lunedì 3 settembre 2007

Mandello e Circuito del Lario

Tre giorni dedicati al piacere della guida ma unendo la ricerca di spunti di riflessione sull'amore per la Moto Guzzi

Week-end dedicato alla Moto Guzzi ed alla voglia di guidare. Niente male.
Dribbliamo le nuvole che si stanno dirigendo a Ravenna e la Norge ci porta, in un paio d'ore di autostrada, fino al casello di Ponte Oglio, dalle parti di Brescia. Il GPS ci aiuterà poi a seguire un percorso costruito seguendo, sull'Atlante, le strade più storte, quelle provinciali che spesso riservano le sorprese più belle a noi motociclisti.
Seguiamo quindi per Adrara lasciando quindi la pianura e le colline ci avvolgono verdi ed accoglienti.
Le curve sono il "pane" della Norge, che non sarà certamente la regina delle autostrade nè delle potenze alla ruota, ma quando occorre essere maneggevoli tra i tornanti, si prende tutte le rivincite possibili!
Vedeseta
Seguiamo per Colli San Fermo, Gaverina Terme, poi per Albino e per Selvino, poi attraversiamo Bracca, Zogno, Gerosa e per giungere ad una stradine stretta-stretta che conduce a Vedeseta, dove al Ristorante Albergo Dell'Angelo (gestito da un appassionato motociclista) troviamo un taglierino di affettati e formaggi che non dimenticheremo facilmente (ed anche il conto si rivela una sorpresa positiva... se passate da quelle parti fermatevi, ne vale la pena!).
Asfalto in parte nuovo ma carreggiata in certi punti molto ridotta ci fanno scendere per il Passo Culmine di San Pietro a Moggio e poi a Ballabio.
Sì, Ballabio, punto di partenza della famosa corsa in salita Ballabio-Piani Resinelli. Che la Norge affronta senza timore dei tornani stretti ed impegnativi.
Certo che per poterla fare con allegria occorrerebbe essere certi che non ci sia un pullman in discesa :)
Dopo esserci sciroppati quei tornanti anche in discesa ci portiamo a Lecco e poi a Mandello.
Sì, Mandello del Lario, dove dal 1921 nascono le Moto Guzzi.
E' strano arrivare a Mandello: quasi tutte le moto che incontri hanno i due cilindroni in bella evidenza: Griso, Breva, California... cara Norge, dovresti sentirti a casa, ora!

Alloggiamo all'Hotel Grigna, insieme ad altri Guzzisti svizzeri e tedeschi che sono qui in pellegrinaggio con le loro California "vissute" di tanti chilometri sulle spalle.

Il sabato mattina, dopo essere stati svegliati dal rombo dei motociclanti milanesi che, intutati, si portano in gruppo verso lo Spluga, Claudia ed io lo dedichiamo alla nostra personalissima rievocazione del Circuito del Lario, cercandone l'antico percorso, entrando nei centri dei paesi che venivano attraversati dai piloti che rischiavano le ossa tra i sanpietrini ed i paracarri posti negli angoli delle case.
Ci sono anche spunti naturalistici non indifferenti: la discesa ad Onno con sulla destra la bellezza del Lario ti toglie il fiato, i tornanti che salgono alla Madonna del Ghisallo non lasciano tempo per respirare.
Tempi eroici, quando moto con freni approssimativi, gomme da bicicletta e cavalli erogati dal motore... pochi, correvano per 4 ore su questo circuito di circa 36 chilometri, che fu celebre quasi come il Tourist Trophy.
Purtroppo oggi quei paesini si sono ingranditi, palazzi, centri commerciali, fabbriche, hanno tolto molto del "bello" che ammantava questo percorso. Ma vale ancora la pena di percorrerlo.

Chiudiamo la giornata passando il pomeriggio a circumnavigare tutto il lago, scendendo fino a Como per poi percorrere tutta la riva sinistra (con soste a Menaggio, a Dongo, dove giustiziarono il dittatore del ventennio) e rientrare a Mandello sostando anche a Dervio, Bellano, Varenna.

