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giovedì 14 marzo 2024

Ciao Gigi

Luigi (Gigi) Rivola
Ho appreso ieri sera della scomparsa di Luigi (Gigi) Rivola

Mi spiace immensamente. Era una persona squisita ed un appassionato vero. 

Ricordo che quasi vent'anni fa, per uno dei primi numeri della rivista che curo per l'associazione per la quale lavoro, volli realizzare un piccolo speciale sulla 'terra de' mutór'.

Avevo conosciuto Luigi Rivola a qualche evento motociclistico in zona, quindi mi feci coraggio e lo contattai. Mi chiese solo di non avere fretta, poi mi fece arrivare un breve 'pezzo' con aneddoti simpatici e storici su quella passionaccia così forte e tenace dalle nostre parti... che fa anche economia. Su quel pezzo, per me prezioso, corredato anche di alcune foto davvero storiche tratte dal suo immenso archivio, costruii uno speciale di tante pagine, inserendo box di mia realizzazione... ed uno lo dedicai a lui.

In quel momento Gigi era Caporedattore di Dueruote e Motonline, nonchè inviato per quelle testate per seguire tutte le gare del Mondiale Superbike, ma ovviamente fece tutto gratis, come favore ad uno sconosciuto motociclista ravennate quale ero e sono tutt'ora. 

Umile, gentile, appassionato, competente... un Romagnolo di quelli di una volta.

Ciao Gigi, a s’av dèm 👍

Trascrivo qui l'articolo di Gigi ed il box che gli dedicai in quel novembre 2005:

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La terra 'de Mutòr' di Luigi Rivola (scritto a novembre 2005)

Francesco Baracca
amava rischiare in volo,
ma anche a terra
sulla sua moto
Peugeot

La passione per i motori è una caratteristica dei romagnoli. Con una riflessione di Luigi Rivola, Caporedattore di DueRuote, andiamo alle origini di questo amore per le corse ...

Avevo 25 anni e stavo scrivendo il mio primo libro: “La Rumagna de’ Mutor”, frutto di lunghe e appassionate ricerche nella biblioteca comunale di Faenza. Di ciò che era accaduto tra il 1880, anno in cui i romagnoli avevano cominciato a manifestare evidente interesse per la bicicletta, e il 1903-4, quando erano apparse nella nostra terra le prime biciclette a motore, avevo appreso quasi tutto leggendo le cronache dei settimanali locali. Avevo messo insieme migliaia di appunti sui fatti, sui luoghi e sulle persone, era giunto il momento di uscire dalla biblioteca e di cercare le testimonianze vive nei ricordi delle persone, nelle immagini, nei documenti.

Quel giorno mi ero messo alla caccia di un tale che nel 1920, cavalcando una Indian 1000, aveva vinto una corsa a Faenza. Avevo raggiunto Bagnacavallo, dove risultava che vivesse all’epoca, e avevo cominciato l’indagine nelle solite e in genere molto redditizie “cave”: vecchie edicole, botteghe di fornai e soprattutto di barbieri chiaramente aperte da generazioni. 

Le sfide, coi padrini
come nei duelli:
a destra il ravennate Basigli,
pilota ufficiale della Marini
di Alfonsine (Anni ’20)

“Qualcuno si ricorda si ricorda di Francesco ... ?”
– chiedevo a tutti, fornendo i pochi dettagli di mia conoscenza. Un barbiere mi diede la prima traccia: “Io non l’ho mai conosciuto, ma me ne hanno parlato, e se chiede a quel vigile, penso che lui sappia dirle qualcosa di più”.

Il vigile era sull’orlo della pensione e si ricordava vagamente di Francesco ....

“Lui è andato via da Bagnacavallo molti anni prima della guerra, ma qui ha lasciato sua moglie e sua figlia. Abitano là”.

Suonai a quel campanello. Mi aprì una signora molto anziana che mi squadrò con evidente curiosità mista alla diffidenza che i vecchi hanno nei confronti delle persone giovani e sconosciute.

“Desidera?”

“Vorrei notizie di Francesco ...”.

Il faentino Aristide Gaddoni perse una gamba
in gioventù, ma amava tanto le moto e le corse,
che se ne costruì una finta e si mise a correre.
Vinse la prima Coppa dell’Adriatico
nel 1920 con una Harley Davidson 1000
 (nella foto) e fu vittima di un incidente
mortale nella seconda, mentre era al comando

La vecchia signora mi guardò in modo strano, fece un passo indietro come per prendere le distanze da un ricordo scomodo e guardandomi fisso negli occhi mi rispose: “Anch’io”.

Francesco ... subito dopo la prima guerra mondiale era diventato un giocatore d’azzardo professionista. Guadagnava soldi con le carte e li spendeva con le moto, con le quali si misurava – vincendo anche, come abbiamo visto – in altre sfide dove l’azzardo era pure un componente fondamentale. Un giorno aveva vinto una partita contro un avversario sbagliato, uno che veniva da fuori e che non amava affatto perdere. Era dovuto fuggire ed era fuggito lontano, in America, tagliando definitivamente i ponti con tutto ciò che si era lasciato alle spalle. 

Una grande paura o una scusa? Fatto sta che la giovane moglie e la figlia non ricevettero mai né una lettera, né un soldo, né una notizia di alcun genere, finché un giorno di un anno imprecisato si fece vivo a Bagnacavallo un ragazzone americano che aveva fatto il militare nella NATO in Germania e che, prima di rientrare in patria, aveva deciso autonomamente di passare dall’Italia a conoscere i luoghi in cui era nato suo padre, anche solo per raccontarlo ai suoi fratelli...

