18 anni fa tornavo da una riunione di lavoro a Bologna, in auto ascoltavo un CD (sì, c'erano ancora i CD) e appresi la notizia solo una volta arrivato a casa. Non dobbiamo mai dimenticare che la democrazia va difesa sempre, anche quando ci pare un valore ormai banale e imprescindibile... e che ci sono sempre degli avversari della Libertà che vanno combattuti.
mercoledì 11 settembre 2019
sabato 31 agosto 2019
In vacanza in quattro, in montagna con un 1.000? Ehm, sì ;-)
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| Colle del Nivolet |
Quattro adulti ed i bagagli per una settimana di scarpinate in montagna. Il trasferimento Ravenna-Ceresole Reale (1.600 mt.) dove si è fatto base in albergo, poi le salite al Colle del Nivolet a quota 2.600 da dove partono meravigliosi sentieri che superano in fretta i 3.000 metri.
L'unico giorno di pioggia ci siamo fatti un giretto fino alla Val d'Aosta per acquistare alle cantine di Donnas e di Morgex ;-)
Siamo rientrati (statale da Ceresole a Ivrea, autostrada da Ivrea a Ravenna), sempre in quattro e con i bagagli, ma con in più oltre 30 bottiglie tra vini e grappe, un frigorifero pieno di toma e burro, e poi torcetti, salampatata, vasetti di castagne bollite e lardo di Arnad. Si viaggia benissimo, a velocità codice, nel silenzio, potendo conversare con chi è dietro senza mai dover alzare la voce. Consumo medio circa 17,5 km/litro.
Sinceramente, credo che questo 1.0 turbobenzina del Gruppo Volkswagen montato nella versione da 116 cavalli sulla Skoda Karoq, sia un piccolo capolavoro ;-)
Ho scelto il Karoq a benzina perchè faccio pochi chilometri all'anno (circa 10.000) e spesso in città (quindi non volevo beghe di FAP o altro) ma anche in viaggio a pieno carico mi ha davvero stupito.
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| Qualche acquisto da portare a casa :-) |
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| Caves de Donnas |
| L'ottimo Albergo Sport di Ceresole Reale |
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domenica 11 agosto 2019
300 chilometri in quota sull'Appennino toscoromagnolo
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| Il fumo dell'incendio di Faenza sopra la pianura |
Sabato 10 agosto. In questi giorni il caldo non dà tregua. Partiamo da Ravenna che non sono ancora le 9 e ci infiliamo subito sulla E45 in direzione Cesena per far prima ad arrivare in quota. Sopra la pianura romagnola aleggia il fumo nero dell'incendio del deposito Lotras di Faenza. Si vede nettamente la colonna nera che ancora sale e poi diventa una nuvola che raggiunge Forlì e pure Cesena. Speriamo che arrivi un po' di vento a disperderla, perchè è davvero un brutto spettacolo...
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| Sosta-caffè a Quarto |
Prima di arrivare a Sarsina usciamo dalla E45 e ci godiamo le curve della vecchia Tiberina... prima della costruzione della superstrada Orte-Ravenna su questa strada si riversava tutto il traffico di merci e persone che dalla Romagna era diretta a Perugia e poi a Roma. E' ancora un bel tracciato, ma fa impressione pensare a queste curve impegnate dai vecchi OM o Lancia Esatau... viaggiare da Ravenna a Roma doveva essere un vero e proprio Viaggio. La superstrada ha avvicinato città e industrie, ha reso più veloce e conveniente trasportare le merci, ma quanto fascino in meno, rispetto questo tracciato dove ogni pochi chilometri si trovava un ristorante, un bar, un albergo. Oggi queste attività, tranne quelle insediate nei paesi sorti lungo la strada, sono praticamente tutte chiuse. A Quarto c'è però il Bar Pineta, e noi ci fermiamo per la necessaria sosta-caffè.
