giovedì 10 luglio 2008

Normandia & Bretagna

Due settimane in moto tra paesaggi di sogno e memorie di guerra.

Ecco un breve report scritto per non dimenticare, col tempo, dettagli che non meritano di esserlo. E per fornire qualche idea a chi vorrà andare a godere dei profumi e dei colori dell'Oceano... ed una piccola scelta di fotografia... tra le oltre 1500 scattate.

Domenica 22 giugno 2008: circa 1.000 chilometri da Ravenna a Avallon

L'appuntamento con Cristina e Stefano è alle 6 di mattina. Si prevede una giornata calda ed anche un po' di traffico. Niente di meglio che partire presto, per poter attraversare il collo di bottiglia dell'A14 di Bologna con il fresco e con la tranquillità di una città che ancora sonnecchia. Non ho bisogno della sveglia... sono due anni che Claudia ed io sogniamo di tornare in moto sulla costa dell'Oceano. E di vedere per la prima volta la Normandia e la Bretagna.

A velocità 'codice" (per non dover prestare troppa attenzione ai velox) siamo in poche ore in Val d'Aosta. Usciamo dall'autostrada ed affrontiamo la salita che porta al Passo del Gran San Bernardo... dopo quelle centinaia di chilometri noiosi e sempre uguali, la salita al passo, nonostante un asfalto ancora in manutenzione dopo i danni dell'inverno, è una boccata d'ossigeno. Prima di mezzogiorno siamo ad ammirare il ghiaccio che ancora si scioglie nel laghetto...

Scendiamo verso la Svizzera e pranziamo in un chioschetto di prodotti del territorio poco prima di Martigny. Il caffè lo prendiamo al Col de la Forclaz. Poi, dopo il Col des Montets, in Francia torniamo a prendere l'autostrada.

Verso le 18, in occasione di una sosta-benzina in un'area di servizio, consultiamo la guida dei Logis de France che Stefano ha portato con sè... ce ne sono un paio nel vicino paesino di Avallon. Usciamo ed andiamo lì. Abbiamo fortuna: l'albergo Les Capucins è accogliente e con una discreta cucina.

In tredici ore, a velocità codice e nonostante i chilometri percorsi sulle Alpi nell'affrontare tre Passi, abbiamo percorso 1010 chilometri senza particolare fatica: sia la Stelvio che il GS (di quest'ultima non si poteva certo dubitarne) si stanno dimostrando ottime macinachilometri... certo che l'autonomia della Stelvio è più limitata, e ogni 200 abbiamo fissato la sosta-rifornimento, per evitare l'accensione di quella spia angosciante...




Lunedì 23 giugno 2008: verso la costa Atlantica

Ripartiamo da Avallon dopo una lauta colazione. L'obiettivo è ovviamente raggiungere l'Oceano. Prima però passiamo da Fontainebleau, sede della residenza estiva dei re di Francia e splendida reggia che fu utilizzata da Napoleone.

Seguiamo poi le indicazioni per Versailles, ma l'enorme reggia è circondata dal traffico e da migliaia di turisti tra pullman, camper, auto... e lavori di ristrutturazione. Non abbiamo voglia di fermarci e puntiamo su Vernon e poi su Giverny (paese natale di Monet), piccolo borgo nascosto tra i fiori ed i salici piangenti che lambiscono tranquilli canali... questa è la Francia della soave tranquillità e rilassatezza, così come è rilassante tornare a viaggiare lontano dal traffico parigino...

Non lontano c'è la cittadina fortificata di Les Andelys. Pochissimi chilometri prima c'è, sulla destra, una strada che porta ai ruderi di quello che fu il possente Chateau Gaillard, fortezza con la quale Riccardo Cuor di Leone volle tener testa al sovrano francese Filippo Augusto per impedirgli l'accesso a Rouen.

Quel punto d'osservazione, rialzato sul paese posto sulle rive della Senna, è spettacolare... si fa quasi fatica a ripartire...

Evitiamo quindi il traffico di Rouen inoltrandoci nella campagna francese puntando direttamente a nord: Lyons-La-Foret, Forges-Les-Eaux, Neufchatel-En-Bray, Londiniere, per raggiungere, finalmente, la nostra mèta: Le Treport, nordico porticciolo incastonato tra le scogliere più alte d'Europa...

Troviamo le stanze in un alberghetto abbastanza squallido ma proprio sul lungomare. Fa molto freddo, ma il tramonto arriva quasi alle 23, dopo cena, quindi riusciamo a scattare molte foto al porto e alle barche in secca.

Un consiglio: se avete il sonno leggero (come Stefano, ad esempio) chiudete bene le finestre, perchè qui i gabbiani non dormono mai... e preparatevi a pulire le moto parcheggiate fuori, evidentemente il freddo della notte gli fa anche venire spesso ...mal di pancia... ;-)








Martedì 24 giugno 2008: la costa della Normandia è meravigliosa!

La colazione ci è servita assieme ad altri motard francesi in 'balade' da queste parti. Mentre sistemo le valigie sulla Stelvio si ferma a fare due chiacchiere un altro appassionato indigeno: mi dice che è innamorato delle moto italiane, ha avuto in carriera Aermacchi, Morini, Ducati e, naturalmente, Moto Guzzi. Mi dice di salutargli l'Italia, che ha girato in lungo ed in largo in moto... che passione bella e strana, quella delle due ruote, in grado di avvicinare ed unire le persone al di là della lingua, dell'età, delle appartenenze!

Da Le Treport ce ne stiamo ovviamente sulla strada costiera: pochissimo traffico e tanti colori! Direzione Belleville sur Mer: la zona è splendida. Chilometri e chilometri in esclusiva compagnia di campi coltivati (e colorati) e pascoli a perdita d'occhio che si tuffano nell'Oceano con precipizi da vertigine.

Non troppo spesso si attraversa qualche paese o si incontra un'indicazione per la spiaggia. Spesso l'Oceano si raggiunge solo a piedi, altre volte con strette e ripide stradine asfaltate dove tranquillissime mucche ti guardano con curiosità. Qualche volta le falesie si aprono in una spiaggetta dove trovi una spruzzata di case

Ci sono migliaia di posti dove fermarsi a mangiare un panino ammirando la roccia ed il mare. L'importante è, in un paese, comprare pane, affettato e formaggio, perchè in spiaggia non ci sono gli stabilimenti balneari così come siamo abituati in Romagna!

Passiamo Dieppe, visitiamo brevemente Fecamp, con lo strano e lussuoso palazzo-distilleria dei Benedettini ed il suo bel porticciolo. Passiamo anche Yport e ci fermiamo ad Etretat.

E' ancora primo pomeriggio, ma qui le falesie, che si raggiungono a piedi dal paese, sono talmente belle che decidiamo di fermarci subito.

Troviamo immediatamente un paio di stanze (tenute maluccio) nella piazza principale, facciamo una doccia e... via, a camminare, per osservare le rocce più straordinarie che ci sia mai capitato di ammirare. E la sera, dopo cena, dall'altra parte, dove la chiesetta sulla falesia, vicino al monumento agli aviatori, domina dall'alto spiaggia e centro abitato.

Sulle undici si accendono i riflettori che illuminano le rocce, i pescatori sulla spiaggia 'tirano su' a ripetizione: sì, Etretat mi pare veramente un piccolo paradiso, dove il profumo dell'Oceano arriva molto in alto, sulle rocce che sotto sono levigate, lavorate, forate, mangiate dalle maree...










Mercoledì 25 giugno 2008: la Svizzera Normanna

Lasciamo a malincuore le bellissime falesie di Etretat. Costeggiamo ancora la costa e passiamo abbastanza in fretta la grande zona portuale di Le Havre, in direzione del Ponte di Normandia. Si tratta di un balzo non indifferente (anche come altezza, visto che sotto ci passano navi di grandi dimensioni) sull'estuario della Senna. Le moto non pagano. Così come qualche ardimentoso ciclista che utilizza la sua pista ciclabile protetta. Non solo la salita è significativa, ma lassù c'è un vento laterale fortissimo che quasi impedisce a me e a Stefano, di tenere dritte le moto a velocità sufficientemente bassa per consentire a Claudia e Cristina di scattare le immancabili foto in movimento.

Scesi dal Ponte di Normandia seguiamo le indicazioni per Honfleur, la città degli scrittori e dei pittori impressionisti. Il vecchio porto "Le Vieux Bassin" seicentesco con l'antica casa del governatore mantengono un significativo alone romantico, purtroppo il traffico ed i turisti lo assediano.

Attraversiamo le lussuose e banali Villes sur Mer e Deauville (famosi per i soggiorni dei vip, ma che francamente non ci entusiasmano minimamente) e cominciamo ad addentrarci, con direzione Falaise, nella Svizzera Normanna.

Passiamo Beuvron-En-Auge, villaggio preservato situato lungo la Via del Sidro, con vecchi manieri e mercati coperti, passiamo Falaise e ci facciamo aiutare dal GPS per raggiungere il lago di Rabondages, sulle cui sponde addentiamo finalmente un sospirato e meritato panino...

