domenica 13 giugno 2004

Le montagne di giugno, ancora innevate, sono fantastiche

La settimana scorsa il tempo è stato splendido. E finalmente si è sentita aria d'estate.
E per mia fortuna avevo scelto proprio quella settimana per un giretto in moto sulle Alpi :-)
Nel nostro arco alpino la neve, ancora presente in quantità in quote medio/alte, ha iniziato a lasciare spazio con maggiore solerzia ai prati ed ai pascoli.
Greggi e mandrie hanno finalmente iniziato a risalire in quota per raggiungere gli alpeggi. Più volte, invece, ho incontrato vitelli che, stipati due a due in piccoli rimorchi, venivano trasportati "a motore", evidentemente troppo giovani e poco obbedienti per essere intruppati nella transumanza.
Uscito dalla sardostrada a Desenzano, mi sono subito diretto al Lago di Idro per affrntare il Passo Crocedomini.Come sempre, ad inizio giugno, è ufficialmente chiuso al traffico, ma in mt so che non ci saranno problemi.

In quota c'è ancora molto sale, la strada è molto sporca, ma il Crocedomini è sempre affascinante.
Praticamente un prosieguo del Crocedomini è il Passo del Vivione, l'asfalto è stretto ma perfetto, circondato da fitti boschi.
Non ci faremo intimidire!

Crocedomini
E' la volta poi del Passo della Presolana, francamente ben guidabile ma non eccezionale per quanto riguarda il paesaggio. Mi è piaciuto molto di più il Passo San Marco, ancora ben innevato a bordo strada, che con i suoi 2000 metri ci porta veramente a contatto con un paesaggio da alta quota.
Verso il Vivione

Passo del Vivione

Passo San Marco

Passo San Marco
Come primo giorno è già molto, ma decidiamo di raggiungere il Passo dell'Aprica per trovare un alloggio dignitoso, ed un buon trampolino di lancio per il Mortirolo :-)

Motociclisti svizzeri all'Aprica, al rientro dal Mugello


Anche l'indomani il sole ci allieta il risveglio. Salendo dall'Aprica per il Mortirolo, la natura è sovrana. La strada non induce certamente spiriti velocistici, ma gli scoiattoli nel bosco, i colori di un cielo blu scuro e i profumi di resina, muschio ed erba che si liberano dal gelo invernale, ci fanno sentire veramente vivi!
dall'Aprica verso il Mortirolo


...non ci faremo intimidire... 2 
Anche qui la strada è chiusa al traffico. Infatti, in quota, una colata di neve lascia poche spanne libere di strada. Ma la moto ha solo due ruote, e con qualche attenzione (e dopo avere constatato, a piedi, che non c'è rischio di rimanere bloccati senza spazio per fare inversione) passiamo!

Scendiamo verso Ponte di Legno, perchè l'obiettivo è il Passo Gavia.
Che dire del Passo Gavia visto martedì 8 giugno 2004?
Che in certi punti la neve ci sovrastava di parecchi metri?
Che il cielo sembrava un dipinto? Che le montagne attorno erano di una bellezza e di un bianco abbagliante?
Che non avremmo più voluto andare via di lì?
Verso il Gavia...Non ci sono parole per descrivere quanto mi piaccia il Passo Gavia :-)

Gavia
Gavia
Scendiamo poi a S. Caterina Valfurva: dopo aver acquistato panini e speck ci riserviamo due ore di meritato riposo in un'area pic-nic lungo la strada che porta al Ghiacciaio dei Forni. Forse in alta stagione ci saranno bambini rompicoglioni e un'enormità di umani urlanti... ma oggi non c'è nessuno. La cascatella, la vista sulla vallata, sulle rocce, sui ghiacciai sono solo nostre. La scelta di una panchina all'ombra o una panchina al sole è dettata solamente dal nostro aver caldo o cercare di abbronzarci :-)
Poi c'è lo Stelvio. Anch'esso con la sua neve, ma sicuramente meno romantico ed eroico del Gavia.
Avevamo già scelto di scendere dall'Umbrail, ma poi ci siamo resi conto che non ci sarebbe stata alternativa: dalla parte dell'Alto Adige la neve blocca ancora la strada!
Come dicevo scendo dal belissimo e sconosciuto Passo Umbrail. Lo sterrato "facile facile" è migliore di molti asfalti post-gelate-invernali. La vista sula verdissima ed ordinatissima Val Mustair rende un servigio alla salute degli occhi :-)
Verso lo Stelvio