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| Il forno di Acquapartita |
Qualche chilometro a sud di Quarto seguiamo l'indicazione per Selvapiana - Acquapartita - Alfero. Naturalmente approfittiamo di essere 'in zona' per fermarci al panificio di Acquapartita (un po' fuori dal paese, sulla sinistra), dove pane, schiaccina (pizza salata) e biscotti sono davvero notevoli. E' un consiglio ;-)
Le strade sono purtroppo quello che sono... cioè i tracciati ed i panorami offerti sono davvero belli. Purtroppo l'asfalto lascia spesso desiderare. Il terreno qui si muove, ed evidentemente Comuni e Province non investono quanto necessario per una corretta manutenzione.
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| Nei pressi di Balze |
E' davvero un peccato, anche perchè questi Appennini potrebbero essere sfruttati in maniera più massiccia epr il turismo delle due ruote, non solo a motore, ma anche per i milioni di appassionati di bici che cercano strade secondarie e divertenti. Ma con certi buchi e certi avvallamenti, la bici da corsa deve essere ben più pericolosa della nostra Multistrada con sospensioni Skyhook e tre dischi Brembo con ABS cornering...
Raggiungiamo Balze godendoci un'arietta già accettabile. Che lì ci sia spesso vento è testimoniato da alcune pale eoliche che anche oggi girano vorticosamente.
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| La Tiberina abbandonata |
Da Falera a Le Ville di Montecoronaro la strada è splendida, poi più rovinata fino all'intersezione con la E45... noi lasciamo alla nostra destra l'area di servizio, passiamo sopra la superstrada e, anzichè entrarvi, svoltiamo a sinistra in direzione Canili.
E' il tratto della 'vecchia' strada statale Tiberina abbandonata ormai da un quarto di secolo. C'è il divieto di accesso per i non residenti, ma ciclisti e amanti del trekking la percorrono senza problemi.
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| Tiberina abbandonata |
Noi siamo in moto, sappiamo di essere 'in torto', ma a passo d'uomo decidiamo di percorrerla ancora una volta. E' affascinante vedere come, anno dopo anno, stagione dopo stagione, la natura si stia riappropriando dei propri spazi. I rovi stanno ricoprendo i guard rail, le colate di ghiaia sono da scavalcare. Questo scenario post-apocalittico è persino troppo corto: a Valsavignone si ritorna nella realtà, anche se il tratto di strada (aperto al traffico, questo) fino a Pieve Santo Stefano è in alcuni tratti persino messo peggio dei chilometri 'vietati' :-(
Dopo Pieve Santo Stefano, invece, si svolta a destra per il Passo dello Spino... e lì sono limiti e divieti ad essere idioti.
Mi spiego: io non sono certamente uno smanettone, anzi: sono notoriamente un fifone e quindi piuttosto fermo. Però su un tracciato bellissimo, largo, asfaltato alla perfezione, il limite fisso dei 50 con linea continua sempre, è l'ennesima decisione inconcepibile di pubblici amministratori stolti. Ci sono incidenti? Ci sono smanettoni che scambiano questa splendida strada per una pista? OK: controllo del territorio, limiti accettabili e sanzioni senza pietà.
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| Passo dello Spino |
Ma i 50 sono una presa in giro, così come il divieto continuo di superare anche un'utilitaria che arranca a 40 all'ora sulla salita dello Spino.
E' chi sorpassa a 70 all'ora il vecchietto, il pericolo?
Oppure semplicemente sono prescrizioni scaricabarile che premettono di fare la multa a tutti?
Ma obbligare anche il più tranquillo degli utenti della strada ad infrangere le regole, non è un po' un controproducente 'liberi tutti'? Un alibi, anche per i più scavezzacollo, per abituarsi a considerare tutte le regole come assurde ed indegne di essere rispettate?
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| L'eremo della Verna |
Questo è un errore che si ripete ogni giorno, da parte di pubblici amministratori ed enti proprietari delle strade. E non a caso noi abbiamo ormai l'abitudine a fregarcene delle regole... ma così facendo, poi, non aumenta la sicurezza stradale, anzi :-(
Torniamo a goderci l'itinerario: dopo Montalone raggiungiamo Chiusi della Verna. Da lì teniamo la destra seguendo le indicazioni per Rimbocchi, Corezzo, Val della Meta, Badia Prataglia.