C'è da perdersi tra queste strade strette, secondarie, e lontano dalle grandi mete turistiche... la Svizzera Normanna è zona collinare abbastanza carina, dove l'Orne e altri corsi d'acqua scorrono in valli spesso sinuose e a volte anche profonde. E' una delle zone meno conosciute della Normandia: l'ho inserita nell'itinerario soprattutto perchè immaginavo di aver voglia di guidare un po' tra i tornanti, dopo giorni di pianura e di visite ed andature prettamente turistiche. In realtà alcune delle strade inserite nell'itinerario che avevo memorizzato nel GPS erano effettivamente troppo secondarie, e quindi anche inadatte alla guida sportiva... a me comunque la divagazione svizzero-normanna nella zona tra Rabodanges, Putanges, Saint-Aubert-Sur-Orne, Athis-De-l'Orne, Flers, Condé-Sur-Noireau, Pont D'ouilly, Clécy e Thury-Harcourt è piaciuta, certo che non ci sono visioni paragonabili a quelle, indimenticabili, delle falesie di Etretat.

Giungiamo nel tardo pomeriggio a Baieux, prima città Francese ad essere liberata dopo lo sbarco. Troviamo una stanza in un ottimo (anche se non proprio a buon mercato) hotel a tre stelle del centro, il Churchill Hotel, dove lungo le scale interne sono appese, quasi come in un museo della liberazione, centinaia di fotografie d'epoca della seconda guerra mondiale.

E Baieux si dimostra un'ottima tappa anche dal punto di vista gastronomico: se il Churchill non è economico, il ristorante che scegliamo per cena, L'Assiette Normande, quasi ci sbalordisce per l'ottimo rapporto qualità-prezzo.











Giovedì 26 giugno 2008, i luoghi del D-Day

E' la giornata dedicata alla Memoria dello Sbarco di Normandia. Abbiamo osservato con attenzione le tante foto appese ai muri del Churchill Hotel, ma ora viene il momento di andare a vedere dal vivo ciò che più volte abbiamo osservato in video, e solo ultimamente con Salvate il Soldato Ryan o Band of Brother.

Da Bayeux in pochi chilometri raggiungiamo Arromanches sur Mer. Sulla spiaggia, con la bassa marea, sono adagiati i resti di quel porto artificiale galleggiante che fu trasportato qui direttamente dall'Inghilterra, e che consentì alle navi da trasporto di scaricare l'indispensabile materiale ed i mezzi pesanti che furono indispensabili ai G.I. per non essere ricacciati in mare. Nonostante non siano più molti i tratti del porto ancora presenti, la distanza tra questi, lungo tutta la baia di Arromanches, dà l'idea della grandezza di quell'idea e quella realizzazione: il D-Day fu anche un incredibile ed unico sforzo logistico e produttivo… l'Asse aveva sfidato il gigante americano, e questo errore fu fatale (per fortuna) alle tre dittature.

Passiamo in fretta Port-en-Bessin e ci dirigiamo subito a Longues-Sur-Mer, dove è stata conservata una batteria tedesca composta da quattro cannoni in altrettanti bunker. Credo sia l'unica batteria dl genere ancora conservata in Francia. Tre dei quattro bunker hanno ancora i loro cannoni puntati sull'Oceano, e da quella posizione rialzata, sulla falesia, dimostrano quanto debba essere stata dura l'impresa di espugnarli. Solo un bunker è stato distrutto dai bombardamenti areo-navali, gli altri sono stati presi dalla fanteria, con il più classico e pericoloso degli assalti.

E dopo pochissimi chilometri è già Omaha Beach. Una delle più famose e sanguinose spiagge dello sbarco. Il memoriale ed il cimitero delle croci bianche ai morti americani è rialzato, rispetto alla spiaggia. Il silenzio per questi giovani sacrificati alla lotta alla barbarie nazi-fascista non può però farmi pensare a quanto debba essere stato difficile uscire allo scoperto da quei mezzi da sbarco: i tedeschi erano qui in alto, ben trincerati. La spiaggia, che oggi si raggiunge tramite un ben tenuto sentiero che parte direttamente dal cimitero, è laggiù in basso. Presa in infilata dai fucili e dalle MG tedesche. Sì, anche se oggi ad Omaha Beach non ci sono più cavalli di frisia o reticolati, scendere e risalire immaginando come potesse essere farlo senza riparo dal fuoco nemico, mi ha fatto letteralmente accapponare la pelle...

Passiamo Grancamp, Saint-Come-du-Mont e raggiungiamo anche Utah Beach. Qui è stato lasciato qualche ricordo dello sbarco, ma francamente è Omaha Beach che ha segnato la mia giornata dedicata al D-day.

L'ultima fermata bellica è per il manichino di John Steele, il paracadutista americano che la notte del 6 giugno '44 rimase sospeso al campanile della chiesa di Sainte-Mère Eglise e che si finse morto riuscendo così a sopravvivere.

Dopo Sainte-Mère Eglise si torna a guardare soprattutto il mare, con le sue scogliere, i suoi porticcioli colorati e pescosi, i suoi fari. Non troviamo neppure una stanza nella piccola e deliziosa Barfleur (i due alberghi presenti contano in tutto solo 13 stanze) e torniamo indietro di pochissimi chilometri per dormire a Saint Vaste la Hogue. Fa freddo: scaldiamo il dopo cena con un buon bicchiere di Calvados.











Venerdì 27 giugno 2008 ...si arriva a Mont S. Michel

Partiti per la prima volta, in questo viaggetto, indossando l'antipioggia, l'acqua lascia prestissimo il posto ad un vento insistente e molto freddo. Nella mattina il termometro della Stelvio non ne vuole proprio sapere di scrivere un valore superiore ai 16 gradi!

Dopo aver lasciato Saint Vaste la Hogue ed essere ripassati per la bella ma inospitale per i turisti) Barfleur, raggiungiamo Gatteville, un borgo di poche case dove il tempo pare essersi fermato. Se non fosse per la presenza della Clio gialla della Poste, parrebbe di essere capitati in uno di quei villaggi sperduti in un vortice spazio-temporale tanto caro a Dylan Dog... ma a Gatteville c'è anche uno dei fari più grandi di Francia... e poi è il Faro di Gattostanco, no?

Lasciato il mio faro, e dopo aver attraversato in fretta la periferia di Cherbourg, è la volta di un altro posticino meraviglioso: Cap de La Hague, dove l'Oceano comincia sul serio a mostrare tutta la sua forza e la sua possenza.

Il vento, il freddo, le onde che si infrangono contro gli scogli... non avrei mai voglia di ripartire.

Eppure anche la strada costiera che da Cap de La Hague porta a sud, con splendidi saliscendi sulle falesie e sulle spiaggette deserte, è uno di quei nastri d'asfalto che un Motociclista non può scordare.

Pappato un panino in riva all'Oceano dalle parti di Portbail (sopranominata "la porta delle isole" perchè da qui partono i collegamenti marittimi per Jersey e Guernesey, passiamo anche Granville e puntiamo decisamente ad una delle mete più gettonate della zona, Mont Saint Michel.

Ci si arriva da una campagna ancora tranquilla ed amena, ma poi, non appena l'isola/penisola si avvicina, ecco spuntare torpedoni, camper, auto...

Con un euro lasciamo la moto nel parcheggio ed entriamo in città. E' pomeriggio appena inoltrato e le vie di Mont Saint Michel sono ingombre di turisti, impossibile anche solo scattare una foto in santa pace. Non c'è altra scelta: cerchiamo un albergo con l'insegna dei Logis de France (l'Auberge Sain Pierre) e, anche se la stanza doppia con servizi è al quarto-piano-senza-ascensore e costa quasi 100 euro senza colazione, decidiamo di passare la notte qui.

Scendiamo al parcheggio e portiamo la moto nella zona, più vicina alle mura, riservata a chi sta in albergo in città, scarichiamo i bagagli, ci regaliamo una doccia rigeneratrice e... quando usciamo dall'albergo le strade sono quasi libere, ed i turisti quasi scomparsi.

Ad ora di cena Mont Saint Michel è quasi esclusivamente nostra, così come nel dopo cena, quando scendiamo sulla spiaggia libera dalle acque grazie alla bassa marea, e scattiamo foto al tramonto fino a quando si accendono le luci che illuminano le mura della città. Questo è, credo, l'unico modo di godersi questo spettacolo creato dalla natura e dall'uomo.







Sabato 28 giugno 2008

Alle 8 i primi pullman scaricano già i turisti più mattinieri. Noi invece stiamo già caricando le moto e ripartendo... non osiamo immaginare gli ingorghi pedonali del sabato nelle strette scalinate di Mont Saint Michel... e quindi preferiamo fuggire in fretta.

