martedì 15 ottobre 2019

Americani, sveglia!


A mio parere, il maggior responsabile dello scempio che si sta consumando ai danni del Popolo Curdo in Siria, avendo di fatto dato via libera all'offensiva voluta dal sanguinario fascioclericale Erdogan, è stato il Presidente degli Stati Uniti. Che poi si è accorto dell'errore, ma troppo tardi, quando ormai non c'era più nulla da fare.
Ora gli Stati Uniti di Trump non hanno più alcuna credibilità internazionale.
Il che lascia enormi spazi di manovra alla Russia, alla Cina e naturalmente a tutti i piccoli sultani arrembanti con qualche prurito di espansione o problema in casa da riversare, come la storia insegna da secoli, additando alla propria opinione pubblica un nemico esterno.
Il problema è che la Nato, senza gli Stati Uniti, è di fatto bloccata, e l'Unione Europea può al massimo considerarsi, da un punto di vista militare, un'entità di difesa del proprio territorio, non certamente un giocatore attivo ed indipendente nello scacchiere internazionale...
Spero almeno che questo serva agli americani per comprendere di aver affidato le sorti della loro nazione (e di buona parte del mondo occidentale) ad un parolaio incapace ed inaffidabile, ad un arrogante incompetente che rischia davvero di fare danni incalcolabili ed irreparabili a tutto il Pianeta.

mercoledì 9 ottobre 2019

Trump ed Erdogan vergogna di NATO ed Occidente. Boicottiamoli

Invito tutti a BOICOTTARE ogni prodotto proveniente da TURCHIA ed USA. I Curdi sono l'unico popolo laico e tollerante della regione. Hanno combattuto i tagliagole dell'Isis insieme alle Forze occidentali e adesso, che non sono più utili, vengono abbandonati al loro destino nelle mani di un regime, quello turco, che purtroppo non ha più nulla di democratico e di laico. Erdogan e Trump sono, imho, la vergogna della Nato e dell'Occidente. Boicottiamoli in ogni modo... sarà un piccolo impegno, un piccolo gesto, ma facciamolo per il bene della nostra coscienza.
I responsabili dell'omicidio di Hevrin Khalaf
Boicottiamo la Turchia di Erdogan


domenica 29 settembre 2019

Le Alpi ad inizio autunno

Mappa dell'itinerario
Sabato 21 settembre. Come sempre, odiando il caos, la folla, il traffico, scelgo di fare una settimana di ferie a settembre. Negli anni, qualche volta il maltempo è arrivato puntuale con l'autunno, altre volte mi è andata bene, regalandomi giornate meravigliose, assolate e, soprattutto, strade deserte ed alberghi e ristoranti poco chiassosi. Questa settimana del 2019 è stata mediamente buona... le temperature si sono abbassate parecchio rispetto alla settimana precedente, ma di pioggia, sulle Alpi, abbiamo preso un paio di mezze giornate...
Sabato mattina, dicevo. Ce la prendiamo con calma perchè a Ravenna ci sono meno di 9 gradi, ma alle 8 esatte la Multistrada molla gli ormeggi.
Il traffico sulla Statale Romea è davvero scarso, ma il freschino aiuta a non correre troppo, restando quindi nei limiti e a non dover temere l'onnipresente sguardo torvo dei tanti autovelox.
Anche l'odiatissima tangenziale di Mestre è tranquilla, ma i sogni di un trasferimento tranquillo svaniscono poi sull'autostrada: la A4, fino alla diramazione per Udine, è tutto un cantiere, con file spesso ferme... perdiamo un bel po' di tempo, nonostante in molti ci lascino lo spazio per passare (a passo d'uomo) tra le due file ferme.
Prima di Moggio Udinese usciamo dall'autostrada e imbocchiamo la SP112 della Sella di Cereschiatis... chilometri e chilometri nei quali non incontriamo praticamente nessuno. Bello!
Pochi chilometri dopo il passo, anzi: la Sella, troviamo una spianata verdissima... d'inverno ci fanno sci di fondo, ed il bar-ristorantino 'Casa del Fondo - Sette picche' si rivela avere un'ottima, davvero ottima cucina. Il bis di è davvero notevole, anche per l'originalità della proposta. Poi uno strudel e via... dopo che ci hanno informato della riapertura del Pramollo (che era chiusa per lavori in settimana).
Il Passo del Pramollo in Multistrada è molto divertente, scendiamo a Hermagor e presto risaliamo tra le montagne affrontando il verdissimo WindischeHohe (1110 metri).
Goldeckstrasse
Poco dopo svoltiamo a sinistra in direzione Stockenboi. Il Moschbacher Boden Sattel (1116 m.) non è purtroppo tabellato, ma la strada è davvero bella. A Stockenboi si imbocca la Goldeckstrasse, che offre panorami notevoli, ma asfalto e servizi sono un po' sottotono rispetto agli 8,5 euro richiesti (seppur comprensivi dell'adesivo)...
Scendiamo in valle a Partenion, e prima di arrivare a Villach imbocchiamo la divertente Krastaler Strasse (anche qui, purtroppo, manca la tabella del Krastaler Sattel, 654 metri). Vista l'ora ci fermiamo a Feld am See... siamo fuori stagione, ma il Lindenhof Hotel, per quanto un po' caro, è aperto ed offre un riparo al calduccio, in garage, per la Multistrada. La cena è davvero notevole, peccato che soprattutto le bevande abbiano prezzi davvero eccessivi. Peccato.