Si tratta di 'un'attraversata' che mi piace moltissimo.
Poco traffico, pochissima presenza di centri abitati, panorami davvero splendidi, selvaggi e diversi, che passano dal fitto del bosco ai calanchi senza soluzione di continuità.
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| Tra Rimbocchi e Corezzo |
Dal centro di Badia Prataglia poi entriamo nel pieno delle Foreste Casentinesi salendo verso il Passo dei Fangacci (in parte sterrato) da dove si gode una vista incredibile sul Lago di Ridracoli.
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| I fangacci |
Superiamo l'eremo di Camaldoli salendo per la strada di Prato alle Cogne che ci porta a Vallolmo e poi a Lonnano e siamo già a Pratovecchio. E' l'unico punto dove si scende di quota e si sente di nuovo il caldo... ma si tratta di pochi minuti, visto che da Stia parte uno dei tracciati più belli che un motociclista possa affrontare: il tratto toscano della Bidentina, che sale al Passo della Calla.
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| Ridracoli visto dalla strada dei Fangacci |
Sono 17 chilometri di puro godimento: curve splendide in mezzo ad un bosco incantato.
Anche qui la Provincia di Arezzo ha colpito in maniera indecorosa: limite 60 (in un tratto - rettilineo - addirittura 40) e linea continua sempre.
Per fortuna sono già le 13 e per strada non c'è proprio nessuno.
Senza esagerare, quindi, si può prendere un ritmo tranquillo e godevole tra le curve e raggiungere il passo.
Dal Passo della Calla, poi, scendere all'Alpen Bar (sulla strada, proprio di fronte a Campigna) è un attimo: ci si trova in mezzo a tantissimi appassionati come noi che hanno preso la moto per un giro al fresco, e poi si sono fermati per godersi le prelibatezze offerta da Christian e Nada. In questi anni l'Alpen Bar sta diventando veramente un punto di riferimento per tutti noi, e non a caso Christian indossa spesso una t-shirt 'amici della moto'. D'altronde la 'vecchia scritta' piadina-panini sulla tenda del chiosco è persino riduttiva. Tagliatelle e tortelli con i funghi, oppure con il ragù di cinghiale vanno assaggiati. Così pure vanno assaggiati i tortelli alla lastra, o la piadina fritta con la salsiccia matta. E poi c'è il gusto di rilassarsi in maniera molto informale seduti sotto gli alberi secolari...
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| Tagliatelle e tortelli all'Alpen Bar |
Dopo mangiato lasciamo la Multistrada parcheggiata ancora un po' e facciamo due passi a Campigna. Da lì partono ben due piste pedonali praticamente pianeggianti e ombreggiate dal fitto bosco, sulle quali è possibile passeggiare anche con stivali e pantaloni con le protezioni. E' ormai pomeriggio inoltrato quando ci facciamo forza e decidiamo di ripartire. Il caldo arriva subito, è sufficiente scendere di di quota per qualche centinaio di metri. Ravenna ci sembra spaventosamente bollente... e l'estate non è ancora finita.
La Multistrada, con le sensazioni del suo meraviglioso bicilindrico, ma anche con la sicurezza ed il comfort assicurati da una tecnologia davvero all'avanguardia, è e rimane davvero uno dei migliori rimedi contro lo stress quotidiano, e le strade del nostro meraviglioso Appennino la aiutano in questo compito :-)
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| L'Alpen Bar di Campigna è ormai un vero e proprio punto di aggregazione per i tanti motociclanti dell'Appennino |
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| La mappa dell'itinerario |
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sabato 13 luglio 2019
Matera... e ritorno
| direzione Matera |
Usciamo dall'autostrada a Canosa e in breve ci ritroviamo su una 4 corsie (ex statale, oggi provinciale) che non vede manutenzioni e sfalci della vegetazione ai bordi da molti anni... in alcuni punti lo spazio utile si riduce ad una corsia per senso di marcia. Questo, unito alla presenza di molti rifiuti abbandonati lungo i guardrail e negli svincoli, non è certo un bel biglietto da visita per il nostro Paese, soprattutto considerando il ruolo di Capitale Europea della Cultura affidato a Matera per il 2019.