Per stradine poco trafficate raggiungiamo la bella St. Malò. Parcheggiamo nei pressi di Porta St. Vincent e passeggiamo nella zona pedonale già fitta di turisti e pittori che propongono i propri lavori... alcuni dei quali anche molto belli, ma pensare di chiuderli in un bauletto di una moto per una settimana... Scattiamo qualche foto al porto, ci pappiamo un ottimo bombolone alla confettura di mela (squisito!!!), Stefano si infila in un negozio Lacoste per comprarsi (finalmente) la necessaria Lacoste rosa d'ordinanza di tutti i veri BMWisti :)

Lasciamo St.Malò in direzione sud, costeggiano il bassin de la Rance: sono strade tranquille, gradevoli, con belle viste su numerosi piccoli porticcioli turistici e di pescherecci. Tutto qui è legato al mare, all'acqua, all'integrazione tra l'uomo e la natura. Nei pressi del ponte sospeso che attraversa l'estuario, nel piccolissimo paese di La-Ville-es-Nonais, troviamo il Cafè du Port, dove Mules.Frites (cozze e patatine fritte), salades, vino e caffè, risultano un pranzetto ottimo, veloce ed economicissimo (13 euro a testa)!

Puntiamo quindi su Dinan, sicuramente una delle città feudali piu belle della Bretagna, con il suo porticciolo sul fiume nella parte bassa ed un centro storico dominato da splendide case a graticcio.

Ma anche a Dinan è sabato, e per noi orsi c'è già troppo caos. Puntiamo nuovamente sull'Oceano verso Fort La Latte (un maniero costruito per la prima volta già nel XIII secolo e poi più volte rimaneggiato) affacciato sulla selvaggia costa rocciosa di Cap Fréhel.

Cap Fréhel è probabilmente uno dei promontori più spettacolari di tutta la zona. Siamo a 70 metri sul livello del mare, e offre un panorama indimenticabile sulla baia di Saint-Bieuc fino alla lontana isola di Bréhat. Il faro di Cap Fréhel è alto 70 metri, e pare che il suo raggio luminoso sia visibile ad oltre 100 chilometri di distanza.

E' stata una giornata molto intensa, abbiamo gli occhi e la mente (e le SD delle due digitali, ovviamente!) pieni di immagini: poche curve (ma queste mooolto ma mooolto belle, in discesa da Cap Frèhel, e siamo ad Erqy, dove troviamo un Logis de France (l'Hotel de La Plage) proprio sul lungomare e non distante dal porticciolo peschereccio con il suo piccolo faro rosso e bianco (ed i ristoranti dove pesce, ostriche, mules sono ottimi ed a buon prezzo).

Come al solito il dopo cena è dedicato a fotografare il tramonto, poi a nanna... domani ci sono altre cose da vedere!










Domenica 29 giugno 2008. Ottava tappa: il traguardo è la splendida Port Blanc!

Dopo una buona dormita (ed una colossale colazione... l'hotel non è proprio economico, e allora occorre ammortizzare la spesa... non sono ancora le 9 che lasciamo Erquy. L'itinerario che avevo studiato (a casa) per questa mattina si rivela un po' deludente: Lamballe non ha granchè da mostrare, Moncontour è solo un po' più interessante, ma i resti del borgo medioevale fortificato non entusiasmano (ce ne saranno a migliaia, in Italia, di paesini così meglio mantenuti). Facciamo rotta per Saint-Brieuc e francamente non capiamo perchè ci siamo venuti: è una città grande e assolutamente anonima. Probabilmente ci sarà qualche via caratteristica del centro storico, ma rispetto a ciò che abbiamo visto finora è tempo perso... comincio a perdere la pazienza e me la prendo con me stesso per l'itinerario studiato nell'inverno passato...

La svolta positiva arriva verso mezzogiorno: dalle parti di Lanloup ci fermiamo ad un SuperU per comprarci i panini da sbafare poi sull'Oceano. Mentre Cristina e Claudia sono dentro, Stefano ed io attacchiamo discorso con un motard Caponorddotato in uscita dal negozio. Michel ci chiede di vedere i nostri appunti con gli itinerari e le cose da vedere, annuisce su molti punti e poi si offre di farci da guida per qualche ora, "perchè da queste parti se i posti li conosci vedi dei panorami indimenticabili".

Lo seguiamo con piacere, anche perchè da buon Motard indigeno, sa dove può accelerare, dove è possibile sorpassare le auto incolonnate nel traffico... insomma: per due ore si guida tra i saliscendi delle falesie sull'Oceano! E allora via, con il Circuit des Falaises Pors Pin, il Circuit des Falaises Bréhec, il Circuit des Falaises P.te Minard - P.te Bilfot-Port Lazo e, dulcis in fundo, il Moulin de Craca, dove Michel (grazie!!!) ci saluta mentre noi, stanchi e affamati (ma soddisfatti!) ci gustiamo un panino in uno scenario da favola, uno dei posti più belli di questo viaggio!

Ritorniamo al nostro girovagare da mototuristi tranquilli e timorosi dei limiti di velocità e degli usi e costumi locali: raggiungiamo i ruderi dell'Abbaye di Beauport e poi il porto peschereccio di Paimpol. Poco più a nord, dopo Ploubazlanec, ci godiamo la splendida vista sulla vicina isola di Bréhat (Michel ci aveva consigliato di investire due ore nel fare il giro in battello lungo le sue coste, ma noi non abbiamo voglia di scendere dalla moto), poi raggiungiamo il Sillon de Talbert, una lingua di terra di 3 km sull'Atlantico (oggi spazzata da un vento freddissimo, nonostante il sole) che permette la vista sul faro di Hèaux

Dopo aver passato Plograscant ci dirigiamo a Port Blanc, minuscolo paesino in una delle baie più belle e pittoresche che mi sia capitato di vedere. Il Grand Hotel di Port Blanc ha visto sicuramente tempi migliori: se all'inizio del secolo scorso era un Grand Hotel, oggi è un due stelle tenuto con decoro ma con stanze ed impianti vecchi. Però è un Rèlais Motard, il prezzo è ottimo, e pure la cucina! E quando, nella notte, sento la risacca lambire la mia finestra posta a pochi metri dall'Oceano, mi alzo un attimo e mi sento avvolto mare. Bellissimo!

Da segnalare, a Port-Blanc, l'antica cappella con il tetto appoggiato direttamente a terra (saranno un po' pazzi questi Bretoni?), e naturalmente da non perdere il sentiero costiero al tramonto!!!


















Lunedì 30 giugno 2008: nona tappa: una delle più belle

partiamo con un gradito omaggio dell'albergatore: un abbonamento quadrimestrale a Le Journal de Motards. Lasciamo a malincuore Port Blanc e ci dirigiamo verso la Côte de Granite rose, un tratto di costa intorno a Perros-Guirec (cittadina in sè un po' troppo turistica per i nostri gusti).

Gli scogli di granito di Pointe de Squewel e Trègastel Plage hanno massi di granito rosa rotondi come quelli della Sardegna e meritano una sosta, così come il faro di Min Ruz (raggiungibile a piedi in due minuti).

Sempre seguendo la costa raggiungiamo velocemente l'Ile Grande, ma poi facciamo velocemente rotta per Lannion per poi, lungo la strada costiera, raggiungere Plougasnou. Sull'ottimo sito internet www.bretagna.com avevamo letto che in questo "ridente paesotto sulla parte destra della baia di Morlaix, nella grande piazza della chiesa di granito grigio, c'è una trattoria semplice dove gli abitués mangiano tutti i giorni". Ebbene: la trattoria c'è, si mangia più che bene e si spende poco! Le Galette bretoni, le crèpes ed un bicchiere di cidre ci fanno sfidare il freddo del pranzo all'aperto... Merci!. Dopo pranzo, seguendo la strada costiera per la Baia di Morlaix, raggiungiamo il Cairn di Bernanez: un grosso tumulo di pietre costruito tra il 4500 ed il 3900 a.c. durante il Neolitico. 5 euro d'ingresso (in realtà al Cairn si gira solo intorno, sul prato, perchè non è possibile entrare nelle "stanze" che furono probabilmente le sepolture dei Capi di quelle popolazioni) ci sono sembrati un po' esosi, ma comunque non potevamo non andare a vedere questa risposta dei Celti alle piramidi egizie!

Ripartiti per la strada costiera, seguiamo le anse di Terenez fino a Morlaix, dove fa caldo e c'è troppo traffico: sfiliamo sotto l'incredibile doppio-ponte sovrapposto (pedonale e ferroviario) e raggiungiamo Carantec, da dove speriamo di raggiungere l'isola di Callot dalla strada sommergibile... che purtroppo troviamo sommersa dalle acque dell'Oceano (pare che la strada sommergibile, lunga un chilometro, sia invasa dalla marea ogni sei ore). Con sprezzo del pericolo annuncio a tutti che la Stelvio non si fermerà di fronte a qualche centimetro d'acqua salata e che proverò il guado, ma quando vedo una barca lunga dieci metri attraversare lo spazio sommerso tra la costa e l'isola di Callot penso bene di abbandonare l'idea di affogare con la mia Moto Guzzi... :)

Nuovo dietro-front, quindi, per raggiungere Saint Pol de Leon e Roscoff. Continuando a seguire la costa avvistiamo da lontano il Faro dell'Ile Vierge (il più alto d’Europa) e riusciamo a raggiungere (con difficoltà, a vista) la costa prospicente, per le fotografie di rito.