Giuseppe Zoli, campione romagnolo
gentlemen 1914 in sella a
una moto SIAMT 750
bicilindrica costruita a Torino

La vicenda mi convinse definitivamente in merito a un argomento sul quale da tempo andavo ragionando: la grande passione che i romagnoli avevano manifestato istantaneamente per le biciclette e per le motociclette aveva una stretta connessione con quella che era addirittura ritenuta una piaga specifica della Romagna: il gioco d’azzardo. In Romagna si è sempre giocato. 

Ho avuto modo di leggere su una “Gazzetta di Bologna” di metà ‘800 un editto papale contro questa “piaga” che affliggeva i romagnoli. E che – come tutti sanno, anche se poco si dice – li affligge ancora, sia con le carte, sia con quel micidiale (per il portafogli) gioco misterioso che è in uso solo in Cina, in Giappone e in provincia di Ravenna: il Mah jong.

L’amore per il gioco d’azzardo è solo un’espressione, la più pacifica e meno rischiosa, del carattere dei romagnoli, che erano e sono noti ovunque come teste calde, sanguigni, rissosi, pur non venendo negati loro altri eccellenti pregi, che miscelati ai difetti formano caratteri abbastanza fuori della norma.

Al romagnolo piace mettersi alla prova e sfidare gli altri. Al romagnolo piace provare il brivido del rischio. La bicicletta prima, e la motocicletta poi, gli si sono presentate come la sublimazione delle sue passioni: l’ideale per sfide continue, con l’aggiunta del rischio legato alla velocità. Come resistere?

Francesco ... non era il solo. Ce n’erano altri che giocavano spesso e correvano in bici e in moto a Ravenna, a Faenza e Lugo, ma anche a Cesena e a Rimini, insomma, avevo ascoltato storie del genere in tutta la Romagna: Francesco ... era semplicemente l’unico – per quanto di mia conoscenza – che delle carte aveva fatto una professione.

Tutti i motociclisti sono dunque giocatori d’azzardo? A mio parere potenzialmente sì, ma naturalmente la realtà è ben diversa: tra la fine dell’ ‘800 e l’inizio del ‘900 un processo logico e cronologico portò gli appassionati giocatori a cercare sensazioni ancora più forti nella guida delle prime motociclette. Oggi il primo passo non è più necessario: si può salire direttamente in sella. 

Anche perché, se ci si sofferma prima a fare qualche partita, con quello che costano oggi le moto c’è caso di giocarsi l’acquisto anzitempo...

LUIGI RIVOLA

Pubblicato su AziendePiù - novembre 2005


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DueRuote nel 2005.
Rivola ne era Caporedattore

Luigi Rivola
, autore di questa simpatica riflessione sulle origini della passione per i motori dei romagnoli, ha corso nelle classi 250 e 500 dal 1970 al 1974.

Nel 1988 ha chiuso definitivamente con lo sport stabilendo, con la Gilera 125  (con altri tre piloti), quattro record mondiali di velocità tuttora imbattuti (6 ore - 1000 km - 12 ore - 24 ore) sul circuito di Nardò. 

Giornalista dal 1973, ha scritto 8 libri sul motociclismo: il primo edito in proprio, gli altri per Mondadori, Longanesi, Vallardi, Conti, Giorgio Nada; quasi tutti sono stati tradotti in diverse lingue e venduti anche all’estero e a volte ristampati. Ha anche collaborato alla sceneggiatura del programma in quattro puntate “Storie di Uomini e di Moto”, prodotto Rai 1.

Nel corso della propria attività giornalistica ha collaborato con “Moto Sport”, “Motociclismo”, “Motosprint”, “La Moto” e “SuperWheels” e con testate specializzate giapponesi, americane, francesi e spagnole. Dal 2000 ricopre il ruolo di caporedattore del sito internet www.motonline.com, fondato dal Gruppo Merloni. All’inizio del 2005 il sito è stato acquistato dalla Editoriale Domus di Milano che gli ha affiancato la nuova rivista mensile Dueruote, prodotta dalla stessa redazione di Motonline. 

Oggi Luigi Rivola è caporedattore di Dueruote e Motonline e inviato alle corse del campionato mondiale Superbike.

Pubblicato su AziendePiù - novembre 2005

mercoledì 21 giugno 2023

World Motorcycle Day

21 giugno 2023. 
La Giornata Mondiale della Motocicletta si celebra ogni anno il 21 giugno come giornata per promuovere la libertà sulla strada. Poiché il 21 giugno è il giorno più lungo dell'anno, la festa viene sempre celebrata in quel giorno. 
Questa giornata è dedicata agli appassionati di moto e a chiunque sia coinvolto nel settore. 
June 21 2023. World Motorcycle Day is celebrated every year on June 21 as a day to promote freedom on the road. Since June 21 is the longest day of the year the holiday is always celebrated on that day. This day is dedicated to motorcycle enthusiasts and anyone involved in the industry.
Auguri a tutti gli appassionati, quindi, ma anche a tutti i tecnici, i progettisti, gli operai ed i meccanici, i rivenditori, i giornalisti e gli scrittori che divulgano il bello di questa passione. Dovremmo far conoscere di più, soprattutto noi italiani, questa giornata 😉

