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venerdì 23 gennaio 2009

Eutanasia del diritto: la vergogna italiana

La minacce di un ministro rendono inapplicabili il dettato della Costituzione ed una Sentenza della Cassazione... Sacconi come i bravi di Don Rodrigo... una VERGOGNA per il nostro Paese
Un ricatto. Un'intimidazione odiosa fondata sulla minaccia di togliere il denaro che dà lavoro almeno a 300 persone.
Un attentato al diritto: c'è una sentenza ma alla politica - a questo governo, a questo ministro - non interessa. Decide lui, è lui che ha i soldi e il potere: il resto non conta.
Provate a spiegare cosa sia cambiato per Eluana Englaro e per la sua famiglia nelle ultime ore.
Provate a dirlo a un adolescente che ve ne chiede conto, a uno straniero di passaggio in Italia. L'ho fatto, ieri, con entrambi.
Perché la clinica non vuole più ospitare Eluana?, mi ha domandato mio figlio liceale. Perché ha paura che il ministro tolga il lavoro a trecento persone, se lo fa.
Dice proprio così il comunicato «il ministro potrebbe assumere provvedimenti che metterebbero a repentaglio il posto di lavoro di più di trecento persone». Ma cosa c'entra il ministro con la clinica, non è privata? C'entra, perché sì è una clinica privatama vive della convenzione con la Regione: per ogni paziente che ospita riceve una quota di denaro pubblico. Se non ricevesse più quel denaro non ce la farebbe a sostenere le spese da sola e dovrebbe chiudere.
E perché il ministro non vuole che ospiti Eluana? Perché quella clinica aveva dato la disponibilità ad applicare la sentenza che dice che Eluana e la sua famiglia hanno il diritto, la libertà di decidere se e come e quanto accanirsi a tenerla in vita.
La famiglia di Eluana ha chiesto di interrompere l'assistenza, dopo tanti anni di quella specie di vita e senza che si siano speranze. La giustizia ha detto che possono farlo.
E perché - domanda ancora il ragazzo - il ministro non vuole, allora?
Perché il ministro non è d'accordo con la giustizia. Dunque dice: se non fate come voglio io vi tolgo i soldi che vi consentono di lavorare.
Ecco, è questo. È nelle domande scarne di un sedicenne il senso di quello che è accaduto in queste ore. (...)
Ignazio Marino, medico e senatore, dice che «Sacconi il ministro minaccia come i "bravi" e che questo è un pericolosissimo precedente».
Conchita De Gregorio, 17 gennaio 2009
 
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(...)La clinica convenzionata Città di Udine ha comunicato venerdì scorso che non potrà effettuare l'intervento richiesto dalla famiglia Englaro e autorizzato dalla Cassazione, per porre fine alla vita vegetativa di Eluana a diciotto anni di distanza dal suo inizio.
La suddetta clinica era disposta ad eseguire ciò che la famiglia voleva e che la magistratura aveva autorizzato, ma ne è stata impedita dall'intervento del ministro Sacconi il quale ha minacciato di far cessare i rimborsi dovuti alla clinica per le degenze dei suoi clienti, costringendola quindi a sospendere la sua attività.
La decisione d'un ministro ha cioè la forza di impedire che una sentenza abbia corso. Si tratta d'un fatto di estrema gravità politica e costituzionale, di un precedente che mette a rischio la divisione dei poteri e la natura stessa della democrazia.
Poiché si invoca da molte parti una riforma della giustizia condivisa con l'opposizione, a nostro giudizio si è ora creata una questione preliminare: non si può procedere ad alcuna riforma condivisa se non viene immediatamente sanata una ferita così profonda.
Se la volontà politica di un ministro o anche di un intero governo può impedire l'esecuzione di una sentenza definitiva vuol dire che lo Stato di diritto non esiste più  e quindi non esiste più un ordine giudiziario indipendente.
Non c'è altro da aggiungere per commentare una sopraffazione così palese e una violazione così patente dell'ordinamento costituzionale.
Eugenio Scalfari, 18 gennaio 2009 

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Grazie, Presidente Bresso!

