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martedì 6 gennaio 2026

L'appennino romagnolo sotto la neve

6 dicembre 2026: torna la neve in Romagna e noi abbiamo una Subaru... non potevamo esimerci da un giretto per goderci la nostra prima Subaru che tra un paio di settimane compirà un anno.

Partiti da Ravenna, dove i fiocchi di neve non hanno ancora imbiancato, imbocchiamo la E45 dove la neve comincia già ad attaccare. Usciamo subito dopo Cesena, visto che tra mezzi spalaneve impongono una velocità molto bassa e rovinano tutto il divertimento. La vecchia Statale è decisamente più bella, oggi ancora più del solito.

Dopo un caffè a Bivio Montegelli, la prima sosta la dedichiamo al piccolo ma caratteristico centro di Mercato Saraceno, ancora più bello ammantato di bianco. Il lungo fiume, con la parete rocciosa imponente sotto la nevicata merita davvero.



Ripresa la Tiberina, spendiamo ben 38 centesimi per parcheggiare a Sarsina e farci un giro a piedi anche qui, prima di rimetterci in moto per 'scalare' il Passo del Carnaio.


La strada del Carnaio è bellissima sempre, oggi lo è molto di più.

La nevicata poi diventa sempre più fitta, e la strada sempre più bianca. In effetti certi tornanti in salita credo sarebbero davvero impegnativi, oggi, per una due ruote motrici senza catene o buone termiche...



E' quasi mezzogiorno e mezza, quindi in cima al Passo del Carnaio ci fermiamo al Ristoro Gamberini, dove veniamo accolti da un simpatico 'Benvenuti, coraggiosi!', per assaggiare i loro famosi arrosticini.

Che dire? Il tavolo più vicino alla stufa, le finestre che regalavano uno spettacolo fantastico, crostini e arrosticini (ma anche il tortino caldo di cioccolato con il mascarpone), hanno reso questa oretta una sosta davvero perfetta.

Quando siamo usciti, sul Crosstrek si erano già depositati oltre 10 centimetri di neve fresca, e la strada che scendeva a Santa Sofia era quasi invisibile... tutto bianco. Bellissimo.






Ultima fermata a Santa Sofia, davvero bella sotto la neve, poi siamo scesi in pianura, perchè i nipoti attendevano le loro calze, e noi dovevamo ottemperare a questo compito.

Che dire?

La Subaru si conferma un'auto davvero sicura e divertente.

Le Falken 4 stagioni di primo equipaggiamento, dopo un anno e quasi 15.000 km, hanno secondo me perso un po' in direzionalità, ma ancora vanno più che bene in trazione e frenata. In ogni caso la macchina non ha mai avuto problemi a muoversi e a districarsi in qualsiasi situazione, e non ci è mai neppure passato per la mente di dover montare le calze che comunque avevamo nel bagagliaio. 

Vorrei davvero provarla, in situazioni simili, con delle buone invernali o almeno della Crossclimate. Credo che sarebbe ancora migliore... sarà il prossimo investimento, ma per ora non indispensabile, a quanto si è visto ;-) 

domenica 23 novembre 2025

La neve a novembre

Sabato 22 novembre, il nostro Appennino tosco-romagnolo si è svegliato ammantato di bianco, dopo una notte di nevicate...

Ovviamente siamo saliti a Campigna, per fare una breve scarpinata sulla pista forestale di Cullacce, dove c'erano oltre 40 centimetri di neve soffice... ed altra che scendeva dall'alto... bellissimo.

Bellissimo anche godersi il gusto di guida e la sicurezza offerti dal Crosstrek, perchè dopo uno splendido piatto di tortelli a Santa Sofia, siamo saliti prima al passo del Carnaio, poi da lì fino a Sportilia/Spinello per prendere una cioccolata bollente a Sarsina... strade secondarie, belle bianche, sulle quali la Subaru garantisce davvero sicurezza e divertimento...