giovedì 6 agosto 2020

Con la miniMulti sulle Alpi

Salendo a Piancavallo
Estate 2020. Un'estate strana. Il turismo è azzoppato dalla pandemia, che per molti ha significato anche la perdita di reddito e/o di giorni di ferie. Però chi ha la fortuna di aver ancora la possibilità, in questo periodo, di staccare la spina e godersi la propria passione per girovagare senza fretta e senza impegni tra le montagne, credo dovrebbe avere quasi l'obbligo morale di contribuire a far girare l'asfittica economia del comparto turistico.
Che questa venga considerata una scusa, o meno, francamente non mi importa granchè. Claudia ed io comunque abbiamo riempito borse e baule della miniMulti e ci siamo diretti verso nord.
DOMENICA 26 LUGLIO
Per essere l'ultima domenica di luglio, il traffico sulla statale Romea è davvero scarso. E rimane molto scorrevole anche in tangenziale a Mestre. Viaggio nei limiti, e nonostante il pieno carico la Multi950 consuma davvero poco. All'altezza di Conegliano lasciamo la A27 per la A28, ed usciamo a Sacile, e continuiamo a dirigersi a nord tramite strade secondarie, in una campagna ricca anche delle villette probabilmente realizzate ed abitate dai tanti militari della vicina Base NATO. Infatti giungiamo nei pressi di Aviano, da dove parte la splendida strada che, ripida, sale a Piancavallo.
Panorama da Cazzaso Nuova
La strada è splendida, peccato il 'solito' burocrate abbia posto il ridicolo limite di 40 all'ora.
Immagino che questa strada porti a correre, sia in moto che in auto, ma questo, a mio parere, NON giustifica l'apposizione di limiti così assurdi rispetto ai mezzi moderni.
Un Ente pubblico SERIO porrebbe limiti seri e li farebbe rispettare. Metterne di troppo bassi, semplicemente, punisce tutti, rendendoci TUTTI passibili di sanzioni (perchè, diciamolo forte e chiaro: i 40 non li fa nessuno. Ma in quella strada, se fai i 70, non ti ammazzi e non ammazzi nessuno. Al contrario, chi correva prima fregandosene di limiti e sicurezza altrui, probabilmente corre anche adesso.
E' il solito problema italiano: poca serietà della Politica e della Pubblica Amministrazione. Se c'è un problema, lo si scarica su qualcun altro. C'è chi corre? Non ho forze per controllare il territorio? Metto i 40, così chiunque scivoli, è in colpa. Ed io, politico cialtrone, non ho più alcuna responsabilità sugli incidenti stradali.
In realtà, così facendo, stiamo abituando TUTTI gli utenti della strada, anche quelli di buonsenso, a considerare assurde ed irrispettabili le regole. Stiamo facendo un danno irreparabile al senso civico degli italiani. In questo senso CHI pone questi limiti ridicoli e assurdi, andrebbe cacciato a pedate. Purtroppo ciò non avviene. E infatti nel nostro Paese è semplicemente sempre più sgradevole muoversi, viverci, avere a che fare con le Istituzioni.
Ma torniamo al mototurismo.
Nonostante i cartelli con i limiti insulsi portino a guardare più se avanti c'è un trappolone con velox o telelaser, il panorama è davvero bello (peccato la foschia, accidenti).
Arriviamo in cima e ci fermiamo un po'. Poi arriviamo a Piancavallo (stazione sciistica non memorabile architettonicamente) e scendiamo su una stradella ben più stretta fino a Barcis ed al suo lago. Qui ci sono lavori in corso e purtroppo strada e piazzale panoramico sono un po' ingombri di mezzi d'opera.
Salendo alla Forcella di Pala Barzana
La domenica estiva ha evidentemente portato molte persone a salire in montagna dalla pianura sottostante, perchè in zona Barcis-Andreis c'è parecchio traffico. Ad Andreis ci facciamo fare due panini ma decidiamo di salire un po' per starcene in pace.
Dopo un po' troviamo un cartello che ci informa che la Forcella di Pala Barzana è chiusa. Mentre stiamo pensando se provare ad andare a vedere comunque se in moto si passa, scende una coppia in moto che ci tranquillizza: c'è un breve tratto di sterrato un po' smosso a causa di un cedimento della strada, ma si passa.
In effetti la miniMulti non ha alcun problema a passare, e in cima al passo ci mangiamo soddisfatti i nostri panini al riparo della struttura che gli Alpini utilizzano per le loro iniziative... e tenendo d'occhio il cielo, che in effetti comincia a mostrare qualche nuvolone nero e minaccioso.
Il tracciato della Forcella di Pala Barzana è stretto ma molto bello. Scesi, giungiamo al Lago di Redona e proseguiamo in mezzo al verde per il Passo Rest. Dopo aver attraversato anche il largo letto del Tagliamento passiamo da Priuso (Forcella omonima) e a Villa Santina lasciamo la strada statale 52 per la Strada provinciale 44 che sale a Lauco.
Il mio continuo ricercare strade nuove e poco trafficate ogni tanto mi regala belle sorprese, ed è proprio questo il caso: fino a Lauco una quindicina di tornanti ben tenuti e ben guidabili ci portano in quota. Lauco è un paesino molto ben tenuto con una bella vista sulle vallate circostanti. Ci fermiamo per un caffè, ma se fosse stato già ora di fermarci, ci saremmo fermati molto volentieri nell'unico bar-ristorante-albergo-pizzeria, che ci è sembrato molto accogliente. Bravi!
Salendo al Monte Croce Carnico
Vinaio
, Plugna, Fusea, Cazzaso Nuova: frazioni e piccoli nuclei di case che si sussuegono in questo tracciato molto tranquillo e spesso panoramico (anche se sempre più stretto) finché, a Zuglio, ritroviamo la 'statale' che ci riporta in direzione nord. Dalle parti di Paluzza ci raggiunge anche un fronte nuvoloso molto minaccioso: indossiamo l'antipioggia appena in tempo, ed i tornanti del Passo di Monte Croce Carnico in pratica non li vediamo, in mezzo ad una tormenta di acqua e vento. Ma la Multistrada è una moto sana, che si guida con sicurezza anche in mezzo alle intemperie. Svalichiamo e, presto, in Austria la pioggia cessa e riusciamo pure ad asciugarci nella discesa del Gailbergsattel a nord di Kotschach-Mauthen.
A Dolsach svoltiamo a destra per Winklern e poi siamo 'a casa': l'IselsbergPass, Dollach... l'accoglienza di Frau Gertude ci aspetta (sperando che abbia una stanza, perchè, come al solito, non abbiamo telefonato).