Pubblico un articolo tratto da La Repubblica del 23 gennaio 2009. Il tema è sempre quello: le vergognose ingerenze della chiesa cattolica. Una chiesa cattolica ormai senza più freni, senza inibizione nè pudore, che affonda i suoi artigli nel ventre molle di una classe politica divisa nel centro sinistra e prona, vergognosamente supina nel centro destra (nel quale le voci dei laici non trovano neppure più un francobollo di carta stampata... che tristezza:
"I credenti non possono essere richiamati con i diktat. Penso che sia un errore per la Chiesa entrare in questo modo, a piedi giunti, su una materia così delicata, su cui milioni di cattolici in tutto il mondo ogni giorno prendono decisioni assolutamente simili a quelle della famiglia Englaro, e lo fanno con sofferenza e difficoltà. Questo la Chiesa lo sa, e ci sono tanti medici cattolici che ogni giorno devono prendere decisioni difficili, e ne sono dilaniati. Occorre delicatezza negli interventi. Stiamo rischiando di perdere il carattere laico del nostro Stato con polemiche di questo genere".
E' la dura risposta di Mercedes Bresso, presidente della regione Piemonte, alle critiche lanciate contro di lei, in un'intervista a Repubblica, dall'arcivescovo di Torino, il cardinale Severino Poletto. Mercedes Bresso - governatore del Pd - è intervenuta in diretta a Repubblica Tv, questa mattina.
"A Poletto, che richiama i medici cattolici alla obiezione di coscienza, chiedo: quale è la differenza tra l'Italia di oggi e gli stati clericali, come quello degli Ayatollah, dove viene ingiunto a tutti coloro che credono di assumere un certo comportamento? Una cosa è una raccomandazione, l'espressione di una posizione che io considero assolutamente legittima, Un'altra cosa è l'ingiunzione a persone che sono tenute al rispetto delle leggi del proprio Stato che fino a prova contraria è ancora uno Stato laico".
Perché la presidente Bresso si è fatta avanti su una vicenda così difficile? "Io penso che ci sia un dovere delle strutture pubbliche di dare attuazione alla decisione della Cassazione, che peraltro è stata presa due volte perché c'era stato un annullamento per ragioni formali. Trattandosi di una questione molto delicata sul piano etico, è evidente che pur non esistendo nel nostro ordinamento l'obiezione di coscienza dei medici se non per la 194 esplicitamente indicata, è evidente che nessuno che non lo desiderasse sarà obbligato a intervenire in questo caso. Ricordo peraltro che medici cattolici e non cattolici, credenti e non credenti tutti i giorni prendono con le famiglie decisioni di questo tipo e non vedo che altro principio adottare se non quello che deriva dall'habeas corpus, fondante del diritto occidentale, cioè la decisione di una persona e di chi quella persona rappresenti quando questa non è più in grado di decidere".
"Già in passato come Regione Piemonte avevamo offerto la nostra disponibilità alla famiglia Englaro. E lo ribadisco: la circolare del ministero Sacconi non supera la legge, e l'interpretazione della legge non è compito degli organi esecutivi. E' inquietante che si pieghi la legge a una decisione politica. Se ci saranno dei problemi nell'applicare il protocollo, verranno affrontati, nel pieno rispetto delle regole, insieme alla famiglia. Sono preoccupata: vedo minacciato l'unico principio laico e di rispetto delle persone è quello dell'autodeterminazione. Per questo serve una legge sul testamento biologico. La medicina permetterà tra pochi anni di mantenere in vita chiunque, e allora cosa faremo? Eluana è una persona in stato vegetativo permanente, non una disabile".
"Io non ho imposto niente a nessuno - insiste la Bresso - Se ci saranno dei contatti, saranno direttamente tra la famiglia Englaro e le nostre strutture sanitarie. Chi invece ha imposto qualcosa è il presidente della regione Lombardia, Formigoni, che ha vietato ogni intervento su Eluana nella sua regione". Quali strutture sarebbero pronte? "Se anche lo sapessi, non lo direi, per questioni di riservatezza. La famiglia ha scelto una via difficile, di legalità, esponendosi a critiche e a rifiuti. Ora ha diritto alla riservatezza".
In trasmissione, contro la scelta della Bresso, interviene anche Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare del Pdl con delega alle questioni bioetiche. "Temo che ci saranno delle difficoltà forti ad applicare quella sentenza. Ci sono dei problemi tra la sanità pubblica e il modo in cui è stato fatto quel decreto. Non esiste un livello di assistenza - ha spiegato la Roccella - in cui inserire un protocollo di quel genere. E' difficile inserire un protocollo per portare una malata, che può vivere ancora molti anni e che viene curata, allo stadio terminale e farla morire. Perché questo si chiede. Si chiede che si prenda un malato e invece di curarlo lo si porti alla morte. Qualsiasi struttura sanitaria pubblica che vorrà provare a fare questo scoprirà che ci sono dei problemi". "Siamo di fronte ad una disabile - ha concluso Eugenia Roccella - e non ad una persona in stato vegetativo permanente".