Le Falken 4 stagioni di serie, oggi con all'attivo più di 12.000 km, mi hanno entusiasmato un po' meno che da nuove sul Grappa 10 mesi fa... in trazione se la cavano ancora molto bene, ma ho l'impressione che abbiano già perso un po' in direzionalità (o forse la neve era diversa... in effetti sotto si era già creato un piccolo strato di ghiaccio...), cmq solo ad andare forte, ben oltre i limiti dell'X-mode... perchè se vai piano, vai davvero dappertutto. 

Sono molto soddisfatto del Crosstrek













sabato 15 febbraio 2025

Con la neve niente moto, ma...

Per la serie: ci si può ancora divertire anche a guidare un'auto... ...venerdì scorso è nevicato parecchio in appennino, quindi sabato ancora una volta niente moto. Ne abbiamo approfittato per proseguire il rodaggio e la conoscenza delle possibilità offerte dalla Crosstrek.

Dopo una sosta a Bertinoro, per un rifornimento alla Cantina Celli (sopra), abbiamo raggiunto il Passo della Cantoniera, dove in effetti il paesaggio era davvero bello, ammantato di bianco. Il fatto che fosse sabato ci ha evitato la 'solita' folla domenicale, ma in cima al passo non c'erano grandi possibilità di provare l'auto senza infastidire altre persone che si stavano dedicando allo slittino con i bambini o semplicemente facendo a palate di neve... noi ne abbiamo approfittato per una breve passeggiata lungo un sentiero nel bosco su neve immacolata, ma poi abbiamo ripreso la Crosstrek e, scendendo verso Carpegna, abbiamo trovato un'area di sosta dove nessuno era ancora entrato proprio a causa neve Noi, forti della trazione integrale e dell'altezza da terra della nostra Subaru, l'abbiamo usata come nostra pista di prova per qualche passaggio.








Siamo poi riusciti a trovare un tavolo al Mandriano, per un piacevole pranzo a base di castrato (davvero buono, così come le patate al forno): c'è un motivo se è sempre pieno... poi ci siamo diretti a Petrella Guidi, uno dei borghi meglio conservati e più caratteristici della zona.





Scendendo poi verso Sant'Agata Feltria, abbiamo provato anche una bella stradella innevata sopra Badia di Monte Ercole che porta ad un punto panoramico, ma poi abbiamo rinunciato ad andare oltre perchè erano troppi i rami bassi che rischiavano di rigare la carrozzeria... peccato, perchè sulla neve, anche abbastanza alta, la Crosstrek non ha mai avuto problemi nè perso trazione, e questo nonostante le modeste Falken quattro stagioni di primo equipaggiamento.

Un'auto davvero azzeccata, che dà sicurezza ma che regala anche tanto divertimento. Una delle rare alternative a quattro ruote alla moto...




domenica 12 febbraio 2012

Civiltà della neve e valore dell'esempio...

Civiltà è anche, a mio parere, pensare agli altri. E nelle piccole cose sentirsi parte di una Comunità. In questi giorni qui in Romagna è caduta parecchia neve. E se ognuno uscisse di casa, di tanto in tanto, a liberare dalla neve il marciapiede davanti a casa, tutti potremmo camminare senza dover intralciare il traffico in mezzo alla strada. Non solo: nei prossimi giorni potremo poi muoverci senza rischiare le scivolate nel ghiaccio o, successivamente, senza inzupparci al disgelo.

Noto che anche nella "civile" Ravenna, invece, siano ancora tanti gli incivili che pensano solo a liberare la propria adorata quattroruote, giungendo persino ad utilizzare il marciapiede per stoccare la neve rimossa.

Eppure dare l'esempio funziona. In questi giorni in un paio abbiamo cominciato a liberare non solo il marciapiede davanti a casa, ma pure quello a fianco, e un po' alla volta quasi tutti hanno iniziato a farlo (è brutto passare per incivili, quando non si è difesi dall'essere maggioranza diffusa).

