domenica 29 settembre 2019

Le Alpi ad inizio autunno

Mappa dell'itinerario
Sabato 21 settembre. Come sempre, odiando il caos, la folla, il traffico, scelgo di fare una settimana di ferie a settembre. Negli anni, qualche volta il maltempo è arrivato puntuale con l'autunno, altre volte mi è andata bene, regalandomi giornate meravigliose, assolate e, soprattutto, strade deserte ed alberghi e ristoranti poco chiassosi. Questa settimana del 2019 è stata mediamente buona... le temperature si sono abbassate parecchio rispetto alla settimana precedente, ma di pioggia, sulle Alpi, abbiamo preso un paio di mezze giornate...
Sabato mattina, dicevo. Ce la prendiamo con calma perchè a Ravenna ci sono meno di 9 gradi, ma alle 8 esatte la Multistrada molla gli ormeggi.
Il traffico sulla Statale Romea è davvero scarso, ma il freschino aiuta a non correre troppo, restando quindi nei limiti e a non dover temere l'onnipresente sguardo torvo dei tanti autovelox.
Anche l'odiatissima tangenziale di Mestre è tranquilla, ma i sogni di un trasferimento tranquillo svaniscono poi sull'autostrada: la A4, fino alla diramazione per Udine, è tutto un cantiere, con file spesso ferme... perdiamo un bel po' di tempo, nonostante in molti ci lascino lo spazio per passare (a passo d'uomo) tra le due file ferme.
Prima di Moggio Udinese usciamo dall'autostrada e imbocchiamo la SP112 della Sella di Cereschiatis... chilometri e chilometri nei quali non incontriamo praticamente nessuno. Bello!
Pochi chilometri dopo il passo, anzi: la Sella, troviamo una spianata verdissima... d'inverno ci fanno sci di fondo, ed il bar-ristorantino 'Casa del Fondo - Sette picche' si rivela avere un'ottima, davvero ottima cucina. Il bis di è davvero notevole, anche per l'originalità della proposta. Poi uno strudel e via... dopo che ci hanno informato della riapertura del Pramollo (che era chiusa per lavori in settimana).
Il Passo del Pramollo in Multistrada è molto divertente, scendiamo a Hermagor e presto risaliamo tra le montagne affrontando il verdissimo WindischeHohe (1110 metri).
Goldeckstrasse
Poco dopo svoltiamo a sinistra in direzione Stockenboi. Il Moschbacher Boden Sattel (1116 m.) non è purtroppo tabellato, ma la strada è davvero bella. A Stockenboi si imbocca la Goldeckstrasse, che offre panorami notevoli, ma asfalto e servizi sono un po' sottotono rispetto agli 8,5 euro richiesti (seppur comprensivi dell'adesivo)...
Scendiamo in valle a Partenion, e prima di arrivare a Villach imbocchiamo la divertente Krastaler Strasse (anche qui, purtroppo, manca la tabella del Krastaler Sattel, 654 metri). Vista l'ora ci fermiamo a Feld am See... siamo fuori stagione, ma il Lindenhof Hotel, per quanto un po' caro, è aperto ed offre un riparo al calduccio, in garage, per la Multistrada. La cena è davvero notevole, peccato che soprattutto le bevande abbiano prezzi davvero eccessivi. Peccato.


Mappa dell'itinerario
Domenica 22 settembre. La colazione al Lindenhof merita comunque le quattro stelle dell'albergo, e partiamo per affrontare il freddo della mattina con una bella carica di calorie e proteine... passiamo Bad Kleinkirchheim e ad Ebene Reichenau svoltiamo in direzione Hochrindl. Da lì scendiamo fino a Deutsch-Griffen lungo la Almenstrasse, la strada delle fattorie. In effetti qui l'Austria è bellissima, verde, tranquilla, rilassante. Non è però una strada a pagamento, e neppure adatta a correre. Torniamo sui nostri passi fino all'Hochrindl gustandoci i panorami offerti.
Hochrindl 
Questa volta a Ebene Reichenau ci dirigiamo alla Nockalmstrasse, in assoluto una delle mia strade preferite. Purtroppo è domenica, ed il freddo ancora pungente non ha fermato auto e qualche pullman. Ma è comunque fine settembre, e gli spazi per divertirsi tra questi meravigliosi tornanti ci sono tutti. Raggiungiamo il casello nord e torniamo indietro... ci fermiamo per una sosta a 'Silva Magica', l'area dedicata ai segreti della natura, con un percorso circolare di creazioni artistiche ed una baita che ospita la mostra gratuita sulla foresta, poi riprendiamo la Multistrada, anche se dalla Nockalmstrasse è un peccato uscire: è un vero e proprio parco giochi per noi motociclisti.
Tornanti della Nockalmstrasse
A Gnesau ci fermiamo in una trattoria a scaldarci con una zuppa tradizionale, poi a Oberboden svoltiamo a sinistra in direzione Stadt. Questa è una strada molto bella, e darebbe anche la possibilità di salire in cima alla Gerlitzen Gipfelstrasse... in realtà ho visto sul web che arriva ad una moderna stazione sciistica, quindi questa volta 'passo oltre' e niente Alpenstrasse.
Ripercorriamo il (purtroppo non tabellato) Krastaler Sattel e poi ci dirigiamo verso il WindischeHohe passando da Kreuzen (non senza una sosta alla fontana dello splendido casello).
Kreuzen
Scesi dal WindischeHohe andiamo diretti verso Kotschach-Mauthen, da dove la strada sale verso il Passo di Monte Croce Carnico (PlockenPass). Qui, tra le strutture abbandonate delle vecchie dogane, ci prendiamo un caffè italiano e scendiamo in Carnia. A Sutrio svoltiamo verso la Val Pesarina, e a Ravascletto troviamo un'ottima ospitalità all'Hotel Bellavista, che in zona funge da punto 'biker' per molte catene europee di motociclisti.