Passiamo Minervino Murge e Gravina, dove facciamo una breve deviazione per vedere il Castello Svevo (chiuso) e, finalmente, vediamo i primi cartelli indicanti Matera (fino ad ora ci eravamo fidati della rotta fissata sul TomTom).
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| Matera |
Matera è al centro dell’attenzione in questi anni. Si vede che è stata rivitalizzata di recente, lo si percepisce. Non scriverò certamente io un trattato sulle cose da vedere in questa città: semplicemente credo vada visitata. Conoscere come si viveva ancora fino al 1960 nelle case-grotta dei Sassi, utilizzando l’acqua (razionatissima e preziosissima) raccolta nelle enormi cisterne (palombari) è un’esperienza che va assolutamente fatto.
Per altri aspetti Matera un po’ ci ha delusi: la pulizia non proprio all’altezza di una città turistica, il castello chiuso e abbandonato, l'unico sentiero che la unisce alla zona delle grotte chiuso dal febbraio 2017… insomma, credo che agli occhi di un turista mitteleuropeo sia l’ennesimo riproporsi di quell’italianità cialtrona di cui non dovremmo andare proprio fieri…
Le foto e le mappe sono sull’Album su Google Foto: QUI
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| Castelmezzano visto da Pietrapertosa |
Usciamo dalla città facendo rotta per il grande Lago di San Giuliano. La vegetazione è bruciata dal sole, solo nei pressi del lago il verde degli alberi aiuta il riposo degli occhi. La strada è una provinciale un po’ disastrata: occorre procedere con cautela a causa del ghiaino e delle buche… noi trotterelliamo godendoci i panorami. Passiamo Grottole e poi Garaguso… da Oliveto Lucano entriamo nel bellissimo bosco del Parco Regionale Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane… la strada è anche bella, qui. Poi però troviamo almeno un paio di cantieri stradali contemporanei e ci incasiniamo… lottiamo con il TomTom (dopo 18 anni di Garmin ancora non riesco a destreggiami bene con questo navigatore, quando ci sono degli imprevisti che non ci consentono di seguire al rotta studiata e memorizzata a casa) ma in un modo o nell’altro arriviamo a Castelmezzano. Le Dolomiti Lucane sono davvero emozionanti. Peccato che la strada tra Castelmezzano e Pietrapertosa sia chiusa, e per raggiungere quest’ultima località occorra percorrere una provinciale stretta e semidistrutta lunga 15 chilometri… noi lo facciamo, però, visto che la Multistrada non ha paura di nulla. La vista dall’area di sosta all’uscita di Pietrapertosa merita i chilometri in più. Certo che se fossimo in Romagna, qui un chioschetto/ristorante ci sarebbe già da tempo, e darebbe lavoro a qualche famiglia… ma qui ho l’impressione che non abbiano ancora compreso le potenzialità di questi posti meravigliosi.
Dirigiamo a nord, passiamo Potenza cercando di evitare il centro (mooolto caldo) e ci arrampichiamo verso il Valico di Montrocchio e quello di Monte Romito. Qui la strada è davvero ben tenuta, e le pale eoliche rendono hightech il panorama. Raggiungiamo Muro Lucano, dove prendiamo qualche goccia di acqua. La strada è ancora davvero bella e nel verde, raggiungiamo Castelgrande dove un cantiere stradale ci fa sbagliare strada… ma siccome l’asfalto, le curve ed il panorama ‘meritano’ proseguiamo qualche chilometro fino al Valico di Monte Capuozzo.
| Tra Calabritto e Acerno |
Da Acerno scendiamo a Giffoni. Il fatto che si tratti di una località nota grazie ad un festival internazionale del cinema ci ha portato a pensare che vi sia presenza di strutture ricettive turistiche. In realtà c’è ben poco. Saliamo al castello (da dove la vista è molto bella): le due locande sono chiuse e non rispondono al telefono (anzi: in un caso rispondono e buttano giù il telefono...). Mah… verrebbe da chiedersi a cosa serva spendere milioni per l’organizzazione del festival, se poi non ci sono ricadute turistiche ed occupazionali nelle altre 50 settimane dell’anno.
