piccoli Paesi ci sono persone che provano, con fatica e sacrifici, a non far morire quelle realtà. A Casso, ad esempio, nel piccolo e di "sapore antico" Bar K2, due panini con soppressa e formaggio, un quartino di vino, una bottiglia d'acqua e due caffè ci costano 10 euro e cinquanta. E ci ringraziano pure per essere saliti fin lì.
Il secondo: da Casso, seguendo le indicazioni per la "Diga del Vajont", camminando su un facile sentiero giungiamo ad un punto panoramico che domina sia la diga la frana e l'invaso del Vajont... lì si capisce ancora meglio l'enormità di quel movimento franoso che ha riempito un lago in pochi secondi!
Il terzo: lasciare 15 euro per un formaggio affumicato ed un libro sulle memorie della Valle del Vajont, nel piccolo negozietto "Il Mercatino" di Casso, significa aiutare qualcuno che prova a resistere alla globalizzazione, alla desertificazione dei nostri piccoli paesi e... forse lotta contro la storia. Beh... però quel sorriso fa un gran piacere ;-)

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Le mappe dell'itinerario:





La Panoramica delle Vette del Crostis