A fine settembre gli ospiti non sono molti, quindi ceniamo vicino al camino anzichè nella più dispersiva sala da pranzo.... cjarsons quasi dolci e frico, con una buona bottiglia di rosso... la Multistrada con le altre moto sotto al portico, una gran bella vista dalla stanza e gentilezza ai massimi livelli. Il Bellavista è davvero un'ottima sosta!


Mappa dell'itinerario
Lunedì 23 settembre. Partiamo con l'asfalto appena bagnato da alcune gocce di pioggia, ma all'imbocco della Val Pesarina comincia a piovere sul serio. Sfruttiamo la fermata per visitare Pesariis, il paese degli orologi. Ma poi è la bellezza naturale della Val Pesarina che ci circonda, una bellezza solo in alcuni punti deturpata da Vaia, la tempesta di vento che anno scorso abbattè milioni di alberi. Qui in alcuni tratti, il vento ha distrutto i boschi siti nelle zone più esposte.
Val Pesarina
Ma, come dicevo, la Val Pesarina è davvero bella. E anche poco abitata e poco conosciuta. Quindi incontriamo forse tre moto e due auto prima di giungere alla Sella di Razzo e al rifugio di Sella Ciampigotto per un caffè. Oggi comunque il tempo non è particolarmente clemente: spesso la pioggia è battente ed il cielo è scuro e minaccioso. Ogni tanto la pioggia cessa per poi riprendere subito dopo. Di togliere l'antipioggia non se ne parla, ed in ogni caso in quota è freschino, quindi... avanti. Passiamo Auronzo di Cadore, il Passo Tre Croci è immerso nelle nuvole e attraversiamo Cortina sotto una pioggia battente. Sul Falzarego ci sono 4 gradi, così come sul Pordoi.
Sosta al Pordoi
Prima di affrontare il Passo Pordoi ci fermiamo ad Arabba per bere un the caldo con una fetta di strudel: ne approfittiamo per telefonare a Vigo di Fassa al Room and Breakfast El Tobià. Fermiamo una stanza: vista al giornata ci fermeremo là, anche se arriveremo a metà pomeriggio. Ma viaggiare con il freddo e con la pioggia non è la cosa più divertente, e visto che non abbiamo fretta, una bella doccia bollente, quattro passi anche con l'ombrello a Vigo, un aperitivo, una splendida cena all'El Tobià saranno un degno modo di chiudere questa giornata. Non sarà certamente il meteo a rovinare le ferie!
P.S.: se la stanza è molto bella, il ristorante dell'El Tobià a Vigo si rileva davvero ancora migliore. La zuppa di cipolle è meravigliosa, così come la guancetta di manzo brasata al Teroldego. Struttura davvero consigliatissima, così come è consigliabile prenotare, perchè le stanze sono poche, ed anche il ristorante è spesso pieno.



Mappa dell'itinerario
Martedì 24 settembre: non possiamo citare Heidi, la simpaticissima cameriera in abito tradizionale tirolese che ci prepara la colazione all'El Tobià, una colazione curata e con grande scelta, nonostante la stagione ed i pochi ospiti. Bravi!
Ma fuori c'è il sole, ed è ora di avviarsi! La salita al Passo Costalunga presenta già le ferite inflitte ai boschi dalla furia di Vaia, ma la vera devastazione è sul Passo di Carezza e attorno al Lago di Carezza. Questo piccolo laghetto era circondato dagli alberi, mentre oggi, dalla strada, appare una pozza d'acqua nel bel mezzo di un enorme cantiere di boscaioli.
Disastro di Vaia al Lago di Carezza
La definizione di disastro questa volta non è purtroppo eccessiva. Ci vorranno anni a sistemare ul territorio, e decenni per riavere finalmente un nuovo bosco... non sarà certamente la mia generazione a rivederlo
:-(
A Nova Levante svoltiamo a sinistra in direzione Passo Oclini.
Qui rimarremo fermi per un'ora. Un motociclista inglese è a terra e soccorso da un'ambulanza appena giunta. Si è scontrato frontalmente con un furgone. Motociclista, moto e soccorritori sono in mezzo alla strada e occorrerà attendere che lo imbraghino per trasportarlo in ospedale con l'elisoccorso.

...salita allo Stelvio
Non è bello assistere ad una scena del genere, anche se le informazioni che arrivano dai soccorritori e dai Carabinieri poi giunti lì, sembrano tranquillizzanti sul non pericolo di vita. Purtroppo il motivo dell'incidente è davvero sciocco: il motociclista inglese era appena partito dall'albergo. Ha percorso 200 metri e probabilmente in quei pochi secondi non si è reso conto di essere in Europa. Ha viaggiato a sinistra. Ed il furgone, nonostante la frenata, non ha potuto far niente. Sembra una barzelletta, ma è semplicemente la dimostrazione del fatto che, in moto, non ci si può distrarre mai. Neppure quando si è spensierati, si è appena messo in moto dopo colazione, e si parte guardando i meravigliosi boschi dell'Obereggen o sistemando nel GPS la rotta della giornata...
In Svizzera: l'Umbrail Pass
Quando l'elicottero si alza e le ambulanze si spostano, i Carabinieri fanno passare per primi noi in moto, che occupiamo poco spazio. La fila di auto ferme è chilometrica... per i primi minuti, dopo aver assistito ad un incidente, si guida sempre un po' contratti, ma poi i panorami dell'Oclini ci riconciliano con la nostra passione.
Scendiamo in valle, in mezzo a meleti e poi ai vigneti di Caldaro, dov'è cominciata la vendemmia.
I tracciati del Passo della Mendola e del Passo Palade a me piacciono moltissimo. Evitiamo in buona parte Merano stando alla sua sinistra passando dal Cermes, poi ovviamente c'è la trafficata strada che da Merano porta a Silandro.
Ma poi, dopo Prato allo Stelvio si torna a godere: i 48 tornanti che portano al Passo dello Stelvio sono stancanti anche in moto, ma la neve fresca caduta ieri, i panorami mozzafiato, il gusto di salire, curva dopo curva... fanno dimenticare tutto, anche il freddo pungente.
Dopo un cappuccino bollente al Genziana scendiamo dall'Umbrail Pass (la strada per Bormio sarebbe stata riaperta solo all'indomani), percorriamo la verdissima Val Mustair, l'OfenPass (o Fuorn) ed imbocchiamo il tunnel per Livigno (non lo prendiamo mai, preferendo ovviamente il percorso Zernez-Bernina-Forcola, ma oggi è tardi, è freddo, e vogliamo goderci un po' Livigno, magari per un aperitivo o un po' di shopping).
In realtà facciamo poco shopping e niente aperitivo, ma visitiamo una mostra fotografica.
A sera, però, Sciatt, Pizzoccheri e sorbetto al Braulio ci fanno andare a nanna soddisfatti.