Verso lo Stelvio
Lo Stelvio chiuso verso Trafoi
Sceendendo dall'Umbrail


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Da lì, dopo una breve visita a Glorenza (non dimenticatela!) un alberghetto al Passo Resia ci garantirà un sano riposo... ieri 600 chilometri, oggi meno di 150... ma che belli :-)
Glorenza 
Glorenza

Resia
Resia

Obiettivo del mercoledì erano due strade alpine austriache a pedaggio: la Silvretta (che non ho mai percorso) e quella del Passo del Rombo. Beh, fallimento completo: tutte e due sono ancora chiuse per neve :-(
Con altri delusi: la Silvretta è ancora chiusa :-(

Tobadill
Tobadill
Delusi, rientriamo in Italia dalla vecchia Statale del Brennero e ci consoliamo parzialmente con il Passo delle Erbe e con il Furcia...


Passo delle Erbe
Raggiungiamo quindi la Valle di Anterselva per assestare, l'indomani, il balzo verso il Grossglockner...
Valle di Anterselva
Gli orari di apertura del Passo Stalle in direzione Austria


Il Grossglockner, in giugno, è affascinante quanto il Gavia o lo Stelvio: anche qui neve, asfalto pulito, vista mozzafiato dall'Edelweissspitze.
Il ghiacciaio del Pasterze visto dal piazzale del Franz Josefs Hohe




L'Alpenstrasse vista dalla cima dell'Edelweisspitze
Ma è anche la soddisfazione di vedere come il motociclisti vengano considerati una risorsa economica di primaria importanza, e quindi blanditi, coccolati, ricercati :-)
la spugna, il secchio ed il rotolone di carta a disposizione per pulire le visiere...
Piccole cose, forse, che però fanno piacere e sicuramente rafforzano la voglia di ritornare.
E quindi ecco la brochure con i percorsi ad anello tra le strade alpine dell'Austria.
La saletta riservata per il relax dei "Bikers" all'EdelweissSpitze, oppure la spugna, il secchio ed il rotolone di carta a disposizione per pulire le visiere...
Ma anche gli armadietti gratuiti per i caschi, l'adesivo "dedicato" che viene rilasciato assieme al biglietto del pedaggio...
Insomma: una capatina al Grossglockner non può mancare nel "palmarès" di un vero mototurista!
Polleggiamo all'Edelweissspitze in attesa che finisca una corsa ciclistica sul versante nord poi decidiamo di seguire le indicazioni di un percorso ad anello (stravolgendo quindi i nostri piani) presente nella brochure che ci è stata regalata. Scendiamo quindi per la Gasteiner Tal (splendida) fino a Bad Gastein. Da qui la strada si interrompe: l'unico modo di raggiungere Mallnitz è caricare la moto sul treno-navetta.
Il treno navetta Bad Gastein - Mallnitz

Tremo per le carenature della Futura, ma raggiunta Mallnitz me la riconsegnano sana e salva :-)

Ci dirigiamo poi per Spittal e Gmund, tra boschi verdissimi e cittadine da Austria-Felix.


Dopo aver pernottato a Eisentratten in una locanda centenaria (e a poca spesa) affrontiamo un altro parco-giochi per motociclisti: la bellissima, verdissima e rilassante Nockalmstrasse.
Eisentratten: la locanda centenaria

Nockalmstrasse

Nockalmstrasse

...peccato, la Nockalmstrasse è già finita!
Nockalmstrasse: anche qui, pur se meno maestosa di quella del Grossglockner,conosciamo una strada che sembra disegnata per essere vissuta a due ruote: profumi, sapori, asfalto, boschi e tanti motociclisti, di ogni Paese (gli italiani sono, come sempre, i meno numerosi... mah).