Molto bello il lago, ma certo che per "guidare" occorre allontanarsi dalle sue rive e cercare qualche stradina che porta all'interno (magari in mezzo ai casagneti, come un piccolo anello che, salendo da Dervio porta ad Introzzo, Pagnona, Premana, Casargo, Ventrogno e scende a Bellano. Con delle viste splendide sulle Grigne e sul Lago).

Dopo la personale rievocazione storica del Circuito del Lario e la circumnavigazione del Lago, una bella tagliata con la rucola all'Hotel Grigna ed un bel gelato in riva al lago ci fanno riposare senza neppure sentire i treni che arrivano alla stazione di mandello.

Purtroppo è già domenica ed occorre rientrare.

Da Mandello raggiungiamo Varenna, da dove parte la tortuosissima salita che ci porta fino ad Esino Lario.
Il panorama è meraviglioso, la strada in parte sconnessa in parte appena asfaltata.
Parlasco, Cortenova, Primaluna, Introbio, Barzio.
Strade bellissime ed itinerario consigliatissimo e poco trafficato nonostante sia domenica.
Riprendiamo la direzione per Vedeseta ma dopo questo paesino rimaniamo più a nord (rispetto all'andata), puntando su Sottochiesa, San Giovanni Bianco, Dossena, Oltre il Colle, Oneta, Ponte Nossa, Clusone fino al Passo della Presolana.
A parte qualche tratto (Clusone, Bratto) troppo urbanizzato, l'asfalto e le curve di questo itinerario ci danno un grande piacere!

Scendiamo i tornantoni della Presolana con foga... la fame comincia a farsi sentire ed il Crocedomini è ancora lontano.
Bratto, Breno, qualche seconda casa di troppo e poi... la strada strettissima che conduce ad uno dei passi più belli delle nostre Alpi: il Crocedomini!
Dove, in compagnia di motociclisti di ogni nazione, assaggiamo dei formaggi di alpeggio che definire splendidi è riduttivo.

Claudia, mai stanca e sempre pronta a fotografare anche in movimento e la Norge... questo è mototurismo! Ma è ormai pomeriggio inoltrato. Altri venti chilometri di wilderness scendendo verso Bagolino ed il Lago d'Idro poi cominciamo a cercare le indicazione per Brescia e l'autostrada. Il w-e è finito.
La Norge ha raggiunto i 21.500 chilometri e si dimostra ogni volta una moto splendida: divertente tra le curve (anche se non potentissima) ma in grado di farti guidare per un giorno intero ed arrivare a sera avendo ancora voglia di curve e tornanti.

E' questo che chiedo io ad una moto. Ci siamo trovati :)

Lamps
Gattostanco, (3 settembre 2007)





venerdì 3 agosto 2007

L'aquila vola sull'Appennino

L'aquila di Mandello, ovviamente: con la Norge non è difficile stare in sella per 12 ore e divertirsi fino all'ultimo chilometro. Piccolo report di un lunedì di fine luglio
Lunedì di ferie, l'ultimo lunedì di luglio... che bello evitare il solito traffico della domenica! 
Alle 8 siamo in moto: ho caricato sul GPS un bell'itinerario che dovrebbe consentire a Claudia e me di girare attorno al massiccio dell'Abetone. Nulla di particolare se da Ravenna si prende l'Autostrada e in un'ora si arriva a Modena... un po' più faticoso ma divertente se l'intenzione è quella di arrivarci (e di ritornare in serata) solo ed esclusivamente per strade secondarie e... STORTE (è così che le ho scelte e fissate con dei bei Waypoints al GPS)! 
Contiamo sul confort della Norge, nonchè sulle sue ottime qualità di guida, che fanno divertire tanto ma stancare molto poco :)
Ravenna, Russi, Brisighella, Marradi... 
La campagna diventa collina, il traffico è scarso, la temperatura accettabile... ma quand'è che cominciano le curve? 
Molto presto, perchè a Marradi si prende la provinciale del Passo del Carnevale che porta a Palazzuolo sul Senio. 
Bella strada, qualche tratto sconnesso, ma in sostanza molto guidabile.
Passo del Carnevale 
Da Palazzuolo si diparte la provinciale del Passo del Paretaio, che si congiunge, più a nord, alla statale 610 che porta a Firenzuola. 
Fino ad anno scorso la strettissima provinciale del Paretaio l'avrei sconsigliata perchè in condizioni disastrose: ora è tutta riasfaltata, anche se in certi tratti stretta come il Manghen od il Gavia!
Valico del Paretaio
Dopo un caffè a S. Pellegrino, da Firenzuola prendiamo la conosciutissima strada che porta al Passo della Futa scendiamo verso Baragazza e passiamo sotto la A1 per poi dirigerci verso il bacino artificiale del Brasimone (famoso per aver ospitato il Centro di ricerche nucleari dell'Enea). 