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Ho pubblicato queste righe di Conchita De Gregorio e di Eugenio Scalfari perchè le condivido in pieno.
Credo che quest'Italia, governata da piccoli politici così poco rispettosi delle Regole di convivenza civile, delle Leggi e dei Diritti dei cittadini, ma così pronti a piegarsi alle richieste di quella lobby politico-finanziaria che è il Vaticano, sia veramente giunta al bivio: quando non c'è più laicità, non c'è più rispetto della Legge, non c'è più rispetto delle Istituzioni, è a rischio la Democrazia.
Quella vera, non quella finta dei reality e dei sondaggi.
L'articolo pubblicato su Repubblica sulla risposta civile e laica di Mercedes Bresso alle solite ingerenze del cardinale Poletto, mi pare quantomeno doveroso.

Gattostanco, 23 gennaio 2009

Roberto Saviano: 'La Rivoluzione di un padre'

Su La Repubblica di oggi è pubblicato uno splendido articolo di Roberto Saviano, intitolato 'La rivoluzione di un padre'. L'intelligenza di Saviano, a mio avviso, è quella di farci riflettere non solo sul caso specifico di Eluana Englaro e delle ingerenze clericali sulal nostra vita e sui nostri diritti, ma anche su come, in Itlaia, la mancanza della cultura dei diritti manchi ad ogni livello e i ogni campo, trasformandosi in un vero e proprio "male nazionale". E' per questo che ve lo ripropongo:
BEPPINO Englaro, il papà di Eluana, sta dando forza e senso alle istituzioni italiane e alla possibilità che un cittadino del nostro Paese, nonostante tutto, possa ancora sperare nelle leggi e nella giustizia. Ciò credo debba essere evidente anche per chi non accetta di voler sospendere uno stato vegetativo permanente e ritiene che ogni forma di vita, anche la più inerte, debba essere tutelata. Mi sono chiesto perché Beppino Englaro, come qualcuno del resto gli aveva suggerito, non avesse ritenuto opportuno risolvere tutto "all'italiana". Molti negli ospedali sussurrano: "Perché farne una battaglia simbolica? La portava in Olanda e tutto si risolveva".
Altri ancora consigliavano il solito metodo silenzioso, due carte da cento euro a un'infermiera esperta e tutto si risolveva subito e in silenzio. Come nel film "Le invasioni barbariche", dove un professore canadese ormai malato terminale e in preda a feroci dolori si raccoglie con amici e familiari in una casa su un lago e grazie al sostegno economico del figlio e a una brava infermiera pratica clandestinamente l'eutanasia.
Mi chiedo perché e con quale spirito accetta tutto questo clamore. Perché non prende esempio da chi silenziosamente emigra alla ricerca della felicità, sempre che le proprie finanze glielo permettano. Alla ricerca di tecniche di fecondazione in Italia proibite o alla ricerca di una fine dignitosa. Con l'amara consapevolezza che oramai non si emigra dall'Italia solo per trovare lavoro, ma anche per nascere e per morire.
Nella vicenda Englaro ritornano sotto veste nuova quelle formule lontane e polverose che ci ripetevano all'università durante le lezioni di filosofia. Il principio kantiano: "Agisci in modo che tu possa volere che la massima delle tue azioni divenga universale" si fa carne e sudore. E forse solo in questa circostanza riesci a spiegarti la storia di Socrate e capisci solo ora dopo averla ascoltata migliaia di volte perché ha bevuto la cicuta e non è scappato.