Consultiamo il web e troviamo, a pochi chilometri di distanza, Acasamia Wine Resort a San Cipriano Picentino, una struttura tenuta con grande passione che ci ospita con grande gentilezza e cortesia immersa tra noccioleti a perdita d'occhio.
Le foto e le mappe sono sull’Album su Google Foto: QUI
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| La chicca; il Passo del Prete Morto ;-) |
Ecco, anche in questo caso, quando arriviamo in cima al passo (senza nome) dove troviamo un ampio piazzale perfettamente asfaltato, ci chiediamo perché queste infrastrutture non siano manutenzionate e riportate in uso: qui turisti, camminatori, ciclisti e motociclisti potrebbero tranquillamente fare ‘campare’ più famiglie, con un bar ristorante in vetta.
| Lago del Matese |
Il prossimo obiettivo è il Parco Nazionale di Abruzzo, ma nel tragitto tra Gallo Matese, Colli a Volturno e Alfedena il cielo comincia a buttar giù acqua a catinelle. La Multistrada protegge bene finchè è in movimento, ma di fronte ad una sosta per un semaforo di un cantiere, chi è senza pantaloni antipioggia inizia ad infradiciarsi, opera che poi si conclude grazie a veri e propri ruscelli d’acqua presenti sulla strada a causa di un vero e proprio fortunale… prima di arrivare a Civitella Alfedena il display della Multi segna anche solo 12 gradi. Le manopole riscaldate mi hanno dato un po’ sollievo, ma non vedo l’ora di poter vuotare gli stivali che si sono riempiti di acqua entrata dall’alto ;-)
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| Lupi a Civitella Alfedena |
Il cielo si è placato. Passeggiamo per la bella, pulita ed ordinata Civitella e andiamo a cercare i lupi. Poi aperitivo e splendida cena in albergo. Phon a palla per asciugare qualcosa :-) Buonanotte!
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| La Strada delle Vigne |
Raggiungiamo Acciano e svoltiamo per San Benedetto in Perillis su strade davvero secondarie.
Tra Navelli ed Ofena si svolta a sinistra e si sale per la Strada delle Vigne, una sorta di piccolo Stelvio che sale a tornanti in direzione di Calascio. Una strada molto bella, emozionante, divertente, che ci fa entrare nello splendido territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Passiamo Castel del Monte, il Valico di Capo La Serra e raggiungiamo, in perfetta ora di pranzo, il Ristoro Mucciante, dove i bracieri sono sempre accesi e Claudia cuoce un po’ di arrosticini. Una sosta davvero divertente, questa, in un contesto naturale incredibilmente affascinante: chilometri e chilometri di altopiano con ripide montagne attorno. WOW!
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| Claudia cuoca al Mucciante ;-) |
Da Campo Imperatore, la Strada Provinciale di Vasto assicura grande gusto di guida fino a Fonte Cerreto, poi a Campotosto… sono chilometri e chilometri nel nulla. Anche nel nulla per il serbatoio, visto che a Campotosto (tra l’altro qui si cominciano a vedere i danni del terremoto del 2016) ha chiuso il distributore.
E quando scendiamo ad Amatrice scopriamo che occorre fare altri 9 chilometri in direzione Roma per trovare, sulla Salaria, un taciturno ed immusonito distributorista che ci riempie il serbatoio e fa spegnere la spia della riserva alla nostra Mulistrada.
Non vedrete né qui sul blog, né sull’album di Google Foto, immagini della distruzione di Amatrice.
Non ci siamo fermati qui per fare turismo macabro o sciacallaggio mediatico. Ci siamo fermati ad Amatrice per lasciare un piccolo contributo agli operatori economici che provano a resistere in mezzo ad una distruzione che toglie il fiato e fa venire le lacrime agli occhi.