La nostra mèta per concludere la giornata è Portsall, una frazione di Ploudalmezeau. L'unico B&B di Portsall è completo, ma a solo un chilometro, al bivio di Kersaint ci indicano l'ottimo ed accogliente Hostellerie du Castel. 

Per cena ci facciamo il chilometro a piedi, fino alla Crèperia di Portsall, ma la fatica è presto ripagata. Proprio di fronte alla creperia c'è la pescheria di Portsall e proprio da qui parte un breve sentiero che porta al Ghilighi, un luogo magico con un dolmen e una croce bretone con sullo sfondo mare: questo tramonto non lo scorderò!














Martedì 1 luglio 2008:

I giorni scorrono velocissimi. Quante cose abbiamo visto, quante scorderemo (e saranno forse un pretesto per tornare?).

Da Portsall ci dirigiamo fino alla costa: sembra una cartolina, invece è realtà. Un branco di cavalli sulle scogliere ci degna appena di uno sguardo, mentre alle sue spalle barche e motoscafi, tra gli scogli, solcano le onde...

Dopo Ploumoguer troviamo una caratteristica caletta con la sabbia bianchissima, poi, finalmente, avvistiamo il Faro di Sant Mathieu!

Secondo l'estensore dei testi del sito www.bretagna.com è qui, a Saint Mathieu, "che il termine Finistèr prende tutta la sua importanza. Un faro, un'Abbazia in rovina, una cappella e il mare della punta piu' a ovest della Francia".

In effetti è difficile non essere d'accordo: qui si domina l'Oceano, ma nello stesso tempo l'Oceano dimostra tutta la sua forza e la sua infinita imponenza!

Passiamo in fretta Brest cercando di evitare il traffico del centro città e andiamo a vedere, nella Penisola di Crozon, la stessa Crozon e Camaret-sur-Mer (nelle vicinanze c'è il piccolo allineamento di megaliti di Lagatiar e, a pochi passi, con una bellissima vista sull'Oceano, i resti del maniero di Saint-Pol_Roux).

Ma visto che non ci sembrano particolarmente degne di nota, decidiamo di andare a pernottare a Quimper, in modo di poterla vedere bene prima e dopo cena.

Quimper è una cittadina abbastanza grande, con un centro pedonale che punta molto sui turisti e sul fatto che le ceramiche realizzate qui sono abbastanza famose.

Sosta a Quimper. Troviamo un hotel caro e molto standardizzato e salviamo la serata con un ottima cena con uno splendido rapporto qualità-prezzo al Les Cariatides, ma in realtà la sosta a Quimper non ci ha entusiasmato più di tanto... e poi ci manca il profumo dell'Oceano!!!










Mercoledì 2 luglio 2008

Da Quimper ci dirigiamo direttamente alla La Pointe du Raz, di fronte all'isola Di Sein. E' qui che si misurano le più alte punte di velocità del vento. La passeggiata di dieci minuti che conduce dal parcheggio al promontorio vero e proprio è deliziata non solo dalla vista sull'Oceano, sugli scogli, sui fari e sulle isole vicine, ma anche dai colori ed i profumi di una brughiera bassa, colorata e compatta come non ne avevo mai viste...

I due fari, La Vieille ed il più moderno e lontano Ile de Seine, oggi sono anche troppo tranquilli: il mare è fin troppo calmo, eppure non è difficile immaginarne l'esplosiva potenza!

Dopo aver comprato le riproduzioni dei due fari, lasciamo questo sperone roccioso sull'Oceano e facciamo rotta per Concarneau. Il centro fortificato e assolutamente pedonale molto caratteristico. Compriamo qualche scatola di sardine al Museo della Pesca. Pranziamo con Mules + frites e crèpes tartiflette.

Ci dirigiamo a Pont Aven, città di Gauguin, con dei bellissimi giochi d'acqua attorno e sotto le antiche case del centro. Ma per noi rozzi motociclanti italiani, un'enorme attrazione di Pont Aven sono i biscotti al burro: qui le famose biscotterie ne sfornano a getto continuo. I prezzi non sono contenuti, ma quasi ovunque è possibile assistere alle lavorazione e/o degustare queste squisitezze. E non vi dico i profumi... Stefano ed io perdiamo di vista Cristina e Claudia: si sono unite ad un gruppone di anziani turisti tedeschi appena scesi da un pullman ed hanno visitato e degustato i tre piani di una biscotteria!!!

Se i biscotti al burro sono molto friabili, lo sono certamente meno i megaliti... sì: dopo Pont Aven la prossima tappa è Carnac!

Il primo allineamento di megaliti che incontriamo, qualche chilometro prima di Carnac, è quello, non particolarmente imponente, di Kerazhou (sulla strada), ma gli allineamenti di Carnac sono enormi... ma sta facendosi tardi: cerchiamo un albergo e lasciamo la visita ai megaliti per la mattina successiva.

E ci godiamo una cena esclusivamente a base di crèpes nell'ottima Créperie Chez Marie.










Giovedì 3 luglio 2008: dodicesima tappa, dopo i megaliti comincia il viaggio di ritorno

Dopo l'abbondante colazione torniamo tra i megaliti di Carnac.

Divisi in cinque allineamenti principali (Le Menec, Toul-Chignan, Kermario, Le Manio e Kerlescan), il sito di Carnac raggiunge quasi 4 chilometri di lunghezza. Sono migliaia di pietre (6.000) allineate, impettite... sembrano un esercito in marcia da millenni.

Tra Le Manio e Kerlescan, lasciamo le moto all'imbocco di un sentiero che parte accanto ad un maneggio: ci inoltriamo nella pineta ed in cinque minuiti di cammino raggiungiamo il quadrilatero Gigante di Le Ménec, uno spiazzo magico dove troneggia un menhir di 6 metri (le Géant de Manio). Probabilmente un punto di raccolta o un luogo di culto.

Alla Maison des Mégalithes compriamo un'agile pubblicazione in italiano: nonostante tutti gli studi effettuati e le leggende che nel corso dei secoli si sono tramandate, ancora oggi gli studiosi non hanno certezze sul significato di questi allineamenti.

Da Carnac raggiungiamo la vicina Locmariaquer, per vedere il Cairn di Er-Grah e, lì vicino, il menhir frantumato in origine il più grande della preistoria occidentale: se non fosse crollato (o abbattuto?) e prima di spezzarsi, misurava 20 metri d'altezza e pesava oltre 300 tonnellate. Cairn (tumulo funerario) e menhir sono posti in cima ad una dolcissima collina dalla quale si ammira un'insenatura dell'Oceano. Gli antichi sapevano scegliere bene i luoghi di culto e di riposo perpetuo!

Siamo giunti alla fine del nostro viaggio. Gli appunti prevedevano di raggiungere Vannes, la capitale del Morbihan. Probabilmente il suo porto turistico ed il suo centro medioevale meritavano la visita.

In realtà cominciamo ormai ad annusare aria di ritorno, abbiamo già visto tante cose.

A Vannes ci fermiamo solo per acquistare degli splendidi panini che addenteremo più avanti, nel corso della giornata, in un'area di sosta di un'autostrada. Sì, cominciamo il viaggio di ritorno. Per evitare infatti due giorni fatti solo di autostrada, abbiamo pensato ad una variazione di rotta. Da Vannes infatti, prendiamo la Nazionale per Nantes, poi entriamo nelle ottime autostrade francesi viaggiando in direzione Tours, Bourges, Clermont Ferrand.

A Ceyrat però troviamo un'ottimo carrello di formaggi...Dopo 650 chilometri raggiungiamo Ceyrat, nelle tranquille colline poste tra Clermont Ferrand ed il Puy-de-Dome. Due anni fa rimanemmo molto soddisfatti dell'accoglienza dell'Hotel La Chalesse e allora abbiamo pensato di ritornare. In effetti le stanze sono meno curate della nostra prima visita, ma la cucina è sempre splendida! E, da solo, il carrello dei formaggi per la scelta degli assaggi misti vale da solo la sosta!!!







Venerdì 4 luglio 2008. Tredicesima tappa: la noia dell'autostrada è stemperata dall'avvicinarsi delle Alpi

La lontananza dal mare, il fatto che ormai siamo giunti agli sgoccioli delle nostre vacanze estive, ci rende tutti e quattro più silenziosi. Eppure anche la tappa di oggi non è male. E' vero, la mattinata è dedicata ad un altro, noioso, trasferimento autostradale, ma poi per il pomeriggio e la sera ci aspettano (finalmente) un po' di curve ed un po' di Alpi!

Puntiamo quindi su St. Etienne, Lione e poi Grenoble (le autostrade francesi sono sempre meno trafficate delle nostre e più attrezzate di aree di sosta e di servizi. Solo i distributori di carburante sono a distanze un po' maggiori).