Mappa dell'itinerario
Domenica 22 settembre. La colazione al Lindenhof merita comunque le quattro stelle dell'albergo, e partiamo per affrontare il freddo della mattina con una bella carica di calorie e proteine... passiamo Bad Kleinkirchheim e ad Ebene Reichenau svoltiamo in direzione Hochrindl. Da lì scendiamo fino a Deutsch-Griffen lungo la Almenstrasse, la strada delle fattorie. In effetti qui l'Austria è bellissima, verde, tranquilla, rilassante. Non è però una strada a pagamento, e neppure adatta a correre. Torniamo sui nostri passi fino all'Hochrindl gustandoci i panorami offerti.
Hochrindl 
Questa volta a Ebene Reichenau ci dirigiamo alla Nockalmstrasse, in assoluto una delle mia strade preferite. Purtroppo è domenica, ed il freddo ancora pungente non ha fermato auto e qualche pullman. Ma è comunque fine settembre, e gli spazi per divertirsi tra questi meravigliosi tornanti ci sono tutti. Raggiungiamo il casello nord e torniamo indietro... ci fermiamo per una sosta a 'Silva Magica', l'area dedicata ai segreti della natura, con un percorso circolare di creazioni artistiche ed una baita che ospita la mostra gratuita sulla foresta, poi riprendiamo la Multistrada, anche se dalla Nockalmstrasse è un peccato uscire: è un vero e proprio parco giochi per noi motociclisti.
Tornanti della Nockalmstrasse
A Gnesau ci fermiamo in una trattoria a scaldarci con una zuppa tradizionale, poi a Oberboden svoltiamo a sinistra in direzione Stadt. Questa è una strada molto bella, e darebbe anche la possibilità di salire in cima alla Gerlitzen Gipfelstrasse... in realtà ho visto sul web che arriva ad una moderna stazione sciistica, quindi questa volta 'passo oltre' e niente Alpenstrasse.
Ripercorriamo il (purtroppo non tabellato) Krastaler Sattel e poi ci dirigiamo verso il WindischeHohe passando da Kreuzen (non senza una sosta alla fontana dello splendido casello).
Kreuzen
Scesi dal WindischeHohe andiamo diretti verso Kotschach-Mauthen, da dove la strada sale verso il Passo di Monte Croce Carnico (PlockenPass). Qui, tra le strutture abbandonate delle vecchie dogane, ci prendiamo un caffè italiano e scendiamo in Carnia. A Sutrio svoltiamo verso la Val Pesarina, e a Ravascletto troviamo un'ottima ospitalità all'Hotel Bellavista, che in zona funge da punto 'biker' per molte catene europee di motociclisti.