Mappa dell'itinerario
Mercoledì 25 settembre. Partiamo da Livigno, dopo ovviamente aver fatto il pieno, in una giornata che si preannuncia divisa a metà: prima il sole, ma nel pomeriggio la pioggia è certa. Sul Passo del Foscagno ci sono 3 gradi. Direzione Bormio, ma a Pedenosso, dove ci fermiamo per un caffè nell'unico bar del paesino, svoltiamo a sinistra per arrampicarci alle Torri di Fraele.
La strada per le Torri di Fraele
La strada che sale la Passo del Fraele è una serpentina che riproduce, in piccolo, lo Stelvio. Queste torri in antichità proteggevano il passo, ma anche, credo, gli incassi dei dazi che erano imposti sui commerci da e per Engadina e Germania.
Oggi queste torri, a strapiombo sulla Valdidentro, emozionano anche noi 'viaggiatori' moderni.
Svalicando ci si trova di fronte ad una strada larga ma sterrata, che si addentra nella Valle di Fraele, si costeggia prima il piccolo Lago delle Scale e poi si raggiungono i Laghi di Cancano.
Torri di Fraele
Acqua, dighe, alte montagne, strade bianche, pietraie. Claudia ed io ci perdiamo a percorrere ogni metro di queste strade, ci fermiamo ogni cinque minuti a fotografare, ad osservare. E' incredibile: saremo passati decine e decine di volte dalla strada che collega Livigno con Bormio, ma non eravamo mai saliti alle Torri di Fraele e ai Laghi di Cancano, che invece offrono panorami ed emozioni notevoli. E devo ringraziare l'amico Alessandro Veridiani che qualche tempo fa mi ha suggerito questa deviazione, perchè merita davvero di averci questa mezza giornata di inizio autunno.
Laghi di Cancano
E' quasi inizio pomeriggio, infatti, quando scendiamo. E per pranzo ci fermiamo a Pedenosso, nel barettino dove avevamo fatto una breve sosta-caffè a inizio mattina.
Daniela ci prepara un tagliere di ottimi affettati e ci presenta alcuni formaggi semplicemente squisiti. E' un barettino semplice, che se contattato in anticipo può offrire anche piatti tipici della zona.
Noi lo consigliamo davvero: posti così, che stanno aperti più per la passione delle persone che per il fatturato e gli utili che sono in grado di erogare a chi li gestisce, sono un patrimonio che va difeso in ogni modo!
Il bar di Daniela a Pedenosso
Non siamo ancora ripartiti che inizia a piovere forte.
Stiamo lì, sotto la tenda del bar a chiacchierare del più e del meno, gli 'indigeni' danno consigli a Claudia su come migliorare i suoi pizzoccheri e dove andare a comprare formaggi, Tanéda o Pestéda... questo è il bello di viaggiare in moto: potersi fermare in una qualsiasi Pedenosso e trovare persone da conoscere o con le quali chiacchierare o scambiare idee.
E' metà pomeriggio quando ripartiamo. Piove, ma Bormio è vicina.
Steakhouse Braulio
Ci regaliamo una sosta all'Hotel San Leonardo.
E' un quattro stelle, non proprio a buon mercato, ovviamente, ma è un gran bell'albergo, praticamente in centro e con il garage per la Multistrada.
Una doccia rigenerante, lo shopping per Bormio (anche se troviamo lo show room della Braulio, come al solito, chiuso), l'aperitivo e, infine, la cena alla Steakhouse Braulio... abbiamo percorso, in moto, 70 chilometri, Credo che sia la tappa più corta di tutta la mia modesta 'carriera' di vecchio mototurista, eppure mi sono divertito... buona notte!

Mappa dell'itinerario
Giovedì 26 settembre. E' giorno di rientro, per noi, ma ovviamente non faremo scegliere l'itinerario 'più veloce' al navigatore... dopo un'opulenta colazione al San Lorenzo ci dirigiamo verso la Valtellina per affrontare gli stretti ed ispidi tornanti del Passo del Mortirolo. A parte un vecchietto francese che con la sua C3 tende a stare in mezzo alla strada per non farci passare, il traffico è davvero ridotto al lumicino.
Qualche austriaco, qualche tedesco... gli italiani snobbano le ferie in autunno...
Passiamo Edolo, Malonno e ci dirigiamo verso il Passo Crecedomini, uno dei miei preferiti, perchè dopo un inizio della salita in mezzo alle case, poi regala chilometri e chilometri di vera wilderness... soprattutto se, come facciamo noi, prendiamo la strada sterrata che porta al Dosso dei Galli e poi al Passo del Maniva, passando sotto gli inquietanti trasmettitori abbandonati della rete Troposcatter NATO.
La strada, per quanto sterrata, è piuttosto ben tenuta, ed affrontabile anche con moto stradali. La Multistrada, poi, in mappatura 'Enduro' si rivela perfettamente suo agio, anche a pieno carico. Una moto davvero eclettica, confortevole, divertente e sicura in ogni condizione. Ducati ha lavorato davvero bene con questo progetto!
Passo Crocedomini
Che dire? La discesa a Bagolino mette a dura prova sospensioni e ciclistica di qualsiasi moto, perchè l'asfalto è veramente indecente. Poi, però, la discesa ad Anfo e sul Lago di Idro, è su asfalto nuovo e perfetto.
Ci fermiamo sul lago per un veloce panino, poi andiamo ad imboccare l'autostrada che ci riporterà a casa in Romagna, ancora alle prese con un caldo fuori stagione che, quassù, avevamo dimenticato.
Un inizio d'autunno davvero divertente, una buona terapia contro lo stress.