Dal Brasimone, attraverso il Passo Zanchetto, ci portiamo sul ben più grande Lago di Suviana (anche questo famoso, ma per il raduno bikers che si tiene all'inizio dell'estate, mi pare).
Direzione Ponte della Venturina, attraversiamo la Porrettana ed imbocchiamo la splendida SS632 che ci porterà fino a Pracchia. 
Poco dopo questo paese, infatti (ma è facile: ci sono già le indicazioni per l'Abetone) svoltiamo a destra per Bardalone e San Marcello Pistoiese. 
Quante curve! E che belli i boschi di conifere che attraversiamo per raggiungere la vetta ed il Passo dell'Abetone... 

...meno bello il paese che è stato costruito (come tanti, troppi altri, purtroppo) pensando solo allo sci :(

E allora scendiamo subito in direzione Fiumalbo, paesino ben più bello e da dove parte una stradina secondaria che porta prima al Centro Visite del Parco del Frignano, poi ad una ricostruzione di una capanna celtica, poi... a perdersi tra i pascoli che vanno verso il Cimone. 
ricostruzione di una capanna celtica 

Pranziamo con due panini comprati in un economicissimo minimarket di Fiumalbo nel tavolino di sasso accanto alla capanna celtica, ammirando paesaggi di rara bellezza e godendo una tranquillità non di poco valore.
 La Norge, però, chiama: qui vicino (una quindicina di chilometri, più o meno) c'è il Passo delle Radici
Passo delle Radici
Benzina e via, il caffè lo prenderemo lì, dopo aver gustato l'aroma niente male di quelle splendide curve in mezzo ai boschi :)

Ritorniamo sui nostri passi ripassando da S.Anna Pelago, poi anidamo in direzione Sestola passando per Pievepelago (mi ricordano qualcosa di gucciniano... possibile?), Riolunato e Montecreto. 
Bello questo appennino reggiano. Profuma di 'vera' montagna. 
Ci sono boschi, pascoli e tante curve. I paesi non hanno ancora fagocitato tutto lo spazio, e la strada è spesso libera.
Sestola, Fanano, Vidiciatico, Lizzano in Belvedere. 
Siamo arrivati in zona Corno alle Scale: quando passai di qua, qualche anno fa, cartelli e striscioni inneggiavano alle vittorie di Alberto Tomba (che su queste piste ha imparato a sciare). Oggi invece la preoccupazione di questi paesi appenninici che hanno puntato troppo sullo sci invernale, è che l'aumento della temperatura e la riduzione delle nevicate, li metta fuori gioco. 
Anche perchè, purtroppo, gli investimenti per lo sci sono stati troppo spesso invasivi e dannosi per l'ambiente, allontanando invece il turismo estivo fatto di camminatori, amanti della MTB o anche solo dei bei panorami e dei piccoli paesi rimasti fedeli alle proprie tradizioni ed alle proprie architetture.

Attraversiamo Porretta Terme in direzione Castel di Casio e saliamo ancora su stradine secondarie tra i prati verso Camugnano. 
L'asfalto qui non è gran chè... troppo ghiaino si stacca dal bitume. Ma il traffico è inesistente, ed i panorami niente male. 
Fermiamo spesso la Norge per una foto: sotto di noi anche il Lago di Suviana.

