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martedì 1 settembre 2020

Scarpinare in Valle Aurina

La montagna non è solo un territorio di panorami bellissimi attraversato da strade che sembrano progettate apposta per viaggiarci in moto. Ogni tanto bisogna anche fermarsi in una valle per qualche giorno, la mattina calzare gli scarponi e camminare sui sentieri tra boschi, ruscelli, malghe, mucche, ghiaioni e rifugi. E' un ritmo più lento, passo dopo passo si suda, e in discesa capita che ai meno allenati come me facciano male i muscoli e le articolazioni.

Però il premio è fantastico: il ritmo della lentezza ci lascia libertà di apprezzare ogni dettaglio dell'ambiente che ci circonda, i profumi, i colori, gli incontri con gli animali. Il panino speck e formaggio mangiato in cima, una volta raggiunta la méta, è sempre il più buono e saporito del mondo. E l'acqua della fontana è la più pura, fresca e dissetante. 

Claudia ed io scegliamo quasi sempre valli chiuse, perchè poi la sera il traffico sparisce, ma anche perchè sono quelle valli che in moto difficilmente si vanno a conoscere.



In Valle Aurina c'eravamo stati già qualche decennio fa, alla fine dello scorso millennio 😁 con Giovanni ancora piccolo. Quest'anno ci siamo andati con una coppia di amici.

Abbiamo scelto un appartamento molto carino a Cadipietra, con uno splendido terrazzo vista-montagna, dove è stato molto piacevole goderci l'ora dell'aperitivo (meritatissimo, dopo la camminata e la doccia al rientro). 

Una valle che è cresciuta molto, dal punto di vista della ricettività turistica, forse anche un po' troppo per i nostri gusti: sui sentieri più facili, ad esempio quello che porta ad ammirare le splendide cascate di Riva, c'era veramente troppa ressa in quest'ultima settimana di agosto. Però altre méte erano certamente meno affollate, ed i panorami, i sentieri, le sensazioni provate, hanno davvero fatto sì che ne sia valsa la pena. 

Méta assolutamente consigliata, quindi, magari più a luglio o a inizio settembre che in agosto!

Qualche foto in più nell'album pubblicato su Facebook.



lunedì 11 giugno 2018

La tregedia del Vajont, ma anche la bellezza di Erto e Casso

La diga del Vajont e la frana
che ha riempito l'invaso
Lo scorso w-e lo abbiamo passato nei pressi del Vajont. Non solo per (ri)vedere i luoghi di quella tragedia, ma anche per godere di un'ospitalità gradevole tra montagne splendide ma tuttora solo lambite da un turismo ancora rarefatto e leggero.
Casso è un pugno di case arroccate sopra il bacino del Vajont, proprio di fronte alla 'M' della cicatrice sul Monte Toc... Consiglio di parcheggiare e poi, con una facilissima passeggiata in costa di dieci minuti, partendo dal piccolo cimitero, raggiungere il punto panoramico posto proprio sopra la diga. Da lì, potrete comprendere davvero quanto piccolo sia quell'ardito e robusto manufatto dell'uomo, rispetto a quella montagna di 250 milioni di metri cubi di terra e roccia che ha riempito il lago e lanciato i suoi 150 milioni di metri cubi di acqua sopra la diga, comprimendola nel canyon che poi l'ha fatta esplodere come una bomba spazzando via Longarone (N.B. il nostro Lago di Ridracoli, tanto per dare un'idea delle dimensioni dell'avvenimento, contiene al massimo 33 milioni di metri cubi d'acqua!!!).
Al Bar K2 di Casso: i prezzi
sono inversamente proporzionali
all'ottima qualità 
Non solo. Casso merita anche una breve visita tra le case, molte delle quali abbandonate dal 1963 (gli abitanti di Erto e Casso furono obbligati ad andarsene e gli fu impedito di tornare per anni). E poi ci sono due chicche dedicate a chi ama un turismo lento, tranquillo e non di massa:
- il Bar K2, che sembra essere fermo agli anni '70 come arredi e struttura. Però è pulito, ordinato, tenuto benissimo e con grande attenzione. Con pochi Euro, e solo un po' di pazienza (la fretta va lasciata in pianura) potrete assaggiare salumi e formaggi del posto seduti in uno dei quattro o cinque tavolini mentre osserverete i dettagli della cicatrice sul Monte Toc. Il telefono dovrebbe essere: 333.2038810
. poi c'è il Mercatino di Teresa, in mezzo alle case del paese. Noi ogni volta che passiamo di qui ci fermiamo a lasciare il nostro piccolo contributo a chi, più per amore e passione che per profitto, tiene aperto da queste parti. I formaggi di primissima qualità, alcuni biscotti 'fatti in casa' squisiti... libri... confetture... due chiacchiere e qualche ricordo. Ah, è anche possibile mangiare qui: c'è un tavolo dentro al negozio ed un tavolino fuori ;-) Non perdetelo (il telefono dovrebbe essere il 348 899 7884).
Erto
Erto è l'altro paese che fu solo lambito dall'ondata dovuta alla frana, ma fu evacuato ed obbligatoriamente abbandonato (almeno per quanto riguarda la parte storica... dagli anni 70 fu costruita, ad una quota più alta, Erto Nuova... brutta ed impersonale, anche se c'è il laboratorio di scultura lignea di Mauro Corona, quindi una breve visita la merita).
Il centro antico da qualche anno, però, vede finalmente la ristrutturazione di alcune case, il ritorno di alcuni abitanti e la riapertura anche di due (ottime) osterie-ristoranti, il Gallo Cedrone e l'Osteria da Corona.
L'Hotel Erto
C'è poi l'Hotel Erto: 320.6630738, proprio nel piazzale del Museo del Vajont, subito sotto la strada principale ed in posizione comodissima per lasciare auto e moto e scendere a piedi a visitare Erto vecchia. 70 euro una stanza doppia molto confortevole e con un'ottima colazione, una sosta all'Hotel Erto è assolutamente consigliabile
Certo: questi montanari avrebbero bisogno di un corso di formazione da parte degli imprenditori turistici romagnoli (mancano spesso insegne, siti internet aggiornati, materiale promozionale) :-) ma se li si riesce a trovare, ti lasciano ricordi che sanno di buono e ti viene subito voglia di tornare.
E poi non c'è solo la tragedia del Vajont: abbiamo scoperto molti sentieri per scarpinare, tra casere e rifugi meno affollati di quelli delle Dolomiti fassane, ma con scorci e vedute che ti fanno passare la stanchezza della salita... ad esempio, raggiunta in auto un piazzale sotto Casera Mela, in un paio d'ore abbiamo guadagnato il Rifugio Maniago (però, se tirava il sentiero ;-) ).
Mettete in agenda un w-e a Erto e Casso. Lo meritano!
Qualche FOTO in più in questo ALBUM su Google Foto.
Gattostanco, 11 giugno 2018
Il Rifugio Maniago è raggiunto dopo due ore di salita :-)