La stazione abbandonata Troposcatter NATO a Dosso dei Galli
Per chi volesse vedere un po' più di fotografie di questi sei giorni,
l'ALBUM è pubblico e pubblicato su Google Foto: QUI

mercoledì 11 settembre 2019

Memoria e consapevolezza

18 anni fa tornavo da una riunione di lavoro a Bologna, in auto ascoltavo un CD (sì, c'erano ancora i CD) e appresi la notizia solo una volta arrivato a casa. Non dobbiamo mai dimenticare che la democrazia va difesa sempre, anche quando ci pare un valore ormai banale e imprescindibile... e che ci sono sempre degli avversari della Libertà che vanno combattuti.

sabato 31 agosto 2019

In vacanza in quattro, in montagna con un 1.000? Ehm, sì ;-)

Colle del Nivolet
Quattro adulti ed i bagagli per una settimana di scarpinate in montagna. Il trasferimento Ravenna-Ceresole Reale (1.600 mt.) dove si è fatto base in albergo, poi le salite al Colle del Nivolet a quota 2.600 da dove partono meravigliosi sentieri che superano in fretta i 3.000 metri.

L'unico giorno di pioggia ci siamo fatti un giretto fino alla Val d'Aosta per acquistare alle cantine di Donnas e di Morgex ;-)

Siamo rientrati (statale da Ceresole a Ivrea, autostrada da Ivrea a Ravenna), sempre in quattro e con i bagagli, ma con in più oltre 30 bottiglie tra vini e grappe, un frigorifero pieno di toma e burro, e poi torcetti, salampatata, vasetti di castagne bollite e lardo di Arnad. Si viaggia benissimo, a velocità codice, nel silenzio, potendo conversare con chi è dietro senza mai dover alzare la voce. Consumo medio circa 17,5 km/litro.
Sinceramente, credo che questo 1.0 turbobenzina del Gruppo Volkswagen montato nella versione da 116 cavalli sulla Skoda Karoq, sia un piccolo capolavoro ;-)
Ho scelto il Karoq a benzina perchè faccio pochi chilometri all'anno (circa 10.000) e spesso in città (quindi non volevo beghe di FAP o altro) ma anche in viaggio a pieno carico mi ha davvero stupito. 
Qualche acquisto da portare a casa :-)
Non c'è bisogno di comprare auto da 40.000 Euro e 2.000 di cilindrata, per viaggiare comodi e tranquilli, tanto più con i limiti che ci sono oggi... 
Caves de Donnas
L'ottimo Albergo Sport di Ceresole Reale