Dopo Camugnano, ad un incrocio, tiriamo dritto e troviamo, nel bosco, una piccola fonte di freschissima acqua posta in una simpatica area attrezzata anche di camino e griglia (fonte dello Spino)... peccato che nel bauletto non ci siano due braciole ed una bottiglia di Sangiovese.

Incrociamo la Statale 325 e voltiamo a sinistra per Rioveggio, ma qui la abbandoniamo subito per nuove stradine provinciali (e curvose) seguendo per Monzuno, Loiano e Sabbioni. 
Prima di giungere a Pianoro, sulla destra, troviamo le indicazioni per il santuario del Monte delle Formiche. 

Il santuario non ci interessa, ma la strada, tutta tornanti e divertimento, sì! 
Arriviamo così alla Statale della Futa e ci dirigiamo verso Bologna, raggiungendo Idice e poi la strada statale San Vitale che ci porterà fino a Ravenna.
Statale della Futa
Arrivo a casa, spengo la Norge e mi tolgo il casco. L'orologio segna le 20. E' ora di cena.

La Guzzona mi ha regalato dodici ore bellissime fatte di strade divertenti, di tornanti. 
480 chilometri non sono moltissimi come numero, ma considerando che non abbiamo percorso nè autostrade nè arterie a scorrimento veloce... sono un bel bottino per un tranquillo lunedì di fine luglio :)

martedì 26 giugno 2007

Stelvio & Dolomiti

...questi sono le strade dove godersi una Moto Guzzi!!! (24/26 giugno 2007)

Quando dobbiamo partire per un giro in moto, Claudia ed io non abbiamo mai bisogno di puntare la sveglia!

Domenica mattina alle 5 c'è già luce che entra dalla finestra e ci fiondiamo giù dal letto. Una doccia, il rito della vestizione e saltiamo in moto (già carica e con il pieno dal pomeriggio precedente): alle 6 in punto, non un minuto di più, la Norge è in strada, direzione Passo Gavia!

In estate è bello partire molto presto. Il sole non è ancora troppo forte e la temperatura è quindi accettabile. Una domenica e due giorni di ferie. E delle buone previsioni meteo: cosa può esserci di meglio, per un motociclista, in questo penultimo w-e di giugno?

L'autostrada in direzione nord è libera e non solo per l'orario mattiniero. Tra Bologna e Modena cominciamo infatti a vedere, nella corsia opposta alla nostra, le lunghe code dei forzati dell'Adriatico. In direzione Brennero, invece, il traffico è scorrevole.

Il bicilindrico di Mandello frulla tranquillo poco oltre velocità-Codice. Non ho voglia di prestare troppa attenzione ad Autovelox o alla presenza di eventuali pattuglie della Polstrada: 140 chilometri all'ora possono bastare.

In men che non si dica vediamo le uscite del Garda, passiamo poi Trento e, finalmente, a Mezzocorona abbandoniamo l'autostrada. La Norge non è male sulle autostrade veloci: è sufficientemente protettiva e confortevole, ma sicuramente è stata studiata e progettata per essere gustosa, agile e divertente sulle strade con tante curve. E noi le andiamo subito a cercare!

Un caffè prima di Cles (a Dermulo, mi pare, ma potrei anche ricordare male il posto) in un barettino molto frequentato (e secondo me anche grazie a due bariste carine e non troppo coperte...) e poi la Val di Sole in direzione Tonale.

Non amo molto il Passo del Tonale: ne odio in particolar modo la vergognosa speculazione edilizia che lo ha devastato (quei casermoni simil-periferia di una grande città... chi li ha progettati ed approvati?), e poi ho l'impressione che ormai nei giorni festivi sia preda dei soliti smanettoni deficienti che mettono a repentaglio la propria pelle e quella di chi ha la sventura di incontrarli.