A fine settembre gli ospiti non sono molti, quindi ceniamo vicino al camino anzichè nella più dispersiva sala da pranzo.... cjarsons quasi dolci e frico, con una buona bottiglia di rosso... la Multistrada con le altre moto sotto al portico, una gran bella vista dalla stanza e gentilezza ai massimi livelli. Il Bellavista è davvero un'ottima sosta!


Mappa dell'itinerario
Lunedì 23 settembre. Partiamo con l'asfalto appena bagnato da alcune gocce di pioggia, ma all'imbocco della Val Pesarina comincia a piovere sul serio. Sfruttiamo la fermata per visitare Pesariis, il paese degli orologi. Ma poi è la bellezza naturale della Val Pesarina che ci circonda, una bellezza solo in alcuni punti deturpata da Vaia, la tempesta di vento che anno scorso abbattè milioni di alberi. Qui in alcuni tratti, il vento ha distrutto i boschi siti nelle zone più esposte.
Val Pesarina
Ma, come dicevo, la Val Pesarina è davvero bella. E anche poco abitata e poco conosciuta. Quindi incontriamo forse tre moto e due auto prima di giungere alla Sella di Razzo e al rifugio di Sella Ciampigotto per un caffè. Oggi comunque il tempo non è particolarmente clemente: spesso la pioggia è battente ed il cielo è scuro e minaccioso. Ogni tanto la pioggia cessa per poi riprendere subito dopo. Di togliere l'antipioggia non se ne parla, ed in ogni caso in quota è freschino, quindi... avanti. Passiamo Auronzo di Cadore, il Passo Tre Croci è immerso nelle nuvole e attraversiamo Cortina sotto una pioggia battente. Sul Falzarego ci sono 4 gradi, così come sul Pordoi.
Sosta al Pordoi
Prima di affrontare il Passo Pordoi ci fermiamo ad Arabba per bere un the caldo con una fetta di strudel: ne approfittiamo per telefonare a Vigo di Fassa al Room and Breakfast El Tobià. Fermiamo una stanza: vista al giornata ci fermeremo là, anche se arriveremo a metà pomeriggio. Ma viaggiare con il freddo e con la pioggia non è la cosa più divertente, e visto che non abbiamo fretta, una bella doccia bollente, quattro passi anche con l'ombrello a Vigo, un aperitivo, una splendida cena all'El Tobià saranno un degno modo di chiudere questa giornata. Non sarà certamente il meteo a rovinare le ferie!
P.S.: se la stanza è molto bella, il ristorante dell'El Tobià a Vigo si rileva davvero ancora migliore. La zuppa di cipolle è meravigliosa, così come la guancetta di manzo brasata al Teroldego. Struttura davvero consigliatissima, così come è consigliabile prenotare, perchè le stanze sono poche, ed anche il ristorante è spesso pieno.



Mappa dell'itinerario
Martedì 24 settembre: non possiamo citare Heidi, la simpaticissima cameriera in abito tradizionale tirolese che ci prepara la colazione all'El Tobià, una colazione curata e con grande scelta, nonostante la stagione ed i pochi ospiti. Bravi!
Ma fuori c'è il sole, ed è ora di avviarsi! La salita al Passo Costalunga presenta già le ferite inflitte ai boschi dalla furia di Vaia, ma la vera devastazione è sul Passo di Carezza e attorno al Lago di Carezza. Questo piccolo laghetto era circondato dagli alberi, mentre oggi, dalla strada, appare una pozza d'acqua nel bel mezzo di un enorme cantiere di boscaioli.
Disastro di Vaia al Lago di Carezza
La definizione di disastro questa volta non è purtroppo eccessiva. Ci vorranno anni a sistemare ul territorio, e decenni per riavere finalmente un nuovo bosco... non sarà certamente la mia generazione a rivederlo
:-(
A Nova Levante svoltiamo a sinistra in direzione Passo Oclini.
Qui rimarremo fermi per un'ora. Un motociclista inglese è a terra e soccorso da un'ambulanza appena giunta. Si è scontrato frontalmente con un furgone. Motociclista, moto e soccorritori sono in mezzo alla strada e occorrerà attendere che lo imbraghino per trasportarlo in ospedale con l'elisoccorso.