Tutto questo ritorna attuale e risulta evidente che quel voler restare, quella via di fuga ignorata, anzi aborrita è molto più di una campagna a favore di una singola morte dignitosa, è una battaglia in difesa della vita di tutti.
E per questo Beppino, nonostante il suo dramma privato, ha dovuto subire l'accusa di essere un padre che vuole togliere acqua e cibo alla propria figlia, contro coloro che dileggiano la Suprema Corte e contro chi minaccia sanzioni e ritorsioni per le Regioni che accettino di accogliere la sua causa, nel pieno rispetto di una sentenza della Corte di cassazione.L'unica risposta che ho trovato a questa domanda, la più plausibile, è che la lotta quotidiana di Beppino Englaro non sia solo per Eluana, sua figlia, ma anche e soprattutto in difesa del Diritto, perché è chiaro che la vita del Diritto è diritto alla vita.
Beppino Englaro con la sua battaglia sta aprendo una nuova strada, sta dimostrando che in Italia si può e si deve restare utilizzando gli strumenti che la democrazia mette a disposizione. In Italia non esiste nulla di più rivoluzionario della certezza del Diritto.
E mi viene in mente che tutelare la certezza dei diritti, la certezza dei crediti, costituirebbe la stangata definitiva all'economia criminale.
Se fosse possibile, nella mia terra, rivolgersi a un tribunale per veder riconosciuto, in un tempo congruo, la fondatezza del proprio diritto, non si avvertirebbe certo il bisogno di ricorrere a soluzioni altre.
Beppino questo sta dimostrando al Paese. Non sarebbe necessario ricorrere al potere di dissuasione delle organizzazioni criminali, che al Sud hanno il monopolio, illegale, nel fruttuoso business del recupero crediti.
E a lui il merito di aver insegnato a questo Paese che è ancora possibile rivolgersi alle istituzioni e alla magistratura per vedere affermati i propri diritti in un momento di profonda e tangibile sfiducia. E nonostante tutte le traversie burocratiche, è lì a dimostrare che nel diritto deve esistere la possibilità di trovare una soluzione. Per una volta in Italia la coscienza e il diritto non emigrano.
Per una volta non si va via per ottenere qualcosa, o soltanto per chiederla. Per una volta non si cerca altrove di essere ascoltati, qualsiasi cittadino italiano, comunque la pensi non può non considerare Beppino Englaro un uomo che sta restituendo al nostro Paese quella dignità che spesso noi stessi gli togliamo.
Immagino che Beppino Englaro, guardando la sua Eluana, sappia che il dolore di sua figlia è il dolore di ogni singolo individuo che lotta per l'affermazione dei propri diritti. Se avesse agito in silenzio, trovando scorciatoie a lui sarebbe rimasto forse solo il suo dolore.
Rivolgendosi al diritto, combattendo all'interno delle istituzioni e con le istituzioni, chiedendo che la sentenza della Suprema Corte sia rispettata, ha fatto sì, invece, che il dolore per una figlia in coma da 17 anni, smettesse di essere un dolore privato e diventasse anche il mio, il nostro, dolore. Ha fatto riscoprire una delle meraviglie dimenticate del principio democratico, l'empatia.
Quando il dolore di uno è il dolore di tutti. E così il diritto di uno diviene il diritto di tutti.
(Roberto Saviano, da "La Repubblica" del 23 gennaio 2009)