Una cosa, infatti, è un ritmo allegro, in moto, un'altra è la criminale incoscienza di chi cerca (ed oltrepassa) il proprio limite convinto di potersi arrogare il diritto di scambiare una strada aperta al pubblico con una pista. Ne ho incrociati un paio che si sarebbero veramente meritati un lucchetto definitivo alla propria patente: con certi comportamenti si infanga l'intera categoria degli appassionati delle due ruote (ma è inutile: gli imbecilli non leggono. E se leggono non capiscono).

Sopravvissuti agli incontri ravvicinati del terzo tipo con gli imbecilli ingarellati, scendiamo verso Ponte di Legno per affrontare il Passo Gavia.

Peccato che sia appena partita la Gran Fondo in bicicletta dedicata alla memoria di Marco Pantani. Ora, io ero un tifoso del Pirata (che, tra parentesi, mi ha fortemente deluso come uomo), ma trovarsi 5.000 ciclisti davanti sul Gavia... in quel momento non me lo ha certamente fatto amare di più 😒

In un qualsiasi altro passo alpino, in moto ci si riuscirebbe a districare tra i ciclisti. Ma il Gavia è stretto. E pure ripido. Per non distruggere la frizione noi poveri motociclanti la prendiamo con filosofia: ci fermiamo mezz'ora a guardare il panorama (e le cicliste carine di fondo-gruppo... ma cercando di non farci notare dalle nostre zavorrine), poi saliamo qualche chilometro. Raggiunto il gruppo compatto: nuova sosta.

Intanto facciamo qualche chiacchiera con gli altri motociclanti che si fermano lì, oppure salutiamo quelli che vanno avanti un altro po'.

Noto che le Guzzi sono tante: sicuramente in una proporzione molto maggiore rispetto alle vendite! Bello!

Claudia ed io veniamo anche raggiunti da un gruppo di Guzzisti del Guzzi Club di Parma. Ci sono anche cinque Norge! Evidentemente tra chi ama le Alpi è una moto che (giustamente, a parer mio) comincia a farsi apprezzare.

Finalmente siamo sul Gavia e attraversiamo con circospezione la zona occupata dal ristoro della gran fondo: dobbiamo fare attenzione al tappeto di bucce di banana che i ciclisti hanno sparso sulla strada...

Il versante del Passo Gavia dalla parte di Santa Caterina Valfurva è molto più guidabile. Facciamo benzina a Bormio e saliamo allo Stelvio. La Gran Fondo ci ha fatto perdere almeno un paio d'ore. Siamo in giro da 7 ore... è ora di cibo!

Cibo che non può che essere, in cima al Passo dello Stelvio, uno splendido panino con due wursteloni, senape e crauti!!! Il tutto annaffiato con un quartino di vino rosso e tante, tante chiacchiere con motociclisti lì presenti.

Sì, perchè anche se il raduno Stelvio International 2007 si svolgerà la settimana dopo, in cima a questo passo ci sono sempre altri motociclisti con cui scambiare chiacchiere, opinioni, battute sulla comune passione per le due ruote (a motore!). Tedeschi, olandesi, francesi, belgi... italiani: il Passo dello Stelvio è ormai diventato un luogo ove un Motociclista deve andare, ogni tanto. Non può proprio mancare nel proprio palmarès!

Parcheggiare la Norge (o NorgHe, per i nordici che ci chiedono informazioni su questa nuova Moto Guzzi) in cima allo Stelvio significa poi fare amicizia con moltissimi mototuristi, e dover rispondere a domande più o meno tecniche (come va? quanto consuma? è affidabile?) in ogni lingua o anche solo a gesti. E spesso i commenti sulla Norge (o Norghe) sono proprio positivi (bella moto! Che Guzzi, finalmente!).