E’ un contributo piccolo, lo sappiamo, però una stanza per la notte, una cena rigorosamente a base di Amatriciana (buonissima!!!) alla Lanterna, uno dei ristoranti riaperti nella splendida Area Food, una spesa di prodotti tipici da riempire il bauletto… beh, se ci fossero 200 turisti ogni giorno, si salverebbe qualche posto di lavoro in più. E' un suggerimento...
Le foto e le mappe sono sull’Album su Google Foto: QUI
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| La vetta del Monte Subasio |
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| Ultime curve dell'appennino prima di casa |
Scendendo ad Assisi ci facciamo un panino, poi chiediamo al TomTom di portarci in rotta per Ravenna. A Perugia imbocchiamo la E45… e siccome è ancora presto e non ci è passata la voglia di curve, tra Bagno di Romagna e Cesena percorriamo una nostra ‘vecchia’ conoscenza: la Tiberina, ovvero la strada che ha sempre portato dalla Romagna a Roma prima della costruzione della E45.
Un aperitivo a Quarto, ad un’ora da casa, ha posto fine a questi sei giorni di ferie.
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L’Italia è davvero varia e bella. Al sud potrebbero avere prospettive enormi, se solo sapessero organizzarsi per sfruttare un territorio ineguagliabile, eppure un’organizzazione accettabile sembra cominciare ad esserci solo dal Matese o dall’Abruzzo in su.
Colpa dei singoli? Delle istituzioni? Di una cultura dell’attesa? Non lo so. Forse è fin troppo facile criticare quando si nasce in una terra, come la Romagna, dove la società è già sviluppata, organizzata e gli Enti Locali, le Parti Sociali e le Istituzioni funzionano solitamente bene. Però… però un po’ di amarezza resta, quando si pensa ai dati dell’occupazione e alle opportunità non colte in certe aree del nostro Paese.
Colpa dei singoli? Delle istituzioni? Di una cultura dell’attesa? Non lo so. Forse è fin troppo facile criticare quando si nasce in una terra, come la Romagna, dove la società è già sviluppata, organizzata e gli Enti Locali, le Parti Sociali e le Istituzioni funzionano solitamente bene. Però… però un po’ di amarezza resta, quando si pensa ai dati dell’occupazione e alle opportunità non colte in certe aree del nostro Paese.
Ah, la Multistrada è una moto davvero eccezionale. Anche a pieno carico è sempre confortevole, sicura, potente, facile e divertente in ogni situazione. Arrivi a sera dopo ore e ore di curve e tornanti, salite e discese e non vedi l'ora di ripartire all'indomani. E se non corri, la media è ampiamente sopra ai 20 chilometri al litro. Cosa chiedere di più?
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lunedì 10 giugno 2019
Sabato 8 e domenica 9 giugno: mezzo Grossglockner 2019
Sabato 8 e domenica 9 giugno: sì, mezzo Grossglockner, a dire la verità, perchè se fino all'Hochtor Pass abbiamo trovato un tempo splendido, al di là della galleria c'erano solo fittissime, fredde e bagnate nuvole basse, che ci hanno di fatto impedito di godere di alcune viste splendide (come quella dell'Edelweisspitze) e anche delle molte belle curve della aprte nord dell'Alpenstrasse.
in compenso ci siamo divertiti parecchio anche nel trasferimento di andata (con Passo di Sant'Antonio e Monte Croce Comelico) e di quello di ritorno, visto che siamo rientrati in Italia dal Passo Stalle e poi ci siamo regalati la traversata Passo di Furcia, Passo delle Erbe, Passo Eores, prima di infilarci nella A22 del Brennero.
L'accoglienza di Frau Gertrude nella sua Pension Kahn di Dollach Großkirchheim è stata quella di sempre, e visto che siamo rientrati presto in pensione, ci ha ovviamente offerto la sua meravigliosa merenda a base di Caffè, panna, latte, krafen e marmellata di mirtilli servita in terrazzo).
Anche la cena al Ristorante dell'Hotel Post, nel garden, è stata molto gradevole, ed una volta all'anno lo spezzatino di cervo con i canederli, i funghi ed i mirtilli rossi, vale davvero il viaggio.