Rientriamo in Italia per il Passo del Pramollo, dopo aver toccato il Millstatter See e "beccato" per pura fortuna un altro tratto di asfalto bellissimo: una semplice stradella secondaria che porta da Pollan ad Hermagor!
...una semplice stradella secondaria che porta da Pollan ad Hermagor
Il Pramollo è splendido e guidabile nella sua parte austriaca, in pessimo stato, purtroppo, nella parte italiana.
Pramollo
Telefoniamo agli amici di IRI che ci confermano l'appuntamento a Canazei!!!!!! Velocissimamente ci lanciamo verso la Carnia, poi Sappada, Cortina, il Pordoi... sono le 19.30 quando arriviamo in albergo.
...verso le Dolomiti! Appuntamento con gli amici di Internet Riders of Italy

La passione per la moto è anche questa: darsi appuntamento una settimana prima a Canazei, per poi fare assieme, l'indomani il Sella-Ronda :-))))))




E trovare un bicilindrico italiano pronto a salutarti con un pronto e promettente borbottìò. Credo che anche la Futura si sia divertita moltissimo, almeno quanto Claudia ed io!
Lamps (sono appena partito e non vedo l'ora di ripartire!!!!)

mercoledì 31 marzo 2004

Governo cialtrone

Ridurre le tasse. 
Ci sarebbe da ridere se la cosa non fosse tragica.
Il nostro Paese ha un debito pubblico colossale, e il nostro presidente del consiglio, ancora, è lì a illudere quegli italiani (così cretini?) che le tasse stanno calando e verranno ridotte ancora. 
Ma per favore.

Questo governo probabilmente continuerà a ridurre le imposte dirette, ma con quale risultato? 
Ridurre i trasferimenti agli enti locali ed i servizi.

I cittadini quindi vedranno aumentare le tariffe sui servizi locali, i costi per la sanità, la scuola e l'università, le imposte degli enti locali.

In questo modo solo chi avrà risparmiato molto sulle imposte dirette (e quindi chi ha redditi molto elevati) avrà veramente un beneficio, tutti gli altri spenderanno di più, o potranno avere di meno.

Il problema del nostro Paese, invece, è quello di ridurre il debito pubblico, darsi una politica economica lineare, credibile e non schiava dei condoni estemporanei e dannosi per la credibilità del sistema-Paese. 
Quello di garantire ai cittadini dei servizi essenziali che permettano di lavorare senza aver paura di avere un figlio (perchè non si sa dove lasciarlo, a causa dei costi degli asili e dei servizi), servizi di mobilità accettabili, garanzie per l'assistenza degli anziani. 
Poter lavorare, altro che "ridurre i ponti e le festività"... che tristezza!!!

Significa non gonfiare il numero degli occupati con generazioni di precari, di co.co.co. che non si potranno mai permettere una famiglia, un mutuo per l'acquisto di una casa o di un'automobile nuova. 
Il nostro Paese non può pensare di rincorrere la competitività dell'industria cinese con la flessibilità dei co.co.co. e con il precariato: non solo ci sarà impossibile giungere a tale risultato, ma nel frattempo avremo distrutto la possibilità di crearsi un futuro (ma anche di spendere e di "far girare" la nostra economia) delle nostre giovani generazioni.

Il nostro centro-sinistra deve avere il coraggio di dire questo agli italiani.

Gli italiani hanno già capito una volta (poi il massimalismo tafazziano del Parolaio Rosso ha fatto un bel regalo al Cavaliere), potrebbero capire un'altra volta. 

Ah, perchè ho scritto governo cialtrone? 
Ecco la definizione:
"cialtróne: cialtróne (f. -óna), s. m. 
Persona sciatta e trasandata nel vestire e nel comportamento; 
sfaccendato che sta sempre fra i piedi, disturbando chi deve lavorare; 
persona di cui non ci si può fidare."
Beh, a parte la sciatterìa e la trasandatezza, ovviamente :-)

Gattostanco, 31 marzo 2004

domenica 22 febbraio 2004

Aprilia: resteranno solo gli scooter?

Io mi auguro che Noale riesca ad invertire la tendenza... ma le mie impressioni sono molto negative per il comparto moto: ho la netta sensazione, cioè, che se continua così nel breve volgere di pochissimo tempo, Aprilia torni ad essere produttrice solo di scooter.
Per vendere moto, infatti, occorre avere una gamma completa, competitiva e aggiornata, in grado cioè, di dare certezze e continuità anche alla rete di vendita, agli utenti, agli appassionati.

E questi obiettivi, ora, anzichè avvicinarsi si stanno allontanando... 
La politica commerciale degli ultimi anni scelta dall'Aprilia è francamente sconcertante. 
Pochi anni fa il Pegaso vendeva migliaia di unità. Anzichè innovarlo è stato lasciato invecchiare al suo destino. 
Non è stata creata una classe media che potesse essere il trait d'union tra le 125 e le 1.000. In compenso si sono spesi miliardi nell'acquisizione del marchio Laverda e nella realizzazione di un motore 450 per una nicchia come la supermotard.
E nel frattempo moto uscite nel 2000 (Falco) e nel 2001 (Futura) anzichè essere riposizionate (a causa di un prezzo di listino irreale) vengono tolte prematuramente dalla gamma...