Morale di queste quattro righe?Non c'è una morale vera e propria, però forse mi faceva piacere scrivere che ancora oggi è possibile, con il proprio esempio, smuovere l'apatia del menefreghismo. Anche in città. e pure senza arrivare alla solidarietà che nasce nelle piccole comunità.
Oggi ho letto un bell'articolo su La Stampa. Riguarda l'appennino romagnolo, quell'Appennino che amo così tanto gironzolare in moto quando la neve non ricopre l'asfalto. Quell'appennino ancora vivo, accogliente, civile, ospitale. Lo ripropongo:

“Lo Stato siamo noi”

Viaggio nel paese che si salva da solo

NICCOLÒ ZANCAN INVIATO A SANT’AGATA FELTRIA (Rimini)

Un volontario al lavoro per evitare il cedimento di un tetto Poche storie! C’è da liberare il tetto della Indel, altrimenti salta il lavoro della prossima settimana». Vanno in quattro dietro all’operaio Giovanni Partisani, con le pale e gli scarponi.Vanno anche se il sindaco del Pd è bloccato a casa in frazione Monte Benedetto, il vicesindaco leghista non riesce ad arrivare da Cesena, e il prefetto di Rimini non risponde al telefono.

Oggi lo Stato sono loro. Decidono, fanno. E spesso, riescono. Miracolo in mezzo ai boschi della Valmarecchia.Tutti lavorano, nessuno si lamenta.Sono caduti due metri e quaranta centimetri di neve. Ancora viene giù. Certe volte tira vento e ti picchia in faccia come un cazzotto. «Roba mai vista», dice l’autotrasportatore Verardo Sabba.

Lui è venuto in municipio a cercare una piccola fresa meccanica, l’unico modo per tracciare dei solchi nel mare bianco che ha inondato tutto. Insomma, stanno insieme, studiano strategie e cercano di risolvere i problemi.

Dicono che forse il merito sia della Storia. «Fino al ‘68, a dieci chilometri da qui, c’era la miniera di zolfo di Perticara.E chi ha avuto un parente minatore non può essere incline alle lamentele » dice Domenico Ugolino, preside in pensione. Anche lui sta spalando insieme agli altri. «Mi ricordo che quando nevicava - racconta - tutti partivano a piedi e arrivavano in miniera in fila indiana, liberandosi la strada ». Dicono che forse sia anche merito di una questione geografica. «Siamo un popolo meticcio. Il nostro territorio confina con la Romagna, le Marche e la Toscana. Ci sentiamo un po’ di tutti, ma anche di nessuno». La signora Pia Borsani traffica nella cucina della piccola trattoria che porta il nome di famiglia, una stufa di ghisa è accesa al centro dell’unica sala. Ricorda bene i tempi della miniera: «Tempi belli.Eravamo quasi settemila residenti, oggi non arriviamo a duemila». Per cena aspetta i primi dodici rinforzi, annunciati in viaggio da Trento. «Faccio passatelli in brodo, salsiccia ai ferri, contorno e ciambella. Ho preparato anche il bustrengo, perché oggi il fornaio non è riuscito ad andare al lavoro». Il bustrengo è un impasto di pane raffermo, latte, uova, polenta e burro, tutto passato al forno. «Lo faceva mia madre quando restavamo isolati. Lo sai che è molto nutriente?».

Anche oggi non arriva nessuno, qui all’incrocio di queste tre regioni italiane.E sinceramente eravamo convinti che saremmo rimasti isolati almeno fino a lunedì. Faceva impressione ascoltare un agente della Forestale, raccontare l’insuccesso della prima missione della mattina: «Abbiamo cercato di raggiungere casa del sindaco, ma non ci siamo riusciti. La motoslitta non riesce a salire». E invece, lentamente, a forza di provare, l’uomo ha avuto il sopravvento.

Per dire, Omar Cappelli, 37 anni, proprietario dell’Hotel Falcon, ha unito le forze con il vicino Marco Davide Cangini.Con una piccola turbina sparavano alte colonne di neve asciutta come farina. Turbina e pala. Nel giro di tre ore hanno liberato tre auto. Anche la nostra. «Siamo abituati così - dice Cangini - fino a un metro non chiediamo nemmeno aiuto». Però anche lui, che è stato vicesindaco del paese e maresciallo della forestale, indica i muri ormai alti sulle nostre teste: «Così è troppo - dice - se non arrivano delle turbine enormi, non c’è più spazio».