Le foto (e qualche didascalìa... ma ormai di report sul Grossglockner ce ne sono fin troppi in questo blog) le trovate in questi album di Google Foto o di Facebook
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lunedì 27 maggio 2019
Contro il voto di pancia, occorrono umiltà e contatto con la realtà degli italiani
Milioni di italiani, dei porti aperti agli immigrati non ne vogliono sapere... si sono turati il naso e votato la Lega di Salvini, nonostante l'olezzo di olio di ricino che proviene dai toni usati da quelle parti, nonostante atteggiamenti e messaggi da medioevo (i rosari esibiti, il becero retrogrado family-day veronese), nonostante non si sia mai visto un partito che si impegna a rimborsare allo Stato (cioè a noi... che invece dobbiamo pagare tutto e subito) 49.000.000 di Euro in quasi un secolo.
E poi si sono turati il naso anche quelli che vedono, nei cinquestelle sciaguratamente al potere, dei veri e propri 'tappi' che impediscono la realizzazione delle infrastrutture necessarie come strade, tav, metanodotti, trivellazioni in Adriatico etc.
E allora un risultato molto chiaro (ovviamente in estrema semplificazione): il sud assistenzialista ed assistito che continua ad affidarsi a chi promette di fare debito (accumulandolo ovviamente su cittadini e imprese) e regalare il reddito di cittadinanza, un centro dove ancora il 'turarsi il naso' non è ancora di massa, e un nord che non ne può davvero più... non solo non vuole gli immigrati, ma chiede infrastrutture in fretta, anche a costo di dare libertà d'azione a dei partiti di una destra populista e sovranista che potrebbero anche isolarci dal resto del continente e dell'Occidente.
Credo che oggi il centrosinistra debba solo prendere atto della volontà espressa dagli italiani, e smetterla con le battaglie ideali perdenti come quella dei 'porti aperti' per legarsi ad una sparuta minoranza di una sinistra che ormai è ai minimi termini.
Penso anche che debba finirla con l'arroganza intellettualista ed elitaria, ma tornare nelle periferie, nelle fabbriche, dove la sicurezza della Punto parcheggiata sotto all'appartamento nel palazzo popolare (e spesso preda di delinquenti impuniti), o il contrasto alla microcriminalità e ai furti negli appartamenti, sono i temi concreti, certamente più sentiti rispetto alle petulanti discussioni sul garantismo, sulla sacralità della vita dei delinquenti che possono essere recuperati alla società etc. etc. ...perchè è su questi argomenti ed atteggiamenti che il PD ha perso il contatto con la propria (ex) base elettorale, e non lo recupererà certo con le utopie buoniste di La sinistra, Possibile, Comunisti Italiani, Potere al Popolo e tutti gli altri gruppuscoli piú dannosi che ridicoli.
Eppure in questa società, che vede allargarsi ogni giorno la forbice tra una minoranza ricca e privilegiata, ed una maggioranza con ridotto potere d'acquisto e scarse possibilità di migliorare davvero la propria posizione sociale, c'è un grande bisogno di politiche economiche e sociali improntate alla giustizia sociale alla difesa dei meno tutelati.
Ma occorre che queste politiche siano portate avanti con serietà e senza pregiudiziali, senza fare altro debito (che significherebbe ridurre ancora le prospettive di lavoro per gli italiani e minare maggiormente il futuro delle giovani generazioni), e facendo in modo che i settori più ricchi paghino davvero di piú (la flat tax invece sarebbe una presa in giro), così come i pensionati più fortunati (calcolo retributivo, assegni molto alti) andrebbero chiamati a condividere qualche sacrificio con quelle generazioni che si stanno facendo carico di quello squilibrio creato dalle generazioni più favorite nei decenni scorsi.