...salita allo Stelvio
Non è bello assistere ad una scena del genere, anche se le informazioni che arrivano dai soccorritori e dai Carabinieri poi giunti lì, sembrano tranquillizzanti sul non pericolo di vita. Purtroppo il motivo dell'incidente è davvero sciocco: il motociclista inglese era appena partito dall'albergo. Ha percorso 200 metri e probabilmente in quei pochi secondi non si è reso conto di essere in Europa. Ha viaggiato a sinistra. Ed il furgone, nonostante la frenata, non ha potuto far niente. Sembra una barzelletta, ma è semplicemente la dimostrazione del fatto che, in moto, non ci si può distrarre mai. Neppure quando si è spensierati, si è appena messo in moto dopo colazione, e si parte guardando i meravigliosi boschi dell'Obereggen o sistemando nel GPS la rotta della giornata...
In Svizzera: l'Umbrail Pass
Quando l'elicottero si alza e le ambulanze si spostano, i Carabinieri fanno passare per primi noi in moto, che occupiamo poco spazio. La fila di auto ferme è chilometrica... per i primi minuti, dopo aver assistito ad un incidente, si guida sempre un po' contratti, ma poi i panorami dell'Oclini ci riconciliano con la nostra passione.
Scendiamo in valle, in mezzo a meleti e poi ai vigneti di Caldaro, dov'è cominciata la vendemmia.
I tracciati del Passo della Mendola e del Passo Palade a me piacciono moltissimo. Evitiamo in buona parte Merano stando alla sua sinistra passando dal Cermes, poi ovviamente c'è la trafficata strada che da Merano porta a Silandro.
Ma poi, dopo Prato allo Stelvio si torna a godere: i 48 tornanti che portano al Passo dello Stelvio sono stancanti anche in moto, ma la neve fresca caduta ieri, i panorami mozzafiato, il gusto di salire, curva dopo curva... fanno dimenticare tutto, anche il freddo pungente.
Dopo un cappuccino bollente al Genziana scendiamo dall'Umbrail Pass (la strada per Bormio sarebbe stata riaperta solo all'indomani), percorriamo la verdissima Val Mustair, l'OfenPass (o Fuorn) ed imbocchiamo il tunnel per Livigno (non lo prendiamo mai, preferendo ovviamente il percorso Zernez-Bernina-Forcola, ma oggi è tardi, è freddo, e vogliamo goderci un po' Livigno, magari per un aperitivo o un po' di shopping).
In realtà facciamo poco shopping e niente aperitivo, ma visitiamo una mostra fotografica.
A sera, però, Sciatt, Pizzoccheri e sorbetto al Braulio ci fanno andare a nanna soddisfatti.