FRAU GERTRUDE
Claudia con Frau Gertrude
Nel report di quest'anno vorrei aprire un breve capitolo per Frau Gertrude Kahn.
A fine agosto di 18 anni fa (sì era il 2002: per la prima volta viaggiavamo in Europa con in tasca la comodissima Moneta comune, ma a mente facevamo ancora i conti in Lire) giungemmo di sera a Dollach/Grosskircheim, per andare la mattina successiva per la prima volta al Grossglockner.
Su questo blog c'è ancora il report nel quale raccontiamo che '...nel centro del paesino vediamo una bandierina con una moto e la scritta Motofarrad Wilkommen (o qualcosa del genere): neppure il tempo di mettere il piede a terra e un bersagliere austriaco di sesso femminile ci ordina fermamente "Fenite ti sopra a fetere Kamera! Se fa pene sono fenti euro a testa, kompresa GROSSA kolazione".
La pensione Kahn (certamente non recente nel mobilio o nelle dotazioni) è tenuta benissimo. La gentilezza di Frau Gertrude è fantastica. La colazione dell'indomani mattina sfamerebbe una compagnia di KaiserJaeger. Il giardino è attiguo alla stalla, dove vive (benino, mi pare) anche un simpatico pony a disposizione dei piccoli ospiti.
Ci consiglia, per la cena, il ristorante dell'Hotel Post: beh, consiglio di valore. Io opto per uno spezzatino di Bambi con canederli di pane, fagiolini arrotolati e scottati nello speck, uva, funghi e marmellata di mirtilli. Claudia apprezza un Wiener Tafelspitz. Poi il dolce: due splendidi strudel affogati nella crema di vaniglia calda. Aggiungete un ottimo mezzo litro di vernatsch locale...'.
In questi 18 anni siamo tornati spesso al Grossglockner, e quasi sempre ci siamo fermati nella pensioncina di Frau Gertrude, ed anche a cena al Post.
Alla Pension Kahn quel pony non c'è più, ma nonostante gli anni che passavano, qualche acciacco e qualche lutto familiare che nel corso del tempo purtroppo hanno colpito anche lei, la gentilezza, la pulizia, la golosità delle merende offerte sul terrazzo il pomeriggio, o le grosse colazioni mattutine, non ci hanno mai fatto desiderare un albergo più moderno o pesare l'assenza di phon o TV.
Nel 2006 con la Griso
Quest'anno, una Frau Gertrude in ottima forma (ma anche un po' commossa) ci ha detto che, dopo 49 anni di attivita, il 31 ottobre 2020 la Fruhstuckpension Kahn chiuderà, e dopo una necessaria ristrutturazione diventerà la casa di famiglia, dove arriveranno anche il figlio ed i nipoti.
Se chi, in questi anni, ha apprezzato le sue torte, i suoi krapfen e la sua gentilezza, vuole fare l'ultimo passaggio alla Pension Kahn di Dollach per salutarla, non ha rimasto molto tempo...
Il tempo passa per tutti. Guardo le foto di quel 2002 e mi vedo senza capelli bianchi e con una moto giapponese... oggi la miniMulti ha passato una notte in garage, protetta dal solito temporale notturno, come tante altre mie moto prima di lei.
E allora: grazie Gertrude. La tua Ospitalità e la tua gentilezza rimarranno indimenticabili e probabilmente inarrivabili. Ed il mototurismo non è fatto solo di curve e di strade, di passi e di foto. E' fatto anche di incontri, di emozioni e, molto, anche di ricordi. Che valgono molto più delle classifiche chilometriche o del numero dei passi percorsi.

Come avete potuto immaginare, la stanza era disponibile. La nostra preferita, la numero cinque, quella d'angolo. Frau Gertrude ci offre un caffè in terrazzo e ci dà la notizia della sua scelta di chiudere (vedi qui sopra), poi ci lascia andare a fare la doccia e telefona al ristorante del Post per prenotare il nostro tavolo... è una gentilezza che ormai ci è consueta. Un'altra delle cose che ci mancheranno.
Dopo due passi per sgranchirci nella sonnolenta e rilassantissima Dollach, ci godiamo una cena davvero ottima. Nel frattempo è piovuto, ma la miniMulti era in garage, noi dotati di ombrelli, quindi nessun problema. Andiamo a nanna sapendo che domattina probabilmente sarà l'ultima volta che affronteremo la GROSSA kolazione di Haus Kahn!