Claudia ed io guardiamo l'orologio, dopo aver fatto a nostra volta i complimenti ad una coppia di Guzzisti olandesi (lui con una Quota 1100 con la sella in peluche, lei con una bellissima V11 Coppa Italia): ci è giunta la telefonata di due nostri amici che, al ritorno da un week-end al Grossglockner, sono rimasti a piedi con il loro 1200 bicilindrico (non costruito in Italia, tranquilli!), e che sono stati costretti a trovare una stanza di albergo per la domenica note in attesa di portare la moto a Bressanone con un carrello della Europe Assistance. Guardiamo l'orologio e facciamo due conti: sì, arrivare in Valle Anterselva prima di sera, per fare compagnia ai nostri amici, è possibile!

Scendiamo i mitici tornanti dello Stelvio, troviamo un po' di traffico attorno Merano, risaliamo la Val Passiria fino a San Leonardo ed affrontiamo il sempre bello Passo di Monte Giovo. A Vipiteno prendiamo la Statale in direzione Bressanone e poi il fondovalle della Val Pusteria fino ad oltrepassare Brunico. Sono quasi le sei di sera (siamo partiti da Ravenna quasi 12 ore fa) quando ci fermiamo all'ottimo ed accogliente Hotel Adler di Rasun Anterselva.

La Norge ci ha scarrozzato per circa 650 chilometri regalandoci grande confort e buon divertimento tra le curve. Certo, la Guzzona non è una sportiva e neppure una supertourer: è un ottimo compromesso per viaggiare tra le Alpi per giorni interi senza mai mettere in difficoltà chi la conduce, nè nei tratti misto-veloce nè tra i tornanti strettissimi dello Stelvio.

Il lunedì mattina i nostri amici porteranno la loro moto a Bressanone e ripartiranno per casa perdendo solo un giorno di lavoro (oltre all'itinerario che avevano previsto per la domenica precedente): sono cose che possono capitare.

Noi, invece, che abbiamo il lunedì ed il martedì di ferie, da Anterselva scendiamo per la verdissima vallata del Plan de Corones (tra prati e boschi) fino al Passo Furcia, poi attraversiamo in fretta San Vigilio di Marebbe (forse bella in inverno, con la neve... ma d'estate...) per puntare sulla Val Badia. I paesaggi, in quest'inizio d'estate che per la montagna è ancora fuori stagione, sono incantati: pascoli, raccolta del fieno, paesini tranquilli e poco traffico.

Affrontiamo quindi i bellissimi tornanti del Passo Gardena, poi ci infiliamo tra le guglie inarrivabili delle Dolomiti scavalcando il Passo Sella e poi, in rapida successione, il Passo Pordoi.

Nonostante il poco traffico c'è già qualche pullman che prova a rovinarci il ritmo tra i tornanti: i motociclisti nordici tendono a non sorpassare nè auto nè pullman, ma noi italiani (più sgarbati ed indisciplinati, forse) utilizziamo la coppia della Norge per passare le file e trovare davanti a noi strada libera (naturalmente facendo attenzione che di fronte ci sia lo spazio per un sorpasso sicuro... anche perchè in caso contrario Claudia mi dà dei gran "cicchetti" via interfono...).

Dopo il Pordoi è la volta del Falzarego (bellissimo) per poi affrontare uno dei miei passi preferiti in assoluto: il Giau!

Sì, proprio il Passo Giau, dove gli amici (di moto e non solo) di Marcello Bertolani hanno voluto apporre una targa che ne ricordasse l'amore per il vivere la passione per le due ruote su queste strade. Il Giau era probabilmente il suo preferito. Sono d'accordo. Tutto, qui in cima, sembra "costruito" per il piacere di arrivarvi in moto e per abbandonarsi ad osservarne le meraviglie che lo contornano: prati, guglie di roccia, cime, antichi ghiacciai.

Il rifugio del Giau è un ottimo motivo per pranzare con uno splendido panino con ottimi speck e formaggio, ed un po' di profumatissimo vino rosso... e com'è difficile decidere di ripartire!

Ma la giornata non è mica finita: dal Giau scendiamo tra pascoli e paesini che sembrano disegnati per tendere alla perfezione dell'architettura alpina, fino a Colle di Santa Lucia, poi da Caprile e attraverso la salita di Malga Ciapela ed i velocissimi tornantoni del Passo Fedaia ci troviamo al cospetto della meravigliosa Marmolada. Che come tutti i ghiacciai delle Alpi purtroppo sta soffrendo da anni una disastrosa riduzione della copertura glaciale, ma rimane sempre una gran bella Montagna.