Aprilia ha saputo creare una classe di maximoto ottime (per ciclistica, prestazioni, anche per una buona affidabilità) ma ha dimostrato di non saperle vendere. 
Ha sbagliato il posizionamento sul mercato, gli sconti sul nuovo hanno reso incerto il prezzo e di conseguenza la tenuta dell'usato e la commerciabilità dei modelli di Noale. Chi vuole "dare indietro" una Futura, una Falco, una Caponord è sempre più in difficoltà. E non perchè le moto non vadano bene (ANZI) ma a causa delle errate scelte commerciali della Casa. 
Questo comporta un'ulteriore perdita di quote di mercato (almeno per quanto riguarda il settore moto), diventando veramente un brutto circolo vizioso.

Anch'io, al prossimo acquisto, penso che sceglierò una moto probabilmente peggiore (la FUTURA credo sia una delle moto più indovinate mai prodotte) ma sicuramente più commerciabile... tutto questo è veramente triste. Anzi, fa quasi rabbia, ma temo che Aprilia abbia, ormai, solo un futuro da costruttrice di scooter



mercoledì 4 febbraio 2004

Omaggio a Nuto Revelli

Revelli è scomparso il 4 febbraio 2004

A lezione nel mondo dei vinti
Un intervento di Nuto Revelli in occasione del conferimento della laurea Honoris causa
di Nuto Revelli

La laurea Honoris causa che questa prestigiosa università mi ha conferito, mi inorgoglisce perché premia il mio impegno di cultore delle "fonti orali". Ma soprattutto mi intimidisce perché la maggior parte del merito delle mie indagini spetta agli autori delle storie di vita che ho raccolto, ai protagonisti del mio "mondo dei vinti".
Avevo 20 anni nel luglio del '39 quando conseguii presso l'istituto tecnico di Cuneo il diploma di geometra. La guerra era alle porte. Non per niente domandai subito di venire ammesso in un'accademia militare per imparare quel mestiere. Altro che geometra. 
Trascorsi due anni a Modena, in quella scuola severa come un seminario. Poi, con il grado di sottotenente, fui assegnato al II reggimento alpini della divisione Cuneense, che era appena rientrato dall'Albania.

Erano stanchi i miei alpini, dopo le esperienze non certo esaltanti del fronte occidentale e del fronte greco-albanese. Diventarono i miei "maestri". Dialogavo con loro, li ascoltavo. Mi intimidivano. Mi aiutavano a capire, a crescere. 
Avevano la famiglia, la casa al centro di tutto. Il loro unico sogno era una "licenza agricola".

Nel luglio del '42, con il V reggimento alpini della divisione Tridentina, fui inviato sul fronte russo. Conservo un ricordo preciso di quanto fosse immensa la mia ignoranza. Appartenevo alla categoria dei cosiddetti "colti" ma a malapena sapevo dove fosse collocata geograficamente l'Urss. Non mi rendevo conto di appartenere a un esercito di aggressori. I tedeschi vincevano anche per noi e li consideravo alleati preziosi. Andavo a migliaia di chilometri da casa mia, ad ammazzare o a farmi ammazzare, ma per che cosa? 
Per la "Patria". Quale "Patria"? Quella del fascismo, della monarchia, dei Savoia?

Quando si intuisce di essere ignoranti si compie già il primo passo per uscire dal buio. Decisi di tenere un diario. Mi ripromettevo di elencare i momenti più significativi dell'esperienza che stavo per vivere, di registrare i miei stati d'animo, miei sentimenti più intimi. Volevo imparare, volevo capire.