LUNEDI 27 LUGLIO
I prati attorno a Dollach sono inondati dal sole, stamattina. Quando, dopo colazione, salutiamo Frau Gertrude, siamo tutti un po' commossi. Ma il Grossglockner ci chiama. E alle 9 di mattina non c'è traffico, l'asfalto è asciutto, e l'aria neppure troppo fredda... wow... su quelle curve dimentichi i 27 euro d'ingresso. Guidi, prendi il ritmo, poi rallenti per guardare il panorama, poi torni a guidare. Limite 100 all'ora e linea tratteggiata (tranne che nei punti pericolosi, dove comprendi il motivo della limitazione imposta). Questa è civiltà. Qui se non fai il cretino, a guidare ti diverti, anche perché questa strada è stata costruita apposta, ottant'anni fa: per essere guidabile e divertente, e nonostante si sia in quota, spesso ci sono gli spazi per sorpassare i veicoli lenti.
Il Grossglockner è un parco giochi:
non solo l'ottimo asfalto, le tante curve, ma anche i tanti punti panoramici, gli shop, i musei, le gallerie, i punti ristoro. Saliamo all'Edelweissspitze, poi raggiungiamo il casello nord e torniamo indietro. Ci fermiamo all'Hochtor e al Franz-Josefs Hohe, dove purtroppo si assiste all'agonia di ciò che resta del ghiacciaio del Pasterze. Un po' di souvenir, un po' di Gurktaler da portare a casa... è già quasi mezzogiorno quando usciamo e ci dirigiamo a sud, ripassando per Dollach (ma questa volta affontando la 'kleinestrasse', cioè la stretta strada alta che si prende da un tornate prima di Heiligenblut), poi passando Lienz, attraversando la verdissima Defereggental, trovando il semaforo verde sul Passo Stalle e scendendo in Italia lungo la Valle di Anterselva. E' caldo. Passiamo Valdaora, saliamo gli splendidi tornanti, i prati ed i boschi del Passo Furcia e raggiungiamo San Vigilio di Marebbe.
Notiamo un Garnì che non sembra troppo fighetto e ci fermiamo per chiedere una stanza. Alla reception non 'è nessuno, quindi Claudia si mette alla ricerca di qualcuno all'interno... io come sempre sto fuori.
Arriva un ragazzo di una volta (direi sugli ottanta...) con una bici a pedalata assistita, e ci mettiamo a fare due chiacchiere intanto che aspetto che torni Claudia.
'Eh, ci ho passato la vita, sulle moto - mi dice guardando la Multistrada - ma da quattro anni, con l'età, sono dovuto passare alla bici. Però con questa ogni giorno mi faccio più di un passo. Sai, adesso ne ho 90. Ho guidato la moto fino agli 86.'
'Beh, è ancora in forma - dico - gliene avrei dati almeno 10 di meno. Ma ha mai guidato una Ducati?'
'Ci ho fatto 46 record mondiali con il Siluro Marianna - mi dice senza alcuna pietà 😊 ma anche senza alterigia - se vai al Museo Ducati è esposto lì.' E mi saluta pedalando con la sua bici a pedalata assistita.
Io al Museo Ducati so sono stato due o tre volte, ed il Siluro del 1956 l'ho visto e lo ricordo.
A San Viglilio di Marebbe, dove poi quel Garnì non aveva la stanza libera per noi, ho incontrato Santo Ciceri. E' in piena forma. Non va più in moto, ma pedala ancora 😏
Abbandoniamo l'idea di dormire a San Vigilio, facciamo qualche chilometro e troviamo un gran bell'Albergo a San Martino in Badia. Doccia, due passi, aperitivo e cena all'aperto, rendono ottima anche la serata. E come sempre a nanna presto.

MARTEDI 28 LUGLIO
Passo Giovo
Dopo un'ottima colazione lasciamo l'Albergo/Gasthof Dasser, carichiamo le borse nelle valigie della Multi e ripartiamo... oggi l'itinerario prevede belle strade, qualche passo secondario e... tante curve. Ma non è una novità.
L'attraversata Passo delle Erbe - Passo d'Eores mi è sempre piaciuta davvero tanto. I primi tornanti ci portano fino ad Antermoia, poi a Funes... scendiamo per un brevissimo tratto nella vallata dell'Isarco e saliamo immediatamente verso Villandro per rimanere in quota il più possibile. L'idea è di attraversare Renon e Val Sarentino. Purtroppo, dopo un po', troviamo chiusa ed intransitabile la strada per Barbiano. Non riusciamo a capire se ci si possa arrivare senza scendere a Bolzano, valle per valle, decidiamo di abbandonare Renon e Val Sarentino e far rotta verso nord sulla statale del Brennero. Bressanone, Fortezza, Vipiteno, e finalmente siamo ai tornanti che si inerpicano verso il Passo del Giovo, sempre davvero esaltante in moto.
Passo del Rombo
Ci fermiamo un po' a sfamarci con una splendida fetta di Torta Foresta Nera, e scendiamo verso la Val Passiria... anche la salita al Passo del Rombo è sempre avvincente. I paesaggi sono d
avvero splendidi, i punti panoramici che ci invitano ad una sosta sono fin troppi e... incidono sul ritmo :-)
In realtà non abbiamo nessuna fretta, non ho mai corso, in moto, e con l'età mi accorgo di essere anche sempre più lento e prudente.
Mentre scendiamo, dopo aver consultato le previsioni meteo ed annusato l'aria come montanari espertissimi, la decisione è presa: ci fermeremo per la notte sul Lago di Resia, e domani saliremo lo splendido Umbrail, il Re Stelvio e il meraviglioso Gavia.
Il Lago di Resia (in realtà sarebbe di Curon, visto che il paese è Curon Venosta) di sera è più bello: spariti i pullman, le file delle auto, dei ciclisti e degli altri motociclisti, nel dopocena è tutto nostro. Lago, campanile e nuvoloni in arrivo si lasciano fotografare senza presenze estranee... bello!