A sud di Grenoble, finalmente si esce dall'autostrada e a Vizille imbocchiamo la Nazionale che ci porterà, tramite il Col de Lautaret, a Briancon.

Il Lautaret è molto veloce, a Briancon c'è un po' troppo traffico turistico. Neppure ci fermiamo: affrontiamo subito lo splendido asfalto del Col de l'Izoard. E' la terza volta che lo affronto, ma è la prima che, finalmente, mi posso godere col sole e con l'asfalto asciutto.

Cerco di prendere confidenza con i tornanti stretti: la Stelvio a pieno carico e con la ruota del 19, a mio parere ha bisogno di un po' più di spazio per "girare" tra le curve delle Alpi. Stefano, abituato da più tempo agli enduro stradali, mi cicchetta bonariamente, dicendomi che mi devo fidare e buttarmi giù, non cercare di sentire l'asfalto così come ho sempre fatto come le stradali... comunque la Stelvio di sicuro non tradisce, ed è una moto che rimane in ogni frangente molto piacevole e facile.

Scesi dall'Izoard lasciamo la Route des Grandes Alpes e ci dirigiamo verso il Colle dell'Agnello, ma raggiungiamo in fretta l'Hotel Le Guilazur a Chateau-Ville-Vieille (che già conoscevamo).







Sabato 5 luglio 2008: la notte passa in fretta nel silenzio delle montagne immobili che avvolgono il Queyras.

La temperatura è freschina ma il cielo azzurro. Sulla strada che porta in cima al Colle dell'Agnello ci sono alcuni cantieri per la risistemazione dell'asfalto: tra una quindicina di giorni il Tour de France 2008 raggiungerà l'Italia proprio da questo spettacolare tracciato.

Sono moltissime le marmotte che ci guardano a volte impaurite, a volte curiose od anche indifferenti. Basta zittire per qualche minuto il pulsare dei nostri ed ecco che nei prati circostanti la strada è tutto uno spuntare ed un rincorrersi di questi simpatici roditori.

E' l'ultimo fotogramma da incorniciare di queste due settimane in moto: dopo c'è solo la strada e l'autostrada.

Il nostro Adriatico non è più lontano come l'Oceano, non ne ha sicuramente nè il profumo nè i colori, ma è lì che arriviamo dopo qualche ora di autostrada sempre più calda...






Note:

In questi 14 giorni abbiamo percorso circa 5040 chilometri, spendendo 480 euro in benzina (non abbiamo tenuto il conto dei litri, ma in Francia il prezzo oscillava dai 1.490 degli ipermercati ai 1.640 delle piccole station service della costa)

Tra alberghi, autostrada, ristoranti e panini, acquisto di souvenirs (modellini di fari, scatole di sardine, biscotti di Pont Aven, bottiglie di Calvados), stampa delle fotografie, alla spesa della benzina vanno sommati altri 2.000 euro, per una spesa totale quindi di 2.500 euro.

Non occorre portare con sè troppi contanti: in Francia con la carta di credito si paga praticamente tutto, anche per 20 euro di souvenirs non ti guardano male se non gli allunghi delle banconote ma la carte...

I distributori di benzina sono meno diffusi che in Italia, ma nelle zone toccate da questo giretto non ci sono grossi problemi. Spesso tra i paesi non si trovano station service, ma poi notate il distributore nel parcheggio del SuperU o del Leclerc. Praticamente sempre si tratta, sia nel caso di piccole stazioni di servizio, sia per i supermercati, di self service. La domenica, con le casse chiuse, far benzina è più difficile (visto che i self-service non prendono contanti e spesso non vengono accettati i bancomat non francesi): ma troverete sempre un indigeno gentile che vi farà far benzina con la sua carte e al quale darete i vostri euro in contanti.

Abbigliamento: stivali tecnici con membrana in GoreTex, ovviamente. Come pantaloni Claudia ed io abbiamo optato per due modelli Spidi in cotone (Claudia i jeans) con protezioni leggere a ginocchia ed anche. Molto più comodi e freschi di quelli in pelle quando c'è da camminare nei paesi o per salire e scendere dalle scogliere o le spiaggette. E proprio per essere più liberi e leggeri nella parte più turistica del viaggio (ovvero appunto le visite ai paesi ed alle bellezze naturali) abbiamo scelto un abbigliamento leggero e a cipolla anche per la parte superiore del corpo: giubbotto areato, membrana antivento-antipioggia Spidi da mettere sotto, micropile (caldo e leggero), t-shirt. Mettendo e togliendo uno o più strati a seconda dell'occasione, non abbiamo mai avuto problemi di freddo (e raramente abbiamo avuto più di 20 gradi) nè di caldo (magari camminando su una scogliera assolata). Ovviamente in caso di pioggia (o di freddo ancora più intenso) avevamo sempre pronto anche un classico completo antipioggia esterno. Ah, avevamo con noi anche i guanti invernali con membrana in goreTex, e nelle due giornate meno fortunate, si sono dimostrati molto più comodi che i sopraguanti da indossare sopra quelli in pelle... Il casco è il fido Schuberth C2, ormai ci siamo abituati bene e sarà difficile trovare un casco altrettanto confortevole...

Per fare spazio agli immancabili souvenirs abbiamo adottato una doppia strategia: siamo partiti portando con noi della t-shirt e della biancheria intima un po' vecchia che avremmo poi gettato dopo l'uso. Avevamo poi alcune t-shirt in fibra della Quetcha (Decathlon) che, oltre ad occupare molto meno spazio di quelle in cotone, si asciugano senza problemi in una sola notte (magari aiutate da un colpo di phon). Ovvio comunque l'utilizzo delle borse interne per le valigie rigide: io ho quelle realizzate da motorbike-passion per la Norge (ho solo modificato quella sinistra per riuscire a sfruttare l'incavo sotto allo svaso per la marmitta). La borsa serbatoio originale Guzzi è un po' piccolina ma molto comoda, anche per i rifornimenti di benzina. Ottimo, come sempre, il Top Case Maxia 52 litri della GiVi.


La Stelvio è partita per questo giretto con 2.700 chilometri all'attivo, e nei 5.000 km percorsi non ha riscontrato alcun inconveniente o difetto di alcuna natura. Anzi: prima di partire mi ero lamentato con il concessionario per un antipatico strappare che si manifestava, a gas parzializzato e a velocità costante, a 3.000 e poi a 4.500 giri. Con il passare dei chilometri (e per me inspiegabilmente...) il difetto si è via via attenuato. Adesso strappa ancora un po' a 3.000 giri. So che Moto Guzzi sta per passare alla rete di assistenza un aggiornamento del software della centralina, probabilmente ci sarà un ulteriore attenuazione del problema. Certo che il motore 8valvole, pur ben più potente del vecchio 2 valvole che equipaggia la Norge, la Breva e la Sport1200, è per sua natura meno docile e lineare. Francamente, per fare del mototurismo, scambierei senza problemi i 15/20 cavalli in più dell'ottovalvole, per riavere in cambio la coppia subito pronta del vecchio duevalvole...

Per il resto la Stelvio è un'ottima moto. Non è protettiva come la Norge, ma i chilometri non si sentono, non affatica mai ed è facile e docile, anche a pieno carico. La ciclistica ed i freni sono ottimi. Secondo Claudia la posizione del passeggero è ancor più confortevole che sulla Norge!

I consumi si sono attestati sempre sui 18 chilometri/litro. E' vero che stavamo facendo del turismo, quindi non si è mai corso, però era anche veramente stracarica. Il GS di Stefano comunque consumava circa il 10% in meno. Autonomia: spesso siamo arrivati a 210/215 chilometri di percorrenza prima di effettuare il rifornimento, e la spia della riserva non si era ancora accesa... e si riforniva con una dozzina di litri. Certo che in una turistica si potrebbe anche desiderare di avere a disposizione quattro/cinque litri in più nel serbatoio...

Visto che la moto era praticamente nuova, mi ero portato dietro una bottiglietta con mezzo chilo d'olio. Prima di affrontare il viaggio di ritorno ho verificato il livello, ma la Stelvio, in quasi 4.000 chilometri, non aveva praticamente consumato olio... ne ho aggiunto giusto un paio di etti per disfarmi della bottiglia (che peccato buttarne via così tanto, con quello che costa!) visto che dovevo caricare delle scatole di biscotti di Pont Aven :)


P.S.: non ho inserito il file con la cartografia perchè il mio GPS è vecchissimo (roba arcaica, del 2001, con software e mappe di quell'anno) e non riuscireste ad utilizzarlo con le nuove versioni di Map Source... sono convinto che seguendo le indicazioni ed i paesi citati nel testo (e scegliendo sempre le strade più storte in montagna e più vicine alla costa, sul mare) possiate godervi le stesse sensazioni e gli stessi piaceri che abbiamo vissuto noi!


Buone strade a tutti!

Gattostanco, 10 luglio 2008

martedì 17 giugno 2008

Ciao, Sergentmagiù...