Due passi sulla diga, caffè e siamo già in discesa verso la troppo turisticizzata Val di Fassa. E infatti da Vigo di Fassa ci dirigiamo immediatamente per il Passo di Costalunga e poi a destra per il meno noto (ma bello, anche se l'asfalto in parte è un po' rovinato) Passo Nigra.

Dopo di che scendiamo (per pochi chilometri) nella calda piana di Bolzano prima di risalire immediatamente per l'Altopiano del Renon. Qui sembra mancare solo Heidi: le "caprette che fanno beh" ci sono, mucche, cavalli, malghe, pascoli, prati e boschi e api pure. Pare impossibile che la grande (e calda) Bolzano sia a pochi chilometri.

Dall'Altopiano del Renon scendiamo quindi nell'altrettanto verdissima e tranquilla Val Sarentino che, a nord, diventa Val di Pennes. A me il Passo Pennes piace moltissimo. Ed ogni volta che sono in zona mi fa un gran piacere affrontarlo. E quindi anche oggi, anzichè cercare un albergo a Sarentino o a Campolasta, preferisco arrivare a Vipiteno. Dove, tra l'altro, troviamo un albergo (il Goldenes Kreuz) con garage che ha l'ingresso principale proprio nella via centrale (comodo ed anche economico!). La Norge è felice di essere ospitata in garage, perchè nella notte su Vipiteno arrivano vento, tuoni ed un bel po' d'acqua.

La mattina successiva colline e montagne circostanti sono imbiancate. In camera controlliamo le telecamere meteo sull'austriaca TW 1: in Austria c'è neve, nuvole e pioggia. Avevamo pensato di fare un salto fino al Passo del Rombo prima di ritornare a Ravenna, ma a questo punto decidiamo di prendercela con tranquillità: riscendiamo dal Pennes e a sud di Bolzano andiamo a vedere com'è ridotto il Passo della Mendola... Sì, perchè negli ultimi anni c'erano sempre lavori in corso che ne rovinavano le splendide curve, mentre ora i lavori sono quasi finiti e in molti punti sembra una pista... attenzione nei giorni festivi, perchè temo che stia per diventare una delle mete preferite degli smanettoni...

La Mendola porta all'Altopiano di Fondo, che percorriamo in direzione sud fino quasi a Cles. Infatti a Dermulo (Claudia non mi permette di fermarmi nuovamente in quel barettino che vi dicevo...) prendiamo direzione Tuenno. Sì, da Tuenno parte la strada che in 12 chilometri porta al Lago di Tovel.

Quarant'anni fa il lago di Tovel era famoso a causa di un'alga unicellulare che ne arrossava le acque. Poi venne il boom economico: la speculazione edilizia e la voglia di sfruttare il movimento turistico, portarono alla costruzione di alcune case e tre alberghi vicino (troppo) al lago. Forse gli scarichi, forse altre cause, portarono alla fine di questi arrossamenti del lago.

Oggi però Tovel (favorito dal fatto di essere lontano dalle vie di traffico) è ben protetto dall'Ente Parco. Auto e moto devono parcheggiare a tre o quattrocento metri dalle rive (parcheggio custodito, per le moto 2,5 euro), ed i tre alberghetti/rifugi (e il centro visite del Parco) si raggiungono solo con delle facili e brevi passeggiate). Sulle rive di Tovel Clauda ed io abbiamo in pratica concluso questi tre giorni di ferie, pranzando tra gli alberi a fianco dell'Albergo Miralago.

Dopo non c'è molto da raccontare: ripresa l'autostrada del Brennero dove l'avevamo lasciata domenica mattina, ce ne siamo tornati in pianura...

...ma con moto come la Norge bastano veramente pochi giorni di ferie per godersi la passione per la moto e per la montagna!

Lamps!