Mappa dell'itinerario
Mercoledì 25 settembre. Partiamo da Livigno, dopo ovviamente aver fatto il pieno, in una giornata che si preannuncia divisa a metà: prima il sole, ma nel pomeriggio la pioggia è certa. Sul Passo del Foscagno ci sono 3 gradi. Direzione Bormio, ma a Pedenosso, dove ci fermiamo per un caffè nell'unico bar del paesino, svoltiamo a sinistra per arrampicarci alle Torri di Fraele.
La strada per le Torri di Fraele
La strada che sale la Passo del Fraele è una serpentina che riproduce, in piccolo, lo Stelvio. Queste torri in antichità proteggevano il passo, ma anche, credo, gli incassi dei dazi che erano imposti sui commerci da e per Engadina e Germania.
Oggi queste torri, a strapiombo sulla Valdidentro, emozionano anche noi 'viaggiatori' moderni.
Svalicando ci si trova di fronte ad una strada larga ma sterrata, che si addentra nella Valle di Fraele, si costeggia prima il piccolo Lago delle Scale e poi si raggiungono i Laghi di Cancano.
Torri di Fraele
Acqua, dighe, alte montagne, strade bianche, pietraie. Claudia ed io ci perdiamo a percorrere ogni metro di queste strade, ci fermiamo ogni cinque minuti a fotografare, ad osservare. E' incredibile: saremo passati decine e decine di volte dalla strada che collega Livigno con Bormio, ma non eravamo mai saliti alle Torri di Fraele e ai Laghi di Cancano, che invece offrono panorami ed emozioni notevoli. E devo ringraziare l'amico Alessandro Veridiani che qualche tempo fa mi ha suggerito questa deviazione, perchè merita davvero di averci questa mezza giornata di inizio autunno.
Laghi di Cancano
E' quasi inizio pomeriggio, infatti, quando scendiamo. E per pranzo ci fermiamo a Pedenosso, nel barettino dove avevamo fatto una breve sosta-caffè a inizio mattina.
Daniela ci prepara un tagliere di ottimi affettati e ci presenta alcuni formaggi semplicemente squisiti. E' un barettino semplice, che se contattato in anticipo può offrire anche piatti tipici della zona.
Noi lo consigliamo davvero: posti così, che stanno aperti più per la passione delle persone che per il fatturato e gli utili che sono in grado di erogare a chi li gestisce, sono un patrimonio che va difeso in ogni modo!
Il bar di Daniela a Pedenosso
Non siamo ancora ripartiti che inizia a piovere forte.
Stiamo lì, sotto la tenda del bar a chiacchierare del più e del meno, gli 'indigeni' danno consigli a Claudia su come migliorare i suoi pizzoccheri e dove andare a comprare formaggi, Tanéda o Pestéda... questo è il bello di viaggiare in moto: potersi fermare in una qualsiasi Pedenosso e trovare persone da conoscere o con le quali chiacchierare o scambiare idee.
E' metà pomeriggio quando ripartiamo. Piove, ma Bormio è vicina.
Steakhouse Braulio
Ci regaliamo una sosta all'Hotel San Leonardo.
E' un quattro stelle, non proprio a buon mercato, ovviamente, ma è un gran bell'albergo, praticamente in centro e con il garage per la Multistrada.
Una doccia rigenerante, lo shopping per Bormio (anche se troviamo lo show room della Braulio, come al solito, chiuso), l'aperitivo e, infine, la cena alla Steakhouse Braulio... abbiamo percorso, in moto, 70 chilometri, Credo che sia la tappa più corta di tutta la mia modesta 'carriera' di vecchio mototurista, eppure mi sono divertito... buona notte!

Mappa dell'itinerario
Giovedì 26 settembre. E' giorno di rientro, per noi, ma ovviamente non faremo scegliere l'itinerario 'più veloce' al navigatore... dopo un'opulenta colazione al San Lorenzo ci dirigiamo verso la Valtellina per affrontare gli stretti ed ispidi tornanti del Passo del Mortirolo. A parte un vecchietto francese che con la sua C3 tende a stare in mezzo alla strada per non farci passare, il traffico è davvero ridotto al lumicino.
Qualche austriaco, qualche tedesco... gli italiani snobbano le ferie in autunno...
Passiamo Edolo, Malonno e ci dirigiamo verso il Passo Crecedomini, uno dei miei preferiti, perchè dopo un inizio della salita in mezzo alle case, poi regala chilometri e chilometri di vera wilderness... soprattutto se, come facciamo noi, prendiamo la strada sterrata che porta al Dosso dei Galli e poi al Passo del Maniva, passando sotto gli inquietanti trasmettitori abbandonati della rete Troposcatter NATO.
La strada, per quanto sterrata, è piuttosto ben tenuta, ed affrontabile anche con moto stradali. La Multistrada, poi, in mappatura 'Enduro' si rivela perfettamente suo agio, anche a pieno carico. Una moto davvero eclettica, confortevole, divertente e sicura in ogni condizione. Ducati ha lavorato davvero bene con questo progetto!
Passo Crocedomini
Che dire? La discesa a Bagolino mette a dura prova sospensioni e ciclistica di qualsiasi moto, perchè l'asfalto è veramente indecente. Poi, però, la discesa ad Anfo e sul Lago di Idro, è su asfalto nuovo e perfetto.
Ci fermiamo sul lago per un veloce panino, poi andiamo ad imboccare l'autostrada che ci riporterà a casa in Romagna, ancora alle prese con un caldo fuori stagione che, quassù, avevamo dimenticato.
Un inizio d'autunno davvero divertente, una buona terapia contro lo stress.