Certo, sarebbe bello vedere l’esercito anche qui. Ce ne sarebbe davvero bisogno.

Almeno per raggiungere gli anziani che vivono nelle 27 frazioni isolate, tante cascine sparse, allevamenti e silenzio siderale. «Ma noi non siamo bravi a far sentire la nostra voce - dice con un sorriso Pia Borsani - non siamo mica come quelli di Roma. Ho visto certe signore con i tacchi che si stupivano di scivolare. Noi mettiamo i calzetti sulle scarpe, quando nevica...».Funzionano, in effetti.E così Gianluca Nucci, di mestiere installatore di pannelli fotovoltaici, libera il tetto del negozio da parrucchiera della moglie. E l’operaio della Indel Giovanni Partisani, libera anche il tetto del Municipio: «Svelti, oh... Che sta iniziando a scricchiare!». E dopo sette ore, si riesce di nuovo a camminare in paese. Poi, dalla sua azienda agricola specializzata in carni e legna, arriva giù con il trattore Pierluigi Paci.Ha attaccato uno spartineve davanti al bestione. Libera il benzinaio, poi spiana le strade fino a Sarsina, per 12 chilometri.E’ anche grazie a lui se siamo riusciti a ripartire, alle sette di ieri sera.

Però un posto del genere ti lascia addosso una repentina nostalgia.

sabato 27 dicembre 2008

Il magico silenzio del bosco innevato

La statale del Passo della Calla è quella che si può definire la mia "strada del cuore".
Mi piace immergermi nelle buie faggete delle Foreste Casentinesi, mi piacciono quelle curve che sembrano disegnate da un motociclista per la gioia degli altri motociclisti. Mi piace, d'estate, quando il solleone arroventa la pianura, e neppure il mare garantisce una brezza rigeneratrice, fuggire da Ravenna e rifugiarmi tra quegli abeti e quei faggi centenari, tra quelle cime non altissime ma già con una loro dignità di montagna.
Amo parcheggiare la moto all'Alpen Bar di Campigna, fare due chiacchiere con Cristian e con gli altri motociclisti, ciclisti, raccoglitori di funghi o camminatori che si godono, in pieno agosto, quel fresco che ti porta a dover indossare un giubotto o una felpa...
Poi c'è l'inverno.
Quasi tutti gli altri passi di crinale rimangono spesso percorribili alle due ruote, ma il Passo della Calla è quasi sempre innevato.
La ricercata frescura estiva dienta l'habitat ideale per gli sciatori che salgono a Monte Falco.
Eppure continuo ad amare Campigna.
Ci salgo in auto, poi indosso gli scarponi in GoreTex e via, dentro i boschi.
C'è un facile e bellissimo percorso che parte proprio dal Ristorante Scoiattolo di Campigna: sono 5 chilometri esatti (che fino ad dieci-quindici anni fa venivano battuti e preparati come pista di fondo) che portano a Cullacce.
Cinque chilometri in mezzo ad un bosco innevato, con la compagnia di decine di cascatelle che portano a valle un po' di acqua gelida, di ghiaccioli appesi alle rocce, con la neve farinosa che si schiaccia sotto le suole Vibram, cinque chilometri da vivere come oasi di pace lontano dalla frenesia degli acquisti natalizi, dei cenoni e delle feste dov'è obbligatorio diverirsi, far casino o andare dall'altra parte del mondo.
Questo è un altro mondo, un mondo fatto di silenzi, di pochi animali infreddolti, di un bianco manto che ti riconcilia con la natura, con quell'aria fredda che ti entra nei polmoni e che ti fa sentire vivo.
Un altro mondo, un mondo fatato a un'ora e mezza di macchina da casa.
Un mondo da conoscere, amare, rispettare e salvare!