domenica 11 agosto 2019

300 chilometri in quota sull'Appennino toscoromagnolo

Il fumo dell'incendio di Faenza
sopra la pianura
Sabato 10 agosto. In questi giorni il caldo non dà tregua. Partiamo da Ravenna che non sono ancora le 9 e ci infiliamo subito sulla E45 in direzione Cesena per far prima ad arrivare in quota. Sopra la pianura romagnola aleggia il fumo nero dell'incendio del deposito Lotras di Faenza. Si vede nettamente la colonna nera che ancora sale e poi diventa una nuvola che raggiunge Forlì e pure Cesena. Speriamo che arrivi un po' di vento a disperderla, perchè è davvero un brutto spettacolo...
Sosta-caffè a Quarto
Prima di arrivare a Sarsina usciamo dalla E45 e ci godiamo le curve della vecchia Tiberina... prima della costruzione della superstrada Orte-Ravenna su questa strada si riversava tutto il traffico di merci e persone che dalla Romagna era diretta a Perugia e poi a Roma. E' ancora un bel tracciato, ma fa impressione pensare a queste curve impegnate dai vecchi OM o Lancia Esatau... viaggiare da Ravenna a Roma doveva essere un vero e proprio Viaggio. La superstrada ha avvicinato città e industrie, ha reso più veloce e conveniente trasportare le merci, ma quanto fascino in meno, rispetto questo tracciato dove ogni pochi chilometri si trovava un ristorante, un bar, un albergo. Oggi queste attività, tranne quelle insediate nei paesi sorti lungo la strada, sono praticamente tutte chiuse. A Quarto c'è però il Bar Pineta, e noi ci fermiamo per la necessaria sosta-caffè.
Il forno di Acquapartita
Qualche chilometro a sud di Quarto seguiamo l'indicazione per Selvapiana - Acquapartita - Alfero. Naturalmente approfittiamo di essere 'in zona' per fermarci al panificio di Acquapartita (un po' fuori dal paese, sulla sinistra), dove pane, schiaccina (pizza salata) e biscotti sono davvero notevoli. E' un consiglio ;-)
Le strade sono purtroppo quello che sono... cioè i tracciati ed i panorami offerti sono davvero belli. Purtroppo l'asfalto lascia spesso desiderare. Il terreno qui si muove, ed evidentemente Comuni e Province non investono quanto necessario per una corretta manutenzione.
Nei pressi di Balze
E' davvero un peccato, anche perchè questi Appennini potrebbero essere sfruttati in maniera più massiccia epr il turismo delle due ruote, non solo a motore, ma anche per i milioni di appassionati di bici che cercano strade secondarie e divertenti. Ma con certi buchi e certi avvallamenti, la bici da corsa deve essere ben più pericolosa della nostra Multistrada con sospensioni Skyhook e tre dischi Brembo con ABS cornering...
Raggiungiamo Balze godendoci un'arietta già accettabile. Che lì ci sia spesso vento è testimoniato da alcune pale eoliche che anche oggi girano vorticosamente.
La Tiberina abbandonata
Da Falera a Le Ville di Montecoronaro la strada è splendida, poi più rovinata fino all'intersezione con la E45... noi lasciamo alla nostra destra l'area di servizio, passiamo sopra la superstrada e, anzichè entrarvi, svoltiamo a sinistra in direzione Canili.
E' il tratto della 'vecchia' strada statale Tiberina abbandonata ormai da un quarto di secolo. C'è il divieto di accesso per i non residenti, ma ciclisti e amanti del trekking la percorrono senza problemi.
Tiberina abbandonata
Noi siamo in moto, sappiamo di essere 'in torto', ma a passo d'uomo decidiamo di percorrerla ancora una volta. E' affascinante vedere come, anno dopo anno, stagione dopo stagione, la natura si stia riappropriando dei propri spazi. I rovi stanno ricoprendo i guard rail, le colate di ghiaia sono da scavalcare. Questo scenario post-apocalittico è persino troppo corto: a Valsavignone si ritorna nella realtà, anche se il tratto di strada (aperto al traffico, questo) fino a Pieve Santo Stefano è in alcuni tratti persino messo peggio dei chilometri 'vietati' :-(
Dopo Pieve Santo Stefano, invece, si svolta a destra per il Passo dello Spino... e lì sono limiti e divieti ad essere idioti.
Mi spiego: io non sono certamente uno smanettone, anzi: sono notoriamente un fifone e quindi piuttosto fermo. Però su un tracciato bellissimo, largo, asfaltato alla perfezione, il limite fisso dei 50 con linea continua sempre, è l'ennesima decisione inconcepibile di pubblici amministratori stolti. Ci sono incidenti? Ci sono smanettoni che scambiano questa splendida strada per una pista? OK: controllo del territorio, limiti accettabili e sanzioni senza pietà.
Passo dello Spino
Ma i 50 sono una presa in giro, così come il divieto continuo di superare anche un'utilitaria che arranca a 40 all'ora sulla salita dello Spino.
E' chi sorpassa a 70 all'ora il vecchietto, il pericolo?
Oppure semplicemente sono prescrizioni scaricabarile che premettono di fare la multa a tutti?
Ma obbligare anche il più tranquillo degli utenti della strada ad infrangere le regole, non è un po' un controproducente 'liberi tutti'? Un alibi, anche per i più scavezzacollo, per abituarsi a considerare tutte le regole come assurde ed indegne di essere rispettate?
L'eremo della Verna
Questo è un errore che si ripete ogni giorno, da parte di pubblici amministratori ed enti proprietari delle strade. E non a caso noi abbiamo ormai l'abitudine a fregarcene delle regole... ma così facendo, poi, non aumenta la sicurezza stradale, anzi :-(
Torniamo a goderci l'itinerario: dopo Montalone raggiungiamo Chiusi della Verna. Da lì teniamo la destra seguendo le indicazioni per Rimbocchi, Corezzo, Val della Meta, Badia Prataglia.
Si tratta di 'un'attraversata' che mi piace moltissimo.
Poco traffico, pochissima presenza di centri abitati, panorami davvero splendidi, selvaggi e diversi, che passano dal fitto del bosco ai calanchi senza soluzione di continuità.
Tra Rimbocchi e Corezzo
Dal centro di Badia Prataglia poi entriamo nel pieno delle Foreste Casentinesi salendo verso il Passo dei Fangacci (in parte sterrato) da dove si gode una vista incredibile sul Lago di Ridracoli.
I fangacci
Superiamo l'eremo di Camaldoli salendo per la strada di Prato alle Cogne che ci porta a Vallolmo e poi a Lonnano e siamo già a Pratovecchio. E' l'unico punto dove si scende di quota e si sente di nuovo il caldo... ma si tratta di pochi minuti, visto che da Stia parte uno dei tracciati più belli che un motociclista possa affrontare: il tratto toscano della Bidentina, che sale al Passo della Calla.
Ridracoli visto dalla strada dei Fangacci
Sono 17 chilometri di puro godimento: curve splendide in mezzo ad un bosco incantato.
Anche qui la Provincia di Arezzo ha colpito in maniera indecorosa: limite 60 (in un tratto - rettilineo - addirittura 40) e linea continua sempre.
Per fortuna sono già le 13 e per strada non c'è proprio nessuno.
Senza esagerare, quindi, si può prendere un ritmo tranquillo e godevole tra le curve e raggiungere il passo.
Dal Passo della Calla, poi, scendere all'Alpen Bar (sulla strada, proprio di fronte a Campigna) è un attimo: ci si trova in mezzo a tantissimi appassionati come noi che hanno preso la moto per un giro al fresco, e poi si sono fermati per godersi le prelibatezze offerta da Christian e Nada. In questi anni l'Alpen Bar sta diventando veramente un punto di riferimento per tutti noi, e non a caso Christian indossa spesso una t-shirt 'amici della moto'. D'altronde la 'vecchia scritta' piadina-panini sulla tenda del chiosco è persino riduttiva. Tagliatelle e tortelli con i funghi, oppure con il ragù di cinghiale vanno assaggiati. Così pure vanno assaggiati i tortelli alla lastra, o la piadina fritta con la salsiccia matta. E poi c'è il gusto di rilassarsi in maniera molto informale seduti sotto gli alberi secolari...
Tagliatelle e tortelli all'Alpen Bar
Dopo mangiato lasciamo la Multistrada parcheggiata ancora un po' e facciamo due passi a Campigna. Da lì partono ben due piste pedonali praticamente pianeggianti e ombreggiate dal fitto bosco, sulle quali è possibile passeggiare anche con stivali e pantaloni con le protezioni. E' ormai pomeriggio inoltrato quando ci facciamo forza e decidiamo di ripartire. Il caldo arriva subito, è sufficiente scendere di di quota per qualche centinaio di metri. Ravenna ci sembra spaventosamente bollente... e l'estate non è ancora finita.
La Multistrada, con le sensazioni del suo meraviglioso bicilindrico, ma anche con la sicurezza ed il comfort assicurati da una tecnologia davvero all'avanguardia, è e rimane davvero uno dei migliori rimedi contro lo stress quotidiano, e le strade del nostro meraviglioso Appennino la aiutano in questo compito :-)
L'Alpen Bar di Campigna è ormai un vero e proprio punto di aggregazione per i tanti motociclanti dell'Appennino