La stazione abbandonata Troposcatter NATO a Dosso dei Galli
Per chi volesse vedere un po' più di fotografie di questi sei giorni,
l'ALBUM è pubblico e pubblicato su Google Foto: QUI

mercoledì 11 settembre 2019

Memoria e consapevolezza

18 anni fa tornavo da una riunione di lavoro a Bologna, in auto ascoltavo un CD (sì, c'erano ancora i CD) e appresi la notizia solo una volta arrivato a casa. Non dobbiamo mai dimenticare che la democrazia va difesa sempre, anche quando ci pare un valore ormai banale e imprescindibile... e che ci sono sempre degli avversari della Libertà che vanno combattuti.

sabato 31 agosto 2019

In vacanza in quattro, in montagna con un 1.000? Ehm, sì ;-)

Colle del Nivolet
Quattro adulti ed i bagagli per una settimana di scarpinate in montagna. Il trasferimento Ravenna-Ceresole Reale (1.600 mt.) dove si è fatto base in albergo, poi le salite al Colle del Nivolet a quota 2.600 da dove partono meravigliosi sentieri che superano in fretta i 3.000 metri.

L'unico giorno di pioggia ci siamo fatti un giretto fino alla Val d'Aosta per acquistare alle cantine di Donnas e di Morgex ;-)

Siamo rientrati (statale da Ceresole a Ivrea, autostrada da Ivrea a Ravenna), sempre in quattro e con i bagagli, ma con in più oltre 30 bottiglie tra vini e grappe, un frigorifero pieno di toma e burro, e poi torcetti, salampatata, vasetti di castagne bollite e lardo di Arnad. Si viaggia benissimo, a velocità codice, nel silenzio, potendo conversare con chi è dietro senza mai dover alzare la voce. Consumo medio circa 17,5 km/litro.
Sinceramente, credo che questo 1.0 turbobenzina del Gruppo Volkswagen montato nella versione da 116 cavalli sulla Skoda Karoq, sia un piccolo capolavoro ;-)
Ho scelto il Karoq a benzina perchè faccio pochi chilometri all'anno (circa 10.000) e spesso in città (quindi non volevo beghe di FAP o altro) ma anche in viaggio a pieno carico mi ha davvero stupito. 
Qualche acquisto da portare a casa :-)
Non c'è bisogno di comprare auto da 40.000 Euro e 2.000 di cilindrata, per viaggiare comodi e tranquilli, tanto più con i limiti che ci sono oggi... 
Caves de Donnas
L'ottimo Albergo Sport di Ceresole Reale