"Ora, giorno dopo giorno si sta avvicinando l'inverno e avrò tante memorie. Sarà come ritornare bambini, come ascoltare tante voci. Rivedere lumi nella steppa, amici cari, voci femminili.
 Oggi, nell'acqua piovana raccolta sotto le gronde che scendono dal tetto vedo anche tante nevi lontane che il sole ha sciolto e riportato qui"

Mario Rigoni Stern
 
E' morto Mario Rigoni Stern, Alpino, Montanaro, Uomo con la schiena diritta, Scrittore che ha fatto della semplicità, del buon senso e del rispetto della propria Coscienza un modo di vivere e di insegnare le cose belle ed importanti per le quali vale la pena vivere.
A scuola ci hanno fatto leggere il suo "Il Sergente nella neve", ma ogni riga scritta da Mario Rigoni Stern, meriterebbe un'attenta ma divertente e facile lettura.
A memoria mi vengono subito in mente "Quota Albania", "Storia di Tonle", "L'anno della vittoria", "Le stagioni di Giacomo".
Prendiamo o riprendiamo in mano queste piccole gemme di letteratura dei semplici: saranno sicuramente momenti importanti, oltre che divertenti, per la nostra mente e la nostra coscienza di cittadini normali.
Grazie Mario.
Grazie per quello che hai scritto e quello che mi hai fatto leggere.
Grazie per avermi fatto commuovere e per avermi fatto conoscere il rispetto per la natura, per lo spettacolo dell'Altipiano.
Grazie per avermi fatto, così lievemente, conoscere la Storia vista dalla parte dei Semplici, perchè è solo conoscendo la Storia si evitano gli errori futuri.
Grazie, spero che il riposo sull'Altipiano ti sia lieve.

Gattostanco, 17 giugno 2008

arieccolo! - il vero volto del Cavaliere

Ci ha provato a fare lo statista, ad essere un Presidente del Consiglio "normale".
Poi il vero volto del Caimano è riapparso: e come al solito per garantirsi l'impunità e
bloccare Magistratura e Stampa... magari sperando che gli Europei di calcio facciano passare sotto silenzio questa nuova vergogna...

Ecco un bellissimo commento di Enzo Mauro:

Il vero volto del Cavaliere

di EZIO MAURO (La Repubblica del 17 giugno 2008)
NEL mezzo della luna di miele che la maggioranza degli italiani credeva di vivere con il nuovo governo, la vera natura del berlusconismo emerge prepotente, uguale a se stessa, dominata da uno stato personale di necessità e da un'emergenza privata che spazzano via in un pomeriggio ogni camuffamento istituzionale e ogni travestimento da uomo di Stato del Cavaliere. No. Berlusconi resta Berlusconi, pronto a deformare lo Stato di diritto per salvaguardia personale, a limitare la libertà di stampa per sfuggire alla pubblicazione di dialoghi telefonici imbarazzanti, a colpire il diritto dell'opinione pubblica a essere informata sulle grandi inchieste e sui reati commessi, pur di fermare le indagini della magistratura. 
La Repubblica vive un'altra grave umiliazione, con le leggi ad personam che ritornano, il governo del Paese ridotto a scudo privato del premier, la maggioranza parlamentare trasformata in avvocato difensore di un cittadino indagato che vuole sfuggire al suo legittimo giudice, deformando le norme. 
In un solo giorno - dopo la strategia del sorriso, il dialogo, l'ambizione del Quirinale - Silvio Berlusconi ha chiamato a raccolta i suoi uomini per operare una doppia azione di sfondamento alla normalità democratica del nostro sistema costituzionale. Sotto attacco, la libertà di informazione da un lato, e l'obbligatorietà dell'azione penale dall'altro. 
Per la prima volta nella storia repubblicana, il governo e la sua maggioranza entrano nel campo dell'azione penale per stravolgerne le regole e stabilire una gerarchia tra i reati da perseguire. Uno stravolgimento formale delle norme sulla fissazione dei ruoli d'udienza, che tuttavia si traduce in un'alterazione sostanziale del principio di obbligatorietà dell'azione penale. Principio istituito a garanzia dell'effettiva imparzialità dei magistrati e dell'uguaglianza dei cittadini. 
La nuova norma berlusconiana (presentata come un emendamento al decreto-sicurezza, firmato direttamente dai Presidenti della I e II commissione di Palazzo Madama) obbliga i giudici a dare "precedenza assoluta" ai procedimenti relativi ad alcuni reati, ma questa precedenza serve soprattutto a mascherare il vero obiettivo dell'intervento: la sospensione "immediata e per la durata di un anno" di tutti i processi penali relativi ai fatti commessi fino al 31 dicembre 2001 che si trovino "in uno stato compreso tra la fissazione dell'udienza preliminare e la chiusura del dibattimento di primo grado". 
È esattamente la situazione in cui si trova Silvio Berlusconi nel processo in corso davanti al Tribunale di Milano per corruzione in atti giudiziari: con l'accusa di aver spinto l'avvocato londinese Mills a dichiarare il falso sui fondi neri della galassia Fininvest all'estero. 
Quel processo è arrivato al passo finale, mancano due udienze alla sentenza. Si capisce la fretta, il conflitto d'interessi, l'urgenza privata, l'emergenza nazionale che ne deriva, la vergogna di una nuova legge ad personam. Bisogna ad ogni costo bloccare quei giudici, anche se operano "in nome del popolo italiano", anche se il caso non riguarda affatto la politica, anche se il discredito internazionale sarà massimo. Bisogna con ogni mezzo evitare quella sentenza, guadagnare un anno, per dar tempo all'avvocato Ghedini (difensore privato del Cavaliere e vero Guardasigilli-ombra del suo governo) di ripresentare quel lodo Schifani che rende il premier non punibile, e che la Consulta ha già giudicato incostituzionale, perché viola l'uguaglianza dei cittadini: un peccato mortale, in democrazia, qualcosa che un leader politico non dovrebbe nemmeno permettersi di pensare, e che invece in Italia verrà presentato in Parlamento per la seconda volta in pochi anni, a tutela della stessa persona, dalla stessa moderna destra che gli italiani hanno scelto per governare il Paese. 
Con ogni evidenza, per l'uomo che guida il governo non è sufficiente vincere le elezioni, e nemmeno stravincerle: non gli basta avere una grande maggioranza alle Camere, parlamentari tutti scelti di persona e imposti agli elettori, una forte legittimazione popolare, mano libera nel dispiegare legittimamente la sua politica. No. Ancora una volta a Berlusconi serve qualcosa di illegittimo, che trasformi la politica in puro strumento di potere, il Parlamento in dotazione personale, le istituzioni in materia deformabile, come le leggi, come i poteri della magistratura. 
È una coazione a ripetere, rivelatrice di una cultura politica spaventata, di una leadership fuggiasca anche quando è sul trono, di un sentimento istituzionale che abita la Repubblica da estraneo, come se fosse un usurpatore, e non riesce a farsi Stato, vivendo il suo stesso trionfo come abusivo. Col risultato di vedere il Capo dell'esecutivo chiedere aiuto al potere legislativo per bloccare il giudiziario. Qualcosa a cui l'Occidente non è abituato, un abuso di potere che soltanto in Italia non scandalizza, e che soltanto l'establishment italiano può accettare banalizzandolo, per la nota e redditizia complicità dei dominati con l'ordine dominante, che è a fondamento di ogni autoritarismo popolare e di ogni democrazia demagogica, come ci avviamo purtroppo a diventare. 
Questo uso esclusivo delle istituzioni e della norma, porta fatalmente il Premier ad un conflitto con il Capo dello Stato, garante della Costituzione. Napolitano era già intervenuto, nelle forme proprie del suo ruolo, contro il tentativo di introdurre la norma anti-prostitute nel decreto sicurezza, spiegando che non si vedeva una ragione d'urgenza. Poi aveva preso posizione per la stessa ragione contro l'ingresso nel decreto della norma che porta i soldati in strada a svolgere compiti di polizia. Oggi si trova di fronte un emendamento che addirittura sospende per un anno i processi penali e ordina ai magistrati come devono muoversi di fronte ai reati, una norma straordinaria inserita come "correzione" in un decreto che parla di tutt'altro. 
Che c'entra la sospensione dei processi con la sicurezza? Qual è il carattere di urgenza, davanti ai cittadini? L'unica urgenza - come l'unica sicurezza - è quella privatissima e inconfessabile del premier. Una stortura che diventa un abuso, e anche una sfida al Capo dello Stato, che non potrà accettarla. Come non può accettarla il Partito Democratico, che ieri con Veltroni ha accolto la proposta di Scalfari: il dialogo sulle riforme non può continuare davanti a questi "strappi" della destra, perché non si può parlare di regole con chi le calpesta. 
Nello stesso momento, mentre blocca i magistrati e ferma il suo processo, Berlusconi interviene anche sulla libertà di cronaca. Il disegno di legge sulle intercettazioni presentato ieri dal governo, infatti, non impedisce solo la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche, con pene fino a 3 anni (e sospensione dalla professione) per il cronista autore dell'articolo e fino a 400 mila euro per l'editore. Le nuove norme vietano all'articolo 2 la pubblicazione "anche parziale o per riassunto" degli atti delle indagini preliminari "anche se non sussiste più il segreto", fino all'inizio del dibattimento. 
Questo significa il silenzio su qualsiasi notizia di inchiesta giudiziaria, arresto, interrogatorio, dichiarazione di parte offesa, argomenti delle difese, conclusioni delle indagini preliminari, richiesta di rinvio a giudizio. Tutto l'iter investigativo e istruttorio che precede l'ordinanza del giudice dell'udienza preliminare è ora coperto dal silenzio, anche se è un iter che nella lentezza giudiziaria italiana può durare quattro-sei anni, in qualche caso dieci. In questo spazio muto e segreto, c'è ora l'obbligo (articolo 12) di "informare l'autorità ecclesiastica" quando l'indagato è un religioso cattolico, mentre se è un Vescovo si informerà direttamente il Cardinale Segretario di Stato del Vaticano, con un inedito privilegio per il Capo del governo di uno Stato straniero, e per i cittadini-sacerdoti, più cittadini degli altri. 
Se il diritto di cronaca è mutilato, il diritto del cittadino a sapere e a conoscere è fortemente limitato. Con questa norma, non avremmo saputo niente dello spionaggio Telecom, del sequestro di Abu Omar, della scalata all'Antonveneta, della scalata Unipol alla Bnl, del default Parmalat, della vicenda Moggi, della subalternità di Saccà a Berlusconi, dei "pizzini" di Provenzano, della disinformazione organizzata da Pollari e Pompa, e infine degli orrori della clinica Santa Rita di Milano. Ma non c'è solo l'ossessione privata di Berlusconi contro i magistrati e i giornalisti (alcuni). 
C'è anche il tentativo scientifico di impedire la formazione di quel soggetto cruciale di ogni moderna democrazia che è la pubblica opinione, un'opinione consapevole proprio in quanto informata, e influente perché organizzata come attore cosciente della moderna agorà. No alla pubblica opinione (che non sappia, che non conosca) a favore di opinioni private, meglio se disorientate e spaventate, chiuse in orizzonti biografici e in paure separate, convinte che non esista più un'azione pubblica efficace, una risposta collettiva a problemi individuali. 
A questo insieme di individui - di cui certo fanno parte anche gli sconfitti della globalizzazione, la nuova plebe della modernità - il populismo berlusconiano chiede solo una vibrazione di consenso, un'adesione a politiche simboliche, una partecipazione di stati d'animo, che si risolve nella delega. La cifra che lega il tutto è l'emergenza, intesa come orizzonte delle paure e fine del conformismo, del politicamente corretto, delle regole e degli equilibri istituzionali. 
Conta decidere (non importa come), agire (non conta con che efficacia), trasformare l'eccezione in norma. Il governo, a ben guardare, non sta militarizzando le strade o le discariche, ma le sue decisioni e la sua politica. Meglio, sta militarizzando il senso comune degli italiani, forzandolo in un contesto emergenziale continuo, con l'esecutivo trasformato per conseguenza da organo ordinario in straordinario, che opera in uno stato d'eccezione perenne. Così Silvio Berlusconi può permettersi di venire allo scoperto in serata, scrivendo in una lettera a Schifani che la norma blocca-processi "è a favore di tutta la collettività", anche se si applica "a uno tra i molti fantasiosi processi che magistrati di estrema sinistra hanno intentato contro di me per fini di lotta politica". 
È il preannuncio di una ricusazione, in una giornata come questa, vergognosa per la democrazia, con il premier imputato che rifiuta il suo giudice mentre ne blocca l'azione. 
A dimostrazione che Berlusconi è pronto a tutto. Dovremmo prepararci al peggio: se non fosse che il peggio, probabilmente, lo stiamo già vivendo. 
(Tratto da "La Repubblica" del 17 giugno 2008)