MERCOLEDI 29 LUGLIO
Salendo allo Stelvio
Lasciamo l'Hotel Theiner andando a velocità molto ridotta: la vallata è ancora in ombra e noi non abbiamo indossato nulla oltre al traforato e la t-shirt... altro che limiti di velocità trentini, qui, in questi primi chilometri, potrebbero multarci per intralcio al traffico veicolare!
Ieri, come sempre, avevamo trovato molto traffico tra Merano e la Val Venosta... oggi però a Malles Venosta svoltiamo subito verso la Svizzera, quindi non avremo problemi in tal senso.
Il Valico di confine di Tubre è sempre un bel modo di entrare in Svizzera: piccoli storici e caratteristici paesi lungo la strada, fino ad arrivare alla verdissima Val Mustair.
A Santa Maria Val Mustair noi troviamo, a sinistra, l'indicazione per l'Umbrail Pass... ed è un bel salire in montagna, anche se ormai da una decina d'anni non c'è più quel tratto di sterrato che faceva tanto 'avventura alpina'.
Il tempo di una foto, in cima all'Umbrail, e di indossare almeno la membrana antivento sotto al traforato, e siamo già in salita verso il Passo dello Stelvio.
E' presto, non c'è traffico, non c'è folla. E' tutto come piace a me.
Discesa del Gavia
Ed il cappuccino scalda-ossa del Genziana è davvero il miglior Cappuccino degli ultimi mesi... non so se sarà stato a causa del freddo, del fatto di essere allo Stelvio, in ferie, con la nostra moto, liberi di fare quel che ci pare... ma è davvero buonissimo :-)
Scendiamo verso Bormio, diamo un'occhiata alle novità si Santa Caterina Valfurva, località nella quale qualche anno fa passammo una bellissima settimana a scarpinare tra rifugi e ghiacciai, e poi è ora di salire al Passo Gavia. OK, il versante di Santa Caterina è quello più facile, ma l'asfalto è davvero distrutto. Un Passo così bello meriterebbe una manutenzione decisamente maggiore e migliore.
E siccome è passato da poco mezzogiorno, ci regaliamo un piatto di splendidi pizzoccheri montanari al Rifugio Bonetta, annaffiati da un po' di rosso.
La discesa verso Ponte di Legno è il VERO GAVIA: strada stretta, in alcuni tratti dissestata (non inganni il breve tratto appena asfaltato in cima)ma che panorami!
A Ponte di Legno ci allunghiamo a fare benzina.
Sì, perchè il Tonale è in Trentino, ed io quest'anno il Trentino lo boicotto, ed ho intenzione di NON lasciare un solo Euro in quel territorio, almeno fino a quando fino a quando la Provincia Autonoma di Trento non tornerà sulla propria decisione di imporre, su alcune strade, limiti più bassi per le moto che per auto o camper. Un'assurdità pericolosa e vessatoria, una scelta populista di una politica incapace di controllare il territorio ed i comportamenti degli utenti, e che quindi lanciano 'gride manzoniane' che allontanano i cittadini onesti e sensati dalle Istituzioni. Per approfondire: QUI
Limiti assurdi e pericolosi
E infatti anche il caffè ci fermiamo a prenderlo in un bar nella zona lombarda...
Scendiamo provando a rispettare i nuovi limiti di velocità solo per le moto: certo, in certe curve solo Dovizioso ha problemi a rimanere nei limiti, ma in tanti tratti, rischi che una bici ti sorpassi.
E quando a volerti sorpassare è un'auto o un camper, la cosa non è piacevole. Brutto il populismo di politici da quattro soldi.
Percorriamo tutta la Val di Sole fino a Cles, e poi saliamo a nord verso Livo e Rumo in direzione nord, verso l'invisibile Passo Castrin (la strada è bellissima, peccato che il passo sia stato fatto sparire da una moderna galleria). Planiamo sulla Val d'Ultimo. E' Alto Adige, niente boicottaggio, qui. Troviamo, proprio sulla diga del Lago di Zoppolo, il Garnì Seerast. Stanza e cortesia ottime, terrazzo panoramico sulla valle e che ben ripara chi sta a godersi i lampi del temporale in arrivo... la miniMulti è riparata dal terrazzo. Buona notte :-)