Durante il viaggio _ a Stalbtzy _ intravidi gli ebrei, quelli dei campi di sterminio dei quali ignoravo l'esistenza. Erano una sessantina di relitti umani - donne, uomini, bambini - scalzi, sporchi, coperti di stracci. Tutti marchiati con la stella gialla. Sembravano fantasmi. Si trascinavano lungo la nostra tradotta implorando un pezzo di pane. Odiai le due SS che li controllavano da lontano con i mitra spianati. 
E dissi a me stesso: "Questa è la guerra dei tedeschi, non la mia guerra". Ero ignorante, ma incominciavo a interrogarmi, a scegliere, a capire. 
Poi la vita di linea, sul Don, e nel gennaio '43 l'inizio della fine, il disastro. Ricordo tutto dei giorni e delle notti della ritirata, di quell'interno. 
Il 20 gennaio - terzo giorno della ritirata - nell'immensa piana di Postojali, nei 25 gradi sotto zero mi resi conto che avevo capito tutto. 
La nostra colonna - 30 o 40 mila uomini allo sbando - sostava da ore in attesa di ordini. Eravamo più morti che vivi. Maledii il fascismo, la monarchia, le gerarchie militari, la guerra. Avevo capito tutto, ma troppo tardi!

"Ricordare e raccontare", questa la parola d'ordine che mi portai nel cuore da quell' esperienza tristissima. Nei giorni dell'8 settembre ero a Cuneo e se scelsi istintivamente di lottare contro i fascisti e i tedeschi fu perché sentivo nella mia coscienza il peso enorme di quelle decine di migliaia di poveri cristi - la maggior parte "contadini in divisa" - mandati a morire per niente in quella guerra maledetta. Furono importanti i mesi che trascorsi nelle formazioni partigiane di "Giustizia e Libertà", con "maestri" come Livio Bianco e Duccio Galimberti. 
In quei venti mesi diventai adulto.

Soprattutto Livio mi era vicino. Io lo aiutavo a risolvere i problemi pratici, quelli militari. E lui mi insegnava l'abc della cultura politica, e a dare un senso all'esperienza che stavo vivendo.

Nel '46 sentii l'obbligo di gridare la mia verità. Pubblicai il mio diario di Russia. L'informazione era vaga, per non dire inesistente. Le fonti ufficiali tacevano. E le famiglie della provincia di Cuneo che avevano perduto un loro congiunto sul fronte russo, circa 7000, continuavano a illudersi che tutti gli "assenti" fossero vivi, prigionieri. 
Per l'autorità militare, quasi tutti gli "assenti" appartenevano alla vastissima categoria degli scomparsi nel nulla, dei "dispersi": cioè dei non vivi e non morti.

Nel '62, con la Guerra dei poveri, conclusi il mio discorso autobiografico. E decisi di dare una voce agli ex soldati, a chi aveva sempre dovuto subire le scelte degli "altri", ai pochi superstiti della prigionia di Russia. 
Pubblicai La strada del Davai. Poi L'ultimo fronte: raccolsi le lettere che i caduti e i "dispersi" avevano inviato alle famiglie dai vari fronti di guerra, soprattutto dal fronte russo. 
Erano difficilmente raggiungibili quei piccoli "archivi familiari", custoditi gelosamente dalle madri, dalle spose, dalle sorelle dei caduti e dei "dispersi". Bisognava acquisire quegli epistolari senza procurare nuovi traumi e sofferenze. Occorreva molta umiltà e prudenza nel chiedere.

Centinaia di lettere le acquistai da uno straccivendolo di Cuneo: l'autorità militare le aveva cedute come carta da macero. Non poche di quelle lettere le restituii poi alle famiglie perché erano preziose come tanti testamenti.

Ma assistevo al grande esodo dalla campagna povera, all'abbandono delle aree depresse della montagna e dell'Alta Langa, come risposta all'industrializzazione troppo rapida della pianura. Era un vero e proprio terremoto. Si contavano a migliaia i contadini, i montanari che diventavano manovali dell'industria. Un patrimonio di forze, esperienze, mestieri, destinato a disperdersi. 
Altro che "difesa dell'ambiente" e "governo del territorio". Con l'esodo indiscriminato, caotico, in non poche aree della nostra collina e della montagna si sfilacciava il tessuto sociale, si estendeva il deserto.

Raccolsi le storie di vita de Il mondo dei vinti e de L'anello forte per dare voce a chi era costretto, ancora una volta, a subire le scelte sbagliate degli "altri". Volevo che i giovani sapessero, capissero, aprissero gli occhi. Guai se i giovani di oggi dovessero crescere nell'ignoranza, come eravamo cresciuti noi della "generazione del Littorio". 
Oggi la libertà li aiuta, li protegge. La libertà è un bene immenso, senza libertà non si vive, si vegeta.

Nuto Revelli