mercoledì 4 giugno 2008

30.000 chilometri con la Norge, la prima turistica di Gattostanco ;-)

8.000 chilometri con la Griso in meno di quattro mesi. Qualcuno dice che sono tanti i chilometri in così poco tempo, qualcun'altro che sono troppo pochi questi mesi prima per cambiare una moto. Hanno ragione? Probabile.
La Griso è una moto fantastica. L'ho comprata soprattutto perchè mi piace da impazzire sin da quando l'ho vista la prima volta dal vivo al Salone di Milano 2005: gialla, bassa, cattiva, ignorante, bellissima.
Pur di averla, anche solo per un po', ho vinto la ritrosia per il cardano. Ho accettato venti chili in più e venti cavalli in meno rispetto alla Ducati o alla Futura. 
E sono contento di averla avuta: la Griso mi ha insegnato a curvare più rotondo e regolare, ma mi ha anche dimostrato che il novo corso della Moto Guzzi sta producendo moto belle, godibili e divertenti, affidabili.
Certo, sapevo che la Griso non è certamente la moto più adatta per il mototurismo.
Ci sono andato al Grossglockner, certo, e siamo rimasti a zonzo per le Alpi per una settimana. Ma la poca protezione aerodinamica, la posizione raccolta delle gambe (che però permette di GUIDARE splendidamente tra le curve), significavano la certezza che, prima o poi, una moto più turistica l'avrebbe sostituita.
Grazie alla Griso, però, ho preso la decisione di rimanere su una Moto Guzzi.
Stavo rimuginando sulla 1200sport, poi mi è capitata un'occasione di quelle da decidere se prendere o lasciare in pochi minuti: una Norge T immatricolata a luglio con 3200 km è rientrata a Moto Europa venerdì scorso (il proprietario l'ha sostituita con una GTL full optional)... allora l'ho presa :-)
Il tempo di ordinare due borse, il portapacchi ed il top case e, il 15 novembre 2006 la nuova moto di Gattostanco era in consegna.

Come va la NORGE 1200?

La Norge la conoscevo già (l'avevo provata nell'estate): molto protettiva e comoda (Claudia l'ha paragonata all'essere sulla poltrona di casa), non è certamente una sportiva come prestazioni, però ha tanta coppia ed è molto facile e divertente.
Il bello è che il peso, in movimento, non si sente: sia in città a bassa velocità, sia tra le curve, la Norge rispende sempre come se pesasse 50 chili in meno. Bisogna però ricordarsene quando la si parcheggia in montagna o dove il fondo stradale non è perfetto: spostarla da ferma, soprattutto dove occorre manovrarla in retromarcia, non è uno scherzo.

La Norge non è quindi una turistica solo da polleggio: dà gusto a guidarla, e permette quindi medie di tutto rispetto, perchè protettiva e comoda nei trasferimenti ma anche agile tra curve e tornanti... non vedo l'ora che la primavera 2007 mi faccia trovare strade asciutte e pulite!!!
Le borse sono molto capienti e non sporgono particolarmente. Il bauletto invece non è troppo capiente ma è molto bello :-D

Il cavalletto centrale, con una regolazione morbida del mono posteriore, tocca l'asfalto, in curva, con una facilità incredibile. Non sono certamente uno smanettone, ma ancora in pianura mi sono trovato a grattare a sinistra. E in collina, immediatamente, ho cominciato a grattare anche a destra. 
Appena arrivato a casa, dopo un giretto a velocità polleggiata-per-forza, ho provveduto a irrigidire il monoammortizzatore sia nel precarico sia nell'estensione. 
Poi ho 'sfettolato' con un cutter buona parte del tampone in gomma che tiene scostato il cavalletto centrale dalla marmitta, riducendone il più possibile lo spessore. Ho anche irrigidito di due giri la regolazione della forcella anteriore.
Adesso per toccare occorre piegare un bel po' :-)
Certo che la Norge potrebbe scendere ancora di più, ma chi vuole usarla come una sportiva pura dovrà smontare il centrale!
Abituato alle sport touring o alla Griso, trovo che anche con una Norge molto rigida sia ancora sufficientemente confortevole e capace di assorbire senza particolari contraccolpi buchi o imperfezioni della strada ;-) 

26 dicembre 2006: ho percorso circa 2.000 chilometri con la Norge: non sembra che abbia difetti particolari. Certo, in rilascio scoppietta parecchio: quando guido allegro non mi dispiace neppure, quando fai il turista ti senti un po' in imbarazzo :-)
 Altro piccolo difetto è la complessità della verifica del livello olio: per tirare fuori l'astina occorrerebbe smontare i paragambe anteriori della carenatura (però Prodigium.it vende una chiave a tubo che si infila nella carenatura)

Febbraio 2007: ho comprato le borse interne (originali Moto Guzzi) per le valige della Norge...
...sono ben rifinite, di ottimo tessuto ma... non hanno proprio la forma delle valige rigide!!! 
Avevo letto che qualcuno si era lamentato che erano un po' più larghe... ma non è solo questo: sono quadrate! 
Non seguono per niente la forma interna delle borse rigide!!!!! Ora, a tutto ci si abitua e a tutto si pone rimedio... ma mi piacerebbe proprio sapere dalla Guzzi quale mente abbia partorito l'accoppiata borse rigide / borse interne... gli consiglierò di comprare una vecchia borsa rigida laterale di una Ducati ST (piccola, poco regolare) e la relativa borsa interna (tessuto relativamente semplice e leggero, ma costruita seguendo fedelmente ogni rientranza, interstizio, piega della valigia)... Studiando quella capirà cone, con borse così, la mattina in albergo, è assolutamente facile riempire la borsa interna per poi inserirla in pochi secondi nel guscio rigido :-(
Comunque quando si è in qualche comunità di Guzzisti, basta darsi da fare: abbiamo contattato www.motorbike-passion.it, abbiamo trovato una Norge per fargli prendere le misure ed entro la fine di marzo 2007 le borse non-originali "made in motorbike-passion" saranno pronte per essere consegnate ai Norgisti ;-)
 ...intanto il contachilometri della mia Norge ha raggiunto i 6700 km e tutto fila liscio...