La mappa dell'itinerario

sabato 13 luglio 2019

Matera... e ritorno

direzione Matera
Domenica 7 luglio, partiamo di mattina presto perchè sappiamo già che sarà una giornata molto calda. Inoltre vogliamo 'anticipare' quanto più possibile il traffico di chi è diretto verso le località marine. Imbocchiamo l'autostrada Rimini, e con calma spesso usando il regolatore di velocità proseguiamo verso sud a velocità codice. Il caldo in effetti si fa sentire, il display della Multistrada segna fino a 38 gradi, ma non essendoci traffico il viaggio è rilassante, ci fermiamo spesso per bere qualcosa e facciamo una pausa in uno degli ultimi Autogrill per mangiare un panino. 
Usciamo dall'autostrada a Canosa e in breve ci ritroviamo su una 4 corsie (ex statale, oggi provinciale) che non vede manutenzioni e sfalci della vegetazione ai bordi da molti anni... in alcuni punti lo spazio utile si riduce ad una corsia per senso di marcia. Questo, unito alla presenza di molti rifiuti abbandonati lungo i guardrail e negli svincoli, non è certo un bel biglietto da visita per il nostro Paese, soprattutto considerando il ruolo di Capitale Europea della Cultura affidato a Matera per il 2019.
Passiamo Minervino Murge e Gravina, dove facciamo una breve deviazione per vedere il Castello Svevo (chiuso) e, finalmente, vediamo i primi cartelli indicanti Matera (fino ad ora ci eravamo fidati della rotta fissata sul TomTom).
Matera
Abbiamo prenotato un ottimo albergo a 4 stelle solo per la posizione e la disponibilità del garage per la Multistrada, l’Hotel San Domenico al Piano: è un po' caro, ma è in pieno centro, e questo ci consentirà di lasciare la moto ferma e di girarci la città a piedi. Dopo una doccia, necessaria e rigenerante, a metà pomeriggio siamo già ‘in borghese’ in abiti più leggeri a zonzo per Matera.
Matera è al centro dell’attenzione in questi anni. Si vede che è stata rivitalizzata di recente, lo si percepisce. Non scriverò certamente io un trattato sulle cose da vedere in questa città: semplicemente credo vada visitata. Conoscere come si viveva ancora fino al 1960 nelle case-grotta dei Sassi, utilizzando l’acqua (razionatissima e preziosissima) raccolta nelle enormi cisterne (palombari) è un’esperienza che va assolutamente fatto.
Per altri aspetti Matera un po’ ci ha delusi: la pulizia non proprio all’altezza di una città turistica, il castello chiuso e abbandonato, l'unico sentiero che la unisce alla zona delle grotte chiuso dal febbraio 2017… insomma, credo che agli occhi di un turista mitteleuropeo sia l’ennesimo riproporsi di quell’italianità cialtrona di cui non dovremmo andare proprio fieri…
Le foto e le mappe sono sull’Album su Google FotoQUI