GIOVEDI 30 LUGLIO
Forcella di Brez
L'idea è quella di attraversare il Trentino senza lasciare altro che un po' di gas di scarico...
Ripartiamo dalla Val d'Ultimo in mezzo alle nubi basse lasciate dal temporale notturno. Le strade sono però già quasi asciutte. La natura qui è davvero bella.
Trotterelliamo verso sud ripassando dalla galleria del Passo Castrin, poi svoltiamo a sinistra per Lauregno, raggiungendo in breve, in mezzo a boschi fittissimi, la Forcella di Brez (nuovo passo da aggiungere alla Collezione!). Appena inizia la discesa cambia anche in maniera improvvisa la vegetazione, che ai pascoli e ai boschi fitti del versante nord, sostituisce roccia e conifere quasi da mediterraneo. Dopo Cloz e Revò attraversiamo il ponte sul Lago di Santa Giustina raggiungendo Cles.
Dermulo, Predaia... tra settimana, nonostante sia ormai fine luglio, il traffico non è asfissiante. Anzi.
Passiamo Spormaggiore e Castel Belfort, Andalo, Molveno.
Prima di Comano Terme svoltiamo a destra sulla ss237 che si precipita a Sarche per tornanti... dopo Ponte Olivetti il TomTom prova a smarrirci tra le stradine cittadine di Castel Madruzzo e Lasino, ma poi ci orientiamo e imbocchiamo la SP85 che sale verso il Bondone.
SP, strada provinciale. La SP85 è semplicemente perfetta: larga, ben asfaltata, con lunghi rettilinei in mezzo ai boschi ed ai pascoli... e sempre la Provincia del leghista Fugatti ha posto il limite a 60 per tutti. Sinceramente, caro il mio Fugatti, mi verrebbe proprio voglia di metterti sulla sella posteriore al posto di Claudia e ti farei vedere quanto siete cialtroni voi di questa Provincia. I 60 sono un limite ridicolo con i mezzi moderni. Ci si sente scemi e presi in giro.
Chi corre, chi si schianta, chi mette a rischio la propria e l'altrui sicurezza, qui non andava ai 70, agli 80, ai 90... qui correva. Allora, cari i miei politici populisti e cialtroni, mettete in campo azioni concrete per fermare i delinquenti che corrono, non rompete le balle alle persone 'normali' e sensate.
Vergognatevi.
Prima di arrivare in cima svoltiamo a destra per la SP25. Qui i limiti sono certamente più sensati (a dire la verità non mi pare neppure che ci siano lungo tutti il percorso): la strada è più stretta, l'asfalto più rovinato. Qui non si corre.
Passiamo Garniga Terme, che credo abbia visto un passato molto più turistico di oggi, e Aldeno, patria della 'mitica' Distilleria Cappelletti (Elisir Nova Salus, Rutaben, Sfumato, le grappe... quante cene abbiamo concluso con le bottiglie di questa piccola distilleria)... ma è ora di pranzo, quindi la tentazione di fare un'eccezione al boicottaggio del Trentino non ha effetto.
Sotto lo sguardo severo di Castel Beseno attraversiamo in fretta (fa caldo!) la Valle dell'Adige e saliamo immediatamente sul bel tracciato che porta a Folgaria e poi allo splendido Passo Coe e Forcella Valbona.
Qui pensiamo di fermarci al Rifugio Melegnon, gestito da un amico di Facebook, ma purtroppo lo troviamo chiuso (solo per quel giorno per impegni familiari... la sfiga ci vede benissimo).
La strada che da Forcella Valbona porta all'Alpe Fiorentini è in parte riasfaltata di fresco. Purtroppo però nuvoloni neri e molta foschia impediscono di apprezzare come meriterebbero gli splendidi panorami.
Al Passo di Sommo svoltiamo verso Lavarone e gli Altopiani di Vezzena e dei Sette Comuni... il Passo di Vezzena e la Val d'Assa sono sempre dei bei percorsi, anche se qui è il Veneto che in alcuni tratti ha posto l'assurdo limite dei 50. OK... la Val d'Assa porta a correre un po' troppo, ma anche qui... i 50? Ma per favore :-(
Arriviamo al conosciuto ed apprezzato Albergo Paradiso di Asiago. Mettiamo la miniMulti nel box proprio prima del temporale serale, ma il tempo di fare la doccia e possiamo uscire per lo spritz di aperitivo.
Cena nel ristorantino sotto l'albergo: in uno dei quattro tavolini sulla strada. Bellissimo. E poi La Locanda ha un menù non certamente chilometrico, ma certamente originale e, soprattutto, appetitoso. Si mangia molto bene, insomma. Se capitate ad Asiago, provatelo!

VENERDI 31 LUGLIO
Ultimo giorno a zonzo per le montagne. Non abbiamo voglia di vedere ed affrontare il traffico del week end.
Partiamo dal Paradiso e ci dirigiamo verso Gallio e Foza, per poi salire, giunti alla piccola frazione di Lazzaretti, verso la Piana di Marcesina.
Wikipedia definisce la Piana di Marcésina come 'un vasto pianoro situato nella parte nord-est dell'Altopiano dei Sette Comuni, tra la provincia di Vicenza e la provincia autonoma di Trento. Per la sua orografia e per il clima rigido viene denominata "la Finlandia d'Italia".
Oggi il sole riscalda anche questa Finlandia, ma il cuore è presto gelato dal vedere cosa ha prodotto qui la Tempesta Vaia di due anni fa. Interi boschi sono stati spazzati via, e quel meraviglioso alternarsi di boschi e pascoli di questa piana, oggi è gravemente ferito da decine di migliaia di alberi secchi sradicati dalla tempesta. E migliaia sono già i tronchi accatastati in attesa di essere portati via...
La Piana però ha ancora il fascino di un territorio punteggiato da malghe e rifugi, dove la presenza delle mucche è decisamente superiore a quella degli umani.
Raggiungiamo anche l'orlo della Piana, ma purtroppo la ripidissima strada che scende a Grigno, in Valsugana, è ancora vietata a tutti coloro non siano residenti qui.
Vabbeh, torniamo indietro e proseguiamo il nostro giro nella piana. Dopo un caffè al Rifugio Marcesina, compriamo un po' d formaggio (stagionato e messo sottovuoto, perchè in pianura ci saranno quasi 40 gradi) a Casera Tombal, nei pressi di Baita Lisser.
Scendiamo dalla Piana e facciamo la 'solita' e stupida foto ricordo a Stoner, poi scendiamo a vedere la Madonna del Buso (e il Buso), poi andiamo a dare un'occhiata alla parte meno 'turistica' dell'Altipiano: Stoccareddo, Puffele... traffico zero, alcuni tratti stradali molto belli e panoramici, fino alla salita per Forcella Granezza (nuova per la Collezione!).
Qui, mentre facciamo la foto di rito al cartello stradale del passo, notiamo in alto una bella malga. E' Malga Mazze Superiori, e scopriamo che offre, oltre ad un panorama infinito, anche ottimi taglieri di formaggi e affettati. Spendiamo niente e ci godiamo il panorama e la leggera brezza che ci fa stare bene seppur protetti solamente dal gazebo giallo di 'Campagna Amica'.
Bello. Buono. Torneremo.
Cominciamo a scendere dall'Altipiano con i tornanti di Via Monte. Calvene, Caltrano... sbuchiamo a Chiuppano a due passi dal casello autostradale di Piovene Rocchette.
Il giro è finito: noi abbiamo tre ore di noiosa e calda pianura per arrivare a casa...
La miniMulti? Consuma poco, è confortevole e sicura come la 1200. Ha meno coppia e meno cavalli, ma è molto pronta a fare tutto ciò che le chiedi. Io mi ci sto trovando molto bene.
L'ALBUM con le FOTO e le sei MAPPE degli itinerari è su Google Foto: QUI

venerdì 24 luglio 2020

Boicottiamo il Trentino!