La politica non si può fare con slogan in 'formato Twitter', i temi sociali, economici, le politiche industriali ed infrastrutturali sono argomenti complessi, ma occorre tornate a ragionare, discutere, leggere, informarsi, studiare. Dobbiamo sconfiggere il voto di pancia, certo, perchè questo potrebbe portare a derive davvero pericolose, ma è indispensabile che i vertici delle forze di centrosinistra facciano un bel bagno di umiltà e tornino ad ascoltare problemi e sensibilità, desideri e paure di quella classe media che oggi si è turata il naso e ha votato Salvini. In caso contrario rischiamo davvero un regime, magari solo di fatto, ma sempre un regime.
Ovviamente IMHO.
E poi si sono turati il naso anche quelli che vedono, nei cinquestelle sciaguratamente al potere, dei veri e propri 'tappi' che impediscono la realizzazione delle infrastrutture necessarie come strade, tav, metanodotti, trivellazioni in Adriatico etc.
E allora un risultato molto chiaro (ovviamente in estrema semplificazione): il sud assistenzialista ed assistito che continua ad affidarsi a chi promette di fare debito (accumulandolo ovviamente su cittadini e imprese) e regalare il reddito di cittadinanza, un centro dove ancora il 'turarsi il naso' non è ancora di massa, e un nord che non ne può davvero più... non solo non vuole gli immigrati, ma chiede infrastrutture in fretta, anche a costo di dare libertà d'azione a dei partiti di una destra populista e sovranista che potrebbero anche isolarci dal resto del continente e dell'Occidente.
Credo che oggi il centrosinistra debba solo prendere atto della volontà espressa dagli italiani, e smetterla con le battaglie ideali perdenti come quella dei 'porti aperti' per legarsi ad una sparuta minoranza di una sinistra che ormai è ai minimi termini.
Penso anche che debba finirla con l'arroganza intellettualista ed elitaria, ma tornare nelle periferie, nelle fabbriche, dove la sicurezza della Punto parcheggiata sotto all'appartamento nel palazzo popolare (e spesso preda di delinquenti impuniti), o il contrasto alla microcriminalità e ai furti negli appartamenti, sono i temi concreti, certamente più sentiti rispetto alle petulanti discussioni sul garantismo, sulla sacralità della vita dei delinquenti che possono essere recuperati alla società etc. etc. ...perchè è su questi argomenti ed atteggiamenti che il PD ha perso il contatto con la propria (ex) base elettorale, e non lo recupererà certo con le utopie buoniste di La sinistra, Possibile, Comunisti Italiani, Potere al Popolo e tutti gli altri gruppuscoli piú dannosi che ridicoli.
Eppure in questa società, che vede allargarsi ogni giorno la forbice tra una minoranza ricca e privilegiata, ed una maggioranza con ridotto potere d'acquisto e scarse possibilità di migliorare davvero la propria posizione sociale, c'è un grande bisogno di politiche economiche e sociali improntate alla giustizia sociale alla difesa dei meno tutelati.
Ma occorre che queste politiche siano portate avanti con serietà e senza pregiudiziali, senza fare altro debito (che significherebbe ridurre ancora le prospettive di lavoro per gli italiani e minare maggiormente il futuro delle giovani generazioni), e facendo in modo che i settori più ricchi paghino davvero di piú (la flat tax invece sarebbe una presa in giro), così come i pensionati più fortunati (calcolo retributivo, assegni molto alti) andrebbero chiamati a condividere qualche sacrificio con quelle generazioni che si stanno facendo carico di quello squilibrio creato dalle generazioni più favorite nei decenni scorsi.
La politica non si può fare con slogan in 'formato Twitter', i temi sociali, economici, le politiche industriali ed infrastrutturali sono argomenti complessi, ma occorre tornate a ragionare, discutere, leggere, informarsi, studiare. Dobbiamo sconfiggere il voto di pancia, certo, perchè questo potrebbe portare a derive davvero pericolose, ma è indispensabile che i vertici delle forze di centrosinistra facciano un bel bagno di umiltà e tornino ad ascoltare problemi e sensibilità, desideri e paure di quella classe media che oggi si è turata il naso e ha votato Salvini. In caso contrario rischiamo davvero un regime, magari solo di fatto, ma sempre un regime.
Ovviamente IMHO.
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