Castelmezzano visto da Pietrapertosa
Martedì 9 luglio: dopo un giorno e mezzo a camminare e ad arrampicarci per le scalinate di Matera, finalmente si riparte in moto. Ho tracciato quattro rotte giornaliere tra i parchi ed i passi degli Appennini: l’idea è di rientrare a Ravenna venerdì sera. La Multistrada si accende in un attimo… sembra gradire l’idea di tornare a fare delle curve, ma forse è solo una mia impressione :-)
Usciamo dalla città facendo rotta per il grande Lago di San Giuliano. La vegetazione è bruciata dal sole, solo nei pressi del lago il verde degli alberi aiuta il riposo degli occhi. La strada è una provinciale un po’ disastrata: occorre procedere con cautela a causa del ghiaino e delle buche… noi trotterelliamo godendoci i panorami. Passiamo Grottole e poi Garaguso… da Oliveto Lucano entriamo nel bellissimo bosco del Parco Regionale Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane… la strada è anche bella, qui. Poi però troviamo almeno un paio di cantieri stradali contemporanei e ci incasiniamo… lottiamo con il TomTom (dopo 18 anni di Garmin ancora non riesco a destreggiami bene con questo navigatore, quando ci sono degli imprevisti che non ci consentono di seguire al rotta studiata e memorizzata a casa) ma in un modo o nell’altro arriviamo a Castelmezzano. Le Dolomiti Lucane sono davvero emozionanti. Peccato che la strada tra Castelmezzano e Pietrapertosa sia chiusa, e per raggiungere quest’ultima località occorra percorrere una provinciale stretta e semidistrutta lunga 15 chilometri… noi lo facciamo, però, visto che la Multistrada non ha paura di nulla. La vista dall’area di sosta all’uscita di Pietrapertosa merita i chilometri in più. Certo che se fossimo in Romagna, qui un chioschetto/ristorante ci sarebbe già da tempo, e darebbe lavoro a qualche famiglia… ma qui ho l’impressione che non abbiano ancora compreso le potenzialità di questi posti meravigliosi.
Dirigiamo a nord, passiamo Potenza cercando di evitare il centro (mooolto caldo) e ci arrampichiamo verso il Valico di Montrocchio e quello di Monte Romito. Qui la strada è davvero ben tenuta, e le pale eoliche rendono hightech il panorama. Raggiungiamo Muro Lucano, dove prendiamo qualche goccia di acqua. La strada è ancora davvero bella e nel verde, raggiungiamo Castelgrande dove un cantiere stradale ci fa sbagliare strada… ma siccome l’asfalto, le curve ed il panorama ‘meritano’ proseguiamo qualche chilometro fino al Valico di Monte Capuozzo.
Tra Calabritto e Acerno
Poi, però, vista l’ora e le nuvole minacciose, torniamo a Castelgrande per riprendere il nostro itinerario fissato sul TomTom, dirigendoci per Laviano e Calabritto. Da qui ad Acerno la strada provinciale sembra realmente abbandonata e senza manutenzione da anni. Peccato, perché è inserita in un contesto naturale (bosco, monti) davvero bello. 
Da Acerno scendiamo a Giffoni. Il fatto che si tratti di una località nota grazie ad un festival internazionale del cinema ci ha portato a pensare che vi sia presenza di strutture ricettive turistiche. In realtà c’è ben poco. Saliamo al castello (da dove la vista è molto bella): le due locande sono chiuse e non rispondono al telefono (anzi: in un caso rispondono e buttano giù il telefono...). Mah… verrebbe da chiedersi a cosa serva spendere milioni per l’organizzazione del festival, se poi non ci sono ricadute turistiche ed occupazionali nelle altre 50 settimane dell’anno.
Consultiamo il web e troviamo, a pochi chilometri di distanza, Acasamia Wine Resort a San Cipriano Picentino, una struttura tenuta con grande passione che ci ospita con grande gentilezza e cortesia immersa tra noccioleti a perdita d'occhio.
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La chicca; il Passo del Prete Morto ;-)
Mercoledì 10 luglio: la provinciale che da Giffoni passa per Curticelle e arriva a Serino (Google maps la indica come SP25c) è stata costruita davvero bene: sede stradale larga, le pareti della montagna ben fermate con muri di cemento, le curve ampie. Estesi boschi ed in alcuni tratti un panorama sul Salento davvero bello. Peccato che sia senza manutenzione da anni. C’è anche un cartello di divieto d’accesso, ma noi che ormai siamo arrivati fin lì chiediamo ad un abitante in zona che ci chiarisce molto bene, con il suo ‘E vabbehh…’ che lì un cartello di divieto significa che basta fare un po’ di attenzione… più alle mucche che ai sassi, in effetti.
Ecco, anche in questo caso, quando arriviamo in cima al passo (senza nome) dove troviamo un ampio piazzale perfettamente asfaltato, ci chiediamo perché queste infrastrutture non siano manutenzionate e riportate in uso: qui turisti, camminatori, ciclisti e motociclisti potrebbero tranquillamente fare ‘campare’ più famiglie, con un bar ristorante in vetta.
La strada poi scende tra splendidi castagneti fino a Serino. Da qui, grazie all’itinerario deciso già a casa e fissato sul TomTom, evitiamo il centro di Avellino passando poi da Villapastorina, Montesarchio. Da Vitulano poi parte una strada che con dei gran bei tornanti (e bei panorami) sale in quota, e sulla cima è davvero un peccato non ci sia un cartello indicatore del passo. Dopo Solopaca e Cerreto Sannita entriamo nel Parco Regionale del Matese. Qui cominciamo ad apprezzare un ambiente e delle strade decisamente tenute meglio. Il cielo si rannuvola ed in un’area di sosta ci fermiamo ad indossare le antipioggia (così io scopro di aver caricato una sacca sbagliata, dove trovo solo una vecchia giacca antiacqua… sob, temo che arriverò molto bagnato dal pisello in giù :-( ).
Lago del Matese
Bocca della Selva (1393 metri), Sella del Perrone (1257 metri), PASSO DEL PRETE MORTO ;-) (1102 metri) siamo in mezzo alle montagne, questo Parco del Matese è davvero bello, così come lo è il Lago del Matese… oltretutto le nuvole ci graziano e per ora siamo ancora asciutti…
Il prossimo obiettivo è il Parco Nazionale di Abruzzo, ma nel tragitto tra Gallo Matese, Colli a Volturno e Alfedena il cielo comincia a buttar giù acqua a catinelle. La Multistrada protegge bene finchè è in movimento, ma di fronte ad una sosta per un semaforo di un cantiere, chi è senza pantaloni antipioggia inizia ad infradiciarsi, opera che poi si conclude grazie a veri e propri ruscelli d’acqua presenti sulla strada a causa di un vero e proprio fortunale… prima di arrivare a Civitella Alfedena il display della Multi segna anche solo 12 gradi. Le manopole riscaldate mi hanno dato un po’ sollievo, ma non vedo l’ora di poter vuotare gli stivali che si sono riempiti di acqua entrata dall’alto ;-)
Lupi a Civitella Alfedena
Dopo i tre giorni precedenti, dominati dal caldo, 20 gradi in meno sono però un sollievo. Troviamo splendida ospitalità all'Albergo Vecchio Borgo La Torre di Civitella Alfedena, una struttura che consigliamo davvero, perché offre un rapporto qualità/prezzo semplicemente eccezionale... stanza non spaziosissima ma curata e pulitissima, spazio in giardino per la moto (volendo con i lettini per rilassarsi prendendo il sole), cena e colazione di ottimo livello e prezzo esageratamente basso.
Il cielo si è placato. Passeggiamo per la bella, pulita ed ordinata Civitella e andiamo a cercare i lupi. Poi aperitivo e splendida cena in albergo. Phon a palla per asciugare qualcosa :-) Buonanotte!
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La Strada delle Vigne
Giovedì 11 luglio: da Civitella ci godiamo i meravigliosi boschi che abbracciano l’ottimo asfalto della strada che ci porta a Opi, poi a Pescasseroli. Valichiamo il Passo del Diavolo ed il Valico di Gioia Vecchio (1400 metri) che finiranno anch’essi in Collezione. Usciamo dal Parco Nazionale d’Abruzzo, passiamo da Pescina e Collarmele godendoci poi parecchio lo splendido tracciato di Forca Caruso (1107 metri). Una mattinata davvero divertente!
Raggiungiamo Acciano e svoltiamo per San Benedetto in Perillis su strade davvero secondarie.
Tra Navelli ed Ofena si svolta a sinistra e si sale per la Strada delle Vigne, una sorta di piccolo Stelvio che sale a tornanti in direzione di Calascio. Una strada molto bella, emozionante, divertente, che ci fa entrare nello splendido territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Passiamo Castel del Monte, il Valico di Capo La Serra e raggiungiamo, in perfetta ora di pranzo, il Ristoro Mucciante, dove i bracieri sono sempre accesi e Claudia cuoce un po’ di arrosticini. Una sosta davvero divertente, questa, in un contesto naturale incredibilmente affascinante: chilometri e chilometri di altopiano con ripide montagne attorno. WOW!
Claudia cuoca al Mucciante ;-)
Dopo pranzo saliamo a Campo Imperatore, dove fa male vedere chiuso ed abbandonato il Rifugio che vide la prigionìa del Crapùn.
Da Campo Imperatore, la Strada Provinciale di Vasto assicura grande gusto di guida fino a Fonte Cerreto, poi a Campotosto… sono chilometri e chilometri nel nulla. Anche nel nulla per il serbatoio, visto che a Campotosto (tra l’altro qui si cominciano a vedere i danni del terremoto del 2016) ha chiuso il distributore.
E quando scendiamo ad Amatrice scopriamo che occorre fare altri 9 chilometri in direzione Roma per trovare, sulla Salaria, un taciturno ed immusonito distributorista che ci riempie il serbatoio e fa spegnere la spia della riserva alla nostra Mulistrada.
L'Area Food di Amatrice
Torniamo ad Amatrice per la notte.
Non vedrete né qui sul blog, né sull’album di Google Foto, immagini della distruzione di Amatrice.
Non ci siamo fermati qui per fare turismo macabro o sciacallaggio mediatico. Ci siamo fermati ad Amatrice per lasciare un piccolo contributo agli operatori economici che provano a resistere in mezzo ad una distruzione che toglie il fiato e fa venire le lacrime agli occhi.
E’ un contributo piccolo, lo sappiamo, però una stanza per la notte, una cena rigorosamente a base di Amatriciana (buonissima!!!) alla Lanterna, uno dei ristoranti riaperti nella splendida Area Food, una spesa di prodotti tipici da riempire il bauletto… beh, se ci fossero 200 turisti ogni giorno, si salverebbe qualche posto di lavoro in più. E' un suggerimento...
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La vetta del Monte Subasio
Venerdì 12 luglio. Ripassiamo per l’irriconoscibile centro di Amatrice, ma poi vediamo altra distruzione vicino al nostro percorso, come ad esempio Accumoli. Volevamo percorrere la strada di Forca Canapine che porta a Norcia, ma se c’è il modo di imboccarla, noi non l’abbiamo trovato. Come neppure siamo riusciti ad imboccare quella di Forca di Presta. Abbiamo proseguito, con un po’ di groppo in gola per ciò che vedevamo, per la strada statale 4 fin dopo Arquata del Tronto, dove abbiamo svoltato in direzione nord per Roccafluvione, Comunanza, Amandola, Sarnano, Caldarola… poi tramite il Valico di Colfiorito ci siamo portati fino a Spello.
Ultime curve dell'appennino
prima di casa
Qui parte la strada (che poi diventa sterrata) che porta fino alla vetta di Monte Subasio, e che garantisce una splendida vista a 360° su… tutto, comprese le sottostanti Spello ed Assisi.
Scendendo ad Assisi ci facciamo un panino, poi chiediamo al TomTom di portarci in rotta per Ravenna. A Perugia imbocchiamo la E45… e siccome è ancora presto e non ci è passata la voglia di curve, tra Bagno di Romagna e Cesena percorriamo una nostra ‘vecchia’ conoscenza: la Tiberina, ovvero la strada che ha sempre portato dalla Romagna a Roma prima della costruzione della E45.
Un aperitivo a Quarto, ad un’ora da casa, ha posto fine a questi sei giorni di ferie.
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L’Italia è davvero varia e bella. Al sud potrebbero avere prospettive enormi, se solo sapessero organizzarsi per sfruttare un territorio ineguagliabile, eppure un’organizzazione accettabile sembra cominciare ad esserci solo dal Matese o dall’Abruzzo in su.
Colpa dei singoli? Delle istituzioni? Di una cultura dell’attesa? Non lo so. Forse è fin troppo facile criticare quando si nasce in una terra, come la Romagna, dove la società è già sviluppata, organizzata e gli Enti Locali, le Parti Sociali e le Istituzioni funzionano solitamente bene. Però… però un po’ di amarezza resta, quando si pensa ai dati dell’occupazione e alle opportunità non colte in certe aree del nostro Paese.
Ah, la Multistrada è una moto davvero eccezionale. Anche a pieno carico è sempre confortevole, sicura, potente, facile e divertente in ogni situazione. Arrivi a sera dopo ore e ore di curve e tornanti, salite e discese e non vedi l'ora di ripartire all'indomani. E se non corri, la media è ampiamente sopra ai 20 chilometri al litro. Cosa chiedere di più?
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lunedì 10 giugno 2019