domenica 11 agosto 2019

300 chilometri in quota sull'Appennino toscoromagnolo

Il fumo dell'incendio di Faenza
sopra la pianura
Sabato 10 agosto. In questi giorni il caldo non dà tregua. Partiamo da Ravenna che non sono ancora le 9 e ci infiliamo subito sulla E45 in direzione Cesena per far prima ad arrivare in quota. Sopra la pianura romagnola aleggia il fumo nero dell'incendio del deposito Lotras di Faenza. Si vede nettamente la colonna nera che ancora sale e poi diventa una nuvola che raggiunge Forlì e pure Cesena. Speriamo che arrivi un po' di vento a disperderla, perchè è davvero un brutto spettacolo...
Sosta-caffè a Quarto
Prima di arrivare a Sarsina usciamo dalla E45 e ci godiamo le curve della vecchia Tiberina... prima della costruzione della superstrada Orte-Ravenna su questa strada si riversava tutto il traffico di merci e persone che dalla Romagna era diretta a Perugia e poi a Roma. E' ancora un bel tracciato, ma fa impressione pensare a queste curve impegnate dai vecchi OM o Lancia Esatau... viaggiare da Ravenna a Roma doveva essere un vero e proprio Viaggio. La superstrada ha avvicinato città e industrie, ha reso più veloce e conveniente trasportare le merci, ma quanto fascino in meno, rispetto questo tracciato dove ogni pochi chilometri si trovava un ristorante, un bar, un albergo. Oggi queste attività, tranne quelle insediate nei paesi sorti lungo la strada, sono praticamente tutte chiuse. A Quarto c'è però il Bar Pineta, e noi ci fermiamo per la necessaria sosta-caffè.
Il forno di Acquapartita
Qualche chilometro a sud di Quarto seguiamo l'indicazione per Selvapiana - Acquapartita - Alfero. Naturalmente approfittiamo di essere 'in zona' per fermarci al panificio di Acquapartita (un po' fuori dal paese, sulla sinistra), dove pane, schiaccina (pizza salata) e biscotti sono davvero notevoli. E' un consiglio ;-)
Le strade sono purtroppo quello che sono... cioè i tracciati ed i panorami offerti sono davvero belli. Purtroppo l'asfalto lascia spesso desiderare. Il terreno qui si muove, ed evidentemente Comuni e Province non investono quanto necessario per una corretta manutenzione.
Nei pressi di Balze
E' davvero un peccato, anche perchè questi Appennini potrebbero essere sfruttati in maniera più massiccia epr il turismo delle due ruote, non solo a motore, ma anche per i milioni di appassionati di bici che cercano strade secondarie e divertenti. Ma con certi buchi e certi avvallamenti, la bici da corsa deve essere ben più pericolosa della nostra Multistrada con sospensioni Skyhook e tre dischi Brembo con ABS cornering...
Raggiungiamo Balze godendoci un'arietta già accettabile. Che lì ci sia spesso vento è testimoniato da alcune pale eoliche che anche oggi girano vorticosamente.
La Tiberina abbandonata
Da Falera a Le Ville di Montecoronaro la strada è splendida, poi più rovinata fino all'intersezione con la E45... noi lasciamo alla nostra destra l'area di servizio, passiamo sopra la superstrada e, anzichè entrarvi, svoltiamo a sinistra in direzione Canili.
E' il tratto della 'vecchia' strada statale Tiberina abbandonata ormai da un quarto di secolo. C'è il divieto di accesso per i non residenti, ma ciclisti e amanti del trekking la percorrono senza problemi.
Tiberina abbandonata
Noi siamo in moto, sappiamo di essere 'in torto', ma a passo d'uomo decidiamo di percorrerla ancora una volta. E' affascinante vedere come, anno dopo anno, stagione dopo stagione, la natura si stia riappropriando dei propri spazi. I rovi stanno ricoprendo i guard rail, le colate di ghiaia sono da scavalcare. Questo scenario post-apocalittico è persino troppo corto: a Valsavignone si ritorna nella realtà, anche se il tratto di strada (aperto al traffico, questo) fino a Pieve Santo Stefano è in alcuni tratti persino messo peggio dei chilometri 'vietati' :-(
Dopo Pieve Santo Stefano, invece, si svolta a destra per il Passo dello Spino... e lì sono limiti e divieti ad essere idioti.
Mi spiego: io non sono certamente uno smanettone, anzi: sono notoriamente un fifone e quindi piuttosto fermo. Però su un tracciato bellissimo, largo, asfaltato alla perfezione, il limite fisso dei 50 con linea continua sempre, è l'ennesima decisione inconcepibile di pubblici amministratori stolti. Ci sono incidenti? Ci sono smanettoni che scambiano questa splendida strada per una pista? OK: controllo del territorio, limiti accettabili e sanzioni senza pietà.