Luglio 2007: raggiunta quota 18.500 chilometri. Montato il terzo treno di Metzeler Z6... e quando sarà ora comprerò un'altra Guzzi.
Non sono perfette, le finiture potrebbero essere migliori per quanto costano le moto di Mandello. Però sulla Norge ci stai sopra 12 ore (vedi report di giugno 2007...) e hai voglia ancora di guidarla :)
Dà gusto. Emozione, piacere. Ed è quello che io chiedo ad una motocicletta. Qualche piccola bega con le plastiche (bauletto) o con l'interruttore delle quattro frecce d'emergenza non sovrastano certamente un'affidabilità complessiva fin'ora ottima e, appunto, un ottimo feeling di guida. Tutte le informazioni utili sulla Norge le trovate sui topic a lei dedicati sui forum di Anima Guzzista e Moto-Guzzi.it 

Agosto 2007: raggiunta quota 20.000 km. Effettuato tagliando presso Moto Europa. E la Norge va ;)

Fine settembre 2007: raggiunta quota 24.500 km. Se alcune plastiche e rifiniture non saranno un gran che... la moto va più che bene, altro che (vedi i due mini-report qui sotto). Anche sulla neve ;)

Domenica 14 ottobre, più o meno dalle parti del Passo di Croce ai Mori (tra il Muraglione ed il Passo della Calla), la mia Norge ha compiuto i 25.000 chilometri. 
Auguri :)

Marzo 2008: quest'inverno non ho viaggiato molto, ma la Norge (che ha spesso dormito con temperature sotto zero) non ne ha risentito. Direi che si tratta sicuramente di una moto sostanzialmente sana. A 27.000 chilometri è quindi ancora tutto OK!

AUGURI ;-)
Sabato 24 maggio, più o meno dalle parti di casa... (sob... niente di avventuroso...) 
la Norge ha compiuto i 30.000 chilometri. 

Martedì 3 giugno 2008: ci salutiamo. E' arrivata una Stelvio. Claudia ed io siamo curiosi, anche se per i Mototuristi come noi, probabilmente, la Norge rimarrà ineguagliabile!


Grossglockner & c

Tre giorni di spensieratezza a zonzo per le strade più belle... Un saluto ed un ringraziamento ad una compagna d'eccezione, che però se l'è un po' presa...
Sabato 31 maggio: dopo alcune ore di noiosa pianura affrontiamo finalmente le prime curve della Forcella Staulanza. Puntiamo a Caprile e poi ad Arabba, e nonostante le greggi che occupano la strada salendo agli alpeggi, raggiungiamo il Passo Pordoi sotto una pioggia antipatica. Ne approfittiamo per un semplice ma appetitoso panino formaggio e speck in cima al passo, e quando usciamo quasi non piove più. 
Stefano trova il Passo Sella asciutto: e se sul Pordoi posso difendermi, so già che sul Sella lo troverò già ad attendermi da un po'... e allora ne approfitto per godermi questi panorami meravigliosi: mica ho una Norge per correre ;-)
Scendiamo dal Sella e ci troviamo un altrettanto bello Passo Gardena. Poi il Furcia, il confine austriaco per un caffè a Prato alla Drava, Sillian, Lienz e, finalmente, Dollach, nostro campo base per due giorni. ...a Dollach, per chi non lo sapesse, c'è la Pension Kahn di Frau Gertrude, alla quale avevamo prenotato telefonicamente tre stanze... e che appena arrivati ci offre una merendina (caffe, panna e strudel casalingo!!!) prima di mandarci a fare la doccia e prenotarci la cena al Post. E poi a nanna presto!


Domenica 1 giugno: dura la vita dei mototuristi. Dopo aver digerito lo splendido cervo in umido, ci tocca la mitica colazione di Frau Gertrude, che ci prepara anche i panini per mezzogiorno con tutto ciò che ne rimane (e sarà sufficiente a sfamarci!). E naturalmente, avendo prenotato due giorni in bassa stagione, ci omaggia dell'ingresso gratuito per il Grossglockner (che vedremo domani) e della Carizia Card per entrare gratis alla Nockalmstrasse, alla Maltatal Strasse e in un buon gruppo di musei e attrattive turistiche. 
Direzione Gmund per il piccolo Museo Porsche, poi Maltatal Strasse (poco guidabile ma bellissima come paesaggio naturale). 
Poi Nockalmstrasse, invece guidabilissima... se non fosse arrivato un temporale ferocissimo sulle nostre teste... 
Rientriamo costeggiando il Millstatter See e siamo a Dollach sulle cinque e mezzo del pomeriggio... in tempo per farci offrire la merendina da Frau Kahn (questa volta con caffè e panna è la volta di squisite frittelline dolci! ) ...oltre 300 chilometri di puro godimento...






E' già lunedì, ma per l'ultimo dei tre giorni abbiamo lasciato il piatto principale: il Grossglockner
Dopo la solita incredibile colazione, alle 8 e mezza siamo già in moto. Il vaucher ci fa risparmiare i 18 euro d'ingresso e siamo dentro. A quest'ora c'è pochissimo traffico, ma è abbastanza freddino, e anche molte marmotte, appena uscite dal letargo invernale, evidentemente se ne stanno ancora rintanate nel loro calduccio... non ce ne sono molte in giro, anche se qualcuna la dobbiamo quasi evitare per non farne un tappeto sull'asfalto... 
I paesaggi sono invernali, anche se la neve si sta sciogliendo in fretta. Che vista dall'Edelweisspitze! 
Acquistiamo il Gurktaler al supermarket del Franz-Josefs Hohe e cominciamo a scendere verso l'Italia, scegliendo di passare dal Passo Stalle (anche perchè un nostro amico due lasciare due bottiglie di Sangiovese ad uno 'striaco gentile che lo ha assistito quando è rimasto a piedi col GS).

Questo w-e lungo in pratica è finito, ci aspetta solo la pianura...

...e la vendetta della Norge.

Sì, perchè sapendo che ieri, tornato in Romagna, sarei andato a riportarla da Moto Europa, per rientrare con una nuova compagna, una rossa che monta davanti una ruota da 19 ed ha un motore a quattrovalvole, la fida Norge mi fa il primo ed unico sgambetto in 31.500 chilometri
Dopo il rifornimento dall'ultimo distributore in terra 'striaca, sento il motorino d'avviamento solo per poche frazioni di secondo.. poi il nulla. 
Proviamo una spinta e la Norge in terza parte senza tentennamenti. Beh, in Italia comunque si rientra. Al telefonino il mio meccanico mi dice di controllare tutti i fusibili. Via la sella: un fusibile da 15 è andato. Lo sostituiamo con uno di scorta e si riparte. 
Ci fermiamo giù dallo Stalle per pranzo, poi pochissimi chilometri dopo nuova fermata per mettere le antipioggia: quando vado a riaccendere la moto il motorino comincia a girare, la Norge si avvia ma il motorino d'avviamento non si ferma, non si ferma neppure togliendo la chiave, non si ferma neppure tirando l'interruttore d'emergenza. 
Preso dal panico tolgo la sella, comincio a tirar via fusibili partendo da quello da poco sostituito... poi decido di staccare la batteria. Un minuto? Un minuto e mezzo? Due minuti? Beh, tra i più lunghi della mia carriera motociclistica... 
Riattacciamo la batteria senza risistemare quel fusibile. Di nuovo la terza e la Compagnia della Spinta: a sera siamo a Ravenna. 
Oggi a Moto Europa controlleranno dove sia il guasto alla mia ex: un contatto? il relè dell'accensione?
Boh, probabilmente ho ragione io: la Norge si è offesa per l'arrivo della nuova rossa che l'ha sostituita, chez Gattostanco, da ieri sera... e si è vendicata rovinandomi il rientro, ma dopo avermi regalato, come ha sempre fatto, strade e tornanti indimenticabili...

Gattostanco, (4 giugno 2008)