La mappa del territorio provinciale
da boicottare. Scegliamo un albergo
fuori da questo territorio.
Io da decenni mi fermo spessissimo a soggiornare in Trentino. Non solo Val di Fassa (Canazei, Moena, Vigo), ma anche Levico, Fondo. Ho bellissimi ricordi del rifugio in cima al Palade, ma anche Riva del Garda o di Torbole...
Bene, dopo aver letto con sgomento della decisione della Provincia di Trento, di porre, su alcune strade, un limite più basso per le moto che per gli altri veicoli, il sottoscritto cercherà di NON lasciare più un euro in questa provincia autonoma. E invita tutti gli altri motociclisti a fare altrettanto.
Mettere un limite più basso per le moto significa far correre più rischi ai motociclisti rispettosi delle regole (mentre gli imbecilli che corrono, come se ne fregano oggi, delle regole, lo faranno anche domani).
E' solo una scelta populista, idiota, cialtrona. Frutto di una politica fatta da cialtroni, populisti e incapaci, che allontanano sempre di più i cittadini di buonsenso dall'amore per il rispetto delle regole.
Ovvio che sulle strade del Trentino ci passeremo ancora. Ma dobbiamo fare male a questi ciarlatani della politica. E l'unico modo di farlo è toccare le tasche ed i bilanci dei loro elettori. 
Adesso bisogna boicottare il Trentino, pernottare da un'altra parte, e farlo sapere agli albergatori che hanno perso l'incasso. 
Non è più possibile accettare supinamente decisioni stupide e pericolose come queste. Il gesto di ognuno di noi varrà poche decine di euro, ma se siamo in tanti a passare di lì e tirar dritto fino al confine della provincia autonoma, qualcuno ci penserà alle cazzate dei cialtroni.
QUI la notizia pubblicata sul sito de L'Adige

sabato 30 novembre 2019

Giretto antinebbia ;-)

In questa ultimo sabato (e ultimo giorno) di novembre, la pianura è alle prese con la prima giornata di nebbia e freddo... partiamo da Ravenna con 5 gradi ed un grigio tristerello che ammanta tutto, ma basta salire in collina per rivedere il sole e il cielo blu. E con la Multistrada è ancora tutto più bello.
Giretto tranquillo, qualche ora per scaldare l'olio e ricaricare la batteria dopo qualche settimana di fermo forzato a causa pioggia...
Direzione Muraglione. E solo dopo Portico di Romagna, finalmente, il cielo torna ad essere blu. Sosta a San Benedetto in Alpe per comprare pane montanaro e schiacciata.

La strada è abbastanza bagnata dalle recenti piogge, ed in alcuni tratti pure un po' sporca a causa di foglie e fango portato da pozzanghere e attraversamenti secondari. Però la voglia è tanta, e ci si diverte pure senza correre ...e poi, non è correre sia mai la mia massima specialità, quindi va benissimo così ;-)
Il bar del Muraglione è chiuso per ferie, i motociclisti muoiono di fame e di sete...
  
Lo splendido panorama che si gode dal Muraglione

Scendendo in Toscana, svoltiamo subito a destra per la bellissima (ma sporchissima e purtroppo anche in qualche caso un po' troppo dissestata) strada del Valico dei Tre Faggi poi, prima di raggiungere Premilcuore, affrontiamo la splendida strada della Braccina... qui le foglie macerata dalla pioggia in alcuni tratti quasi nasconde il tracciato... ma siamo soli, in mezzo al nulla (anzi: alle incantevoli faggete delle Foreste Casentinesi) quindi va benissimo così!!!


Sulla strada dei Tre Faggi in direzione Premilcuore
Da Fiumicello affrontiamo il valico della Braccina per scendere a Corniolo...
...oggi abbiamo meno tempo del solito, quindi anzichè 'salire' fino a Campigna, scendiamo verso la pianura. A Berleta però ci fermiamo per un tagliere di affettati e formaggi... davvero notevole. Consigliato ;-)
...e ripartiamo solo dopo aver comprato un po' di ottimi formaggi da fare assaggiare agli amici!
Prima di rientrare in pianura, le ultime curve ce le 'spariamo' sul Valico delle Forche, che da Galeata ci riporta a Strada San Zeno, e poi salendo per Monte Mirabello da Predappio Alta a Castrocaro... sono valichi più bassi e meno famosi, ma che d'inverno sono spesso i più divertenti, perchè con asfalto più pulito o asciutto!
Galeata vista dal Valico delle Forche
Il 'passo' di Montemirabello
Torniamo in pianura a mangiare un po' di nebbia. La doccia bollente porterà via il primo freddo della stagione meno amica dei motociclisti, ma anche oggi non abbiamo dovuto andare al centro commerciale per passare una bella giornata :-) :-) :-) 
Laggiù, in pianura, la nebbia ci attende...
P.S.: la Multi è sempre una Moto eccezionale, facile, sicura e confortevole in ogni condizione!