Sabato 8 e domenica 9 giugno: mezzo Grossglockner 2019

Sabato 8 e domenica 9 giugno: sì, mezzo Grossglockner, a dire la verità, perchè se fino all'Hochtor Pass abbiamo trovato un tempo splendido, al di là della galleria c'erano solo fittissime, fredde e bagnate nuvole basse, che ci hanno di fatto impedito di godere di alcune viste splendide (come quella dell'Edelweisspitze) e anche delle molte belle curve della aprte nord dell'Alpenstrasse.
in compenso ci siamo divertiti parecchio anche nel trasferimento di andata (con Passo di Sant'Antonio e Monte Croce Comelico) e di quello di ritorno, visto che siamo rientrati in Italia dal Passo Stalle e poi ci siamo regalati la traversata Passo di Furcia, Passo delle Erbe, Passo Eores, prima di infilarci nella A22 del Brennero.
L'accoglienza di Frau Gertrude nella sua Pension Kahn di Dollach Großkirchheim è stata quella di sempre, e visto che siamo rientrati presto in pensione, ci ha ovviamente offerto la sua meravigliosa merenda a base di Caffè, panna, latte, krafen e marmellata di mirtilli servita in terrazzo).
Anche la cena al Ristorante dell'Hotel Post, nel garden, è stata molto gradevole, ed una volta all'anno lo spezzatino di cervo con i canederli, i funghi ed i mirtilli rossi, vale davvero il viaggio.
Le foto (e qualche didascalìa... ma ormai di report sul Grossglockner ce ne sono fin troppi in questo blog) le trovate in questi album di Google Foto o di Facebook