Passo dello Spino
Ma i 50 sono una presa in giro, così come il divieto continuo di superare anche un'utilitaria che arranca a 40 all'ora sulla salita dello Spino.
E' chi sorpassa a 70 all'ora il vecchietto, il pericolo?
Oppure semplicemente sono prescrizioni scaricabarile che premettono di fare la multa a tutti?
Ma obbligare anche il più tranquillo degli utenti della strada ad infrangere le regole, non è un po' un controproducente 'liberi tutti'? Un alibi, anche per i più scavezzacollo, per abituarsi a considerare tutte le regole come assurde ed indegne di essere rispettate?
L'eremo della Verna
Questo è un errore che si ripete ogni giorno, da parte di pubblici amministratori ed enti proprietari delle strade. E non a caso noi abbiamo ormai l'abitudine a fregarcene delle regole... ma così facendo, poi, non aumenta la sicurezza stradale, anzi :-(
Torniamo a goderci l'itinerario: dopo Montalone raggiungiamo Chiusi della Verna. Da lì teniamo la destra seguendo le indicazioni per Rimbocchi, Corezzo, Val della Meta, Badia Prataglia.
Si tratta di 'un'attraversata' che mi piace moltissimo.
Poco traffico, pochissima presenza di centri abitati, panorami davvero splendidi, selvaggi e diversi, che passano dal fitto del bosco ai calanchi senza soluzione di continuità.
Tra Rimbocchi e Corezzo
Dal centro di Badia Prataglia poi entriamo nel pieno delle Foreste Casentinesi salendo verso il Passo dei Fangacci (in parte sterrato) da dove si gode una vista incredibile sul Lago di Ridracoli.
I fangacci
Superiamo l'eremo di Camaldoli salendo per la strada di Prato alle Cogne che ci porta a Vallolmo e poi a Lonnano e siamo già a Pratovecchio. E' l'unico punto dove si scende di quota e si sente di nuovo il caldo... ma si tratta di pochi minuti, visto che da Stia parte uno dei tracciati più belli che un motociclista possa affrontare: il tratto toscano della Bidentina, che sale al Passo della Calla.
Ridracoli visto dalla strada dei Fangacci
Sono 17 chilometri di puro godimento: curve splendide in mezzo ad un bosco incantato.
Anche qui la Provincia di Arezzo ha colpito in maniera indecorosa: limite 60 (in un tratto - rettilineo - addirittura 40) e linea continua sempre.
Per fortuna sono già le 13 e per strada non c'è proprio nessuno.
Senza esagerare, quindi, si può prendere un ritmo tranquillo e godevole tra le curve e raggiungere il passo.
Dal Passo della Calla, poi, scendere all'Alpen Bar (sulla strada, proprio di fronte a Campigna) è un attimo: ci si trova in mezzo a tantissimi appassionati come noi che hanno preso la moto per un giro al fresco, e poi si sono fermati per godersi le prelibatezze offerta da Christian e Nada. In questi anni l'Alpen Bar sta diventando veramente un punto di riferimento per tutti noi, e non a caso Christian indossa spesso una t-shirt 'amici della moto'. D'altronde la 'vecchia scritta' piadina-panini sulla tenda del chiosco è persino riduttiva. Tagliatelle e tortelli con i funghi, oppure con il ragù di cinghiale vanno assaggiati. Così pure vanno assaggiati i tortelli alla lastra, o la piadina fritta con la salsiccia matta. E poi c'è il gusto di rilassarsi in maniera molto informale seduti sotto gli alberi secolari...
Tagliatelle e tortelli all'Alpen Bar
Dopo mangiato lasciamo la Multistrada parcheggiata ancora un po' e facciamo due passi a Campigna. Da lì partono ben due piste pedonali praticamente pianeggianti e ombreggiate dal fitto bosco, sulle quali è possibile passeggiare anche con stivali e pantaloni con le protezioni. E' ormai pomeriggio inoltrato quando ci facciamo forza e decidiamo di ripartire. Il caldo arriva subito, è sufficiente scendere di di quota per qualche centinaio di metri. Ravenna ci sembra spaventosamente bollente... e l'estate non è ancora finita.
La Multistrada, con le sensazioni del suo meraviglioso bicilindrico, ma anche con la sicurezza ed il comfort assicurati da una tecnologia davvero all'avanguardia, è e rimane davvero uno dei migliori rimedi contro lo stress quotidiano, e le strade del nostro meraviglioso Appennino la aiutano in questo compito :-)
L'Alpen Bar di Campigna è ormai un vero e proprio punto di aggregazione per i tanti motociclanti dell'Appennino

La mappa dell'itinerario